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  1. #21
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito Rif: Il Belgio vicino alla separazione?

    Il Belgio sta sfumando. Vola il partito separatista

    Non era mai successo: gli scissionisti fiamminghi sono il primo partito nel Nord. Difficile formare un governo. Il candidato numero uno alla poltrona di premier è l'italiano Elio Di Rupo

    Il Belgio sta sfumando Vola il partito separatista - Esteri - ilGiornale.it del 14-06-2010
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  2. #22
    phasing out
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    Predefinito Rif: Il Belgio vicino alla separazione?

    Leonardo, non sono sempre d'accordo con te ma non importa. Evviva te.

    YouTube - BELGIO, VINCONO I SECESSIONISTI!!


    PS: zaiamerda.
    Ultima modifica di semipadano; 14-06-10 alle 18:54
    L'occasione fa l'uomo italiano

  3. #23
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    Predefinito Rif: Il Belgio vicino alla separazione?

    Citazione Originariamente Scritto da Wasabi Visualizza Messaggio
    Ben venga la dissoluzione del Belgio, paese senza identità creato a tavolino nell'800 per fare da stato cuscinetto. Però secondo me non avrebbe senso creare altri due staterelli indipendenti che non avrebbero nessun peso a livello internazionale. La soluzione migliore sarebbe l'annessione della parte fiamminga all'Olanda, e di quella vallona alla Francia.
    Ma infatti la questione è se sono abbastanza diversi da Olanda e Francia. Fiammingo e vallone vengono presentati come dialetti, però potrebbero essere "dialetti" all'italiana e cioè lingue. Il fatto che ci siano comunque forti pressioni dei fiamminghi di unirsi all'Olanda però fa pensare che siano veramente dialetti.
    Riguardo ai valloni poi c'è il problema che potrebbero improvvisarsi tedeschi in stile Degrelle.

  4. #24
    phasing out
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    Predefinito Rif: Il Belgio vicino alla separazione?

    Citazione Originariamente Scritto da Wasabi Visualizza Messaggio
    Ben venga la dissoluzione del Belgio, paese senza identità creato a tavolino nell'800 per fare da stato cuscinetto. Però secondo me non avrebbe senso creare altri due staterelli indipendenti che non avrebbero nessun peso a livello internazionale. La soluzione migliore sarebbe l'annessione della parte fiamminga all'Olanda, e di quella vallona alla Francia.
    La soluzione sarebbe l'annessione?

    La soluzione sarebbe l'autodeterminazione. Sempre, per qualunque Popolo. Dovessero anche creare uno stato delle dimensioni di un condominio con giardino condominiale.
    Ultima modifica di semipadano; 14-06-10 alle 20:59
    L'occasione fa l'uomo italiano

  5. #25
    Lumbard
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    Predefinito Rif: Il Belgio vicino alla separazione?

    Citazione Originariamente Scritto da semipadano Visualizza Messaggio
    La soluzione sarebbe l'annessione?

    La soluzione sarebbe l'autodeterminazione. Sempre, per qualunque Popolo. Dovessero anche creare uno stato delle dimensioni di un condominio con giardino condominiale.

    OTTIMO JAMES

  6. #26
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito Rif: Il Belgio vicino alla separazione?

    Il voto belga / Ma non sparate sugli autonomisti

    di Gilberto Oneto

    Il voto belga/Ma non sparate sugli autonomisti - Interni - ilGiornale.it del 15-06-2010

    La notizia del risultato elettorale in Belgio viene data da gran parte dei giornali con evidente imbarazzo: qualcuno minimizza, altri la relegherebbero volentieri in cronaca nera, in molti la trattano come un fastidio che avrebbero preferito evitare. Pochi cercano di analizzare davvero le motivazioni della vittoria dei separatisti fiamminghi, in troppi ne danno una lettura solo economica e una inestinguibile genia di saputelli la liquida come la solita scalmana estiva di un razzismo impossibile da estirpare. Indicativi di quest’ultima depravazione patologica sono i riferimenti alle simpatie filo naziste del padre del leader nazionalista. L’essere stato «amico di Hitler» è la postmoderna versione europea dell’aver «parlato male di Garibaldi» del Tecoppa. Si ricorda con sdegno che alleati dei tedeschi sono stati gli indipendentisti bretoni, gli ustascia croati, i baltici e che anche gli irlandesi qualche pensierino l’avevano fatto. Si glissa invece sul dettaglio che fra i sodali del Führer si sono trovati anche tutti gli indipendentisti dell’Europa Orientale, in prima fila i musulmani di Bosnia e del Caucaso, il mondo arabo pressoché al completo e, a un certo punto, la stessa Casa Madre sovietica. Ma soprattutto si evita di considerare che quando si vuole scappare di prigione non si guarda troppo per il sottile su chi ti passa la lima o aiuta ad abbattere le mura della cella, poco importa se gli puzzino le ascelle o se sia egli stesso il peggior avanzo di galera.
    Certo, nel caso fiammingo, non si tratta di evadere da un carcere ma di far valere quelli che si ritengono i propri diritti di comunità, e infatti i fiamminghi non si affidano a impresentabili compagni di letto (presenti solo nella mala fede di certi commentatori), ma utilizzano il più sacrosanto dei diritti, quello dell’autodeterminazione, cavalcano il più nobile degli strumenti di lotta pacifica: la volontà e il consenso della gente.

    Se la maggioranza o una fetta significativa della comunità decide di voler cambiare legge, Paese o bandiera ha tutto il diritto di farlo: si chiama democrazia. Purtroppo viviamo in un tempo e in un posto in cui l’informazione è in larga parte gestita, dietro il paravento del «politicamente corretto», da una conventicola tenuta assieme da stinte ma resistenti convinzioni ideologiche e da precisi interessi. Per costoro solo le scelte popolari che vanno nella direzione «giusta» sono da considerare democratiche, tutte le altre sono manifestazioni di insano populismo, quando non addirittura di follia reazionaria o di bieco razzismo. Che bravi i Tamil che se ne vogliono andare dallo Sri Lanka, che infami i fiamminghi che vogliono lasciare il Belgio! I Kosovari vanno bene, Catalani e Baschi no!

    In realtà dietro l’aplomb o il nervosismo di gran parte dei commentatori si nasconde un preoccupato retro pensiero: si parla di Belgio ma si pensa all’Italia. In un momento in cui ci si aggrappa a tutto, dalla crisi economica ai mondiali di calcio, per esorcizzare pericoli e afflati federalisti, per ritardare le riforme e per rinvigorire un patriottismo piuttosto anemico, questa storia belga cade proprio male e rischia di dare vigore alle aspirazioni autonomiste di casa nostra. Era già successo con i «cattivi esempi» della Slovacchia
    e di una bella fetta di comunità ex sovietiche ed ex jugoslave: si è dovuto allora fare ricorso a tutto il repertorio di omissioni, menzogne e di descrizioni di ecatombi vere o inventate per calmare le paturnie autonomiste attorno al Po. Questa per loro proprio non ci voleva, e si dovranno tirar fuori dagli armadi tutte le icone patriottiche, fare davvero un bel centocinquantesimo se si vogliono salvare l’unità della patria e della sua cassa. Ma attenzione: più si allungano le code di paglia, più si accorcia la pazienza della gente.
    Ultima modifica di Bèrghem; 15-06-10 alle 11:55
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  7. #27
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    Predefinito il Belgio e l'Italia

    Bruxelles frulla la vecchia Europa


    Come ci raccontano i fatti del Belgio, anche agli stati democratici può capitare di estinguersi. Senza strepiti né conflitti violenti, ma scegliendo quasi consensualmente la strada della dissoluzione di vincoli fondati sulla legittima convenienza ben più che sulla storia o sull'etnia. Il vincitore delle Fiandre, il giovane leader della «Nuova Alleanza Fiamminga» Bart De Wever, ha descritto uno scenario successivo al voto in cui il Belgio potrebbe «evaporare gradualmente». Vedremo se le cose andranno effettivamente così. Ma nel frattempo si fa notare un fenomeno che è tutto il contrario dei secessionismi virulenti a cui ci siamo abituati negli ultimi anni, anche in Italia, dove le piattaforme politiche dei partiti delle «piccole patrie» nascevano da una miscela di percezione di insicurezza, xenofobia e rivendicazione di un rinnovato legame democratico e fiscale tra eletti ed elettori. È un fenomeno nuovo che parla anche a noi. E per questo sbaglieremmo a considerare il focolaio fiammingo come l'ennesima stranezza di un piccolo e bizzarro paese, così come non sembra sufficiente guardare al rischio della frattura del Belgio come a «un evento irrazionale provocato da incompatibilità e bisticci che un mediatore di buon senso avrebbe potuto affrontare e risolvere» (come ha scritto Sergio Romano sul Corriere della Sera di ieri). Quel caso rivela infatti un rischio nel quale anche l'Italia, come gran parte dell'Europa, è immersa fino al collo.Perché attraversata da spinte centrifughe ben diverse da quelle spesso rumorose che il nostro continente ha ascoltato dopo il 1989. Non più violente rivendicazioni sciovinistiche a sfondo etnico e sicuritario, ma smottamenti silenziosi verso aggregazioni macro-regionali di nuovo tipo. Entità che superano nei fatti gli attuali confini nazionali, talvolta mettendoli in crisi come nel caso belga, e che sono tenute insieme dalla condivisione di interessi economici transfrontalieri più forti dei vincoli statuali.

    Si tratta di entità e legami che si amalgamano in modi del tutto nuovi e rispetto a cui l'Europa rischia di rivelarsi un contenitore solo geografico, e dunque superfluo, soprattutto in uno scenario economico dal quale è assente la prospettiva della crescita. Non c'è forse bisogno di scomodare Ernest Renan e la sua definizione della nazione come "plebiscito quotidiano" per riconoscere le minacce che la fase recessiva pone in questi mesi ai termini del patto comunitario e alle modalità con le quali ciascun paese europeo partecipa all'Unione Europea. Esaurita la fase gloriosa del "never again", la stagione nella quale il cantiere europeo era mosso dall'aspirazione a rimuovere una volta per tutte gli effetti catastrofici dei nazionalismi continentali, gli ultimi decenni dell'impresa comunitaria hanno visto quel plebiscito rinnovarsi ogni giorno nella prospettiva comune della crescita. Anche e soprattutto nelle fasi di maggiore difficoltà economica, dove ogni stretta era bilanciata da uno scenario di crescente integrazione. Lo ha scritto Wolfgang Münchau sul Financial Times (si veda l'articolo in pagina), quando ha ricordato come le pesantissime scelte di austerità operate da François Mitterrand nella Francia dei primi anni Ottanta fossero compensate dal «presunto beneficio di un futuro economico comune».

    Oggi la difficoltà di trovare una nuova modalità di convivenza tra legittimi interessi nazionali e urgenza di un'azione economica comune è esposta dal caso tedesco, come ha scritto tra gli altri Luigi Zingales sul Sole 24 Ore del 10 giugno. Se è difficile stigmatizzare il rinnovato "egoismo tedesco" fondato su una strategia economica di svalutazione competitiva che nessun altro paese europeo può permettersi di imitare, è impossibile evitare di cogliere l'assenza di un effetto di compensazione sul lato della promessa di integrazione. In questo senso non basteranno i richiami anche più appassionati alla retorica della tradizione comunitaria, neanche in una nazione come l'Italia che su quella retorica ha storicamente costruito il proprio modo di stare in Europa. Non basteranno perché in assenza di crescita la forza delle spinte centrifughe è destinata a crescere, prosperando sulla nuova convenienza al ribasso che le comunità regionali possono trovare anche mettendo in discussione i confini nazionali. Dal caso belga al caso italiano, dunque, con insegnamenti per il nostro futuro a cui sarebbe opportuno guardare con molta attenzione.
    Bruxelles frulla la vecchia Europa - Il Sole 24 ORE
    indipendentista

  8. #28
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    Predefinito Rif: il Belgio e l'Italia

    Il voto belga / Ma non sparate sugli autonomisti

    di Gilberto Oneto

    Il voto belga/Ma non sparate sugli autonomisti - Interni - ilGiornale.it del 15-06-2010

    La notizia del risultato elettorale in Belgio viene data da gran parte dei giornali con evidente imbarazzo: qualcuno minimizza, altri la relegherebbero volentieri in cronaca nera, in molti la trattano come un fastidio che avrebbero preferito evitare. Pochi cercano di analizzare davvero le motivazioni della vittoria dei separatisti fiamminghi, in troppi ne danno una lettura solo economica e una inestinguibile genia di saputelli la liquida come la solita scalmana estiva di un razzismo impossibile da estirpare. Indicativi di quest’ultima depravazione patologica sono i riferimenti alle simpatie filo naziste del padre del leader nazionalista. L’essere stato «amico di Hitler» è la postmoderna versione europea dell’aver «parlato male di Garibaldi» del Tecoppa. Si ricorda con sdegno che alleati dei tedeschi sono stati gli indipendentisti bretoni, gli ustascia croati, i baltici e che anche gli irlandesi qualche pensierino l’avevano fatto. Si glissa invece sul dettaglio che fra i sodali del Führer si sono trovati anche tutti gli indipendentisti dell’Europa Orientale, in prima fila i musulmani di Bosnia e del Caucaso, il mondo arabo pressoché al completo e, a un certo punto, la stessa Casa Madre sovietica. Ma soprattutto si evita di considerare che quando si vuole scappare di prigione non si guarda troppo per il sottile su chi ti passa la lima o aiuta ad abbattere le mura della cella, poco importa se gli puzzino le ascelle o se sia egli stesso il peggior avanzo di galera.
    Certo, nel caso fiammingo, non si tratta di evadere da un carcere ma di far valere quelli che si ritengono i propri diritti di comunità, e infatti i fiamminghi non si affidano a impresentabili compagni di letto (presenti solo nella mala fede di certi commentatori), ma utilizzano il più sacrosanto dei diritti, quello dell’autodeterminazione, cavalcano il più nobile degli strumenti di lotta pacifica: la volontà e il consenso della gente.

    Se la maggioranza o una fetta significativa della comunità decide di voler cambiare legge, Paese o bandiera ha tutto il diritto di farlo: si chiama democrazia. Purtroppo viviamo in un tempo e in un posto in cui l’informazione è in larga parte gestita, dietro il paravento del «politicamente corretto», da una conventicola tenuta assieme da stinte ma resistenti convinzioni ideologiche e da precisi interessi. Per costoro solo le scelte popolari che vanno nella direzione «giusta» sono da considerare democratiche, tutte le altre sono manifestazioni di insano populismo, quando non addirittura di follia reazionaria o di bieco razzismo. Che bravi i Tamil che se ne vogliono andare dallo Sri Lanka, che infami i fiamminghi che vogliono lasciare il Belgio! I Kosovari vanno bene, Catalani e Baschi no!

    In realtà dietro l’aplomb o il nervosismo di gran parte dei commentatori si nasconde un preoccupato retro pensiero: si parla di Belgio ma si pensa all’Italia. In un momento in cui ci si aggrappa a tutto, dalla crisi economica ai mondiali di calcio, per esorcizzare pericoli e afflati federalisti, per ritardare le riforme e per rinvigorire un patriottismo piuttosto anemico, questa storia belga cade proprio male e rischia di dare vigore alle aspirazioni autonomiste di casa nostra.
    Era già successo con i «cattivi esempi» della Slovacchia
    e di una bella fetta di comunità ex sovietiche ed ex jugoslave: si è dovuto allora fare ricorso a tutto il repertorio di omissioni, menzogne e di descrizioni di ecatombi vere o inventate per calmare le paturnie autonomiste attorno al Po. Questa per loro proprio non ci voleva, e si dovranno tirar fuori dagli armadi tutte le icone patriottiche, fare davvero un bel centocinquantesimo se si vogliono salvare l’unità della patria e della sua cassa. Ma attenzione: più si allungano le code di paglia, più si accorcia la pazienza della gente.
    Ultima modifica di Bèrghem; 15-06-10 alle 21:05
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  9. #29
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    Predefinito Rif: Il Belgio vicino alla separazione?

    IN BELGIO VINCONO GLI AUTONOMISTI CHE DELLA LEGA DICONO: “SONO DEI FANFARONI, NON VOGLIAMO AVERCI A CHE FARE”


    LA “NUOVA ALLEANZA FIAMMINGA” CHE HA VINTO AL NORD DEL PAESE RESPINGE I COMPLIMENTI DI BORGHEZIO E SALVINI: “NON SIAMO UNA DESTRA SEPARATISTA, RAZZISTA E XENOFOBA, SIAMO PIU’ VICINI A DI PIETRO…” “L’IMMIGRAZIONE VA FERMATA, MA CHI E’ DENTRO IL PAESE DEVE AVERE GLI STESSI DIRITTI”

    Cercano sempre di appropriarsi delle vittorie altrui, ponendole ad esempio della validità delle proprie tesi e a testimonianza di quanto esse stiano facendo breccia in Europa, ma anche questa volta gli è andata male.
    Appena gli autonomisti del N-VA hanno vinto le elezioni al nord del Belgio, abitato dai fiamminghi, la intellighentia leghista, composta da Borghezio, Salvini e Speroni, si era precipitata a congratularsi, cercando di mettere il cappello sulla vittoria.
    La risposta del leader della “Nuova Alleanza Fiamminga”, Bart de Wever, non si è fatta attendere: “Quelli della Lega sono dei fannulloni, noi siamo dei moderati, con la Lega non abbiamo nulla a che fare, loro sono legati agli estremisti del Vlaams Belang”.
    L’N-VA non è la destra razzista, separatista e xenofoba che pur esiste nelle Fiandre, ma che è stata sconfitta alle elezioni.
    In realtà le elezioni in Belgio le hanno vinte gli autonomisti al Nord e i socialisti al Sud.
    Il nord è il piccolo regno federale dove abitano i fiamminghi che hanno una lingua, una storia, una cultura diversa dai valloni che abitano al sud.
    Da una parte chi parla francese, dall’altra una lingua simile all’olandese.
    In Belgio non esistono partiti nazionali, ma solo regionali, come sono tali anche le televisioni, le scuole, i giornali.
    Gli autonomisti della “Nuova Alleanza Fiamminga” non hanno nulla a che fare con la Lega italiana, mentre i socialisti valloni sono dei normali socialisti europei. Non a caso al Parlamento europeo la Nuova Alleanza e la Lega non sono neanche nello stesso gruppo parlamentare.
    Denny Pieters, professore dell’università di Lovanio e neosenatore, ribadisce la grande distanza dalla Lega e dichiara che il partito italiano più vicino è l’Idv di Di Pietro: “abbiamo messo in lista candidati di ogni etnia: bisogna fermare l’immigrazione clandestina, ma chi è gia dentro il nostro Paese deve avere i diritti che gli spettano, non può essere maltrattato”.
    E aggiunge: “siamo democratici e vogliamo cambiare il Paese in profondità: non siamo di sinistra, ma abbiamo politiche sociali più forti della sinistra, non siamo di destra e la politica sull’immigrazione lo dimostra”.
    Questi autonomisti vogliono che lo Stato da federale diventi confederale, senza rivoluzione e strappi.
    Quanto alle alleanze per governare, guardano con interesse a una intesa con i socialisti.
    L’unica cosa certa è che la patetica appropriazione indebita leghista è stata respinta al mittente.
    Vi sono Paesi dove non ci vende ai razzisti per salvarsi da due processi personali.

    destra di popolo » Blog Archive » IN BELGIO VINCONO GLI AUTONOMISTI CHE DELLA LEGA DICONO: “SONO DEI FANFARONI, NON VOGLIAMO AVERCI A CHE FARE”

  10. #30
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    Predefinito Rif: Il Belgio vicino alla separazione?

    Citazione Originariamente Scritto da k21 Visualizza Messaggio
    caspita, se fosse vero che gli ammeregani vogliono dividere l'italia, cambio parere nei loro confronti.
    Da stima sottozero, li promuovo a stima uguale a zero.
    Dai Obamone, grande simpatico presidente di colore, facci questo splendido regalo. Renditi utile, una volta tanto...
    Prega Dio che nella divisione dell'italia non ci sia il loro zampino perchè altrimenti prima o dopo la maledirai

 

 
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