Ricevo oggi dopo 10 mesi di attesa il parere della commissione INPS alla quale mi sono rivolta chiedendo l'invalidità civile per una grave malattia.
Sono stata riconosciuta invalida civile al 55%. Cito testualmente “ è persona handicappata colui che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, he è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa tale da determinare un processo di svantaggio o di emarginazione”.
Alla luce del giudizio della commissione giudicante, al quale non mi opporrò, io posso fregiarmi del titolo di invalido. Che significa? Quali misure vengono poste in essere per questa ovviare a questa condizione? Beh, lo chiedo a chi ne sa qualcosa più di me. Al sindacato, per esempio. Mi viene risposto che ho diritto alla concessione di presidi e a fregiarmi del titolo di invalido civile. Ma non ho diritto a nessuna facilitazione che compensi quelle difficoltà di cui in oggetto al motivo della domanda. Come dire, lo sappiamo che sei sfigata, ma sono cazzi tuoi. In tutto e per tutto, Semmai ti diamo una bella sedia a rotelle a carico del SSN, ma mi viene da dire che se fossi su una sedia a rotelle e necessitassi di quei presidi dei quali ho diritto avrei una percentuale di invalidità superiore. Quindi, ora che il mio handicap non richiede un presidio, che me ne faccio dei presidi? Mi compro un bastone? No, scusate, fermi tutti, io lo voglio serigrafato con le fiamme come il dott. House. E un bastone me lo compro da sola. Del resto, dovendo lavorare 40 ore alla settimana anche in sedi disagiate oppure di notte, penso che comprarlo non sia un problema. Cosa vuoi che costi un bastone? Mi chiedo alla fine di tutto questo semmai domani io dovessi decidere di impiccarmi ad una trave di casa perché non ho più quel “performing role” che è garantito ANCHE dallo stato di salute, e se mi impiccassi tenendo questa lettera in mano che dimostra che si, sono in difficoltà ma sono fatti miei, se qualcuno, che sia colui che ha stilato la legge o chi l'ha vidimata, si farebbe prendere da un filo di rimorso. Onestamente credo di no.
Però qualcosa posso fare. Posso smettere di curarmi. Le cure che faccio sono “off label” cioé fuori indicazione ministeriale. Firmo l'assunzione a titolo personale di tutti i rischi che questa terapia comporta, vuol dire che se muoio nessuno ne è responsabile. Tra questi rischi c'è quello di cancro, in particolare di leucemia, e di setticemia. Io ho scelto di correre questi rischi per riuscire ad andare a lavorare e vivere una vita il più possibile normale. Perché volevo camminare.
Se smetto di curarmi nessuno mi può biasimare, non me la sento di rischiare la vita per continuare ad alzarmi la mattina. Non voglio morire e scelgo una sedia a rotelle, che è quello che mi aspetta se smetto le terapie che ho in corso, nel giro di pochi mesi o poche settimane. Ma quella sedia a rotelle mi spetta. E' scritto qui, nero su bianco. Ed è tutto quello che mi serve.





