Non bastavano la continua invocazione alla piazza, i girotondi, i popoli vio la, gli appelli, i V-day e i No B-day, mancava la ribellione, la chiamata alle armi vera e propria.
Così La Repubblica si impossessa ormai da settimane di un gergo militaresco da comunicato delle Br, e solo rimanendo agli editoriali di prima pagina di ieri sembra di leggere una ristampa di Lotta continua , e sì che tra gli editorialisti c’è un Adriano Sofri ormai pentitissimo, tra poco lo licenzieranno perché troppo peace and love.
Non si tratta più di fare opposizione e criticare una normale legge votata dal Parlamento
(e come ricordato ieri dal Giornale già votata due anni fa dal governo Prodi), piuttosto di incitare il popolo oppresso alla sovversione.
Poiché c’è un regime, ossia poiché, tradotto in linguaggio repubblichino, sta governando una maggioranza liberamente eletta e non l’opposizione, Saviano pensa che «ogni persona che in questo momento prende parte a questa battaglia civile, sta permettendo di salvare il racconto del paese, di dare la possibilità al giornalismo - e non agli sciacalli del ricatto - di resistere.
In una parola: sta difendendo la democrazia».
A parte che «in una parola » sono quattro parole, ma tra le parole chiave (
oltre alla «democrazia » da usare come il prezzemolo fingendo di tutelarla) ci sono:
ricatto, battaglia, sciacalli, bavaglio, e infine, ora e sempre, «resistenza».
A fianco di Saviano un drammatico editoriale di Nadia Urbinati, intitolato, tanto per essere originali: «Disobbedire, per la democrazia».
Per dire che «questa legge va fermata nell’interesse della democrazia» (come se non esistesse una Corte costituzionale e come se la maggioranza parlamentare non fosse espressione della democrazia) e quindi invocando la
«disobbedienza civile », «ovvero il limite oltre il quale obbedire può contribuire a riconoscere una legge ingiusta ».
Non si capisce bene quale sia il limite della disobbedienza e come vada attuata in un paese dove è in atto una «pericolosa politica anticostituzionale», dove si vuole «silenziare le opinioni », «spegnere la mente dei cittadini », renderli «bambini idioti davanti a una televisione che commercia il nulla», ossia «un serraglio di docili sudditi».
Uno scenario da incubo che fa sembrare autori come Orwell e Asimov dei neorealisti senza fantasia.
In ogni caso occorre questa extrema ratio :
la disobbedienza civile, e quando si disobbedisce si disobbedisce e un regime è un regime, mica c’è bisogno di aver letto Wittgenstein per sapere che le parole sono azioni.
Non per altro a chi ha messo una bomba in via Rasella gli abbiamo dato una medaglia e un seggio in parlamento, e senza neppure dirgli che almeno poteva presentarsi e farsi fucilare eroicamente lui anziché farne giustiziare 335 che non c’entravano niente.
Infatti non poteva mancare, tra i maestri di ribellione,
l’eroe dei due mondi Giorgio Bocca, che ripubblica lo stesso articolo di sempre che dice:
Berlusconi è un dittatore e vuole demolire la democrazia.
Così io mi chiedo sempre: ma che razza di vita fa un lettore di Repubblica ?
Gli editorialisti alla fine li si capisce, è una pacchia scrivere ogni giorno le stesse cose, ma i lettori?
Ci credono?
Cosa vedono per strada ogni giorno?
Gli omini verdi?
L’invasione degli ultracorpi?
Come fanno a sopravvivere?
Per soddisfare ogni curiosità su Repubblica ieri c’era un bello stralcio di società civile, un contorno armato di tanti postit inviati dai lettori aspiranti resistenti e pronti all’azione, con
una Bruna che scrive «vogliono impedirci di sapere. Ribelliamoci»,
un Pierluigi «sta vincendo la P2»,
una Letizia «ormai la democrazia è un dettaglio trascurabile»,
un altro più filosofico «uomini sono morti per la libertà e la verità, oggi muoiono la libertà e la verità».
A forza di leggere Mauro e Bocca in alcuni lettori addirittura i dittatori si moltiplicano, come in Matrix, e quindi «i ladri, i corrotti, la malavita, i potenti, i dittatori e i loro amici non vogliono essere intercettati» ma il biglietto non è firmato, dallo stile potrebbe essere Scalfari o Scalfari, uno dei suoi due io.
Alla fine, però, non si capisce una cosa seria:
se qualcuno in questo paese dove viene attentata la democrazia, dove si stanno lobotomizzando i cittadini, dove bisogna resistere e disobbedire in ogni modo e con ogni mezzo, se[
B] un cittadino civile una mattina si alzasse e prendesse una pistola e la puntasse contro un esponente di questo regime dei Visitors, cosa scriverebbero su Repubblica ?
Sarebbe considerato un compagno che sbaglia o gli darebbero una medaglia al valore civile, magari consegnata dal partigiano Saviano?[/B]
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La casta dei radical chic può essere chiamata anche la casta del piangi e fotti, gli esempi di oggi ne sono la prova:
Prodi che querela un giornale, lo stesso Prodi che "conformisticamente" guardava in modo positivo una legge sulla regolamentazione della pubblicazione delle intercettazioni (proposta dal fottutissimo e vessatissimo Mastella, la cui moglie è stata anche esiliata, manco fossimo nel '300.....) cambiando idea oggi, cioè quando ci sono quelli di destra intercettati, ma poi ci sono pure Di Pietro, e pure lui, quindi?
Non si capisce un cazzo, a parte che vale solo quando sono gli altri ad essere intercettati, quindi è una evoluzione:
piango ma non mi fottere, altrimenti ti fotto.
Torna alla mente D'alema nella vignetta di Forattini, quella in cui il lìder maximo veniva raffigurato mentre "sbianchettava" il dossier mitrokhin vestito da impiegato ministeriale.
D'alema querelò, in nome della libertà satira, ovviamente.
L'articolo, come sempre da ridere e piangere, rivela un particolare molto interessante (un'altro da sottoporre all'esimio lingusta?) la scelta della parola "battaglia" da parte di Saviano, alla quale non aggiunge "politica" ma "civile", aggettivo che si accosta a "guerra", confermando la tesi dell'articolo, o quella della sua ignoranza.
Tutto l'establishment radical chic ha sempre pianto e
fottuto, dopo le assemblee politiche e studentesche, magari anche durante, e non solo sessualmente, hanno fottuto, e fottono, pure nel fare carriera, passando dalla rivoluzione all'istituzione, perchè una rivoluzione val bene uno stipendio, e chiamali fessi.
Ora piangono perchè i loro giornalisti non potranno pubblicare le intercettazioni per intero, ma solo un riassunto, ma lo fanno solo perchè sono coinvolti politici di centro e di destra, e in questo caso i vantaggi sono due, sputtanare (a ragione, se c'è la magagna) la controparte e vendere più copie, e su questo si può anche discutere, ma perchè la guerra con la democrazia in pericolo quando i magistrati indagheranno lo stesso?
Perchè se pure alla fine del processo risulterai innocente io intanto ti sputtano, peccato che il pd sia già talmente sputtanato ("evviva, abbiamo una banca!", la barca da due milioni, i soldi del partito gestiti dalla società di Di Pietro, le magagne miliardarie in Puglia, dove Tarantini, quello che "mi sono fatto strada con droga e prostitute" ha preso gli appalti, con il pd, non con Berlusconi, il sindaco bolognese che elargiva carte di credito in conto alle istituioni, e tante altre porcherie) che alla gente poco importa di questa legge, salvo a quelli che "vedono gli omini verdi", perchè, dato che la magistratura continuerà a lavorare, interessa solo ai giornalisti.
Come giustamente sottolineato nvocano la "battaglia civile", non politica, e non suggeriscono gli strumenti con cui la gente dovrebbe combattere, come ad esempio di appendere i testi delle intercettazioni sulla porta della basilica di San Giovanni in Laterano, stile Martin Lutero, o sui cancelli della basilica del potere berlusconiano che ha invaso Roma, palazzo Grazioli .
Massimiliano Parente | Facebook
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ça va sans dire che questo commento trovato su facebook e' di una lucidita' sorprendente .
Per i ben informati niente di nuovo sotto il sole , per tutti gli altri un po' di informazione in piu' ( che non fa mai male ) :sofico: