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  1. #1
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    Predefinito Il “job act” ha la coperta corta 0 commenti [Stampa Articolo]

    Senza sovranità nazionale ogni ”riforma” risulta vana.
    Sarà stata l’impellenza di dover correggere al ribasso i dati sulla disoccupazione che stavano raggiungendo livelli da allarme sociale, sarà stata una manovra di mera propaganda pre-elettorale, fatto sta che con le riforme approvate dal “Job Act” potrebbero effettivamente lievitare, dal punto di vista quantitativo, il numero di assunzioni con contratto di lavoro dipendente a tempo indeterminato.
    Il condizionale è quanto mai d’obbligo, alla luce dei recentissimi dati statistici che comunque sgonfiano il pallone propagandistico di tale provvedimento legislativo.
    Sostanzialmente, alle aziende che assumono personale a tempo indeterminato viene concesso l’esonero triennale dalla voce di spesa che più influisce nel cosiddetto “costo del lavoro”: la contribuzione previdenziale a carico del datore di lavoro, che in alcuni casi ammonta addirittura a circa il 30% della retribuzione corrisposta al dipendente.
    Il reale aumento occupazionale sarà tuttavia da valutare effettivamente solo nel lungo periodo, bisognerà attendere di sapere quanti di questi nuovi assunti resteranno in forza alla fine del vantaggioso sgravio per l’azienda.
    E’ d’obbligo inoltre valutare la legittimità costituzionale e dal punto di vista giuslavoristico del provvedimento che – ricordiamo – oltre agli sgravi contributivi prevede un sistema di “tutele crescenti” per il lavoratore, che si vedrebbe inizialmente privato di molti dei diritti e delle tutele che sarebbero invece garantite a un normale dipendente, configurando così un trattamento diversificato applicato alla medesima fattispecie. I dubbi di legittimità costituzionale sono stati sollevati addirittura, nelle scorse settimane, da ambienti politicamente vicini all’area governativa quale Associazione dei Giuristi Democratici.
    Sta di fatto che tale sgravio contributivo determinerà un ammanco di entrate nelle casse dell’Inps (anche perché in tale nuova forma contrattuale saranno inserite molte delle “false partite Iva”, notoriamente ad elevatissima contribuzione previdenziale), sulla cui situazione di gravissimo passivo si levano allarmi già da anni, soprattutto dopo l’assorbimento, da parte dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, dell’Inpdap e del suo passivo.
    Come farà dunque l’Inps a garantire nel futuro le prestazioni previdenziali ed assicurative nel momento in cui – raschiato anche il fondo del barile e svenduto il proprio patrimonio immobiliare (solo nel 2013 per quasi nove miliardi di euro, pari al 2% dell’intera gestione finanziaria) – le sue casse sono vuote?
    Semplice: attingendo fondi dallo Stato, e gravando quindi sulla fiscalità. Insomma, il cane che si morde la coda. Già nel 2012 (fonte Bilancio Sociale Inps) tali trasferimenti sono stati pari a 94 miliardi di euro e nel 2013 di 100 miliardi; naturalmente, ogni previsione razionale considera il dato in sicuro incremento nei bilanci dei prossimi anni.
    A cosa serve dunque sgravare la previdenza aggravando la fiscalità? A cosa serve mettere una toppa sui costi del lavoro senza dare possibilità alle aziende di lavorare, strozzate come sono da un sistema tributario allucinante? Come sempre, “la coperta è corta”. Perché manca un piano di rinascita nazionale, di piena occupazione, una politica monetaria sovrana e popolare.
    Sono le conseguenze della “sovranità limitata”. Fino a quando non si spezzeranno le catene di Washington e di Bruxelles, fino a quando i “camerieri dei banchieri” potranno fare il bello e il cattivo tempo, non ci saranno “Job Act” e “riforme” che tengano: bisogna che la voce torni al popolo.






    Il ?job act? ha la coperta corta | Economia | Rinascita.eu - Quotidiano di Sinistra Nazionale
    Non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspetti.
    Eraclito


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  2. #2
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    Predefinito Re: Il “job act” ha la coperta corta 0 commenti [Stampa Articolo]

    Citazione Originariamente Scritto da Ringhio Visualizza Messaggio

    Come farà dunque l’Inps a garantire nel futuro
    le prestazioni previdenziali.......?

    come farà l'inps?

    semplice, in una economia dove retribuzioni
    e diritti sono in planata, gli importi pensionistici
    si adegueranno.

    2-300 euri per tutti, e fine di ogni problema.

    in un mondo in cui, 3 miliardi di persone
    vivono in paesi con aumenti di pil a 2 cifre,
    cosa vuoi che siano un centinaio di milioni
    che scendono verso la povertà collettiva.

  3. #3
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    Predefinito Re: Il “job act” ha la coperta corta 0 commenti [Stampa Articolo]

    Citazione Originariamente Scritto da Ringhio Visualizza Messaggio
    Sta di fatto che tale sgravio contributivo determinerà un ammanco di entrate nelle casse dell’Inps (anche perché in tale nuova forma contrattuale saranno inserite molte delle “false partite Iva”, notoriamente ad elevatissima contribuzione previdenziale), sulla cui situazione di gravissimo passivo si levano allarmi già da anni, soprattutto dopo l’assorbimento, da parte dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, dell’Inpdap e del suo passivo.
    Come farà dunque l’Inps a garantire nel futuro le prestazioni previdenziali ed assicurative nel momento in cui – raschiato anche il fondo del barile e svenduto il proprio patrimonio immobiliare (solo nel 2013 per quasi nove miliardi di euro, pari al 2% dell’intera gestione finanziaria) – le sue casse sono vuote?
    Semplice: attingendo fondi dallo Stato, e gravando quindi sulla fiscalità. Insomma, il cane che si morde la coda. Già nel 2012 (fonte Bilancio Sociale Inps) tali trasferimenti sono stati pari a 94 miliardi di euro e nel 2013 di 100 miliardi; naturalmente, ogni previsione razionale considera il dato in sicuro incremento nei bilanci dei prossimi anni.
    A cosa serve dunque sgravare la previdenza aggravando la fiscalità? A cosa serve mettere una toppa sui costi del lavoro senza dare possibilità alle aziende di lavorare, strozzate come sono da un sistema tributario allucinante?
    Per sostenere che "quindi" lo stato alza le tasse quando fa gli sgravi, ci vuole veramente arte.

    Mi pare ovvio che se lo stato fa sgravi fiscali (= riduce le tasse) allo stato arrivano meno soldi. Si capisce, o devo fare un disegnino?

    L'autore dell'articolo suggerisce un modo per "sgravare la fiscalità" senza che arrivino meno soldi allo stato?

    Perché manca un piano di rinascita nazionale, di piena occupazione, una politica monetaria sovrana e popolare.
    Sono d'accordo, anche se per un "piano di rinascita nazionale" penso lo stato debba spendere.

    Quanto alla politica monetaria sovrana ormai se ne parla come di una cura omeopatica, va bene per tutti i mali. Hai un raffreddore? Eh, se avessi la lira!!!

  4. #4
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    Predefinito Re: Il “job act” ha la coperta corta 0 commenti [Stampa Articolo]

    Citazione Originariamente Scritto da Maxadhego Visualizza Messaggio
    come farà l'inps?
    Ho il sospetto "vago" che il governo nel fare gli sgravi abbia previsto le coperture. Un articolo "serio" perché cazzo non le cita?

    Ma perché su internet circolano per lo più cazzate?

  5. #5
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    Predefinito Re: Il “job act” ha la coperta corta 0 commenti [Stampa Articolo]

    Citazione Originariamente Scritto da Agiulfo Visualizza Messaggio
    Ho il sospetto "vago" che il governo nel fare gli sgravi abbia previsto le coperture.
    trovale pure, il DPEF è online.
    http://www.lastampa.it/rw/Pub/Prod/PDF/DEF%202015.pdf

  6. #6
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    Predefinito Re: Il “job act” ha la coperta corta 0 commenti [Stampa Articolo]

    Citazione Originariamente Scritto da Agiulfo Visualizza Messaggio
    Ho il sospetto "vago" che il governo nel fare gli sgravi abbia previsto le coperture. Un articolo "serio" perché cazzo non le cita?

    Ma perché su internet circolano per lo più cazzate?
    ho il sospetto"concreto" che tu, nella difesa disperata di questo governo di cialtroni incompetenti, non abbia lettto tutto:


    Jobs Act, nel decreto su riordino contratti spunta il "contributo di solidarietà" - Il Fatto Quotidiano
    Jobs Act, nel decreto su riordino contratti spunta il “contributo di solidarietà”

    di Stefano De Agostini | 11 aprile 2015

    Lavoro & Precari
    Il testo, approvato alle commissioni Lavoro dopo un mese e mezzo di attesa, prevede una "clausola di salvaguardia": in caso di brutte sorprese rispetto ai calcoli della Ragioneria generale, il Tesoro introdurrà un balzello "a carico di datori di lavoro e lavoratori autonomi" in favore delle gestioni previdenziali. E la Boschi allega un messaggio per mettere fretta ai presidenti delle commissioni: "Urgente il vostro parere"
    di Stefano De Agostini | 11 aprile 2015
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    Più informazioni su: Ammortizzatori Sociali, Cesare Damiano, Contributo di solidarietà, Jobs Act, Lavoro, Maria Elena Boschi, Previdenza, Ragioneria dello Stato


    Le coperture del Jobs Act non bastavano. Così, la Ragioneria generale dello Stato ha dovuto racimolare altri 200 milioni di euro. E se neanche questa toppa sarà sufficiente, a pagare saranno imprenditori e lavoratori autonomi, chiamati a versare un “contributo di solidarietà“. L’ultima, amara novità della riforma del lavoro arriva dal decreto sul riordino dei contratti, approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri del 20 febbraio e, dopo un’attesa lunga un mese e mezzo, finalmente approdato venerdì 10 aprile alle commissioni Lavoro di Camera e Senato che dovranno esprimere i propri pareri. Alla voce “copertura finanziaria e clausola di salvaguardia”, il documento prevede che, nel caso si verifichino “effetti finanziari negativi” rispetto ai calcoli della Ragioneria, il ministero dell’Economia varerà un decreto per introdurre “un contributo aggiuntivo di solidarietà a favore delle gestioni previdenziali a carico dei datori di lavoro del settore privato e dei lavoratori autonomi”. L’ennesima clausola di salvaguardia, insomma. Una trovata che ha fatto sobbalzare pureIl Sole 24 Ore: in un fondo di prima pagina intitolato Oltre la decenza, Renzi intervenga il vicedirettore del quotidiano di Confindustria, Fabrizio Forquet, scrive che “sembra una boutade, uno sketch di Crozza. E invece qualcuno lo ha scritto davvero nel decreto legislativo sui contratti. Bisognerebbe pretendere il nome di cotanto genio”.
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    Il governo ci mette di 202 milioni in più. Ma per il Tesoro non è detto che bastino – Il fatto è che i tecnici del Tesoro temono gli effetti sui conti pubblici degli articoli del Jobs Act che intendono favorire il passaggio da co.co.pro. a tempo indeterminato. La Ragioneria è convinta che questa norma possa determinare un flusso di 20mila persone in più rispetto ai precedenti calcoli verso il contratto a tutele crescenti. E questo significa che serviranno nuove risorse per finanziare l’esonero contributivo, previsto dalla legge di Stabilità, per chi assume a tempo indeterminato nel 2015. Perciò sono stati stanziati altri 202 milioni di euro in cinque anni: nel dettaglio 16 milioni di euro per il 2015, 58 per il 2016, 67 per il 2017, 53 per il 2018 e 8 per il 2019. Le risorse arriveranno dal fondo per la riforma degli ammortizzatori sociali, pari a 2,2 miliardi all’anno, istituito presso il ministero del Lavoro. Ma se non bastassero, ecco pronta a scattare la salvaguardia con annesso contributo di solidarietà. Di portata per altro ancora sconosciuta, visto che la percentuale dell’eventuale prelievo aggiuntivo non viene specificata.
    Il “pizzino” della Boschi ai presidenti delle Commissioni: “Approvate in fretta” - Un pasticcio, quello sui conti del Jobs Act, che ha bloccato il decreto per ben 50 giorni. “Se uno va di fretta, rischia di scoprire dopo che i decreti non funzionano – aveva commentato Cesare Damiano, presidente della commissione Lavoro della Camera – Nella scrittura dei testi, noto alcune ingenuità e superficialità. Forse varrebbe la pena di fare lavori più accurati”.Eppure, nonostante l’irritazione per i ritardi dell’esecutivo, il ministro Maria Elena Boschi ha messo fretta ai presidenti delle commissioni parlamentari, lasciando loro un messaggio in allegato al decreto trasmesso alle Camere. “In considerazione della particolare importanza attribuita dal governo al provvedimento, – scrive la titolare delle Riforme – le segnalo l’urgenza dell’esame da parte delle competenti commissioni parlamentari pur se privo del parere della Conferenza Stato-Regioni, che mi riservo di trasmettere non appena sarà acquisito”. Un’impazienza forse giustificata anche dagli ultimi datiInps sui rapporti di lavoro a tempo indeterminato attivati nei primi due mesi del 2015: rispetto allo stesso periodo del 2014 sono stati attivati solo 13 contratti in più. A dispetto degli sgravi contributivi introdotti dalla legge di Stabilità.
    E nel decreto sui nuovi ammortizzatori la “salvaguardia” è sulla pelle dei disoccupati – E dire che non è la prima volta che uno scontro tra Ragioneria e governo fa incagliare un decreto del Jobs Act prima dell’approdo in Parlamento. Anche il testo sui nuovi ammortizzatori sociali si era bloccato per un problema di coperture. In quel caso, l’esecutivo aveva dovuto accettare un compromesso: nel 2017 la Naspi, la nuova indennità di disoccupazione, durerà non più 24 mesi ma solo 18. Inoltre, già da quest’anno il sussidio andrà a calare progressivamente del 3% al mese dal quarto mese di fruizione, e non più dal quinto. Il governo si è impegnato a trovare nuove risorse, pari a 300-400 milioni, per evitare l’accorciamento della Naspi tra due anni. Ma finora la promessa rimane sulla carta, in attesa dei fatti.

 

 

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