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    Predefinito Il prete cortinese che fece fuggire Eichmann e Priebke

    Storia segreta Le piste, le amicizie, gli itinerari: Steinacher ricostruisce il ruolo del Nord Est

    Il prete cortinese che fece fuggire Eichmann e Priebke
    Alois Pompanin aiutò i due nazisti in cambio della loro conversione

    Scriveva Simon Wiesenthal, il «cacciatore dei nazisti», nel 1967: «Non mi interessavano tanto i nomi dei principali capi delle SS e dei membri della Gestapo, quanto gli itinerari seguiti da costoro. Era essenziale scoprire dove fossero andati, come ci fossero arrivati, chi li avesse aiutati e chi avesse pagato per rendere possibili queste fughe». A distanza di molti anni queste lacune denunciate da Wiesenthal, nel frattempo scomparso, sono ancora molto lontane dall’essere totalmente colmate. E’ da poco uscito in libreria un volume, La via segreta dei nazisti di Gerald Steinacher (Rizzoli, 431 pp, 24 euro), che si ripromette di farlo, contestando alcune ricostruzioni piuttosto fantasiose del passato (ad esempio il celebre Dossier Odessa), e concentrando l’attenzione su quella minoranza consistente, a partire dall’immediato dopoguerra, riuscì a sottrarsi alla giustizia scappando oltremare. La maggior parte di loro si imbarcava nei porti italiani e da lì raggiungeva il Sudamerica, lungo una via di fuga che passava spesso per l’Alto Adige, Roma e Genova.

    Se inizialmente la rete di complicità su cui poterono contare fu decisamente improvvisata, in un secondo momento non mancò l’aiuto di istituzioni private e religiose, singoli individui, stati: dai circoli delle SS a esponenti della Chiesa cattolica, dal governo argentino alla Croce rossa internazionale. Anche i servizi segreti americani fecero la loro parte, soprattutto dal 1947, con l’alibi di reclutare persone di chiara fede anticomunista. Per quel che concerne la Chiesa, Steinacher sottolinea come spesso agli occhi di alcuni prelati, per lo più antisemiti, le SS fossero principalmente dei «sinceri avversari del comunismo», anche se «pecorelle smarrite», in quanto cristiani evangelici, da riportare quindi all’ovile con la celebrazione di un «secondo battesimo», atto in realtà non proprio conforme al diritto ecclesiastico e dunque da concedersi con qualche escamotage. In tali pratiche si distinsero in Alto Adige, ed in particolare a Bressanone, il vescovo locale Geisler e, soprattutto, il suo influentissimo vicario generale, il cortinese Alois Pompanin. Pompanin, nato nel capoluogo ampezzano nel 1889, dopo aver compiuto i suoi studi al liceo Vinzentinum di Bressanone e presso i francescani a Bolzano, prese i voti durante la Grande Guerra, sviluppando proprio in quegli anni «un’avversione per tutto quello che era italiano e amore per tutto quello che aveva a che fare con la Germania».

    Egli non riuscì mai a digerire l’annessione del Sudtirolo all’Italia e visse conseguentemente l’epoca fascista con grande sofferenza, ritenendo che la Chiesa sudtirolese dovesse seguire un indirizzo tedesco-nazionale, assumendo conseguentemente un orientamento favorevole alla Germania hitleriana. A lui, dopo la guerra, si rivolsero numerosi nazisti di fede protestante per chiedere di essere «ribattezzati» con rito cristiano cattolico per garantirsi così la salvezza. Tra essi Erik Priebke, il boia delle Fosse Ardeatine, che venne «ribattezzato» dal parroco di Vipiteno Johann Corradini il 13 settembre 1948 su disposizione formale del vescovo di Bressanone Geisler. Si legge nel registro battesimale: «Con riguardo all’accoglimento nella Chiesa cattolica del signor Priebke Erich, lo stesso viene battezzato per una seconda volta dal parroco Johann Corradini sub conditione». In realtà l’intera operazione era stata promossa da Pompanin, grande amico di Corradini, che intercedette allo stesso modo anche in favore di Adolf Eichmann, «l’architetto dell’Olocausto», e persino della famiglia dell’onnipotente segretario di Hitler Martin Bormann. Furono ammessi ai sacramenti la moglie Gerda e sette degli otto figli, nonostante le autorità italiane giudicassero il loro soggiorno in Alto Adige «inopportuno» in quanto - citiamo testualmente - «pur ritenendo probabile la morte di Bormann nel maggio del 1945, non si può assolutamente escludere che sia ancora in vita». Priebke ed Eichmann si illusero di averla fatta franca. La sorte di Bormann, invece, continua ad essere un vero e proprio enigma, la cui soluzione potrebbe trovarsi in luoghi ben più vicini di quello che crediamo.

    Il prete cortinese che fece fuggire Eichmann e Priebke - Corriere del Veneto


    Il passaporto falso con cui Eichmann arrivò in Argentina.

    Il ruolo di Eichmann nelle deportazioni

    La svolta nella vita di Eichmann fu probabilmente rappresentata dalla lettura di un libro, Lo stato ebraico di Theodor Herzl, il fondatore del movimento sionista.

    Affascinato dalla conoscenza del nemico, Eichmann intuì che una reale possibilità di fare carriera all'interno delle SS fosse proprio quella di presentarsi come esperto di ebraismo e sionismo e arrivò persino, nel 1937, a recarsi in Palestina dove, sotto copertura, visitò Haifa e diversi Kibbutz, prima di essere scoperto dagli inglesi (la Palestina era mandato britannico) ed espulso.

    La grande occasione per Eichmann di distinguersi agli occhi dei capi delle SS e dei pezzi grossi del partito nazista arrivò nel 1938 quando, in seguito all'Anschluss, si rese necessario provvedere all'espulsione degli ebrei austriaci dal territorio annesso al Reich. Si insediò a Vienna, nel palazzo del barone Philip de Rothschild. In merito all'evacuazione di Vienna, in cui gli ebrei vennero sistematicamente spogliati di ogni avere e costretti ad abbandonare precipitosamente il paese per tentare di salvarsi, Eichmann rivendicò con orgoglio la propria impresa, dicendo di aver «fatto trottare i signorini» cacciandone oltre 50.000 dall'Austria.

    Fu in questo modo che Eichmann, promosso intanto ufficiale delle SS, divenne l'esperto degli spostamenti di massa degli ebrei e fu questo talento per l'organizzazione logistica che lo portò a ricoprire un ruolo estremamente importante nell'evoluzione degli eventi che portarono al genocidio. Il successo logistico di Eichmann fu talmente apprezzato che il capo dello SD, il servizio di sicurezza del Reich, Reinhard Heydrich, predispose un Ufficio centrale per l'immigrazione ebraica perché provvedesse all'emigrazione forzata degli ebrei secondo il modello viennese.

    Eichmann, diventato così il braccio destro dello specialista degli affari ebraici Heydrich, nel 1939 fu mandato a Praga per provvedere alla emigrazione forzata degli ebrei dalla Cecoslovacchia appena conquistata da Hitler. Qui le cose non furono così facili come a Vienna, perché Eichmann, al contrario che in Austria, non poté contare sulla collaborazione delle sue vittime, visto che ormai erano pochissimi i paesi disposti ad accogliere ebrei in fuga dall'Europa, quindi si rese necessario ammassare la popolazione nei ghetti dove fu decimata da fame, malattie e freddo.

    Il riempimento dei ghetti fu l'anticamera dei campo di concentramento e, per Eichmann, il banco di prova per le deportazioni di massa verso i lager: nel gennaio del 1942, con la Conferenza di Wannsee (quartiere berlinese), i vertici nazisti decisero di procedere alla "soluzione finale", e, dal marzo 1942, quando i carichi di deportati cominciarono a confluire verso i campi di concentramento di tutta Europa, Eichmann fu il coordinatore e il responsabile della macchina delle deportazioni, colui che materialmente provvedeva a organizzare i convogli ferroviari che trasportavano i deportati verso Auschwitz.

    Eichmann fu dunque fino alla fine della guerra uno dei principali esecutori materiali dell'Olocausto, dirigendo personalmente le deportazioni degli ebrei ungheresi fino alla fine del 1944. Fu il "padrone" della vita e della morte di centinaia di migliaia di persone, ma non divenne mai membro dell'élite nazista e non ebbe mai, con suo grande rammarico, alcun peso in alcuna decisione strategica della politica o della guerra nazista, restando un efficiente ma oscuro burocrate, poco apprezzato anche dai suoi superiori e dai suoi commilitoni che gli rimproveravano una moglie non ariana e l'inclinazione all'alcol e alle donne.

    Tuttavia la scarsa notorietà gli fornì, alla fine della guerra, la possibilità di far perdere le proprie tracce e nascondersi nelle campagne tedesche, dove rimase per cinque anni, prima di trovare rifugio, come molti altri nazisti, in Argentina.
    Ultima modifica di Giordi; 14-06-10 alle 08:29

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  2. #2
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    Predefinito Rif: Il prete cortinese che fece fuggire Eichmann e Priebke

    ma l'autore del libro citato nell'articolo è un tedesco oppure è un italiano altoatesino ?

  3. #3
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    Predefinito Rif: Il prete cortinese che fece fuggire Eichmann e Priebke

    Citazione Originariamente Scritto da DanielGi. Visualizza Messaggio
    ma l'autore del libro citato nell'articolo è un tedesco oppure è un italiano altoatesino ?
    ... è sicuramente austriaco (tirolese), ma non so se ha anche la cittadinanza italiana...

    “In amore non essere un mendicante, sii un imperatore. Dà e resta semplicemente a vedere che cosa accade...”

 

 

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