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    Predefinito Il Duce e il Re in mostra

    Il Duce e il Re in mostra.

    Storia, arte e recupero: le opere erano in pessimo stato di conservazione, la dott.ssa Francesca Mariani ci racconta il lavoro di rivalorizzazione.

    Cinque teste di bronzo restaurate nel 2003, dal 12 marzo esposte al Museo dell'Ara Pacis a Roma

    Un restauro meticoloso ed accurato riporta in vita pezzi di storia: si tratta di cinque teste in bronzo raffiguranti Benito Mussolini e Vittorio Emanuele III che dal prossimo 12 marzo saranno esposte presso il Museo dell'Ara Pacis. Il restauro si è tenuto nella primavera del 2003 presso i locali del Palazzo degli Uffici di proprietà della Eur SpA; le teste erano state rinvenute poco tempo prima in occasione di alcuni restauri, nei depositi del Palazzo dei Ricevimenti e dei Congressi. Erano in pessimo stato di conservazione e non si conosce la loro storia fino al momento del ritrovamento. Esse però presentavano un numero progressivo di inventario marcato con gessetto. E' a questo che i restauratori si sono riferiti fino a quando, grazie alla pulitura, sono state trovate le firme degli artisti; da quelle è stato possibile risalire ai contratti e ai documenti relativi, custoditi presso l'Archivio Centrale dello Stato. Francesca Mariani e Cristina Caldi del Consorzio Aureo e il collega Kristian Schneider, tutti conservatori/restauratori diplomati presso l'Istituto Centrale per il Restauro, hanno progettato ed eseguito l'intervento, che ha avuto la durata di 45 giorni circa. La committenza era rappresentata dall'arch. Francesco Innamorati, responsabile di uno dei primi restauri direttamente commissionati dalla EUR SpA, sotto l'alta sorveglianza della Dott.ssa Simonetta Antellini della Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici e Demoetnoantropologici di Roma. Oggi, finalmente, il risultato di questo lavoro viene esposto al pubblico. Abbiamo incontrato la dottoressa Francesca Mariani per farci raccontare la storia di questo straordinario recupero. "In questo momento - ci dice, come il lettore può vedere nello speciale in video sul nostro portale - sto mostrando come può essere reso fedelmente con una fusione in bronzo, quindi un materiale particolarmente nobile, antico, utilizzato dai più grandi apparati lavorativi, il bozzetto originale dell'artista. In questo punto in particolare - aggiunge indicando una delle opere - si vedono tutte queste aggiunte per rendere il modellato leggermente più mosso, più vario. Si notano addirittura le impronte digitali. Questo perché per realizzare una figura del genere, a parte la maestria della fonditura e il costo dei materiali, si parte da un bozzetto in creta di dimensioni 1:1; il bozzetto viene modificato in corso d'opera per ottenere il risultato artistico desiderato. In questo caso è molto evidente il modo in cui questo artista, che è un artista ignoto, e che ha voluto rappresentare il Duce e il Re in maniera più marziale (lui li rappresenta su un busto, con l'elmo, le effigi), ha pensato e ripensato molte volte questa opera. Si vede da come il modellato è insistito e modificato. Parlando ancora di tecnica, per come si può realizzare un'opera del genere, si parte da un bozzetto in creta che viene diviso idealmente in più parti, che dovrebbero non avere agganci in sottosquadro, sono coperte con del gesso in tasselli, o creta o altri materiali. Una volta staccati vengono ricomposti e si ottiene una forma cava in cui ognuno di questi tasselli è coperto di cera. La cera può essere spennellata, può essere applicata in fogli, può essere fatta aderire in varie maniere e deve avere lo spessore che si gradisce del bronzo, quindi avremo una forma cava ricomposta, completamente rivestita di cera all'interno. Vengono predisposti dei canali sia per la colata che per lo sfiato dell'aria. Tutta questa forma viene capovolta, trattenuta, tutti i tasselli son trattenuti insieme per poi sopportare il peso della colata e riempita di terra refrattaria, quindi di materiale che riesca a sopportare molto bene il calore, a non avere dilatazioni e cedimenti a causa del forte impatto termico, che fondamentalmente resista anche al peso e non si muova. Tra la cera, il guscio rigido e la terra interna ci sono dei piccoli canali distanziatori, che sono quelli che poi vedremo per l'altra statua, che trattengono alla giusta distanza lo spazio che poi verrà colmato con la colata in bronzo. Non ci possiamo aspettare che la colata, per un'opera di questa dimensione, venga effettuata tutta insieme - continua la dottoressa - In realtà noi abbiamo anche qui delle divisioni ideali, dei tasselli che poi saranno ricomposti in bronzo con altri piccoli rivetti, con una martellatura, o con saldature, brasature, altri tipi di tecnica per poi ricomporre tutta l'opera. Lavorata infine al dritto, patinata (perché anche il colore dà l'intenzione dell'artista, un dato artistico ed estetico) e poi normalmente protetta con della cera. Questa è una tecnica che esiste da millenni e che è stata in questo caso recuperata proprio per esprimere una dignità, per esprimere l'importanza di questi ritratti. Un lungo e paziente lavoro di risanamento La lungimiranza della Direzione dell'Eur nel voler rimuovere le opere dai depositi, di renderli oggetto di restauro ed ora di esposizione "Questi ritratti appartenevano alla decorazione originale dell' E42 e sono stati concepiti per arredare, per essere esposti all'interno degli edifici di questo quartiere, che è un quartiere interessantissimo dal punto di vista urbanistico e architettonico, e che ancora detiene molti degli arredi originali. Le teste erano sei, all'inizio: ultimamente ne abbiamo ritrovate soltanto cinque, sono state rinvenute nei depositi del Palazzo dei Ricevimenti e dei Congressi in uno stato di estremo degrado e in stato di conservazione molto precario, nonostante il bronzo, il metallo e la recente fattura. Tutto sommato non sono così antichi da giustificare lo stato in cui sono stati rinvenuti. Questa testa in particolare, come molti altri oggetti dell'epoca, è stata divelta dal luogo d'origine, in cui era stata esposta originariamente e l'abbiamo trovata divisa in due valve completamente staccate, completamente rotte e deformate, con delle parti mancanti che la rendevano estremamente deturpata. Devo anche ringraziare la lungimiranza della Direzione dell'Eur, che ha avuto il coraggio di rimuoverli dai depositi, di renderli oggetto di restauro dunque di intervento conservativo, e di riuscire ad esporli in maniera più consona. Per quanto riguarda l'intervento su questa statua - dice indicando un'altra opera - è stato quasi una sfida, normalmente il bronzo ha un carattere di indeformabilità, una volta deformato il suo modulo elastico non c'è più quindi non si ritorna alla forma originale. Siamo riuscite in qualche modo, con attrezzi mutuati dalla meccanica, con dei martinetti idraulici e ad olio, a restituire una certa forma alle due valve che erano compresse, schiacciate, per cui non riuscivano a ricomporre la forma di una testa. Questo è stato un momento piuttosto drammatico perché il bronzo, quando viene deformato, geme, fa dei rumori tremendi e quasi non credevamo di riuscire ad avere questo risultato. Quando siamo riuscite a riaccostare le due valve abbiamo deciso di mantenere quello che si vedeva come prodotto della storia conservativa della statua, che ovviamente va mostrata insieme al dato artistico. Quindi continuiamo a vedere esattamente le parti in cui le valve sono state divelte, deformate e non più riaccostate. Una volta ricomposta la testa siamo riuscite a trattenerla con dei vincoli sia esternamente che internamente, internamente abbiamo utilizzato i ponticelli di dilatazione utilizzati dall'artista in fase di esecuzione. Ci siamo agganciate con dei perni in ottone all'interno, protetti, abbiamo precedentemente protetto l'interno del bronzo perché non avesse contatti diretti con i nostri materiali, i quali materiali sono perfettamente reversibili, quindi se un giorno si volesse riesporre la statua nello stato di conservazione originale si può. Questi incroci di perni e di tiranti all'interno rendono solida la struttura, in seguito abbiamo realizzato una calotta che riuscisse a unire tutti i punti di deformazione e che non risultasse troppo invasiva alla vista, per fare questo abbiamo usato della resina ipossidica da noi colorata ad imitazione della patina, un tipo di modellato che potrebbe richiamare quello originale e una patinatura superficiale sempre che imita l'originale. Il dato di riconoscibilità del nostro intervento è proprio nei materiali, già al tatto si capisce che qui non è metallo ma resina, moderna, inoltre reversibile e inoltre compatibile con l'originale. I danneggiamenti subiti e le operazioni del 2003 "Un enorme accanimento nei confronti del dato simbolico, eppure sono delle vere e proprie opere d'arte realizzate da scultori di elevata qualità" "Anche tutte le altre opere sono state restaurate - continua la dottoressa mariani - Anche queste sono state oggetto di atti vandalici, riportavano colpi di armi, martelli, tentativi di segare via delle parti, quindi un accanimento vero nei confronti del dato simbolico, senza pensare che comunque queste sono delle vere e proprie opere d'arte realizzate da artisti di elevata qualità. In particolare queste due opere (non so a quale edificio fossero destinate) sono state realizzate da Giovanni Prini, che era uno scultore genovese appartenente al Sindacato Fascista delle Belle Arti, che ha molto lavorato in Italia soprattutto in scultura monumentale, mentre la testa che abbiamo osservato precedentemente, quella divelta, era esposta al Palazzo degli Uffici,esattamente qui, al Salone delle Fontane, allora Salone del Pubblico, e insieme alla sua omologa rappresentante Vittorio Emanuele III, era collocata su due grandi piedistalli che ancora si possono osservare. Ne abbiamo certezza per una foto conservata all'Archivio Centrale di Stato. Non si sa esattamente quando furono fatte cadere, non sappiamo neanche dove sia la sesta testa. Queste sono altre botte, anche queste ... In questo caso continuiamo a vedere altri elementi di danno, tutti provocati da corpi contundenti. Ci tenevo anche a far vedere la resa del modellato, completamente differente. Questo è di Domenico Rambelli, poi cercheremo anche di vedere la differenza di intenti invece dell'altro artista conosciuto che è Giovanni Prini, perché l'interpretazione del ritratto è completamente differente. Questa è di nuovo la testa su cui abbiamo lavorato tanto, il dato interessante è che a causa proprio dello smembramento della testa si sono potute notare e registrare tutte le piccole cose che riguardano la tecnica di esecuzione, per cui riuscivamo a vedere esattamente, in quanti tasselli l'artista abbia deciso di dividere, in che modo li avesse fatti ricombaciare. Questa ad esempio è una delle foto che mostra l'incrocio dei tasselli con un rivetto centrale che li contiene e l'ulteriore lavorazione per riuscire a tenerle adese. In questo caso vediamo esattamente una, due e tre parti, porzioni, che poi sono fatte aderire in origine con della cera che è stata anch'essa calcata con il bronzo e i rivetti che invece le trattengono tutte quante insieme. E questa invece è una lavorazione eseguita a freddo in un secondo momento. Questa è la testa vista dall'interno, quindi è il negativo, in questo stato assomiglia a una sorta di maschera funebre, però possiamo notare molto bene la tecnica di esecuzione, questi sono i famosi ponticelli che vi dicevo - continua, mostrandoci le immagini del suo lavoro - che tengono separate le parti del modellato che si potrebbero schiacciare in fase di colatura. Qui ne abbiamo altri che però sono stati divelti insieme alla nuca e lungo i bordi troviamo tutto l'accostamento dei tasselli. Altri danni e deformazioni, quindi possiamo renderci conto dello stato in cui sono state rinvenute e anche del grado di sporcizia che si era finalmente depositato sopra. I depositi di polvere, di smog, sono particolarmente aggressive nei confronti delle patinature originali, innescano corrosione, innescano un certo tipo di alterazione cromatica delle superfici che nascondono il modellato, lo nascondono agli occhi e inoltre vanno contro l'originale volontà dell'artista. Questi sono due dei tiranti che sono stati inseriti, in questo caso siamo all'interno delle tempie, quindi siamo riusciti a trattenerle con dei tiranti incrociati. Questi sono parte dei martinetti che sono serviti ad allargare le deformazioni per cui tutte queste parti erano trattenute con dei morsetti a delle tavole, il martinetto è azionato a distanza perché mote volte scappava dalla sede per cui è stata un'operazione estremamente difficile e lunga. Tutto questo deve essere fatto con estrema pazienza e gradualità. Questa è una delle valve che in questo caso siamo riusciti a posizionare, si riusciva addirittura a tenere da sola, grazie anche a un sapiente bilanciamento dei volumi, questa è un'altra occasione per parlare dell'abilità degli artisti di riuscire a posizionare e a calibrare i pesi in modo che il materiale stesso non abbia a soffrirne, generalmente sono dei calcoli e degli accorgimenti che non si usano per delle teste, quindi per dei volumi piuttosto solidi, piuttosto integri, ma per delle statue, tipo quella che adorna la facciata del palazzo degli uffici. Il bronzo deve essere bilanciato e fondamentalmente non deve pesare su se stesso. È una cosa molto difficile da ottenere, ci vuole molta esperienza, quindi questo è un altro dato che sottolinea la tecnica degli artisti. Queste sono le due valve pulite, ovvero tutti i depositi superficiali sono stati rimossi e sono venuti fuori gli imbrattamenti perpetrati sulle superfici. Dunque questa è la valva anteriore, questa la valva posteriore, come vedete c'è una grossa deformazione che fa si che le due non si possano più incontrare. Questo durante il restauro del 2003".
    Un ritratto particolarmente somigliante È l'opera di Giovanni Prini che ritrae il volto di Benito Mussolini: " un'esecuzione estremamente raffinata, estremamente classica" "Questa testa è stata eseguita da Giovanni Prini, uno scultore genovese che poi partecipò a moltissime esposizioni, la biennale, la quadriennale di Roma, molto consciuto, che ha continuato poi a lavorare anche in seguito. In questo momento non è particolarmente ricordato, ma direi che dalla fattura e dalla somiglianza anche con il modello si capisce bene l'intenzione che voleva dare a questa testa, che è particolarmente riflessiva, l'espressione è piuttosto somigliante, ci chiediamo anche se avesse avuto accesso a realizzare un ritratto dal vero proprio per la somiglianza, cosa che non tutti gli artisti potevano permettersi in quel momento. Del contratto che Giovanni Prini stipulò con l'Ente abbiamo ancora notizia presso l'Archivio Centrale di Stato, da un epistolario con Cipriani Fisioppo, allora Presidente della Commissione per l'Esposizione Universale, che gli commissiona: "sarebbe intenzione dell'ente affidare loro - parla di Domenico Rambelli e Giovanni Prini - un'opera di scultura e precisamente un busto del Re e un busto del Duce, una volta e mezza il vero - ma adesso vediamo che in realtà le dimensioni erano cresciute nel frattempo - destinate al Grande Salone del Palazzo degli Uffici", del Salone del Pubblico. E addirittura troviamo quanto fu il compenso che ammontava alla somma allora molto consistente di 10.000 lire, un compenso accettato da entrambi gli artisti. Abbiamo notizia di come siano avvenuti i pagamenti e di quando è stata ultimata questa testa che è arrivata leggermente in ritardo per problemi di comunicazione con la fonderia da parte dello scultore, per cui sembra che sia stata addirittura riprodotta due volte, in due modelli differenti. Questo è il modello definitivo che insieme alla testa del Re in teoria erano quelli esposti qui al Palazzo. Da una delle foto di repertorio si nota invece che alla fine fu Domenico Rambelli ad essere esposto al Palazzo degli Uffici, abbiamo addirittura la firma e osservando comunque la qualità del modellato dobbiamo ammettere che Prini ha lavorato molto sulle superfici per ottenere questa levigatezza e questa intensità di espressione. Era veramente sua intenzione ottenere un ritratto somigliante e espressivo del Duce e non solo un apparato retorico fondamentalmente, quindi c'è anche questo dato artistico proprio dell'esecutore, mentre quella del Re ha una connotazione piuttosto diversa, l'espressione è completamente distolta. In questo caso abbiamo invece un dialogo con lo spettatore. Il bronzo in questa fusione ha una più alta percentuale di rame probabilmente e una patinatura leggermente più chiara che in qualche punto si riesce ancora ad osservare e conferisce al modellato ancora un'espressione più dolce,è meno scuro, e questo trattamento finale fa parte ancora una volta dell'intenzione artistica originale. Siamo riuscite a mantenerlo, di questo sono molto contenta e anche il fatto che lo stato di conservazione della pelle della superficie sia in buono stato ne avvalora il dato materiale. L'esecuzione è un'esecuzione di nuovo estremamente raffinata, estremamente classica". Le opere, dopo 12 anni dall'accurato restauro, saranno esposte a partire dal prossimo 12 marzo presso il Museo dell'Ara Pacis. Creato nel 1937 da Gaetano Minnucci, fu la prima opera permanente ad essere completata nel vasto progetto dell'Esposizione Universale Il Palazzo degli Uffici: pregio dell’architettura moderna Nel “Salone per il Pubblico” due teste di bronzo raffiguranti Mussolini e il re, quale simbolo di deferenza In merito al restauro conservativo e di ricomposizione delle teste di bronzo raffiguranti Benito Mussolini e Vittorio Emanuele III, che ha avuto luogo nel Palazzo degli Uffici dell’Eur Spa, esposto dettagliatamente nelle pagine precedenti, è doveroso fare un breve excursus storico degli Edifici, nonché circa chi commissionò i lavori delle teste e chi li eseguì egregiamente. Nate per dare lustro ai tempi, dopo l’entrata in guerra e la fine del Regime, quelle stesse sculture furono oggetto di scherno e di distruzione non solo materiale ma anche ideologica. Nell’aprile del 1937 vengono definiti gli incarichi: Gaetano Minnucci dirige il servizio Architettura, Parchi e Giardini e progetta il primo degli edifici dell’Eur, il Palazzo degli Uffici dell’Ente, la cui ultimazione avviene nel 1939. Quest’ultima fu la prima opera permanente ad essere completata nel vasto progetto dell'Esposizione Universale di Roma, oggi sede di EUR S.p.A. Il Palazzo è da ritenersi una delle opere più espressive dell’architettura moderna, reso elegante e ricco di originali dettagli presenti sia all’esterno che l’interno dell’Edificio. Assolutamente da non trascurare il bassorilievo di Publio Morbiducci, all'ingresso principale dell'edificio, che rappresenta "La storia di Roma attraverso le opere edilizie". Tornando ai progetti, al momento dell’entrata in guerra dell’Italia, il Palazzo degli Uffici di Gaetano Minnucci è l’unico ad essere completato, comprensivo di decorazioni, arredi e di un rifugio antiaereo attrezzato, destinato ad ospitare i dipendenti dell'allora Ente EUR in caso di attacco bellico. Altri nomi importanti partecipano alla realizzazione degli Edifici, quali Rosso, Severini, Guerrini, Morbiducci, Quaroni e Basaldella. I loro lavori sono tutt’oggi visibili nel Palazzo: gli ingressi, le stanze e le fontane. La struttura ospitava il monumentale “Salone per il Pubblico” il cui interno vantava la presenza di opere dalle cospicue dimensioni: due teste di bronzo raffiguranti Mussolini e il re, eseguite dal maestro Domenico Rambelli. Le sculture erano sospese in modo solenne sulla parete in fondo, oggetto di deferenza da parte di chiunque entrasse per questioni riguardanti gli Uffici. Ci sono altre quattro teste, due eseguite da Giovanni Prini, le altre due da autore ignoto. Il 21 aprile del 1942 era la data fissata per l’apertura dell’Esposizione Universale di Roma, “l’olimpiade del Fascismo” , ma al suo posto i romani alla radio non ascoltarono il discorso di inaugurazione ma il bollettino di guerra. In seguito alla caduta del Fascismo, vennero rimossi dal Palazzo i simboli più evidenti del Regime. Sparirono i sette fasci littori che affiancavano l'ingresso del Commissariato così come le aquile che decoravano la fontana e che adornavano gli accessi secondari. All'indomani della caduta del regime le teste bronzee di Benito Mussolini e Vittorio Emanuele III furono asportate dal Salone delle Fontane e collocate nei seminterrati del Palazzo. Il ritratto del re ad opera di Rambelli manca, probabilmente è andato distrutto. Mentre la testa bronzea del Duce venne fatta cadere giù dalla mensola, spaccandosi in due parti e deformata sotto i violenti colpi, probabilmente, di piccone. La stessa triste sorte toccò anche alle altre quattro teste. Furono oggetto di furia, vendetta e scherno degli antifascisti convinti. Dipinte e trasformate in mascheroni ridicoli ed “esorcizzate” dal simbolo politico della falce e martello in rosso. Nel 1943 l’Ente dovette abbandonare gli uffici per trasferirsi in Via della Conciliazione, il Palazzo fu colpito da cinque granate e l’Eur fu occupato dalle forze armate tedesche. Nel giugno dello stesso anno lo stabile fu abbandonato dai tedeschi costretti a lasciare il quartiere per far posto agli alleati. In seguito un inventario registrava lo svuotamento nonché i danni subiti, probabilmente è questo il momento in cui le teste verranno numerate e portate nei sotterranei dei palazzi dell’Eur. Da quel momento le tracce dei ritratti scompaiono se non nominate di sfuggita. Ma ora, finalmente, in occasione del restauro delle cinque teste di bronzo, voluto dalla EUR Spa, viene riportata alla luce questa serie di opere. Lo scopo del restauro è meramente conoscitivo della storia nonché finalizzato a restituire dignità alle sculture in quanto tali. Testimonianze di pregio della cultura italiana. Domenico Rambeli e Giovanni Prini Ritratto di due grandi scultori del Novecento Artisti diversi chiamati per la loro grande professionalità ad eseguire le teste bronzee del Duce Domenico Rambelli è nato a Pieve del Ponte, nei pressi di Faenza, il 2 febbraio 1886, considerato uno dei massimi scultori del Novecento italiano. Inizia giovanissimo a modellare le prime sculture in argilla e studia presso la Scuola di arti e mestieri di Faenza. Si lega di amicizia con Domenico Baccarini ed entra a far parte del suo cenacolo di artisti faentini. Espone per la prima volta a Roma, nel 1905, L’uomo malato. Nel 1907 è presente alla Biennale di Venezia con il Ritratto del pittore Antonio Berti, suo indimenticato maestro. È del 1908 il suo Monumento a Raffaele Pasi a Faenza. Nel 1919 insegna plastica nei corsi normali al Reale Istituto della Ceramica di Faenza. Qui ha inizio la fase più feconda e il momento di maggiore successo della sua attività. In questi anni porta a termine diversi monumenti di grande rilevanza: il Monumento ai Caduti di Viareggio che viene inaugurato nel 1927; Fante che Dorme. All’interno della Mostra della Rivoluzione Fascista a Roma nel 1932, esposizione in cui ha avuto un ruolo primario, è presente il Fante che canta, eseguito l’anno precedente. Nel 1938 gli viene commissionato dall’ente Eur l’esecuzione delle grandi sculture bronzee del Duce e di Vittorio Emanuele III. Partecipa alla XIII Biennale di Venezia (1922), alla I e II Mostra del “Novecento” (1926, 1929), alla III Quadriennale di Roma del 1939 dove ottiene il I Premio per la scultura. Durante la Seconda Guerra Mondiale si trasferisce a Bologna (1944-1947). Si stabilisce a Roma nel 1948. Nella capitale insegna all’Accademia di Belle Arti e, nel 1951, realizza la Cappella di S. Francesco nella Basilica si S. Eugenio. Muore a Roma il 1 settembre 1972, accudito dalla famiglia di Enio Zingaro, quando aveva da poco finito di modellare il gesso per la grande statua di Alfredo Oriani destinata a Faenza. Giovanni Prini nasce a Genova il 14 giugno 1877. Formatosi all'accademia di Genova, nel 1892 si trasferisce a Roma. Apprezzato medaglista e autore di delicati ritratti , come il Ritratto di bimba. Autore di monumenti e cappelle sepolcrali : Pietà nella Città Universitaria; gruppo bronzeo del fonte battesimale in S. Eugenio. Insegna decorazione plastica all'Accademia di belle arti in Roma. Nella Capitale la sua matrice simbolista si fonde con gli ideali del socialismo umanitario. Nel 1909 espone alla Biennale di Venezia, l’anno dopo presenzierà alla Mostra degli Amatori e Cultori con Ritratto Idillio. Nel 1911 realizza per l’esposizione Internazionale di Roma, sei plastici che rappresentano cortei storici per le Retrospettive di Castel Sant’Angelo. Espone le sue opere, nel 1913 alla I Secessione Romana, poi nel 1915, in occasione della seconda edizione, con Le Gemelle Azzariti entrerà a far parte della collezione della galleria Comunale. Negli anni ’20 l’artista sperimenta una doppia vocazione artistica, una decorativa l’altra monumentale. Disegna giocattoli per la società SFAGI, diventando, in seguito, direttore artistico. Molte le sue sculture funerarie presenti al Verano di Roma. Nel 1938- 1940 eseguirà la teste bronzee del Duce e di Vittorio Emanuele III, commissionate dall’ente Eur. Negli anni Quaranta e Cinquanta si dedica principalmente all’arte sacra. Nel 1958 l’artista muore a Roma.
    emoriconi@ilgiornaleditalia.org
    ccapasso@ilgiornaleditalia.org

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    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 07-05-15 alle 16:07
    Non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspetti.
    Eraclito


    VUOI SAPERE COS'E' L'ANTIFASCISMO? E' non avere cura del Creato, disboscando, inquinando, cementificando tutto nel nome dello Sviluppo.

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    Predefinito Re: Il Duce e il Re in mostra




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    Ottima iniziativa, la damnatio memoriae è sempre e comunque una cazzata...
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 07-05-15 alle 16:08
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

 

 

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