ANDREAS Lubitz, il co-pilota suicida/omicida del volo Germanwings, non ha viaggiato da solo verso la nera pagina di storia che lo ricorderà. I suoi compagni di viaggio non sono i 149 tra passeggeri e membri dell'equipaggio, ma Anders Breivik, il massacratore dei giovani socialdemocratici in campeggio sull'isola norvegese di Utoya; James Holmes, il joker che aprì il fuoco in un cinema di Aurora durante una proiezione di Batman; i kamikaze dell'11 settembre, i 400 medici che ogni anno si tolgono la vita negli Stati Uniti, i 35 impiegati di France Telecom che non hanno retto alla modifica dei ritmi di lavoro, i banchieri di Wall Street che hanno reagito alla crisi buttandosi dal tetto del grattacielo di cui il giorno prima si sentivano padroni, le migliaia di uomini e donne che a un ritmo crescente si ammazzano: +60% negli ultimi 45 anni è la stima dell'organizzazione mondiale della sanità. Esiste un filo comune che lega questi eventi. Esistono un perché e un come condivisi. Esiste soprattutto, e questo è il segnale di allarme rimasto acceso sul cruscotto di Lubitz, un legame tra suicidio e massacro. Sta diventando indissolubile. In questo stesso momento, mentre noi diamo del pazzo al co-pilota tedesco, qualcuno si prepara a emularlo, ad andarsene, ma in una scia di fuoco. Il punto è che mentre noi milioni non facciamo storia né vittime, quell'isolato che si prepara a Taiwan, Cincinnati o Milano, inesorabilmente sì.
Il perché e il come, allora. A cercare di individuarli è un
libro, curioso e interessante fin dal suo percorso editoriale. Lo ha scritto Franco Berardi, detto Bifo, sociologo
Le stragi "spettacolari" dei suicidi-omicidi in cerca di eroismo - la Repubblica.it