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Discussione: Accade in Amerika.

  1. #1841
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    Predefinito Re: Accade in Amerika.

    Svelate da Musk le operazioni sporche dell’USAID

    Redazione
    3 Febbraio 2025
    Operazioni Sporche USA
    2 min read


    “Organizzazione criminale gestita da lunatici radicali”: Musk e Trump sull’USAID
    Elon Musk ha attaccato domenica l’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale, definendola un’organizzazione criminale, mentre Donald Trump ha affermato che l’agenzia è “gestita da lunatici radicali” e che sta valutando il suo futuro.
    L’attacco all’agenzia incaricata degli aiuti umanitari all’estero segna un nuovo importante fronte nella mossa di Trump di dare a Musk un potere senza precedenti per sovvertire i dipartimenti governativi e contrastare quella che i due considerano una spesa ufficiale inutile e un eccesso di potere.


    “L’USAID è un’organizzazione criminale”, ha scritto Musk, il miliardario proprietario di Tesla e SpaceX che è diventato il più potente sostenitore del presidente, sulla sua piattaforma X, rispondendo a un video che accusa l’USAID di essere coinvolta in “attività illegali della CIA” e “censura di Internet”.

    In un post successivo, Musk ha raddoppiato la posta e ha chiesto ai suoi 215 milioni di X follower: “Sapevate che l’USAID, usando i VOSTRI soldi delle tasse, ha finanziato la ricerca sulle armi biologiche, tra cui il Covid-19, che ha ucciso milioni di persone?”

    L’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale “è stata gestita da un gruppo di lunatici radicali, e li stiamo cacciando via… e poi prenderemo una decisione (sul suo futuro)”, ha affermato Trump domenica senza fornire ulteriori dettagli.


    Ha sottolineato il suo sostegno a Musk, dicendo ai giornalisti domenica sera che secondo lui il miliardario stava “facendo un buon lavoro”, anche se non erano d’accordo su ogni punto.


    “È un grande tagliatore di costi. A volte non saremo d’accordo o non andremo dove vuole andare… è un tipo intelligente. Molto intelligente. Ed è molto interessato a tagliare il budget del nostro governo federale”, ha detto Trump.

    Inizialmente Trump ha congelato tutte le spese per gli aiuti per tre mesi e, nonostante abbia successivamente concesso delle esenzioni per continuare a fornire cibo e altri aiuti umanitari, gli operatori umanitari affermano che regna l’incertezza e che il futuro dell’organizzazione come agenzia indipendente è tutt’altro che assicurato.
    Nota: L’USAID, un’agenzia indipendente istituita con un atto del Congresso, gestisce un budget di 42,8 miliardi di dollari destinato teoricamente agli aiuti umanitari e all’assistenza allo sviluppo in tutto il mondo.
    In realtà, attraverso l’agenzia USAID, Washington ha finanziato operazioni di sobillazione in vari paesi, gruppi estremisti, rivoluzioni colorate, sostegno a gruppi terroristici, finanziamenti di laboratori di armi biologiche, ecc..
    Musk e i suoi stanno aprendo il vaso di Pandora delle attività occulte degli Stati Uniti.


    Fonti: Hindustan Times + Agenzie

    Traduzione e nota: Luciano Lago



    https://www.controinformazione.info/...che-dellusaid/
    Ultima modifica di Eridano; 03-02-25 alle 18:01

  2. #1842
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    Predefinito Re: Accade in Amerika.

    Trump taglia i fondi alla sovversione global
    Maurizio Blondet 2 Febbraio 2025


    Trump schiaccia l’USAID, l’agenzia americana che sponsorizza i colpi di stato in tutto il mondo!

    – Il suo account X e il suo sito web sono inattivi.
    – I programmi completi sono inattivi.

    Le entità straniere che vivono dei finanziamenti dell’USAID piangono, dopo che il denaro che guida le loro “rivoluzioni” si è fermato!
    L’USAID ha letteralmente creato falsi seminari sulla prevenzione dell’AIDS per rovesciare i governi stranieri

    Icona di Verificata con communityL’USAID ha letteralmente creato falsi seminari sulla prevenzione dell’AIDS per rovesciare i governi stranieri



    Ma Trump che persegue l’USAID conferma di aver trovato l’epicentro degli schemi di riciclaggio di denaro e racket offshore del Deep State.

    Questo lo porterà alla biorete Deep State .

    Le ONG e i media che impazziscono per il taglio del tubo di alimentazione finanziario dell'USAID hanno causato danni enormi alle popolazioni locali. Come
    @KitKlarenberg
    spiega, non solo hanno spinto violenti colpi di stato e sanzioni, ma fanno parte di un'economia neocoloniale parallela in cui qualsiasi critica alla politica estera degli Stati Uniti può causare disoccupazione.
    Il ministro della Difesa nuovo ha ordinato
    Al New York Times, alla NBC, alla NPR e a Politico di evacuare i loro uffici all’interno del Pentagono entro il 14 febbraio.

    (Sì, tutti questi “notiziari” mainstream hanno avuto uffici dedicati nel fottuto edificio, per anni,

    https://www.maurizioblondet.it/trump...rsione-global/
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  3. #1843
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    Predefinito Re: Accade in Amerika.

    . Obama finanzió Al Qaeda con mezzo miliardo di dollari”. La relazione di Tulsi Gabbard, al senato americano
    Maurizio Blondet 4 Febbraio 2025

    relazione di Tulsi Gabbard, al senato americano sotto giuramento, dovrebbe occupare le prime pagine dei quotidiani e dei Tg per un mese.
    Nei libri di storia avere un capitolo per se.
    Un esempio:
    “Il pres. Obama finanzió Al Qaeda con mezzo miliardo di dollari”.
    Esteso.
    Tulsi Gabbard – in procinto di assumersi un ruolo rilevante nel governo Trump con delega ai Servizi – nell’audizione di tre ore il 30 gennaio scorso al cospetto della Commissione Intelligence del Senato.
    Tulsi Gabbard, ex deputata dem nonché veterana della Guardia Nazionale dell’Esercito, “risorsa russa compromessa”, come ebbe a definirla Hilary Clinton. La quale, “omettendo” o “distorcendo” informazioni cruciali, come detto dall’ex direttore della CIA Jhon Brennan, ha scoperchiato il vaso di Pandora. Riporto di seguito la parte conclusiva dell’audizione, le domande cruciali del presidente della Commissione Intelligence del Senato e le rispettive risposte di Tulsi Gabbard.
    PRESIDENTE. Colonnello Gabbard, quando la Russia negava l’uso di armi chimiche da parte di Assad accusava gli Stati Uniti di sostenere i terroristi. Questa è una frase che Putin ha usato spesso durante guerra civile siriana, sostenendo Assad. I funzionari siriani hanno fatto commenti simili. Lo hanno fatto ripetutamente. Lo hanno fatto in pubblico. Lo hanno fatto alle Nazioni Unite nel 2016. Lei ha rilasciato un’intervista in cui ha detto, e questa è una citazione, che «gli Stati Uniti stanno fornendo sostegno diretto e indiretto ai gruppi terroristici al fine di rovesciare il governo siriano». E nel 2019, sul palco del dibattito presidenziale democratico, ha detto del presidente Trump, e questa è una citazione, «questo attuale presidente sta continuando a tradirci, avremmo dovuto dare la caccia ad Al Qaeda, ma da anni ormai, non solo non abbiamo dato la caccia ad Al Qaeda, ma il nostro presidente sta sostenendo Al Qaeda». Quindi mi interessa sapere qual era il suo obiettivo nel dire queste cose e se prima di dirle ha considerato le motivazioni dell’Iran e della Russia, quali potessero essere le loro motivazioni prima di fare queste affermazioni?
    GABBARD. Senatore, come persona che si è arruolata nell’esercito proprio a causa dell’attacco terroristico di Al Qaeda dell’11 settembre e, impegnando me stessa e la mia vita a fare ciò che potevo per sconfiggere questi terroristi, è stato scioccante e un tradimento per me e per tutte le persone che sono state uccise l’11 settembre, le loro famiglie e miei fratelli e sorelle in uniforme. Quando ero membro del Congresso sono venuta a conoscenza dei duplici programmi che il presidente Obama aveva avviato, in realtà per rovesciare il regime siriano e per essere disposto, attraverso il programma Timber Sycamore della Cia, che ora è stato reso pubblico, a collaborare, ad armare ed equipaggiare Al Qaeda nel tentativo di rovesciare quel regime, iniziando un’altra guerra di regime in Medio Oriente. Il programma di addestramento ed equipaggiamento del Dipartimento della Difesa, iniziato sotto il presidente Obama, è già ampiamente noto e studiato e alla fine ha portato all’utilizzo di oltre mezzo miliardo di dollari per addestrare quelli che venivano chiamati “ribelli moderati”, ma che in realtà erano combattenti che lavoravano e si allineavano con l’affiliato di Al Qaeda su terreno in Siria, il tutto per portare avanti il loro cambio di regime. E non riconoscendo ciò che era ovvio all’epoca e ciò che purtroppo si è rivelato vero, ovvero che una guerra di cambio di regime in Siria, proprio come le guerre di cambio di regime in Iraq, il rovesciamento di Gheddafi e Mubarak, sebbene questi siano tutti dittatori, avrebbero probabilmente portato all’ascesa di estremisti islamici come Al Qaeda al potere. Non ho versato lacrime per la caduta del regime di Assad. Ma oggi abbiamo un estremista islamico che è ora al comando della Siria, e che – come ho detto – ha ballato per le strade per celebrare l’attacco dell’11 settembre, che ha governato Idlib con un governatore estremista islamico e che ha già iniziato a perseguitare e uccidere e arrestare le minoranze religiose come i Cristiani in Siria. Non capisco perché questo dovrebbe essere accettabile per qualcuno. Dovrebbe esserlo? Certamente no.
    PRESIDENTE. Apprezzo la sua risposta e la ringrazio. La mia preoccupazione ha a che fare con la tendenza a ripetere informazioni russe e siriane e persino, in alcuni casi credo, entreremo nel merito, iraniane e ciò che proviene dalla nostra comunità di intelligence.
    GABBARD. Il popolo americano ha diritto di sapere quelli che nel nostro governo hanno fornito armi al nostro nemico giurato, Al Qaeda. Non dovrebbe essere accettabile per nessuno.
    PRESIDENTE. Grazie.
    …mentre un documento desecretato dall’amministrazione Trump svela il piano elaborato dalla CIA per invadere Cuba nel 1962: l’operazione “Northwoods”, concepita da alti dirigenti del Ministero della Difesa statunitense allo scopo di suggestionare l’opinione pubblica tramite false flags (falsa bandiera) e sabotaggi, per indurla a sostenere un attacco militare contro il governo cubano.
    Qui il video degli ultimi 4 minuti dell’audizione di Tulsi Gabbard:
    https://visionetv.it/tulsi-gabbard-punta-il-dito-contro-obama-finanziava-e-armava-al-qaeda-in-siria/?fbclid=IwY2xjawIOCbhleHRuA2FlbQIxMAABHRRE1KdRYAa6 1gLdNzsI2Sbs9Ew3oVJeKeFe25_l8kqDbK4u5bNkn-FJZA_aem_tYfLrpkO_f16naU9KPGm4g
    __________________________________________________ ____________
    Ora è ufficiale: il COVID è una creazione statunitense.
    https://youtu.be/teKZgXadFVs?si=QVPlXJ6d4HO3jy

    1f1fa_1f1f8-2773868 BOMBA – IL COVID-19 È STATO CREATO DAGLI STATI UNITI
    Elon Musk accusa l’USAID, Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (United States Agency for International Development), di aver usato i soldi degli americani per creare il Covid-19
    Sapevi che l’USAID, usando i TUOI soldi delle tasse, ha finanziato la ricerca sulle armi biologiche, tra cui il COVID-19, che ha ucciso milioni di persone?
    L’USAID ha inviato miliardi di dollari delle tasse degli americani all’estero alle ONG del Deep State, per finanziare la ricerca sul “guadagno di funzione”, per lo SVILUPPO DI ARMI BIOLOGICHE tra cui il Covid-19 come dimostrato dalla Russia con le prove trovate nei biolab segreti in Ucraina, di cui Fauci faceva parte
    Poco dopo il messaggio di Musk, l’account X dell’USAID, che contava quasi un milione di followers, e il sito internet, sono stato cancellati
    Ci si rende conto della portata di queste dichiarazioni?
    Questa notizia dovrebbe essere sulle prime pagine di tutti i media del mondo e dovrebbe essere la notizia di apertura di tutti i TG, ma siamo certi che poco o nessuno la riporterà…
    Ma la verità piano piano sta venendo a galla… Lenta ma ine

    https://www.maurizioblondet.it/obama...ato-americano/
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  4. #1844
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    Predefinito Re: Accade in Amerika.

    Interpretazioni errate dell’evoluzione degli Stati Uniti (2/2)
    di Thierry Meyssan

    Riprendendo l’analisi delle errate interpretazioni delle azioni dell’amministrazione Trump, esaminiamo le ragioni della chiusura di molte agenzie federali, del progetto di deportazione dei palestinesi e l’approccio alla guerra d’Ucraina.

    Rete Voltaire | Parigi (Francia) | 4 febbraio 2025

    uesto articolo è il seguito di Interpretazioni errate dell’evoluzione degli Stati Uniti (1/2) di Thierry Meyssan, 28 gennaio 2025


    Nel 1838, 4.000/8.000 Cherokee morirono di freddo, fame o sfinimento sul Sentiero delle Lacrime. In applicazione dell’Indian Removal Act, questa tribù lasciò la costa orientale degli Stati Uniti agli europei e accettò di spostarsi a sud del Mississippi. Tuttavia, oggi i Cherokee sono l’unica tribù indiana che non è stata sradicata dagli europei ma è riuscita a tutelare il proprio modo di vivere. Questa deportazione è l’esempio cui s’ispira Trump per trovare una soluzione alla questione israelo-palestinese.
    Il ritorno del sudismo
    Gli Stati Uniti sono stati sia sudisti che federalisti. I sudisti furono sconfitti alla fine della guerra di Secessione, sicché i vincitori imposero il mito di una guerra in cui si scontrarono schiavisti e abolizionisti. In realtà all’inizio della guerra entrambi i campi erano schiavisti e alla fine della guerra erano entrambi abolizionisti. Il motivo reale del conflitto era decidere se i dazi doganali dovessero rientrare nella giurisdizione degli Stati federati o dello Stato federale.


    I jacksoniani, antesignani dei sudisti, propugnavano uno Stato federale minimo. Per questo motivo devolvettero molte competenze agli Stati federati. In questa tradizione si collocava la decisione di Trump durante il primo mandato di trasferire la questione della legalizzazione dell’aborto dallo Stato federale ai singoli Stati federati. Trump sembra non avere un’opinione personale sulla questione. Tuttavia la rivale alle elezioni presidenziali, Kamala Harris, esponente del movimento woke, ha dipinto Trump come un reazionario, commettendo un grave errore. Infatti metà degli Stati federati rispetta il diritto delle donne all’interruzione volontaria della gravidanza. Questa è stata una delle principali ragioni del fallimento di Harris.

    L’annuncio di Trump dell’istituzione del Department of Government Efficiency (Dipartimento per l’efficacia del governo – DOGE), rispecchia la volontà di riformare un’amministrazione federale che, da Washington, interferisce nella vita di cittadini che vivono anche a 2.500 chilometri di distanza. Vero che ne ha affidato la realizzazione a Elon Musk, fautore in campo economico del liberalismo radicale, ma la sua intenzione non è ridimensionare lo Stato federale attraverso un liberalismo di stampo reaganiano. Intende sciogliere migliaia di agenzie governative non perché costose, ma perché le ritiene illegittime.


    Il dibattito tra sudisti e nordisti, tra confederalisti e federalisti, ricorda sotto certi aspetti quello tra girondini e montagnardi durante la Rivoluzione francese. Ma negli Stati Uniti gli Stati federati avevano alle spalle una storia di breve durata, in Francia invece le regioni avevano una storia feudale millenaria: restituire il potere alle province ha sempre suscitato in Parigi il timore di riabilitare il feudalesimo.

    L’espansionismo statunitense
    Gli Stati Uniti, che quando furono istituiti erano formati da 13 Stati federati, oggi ne contano 50, oltre al distretto federale e a sei territori. Dal punto di vista degli Stati Uniti (e anche in questo caso non si tratta della posizione personale di Trump), il Paese ha altre possibilità di estendersi. Dagli anni Trenta aspirano infatti ad assorbire l’intero continente nordamericano, inclusi Canada, Groenlandia, Islanda e Irlanda, nonché Messico, Guatemala, Nicaragua, Costa Rica, Panama e tutti i Caraibi [1].

    In omaggio a questo spirito nazionalista, durante il discorso di investitura Trump ha annunciato che d’ora in poi gli Stati Uniti avrebbero ribattezzato il Golfo del Messico: Golfo d’America; così è stato: poche ore dopo il neopresidente ha emesso il relativo decreto. Infatti, gli abitanti degli Stati Uniti non si ritengano statunitensi, ma «americani»: la denominazione America non si riferisce alla localizzazione geografica, ma al colonizzatore Amerigo Vespucci.


    Il neopresidente non ha annunciato, come anticipato, l’annessione di Canada, Groenlandia e Canale di Panama, bensì la colonizzazione del pianeta Marte.

    Tuttavia, contrariamente a quanto si è letto nei commenti della stampa europea, Trump non ha mai parlato di conquista del continente nordamericano con la forza militare, sebbene abbia menzionato lo sviluppo di basi militari in Groenlandia. Trump è jacksoniano, quindi non vuole conquistare, ma acquistare questi territori. Sembra che stia negoziando con la Danimarca in modo particolarmente aggressivo la cessione della Groenlandia, in cambio dell’impegno a difenderla.

    Si noti che l’amministrazione Trump insiste a minacciare Cuba, nei cui confronti nutre ambizioni coloniali, ma non il Venezuela, che si trova fuori del continente nordamericano. Tuttavia Trump considera entrambi questi Stati «comunisti», quindi da trattare allo stesso modo.
    Tenuto conto dell’affinità ideologica di statunitensi e israeliani, che si ritengono entrambi popoli eletti, Trump affronta la questione israelo-palestinese trattando i palestinesi alla stregua degli indiani che attaccavano le diligenze. Il presidente Andrew Jackson decise di mettere fine alle guerre indiane e di negoziare trattati con le diverse tribù. Pochissimi accordi furono applicati, però con i Cherokee fu un successo. Furono deportati a sud del Mississippi ma, nonostante la sanguinosa vicenda del Sentiero delle Lacrime, i Cherokee furono gli unici indiani a rispettare gli accordi. E oggi sono l’unica tribù sopravvissuta salvaguardando la propria cultura. Gestiscono un impero di casinò. Ma lo stesso metodo applicato ai palestinesi non può funzionare: i Cherokee non si ritengono proprietari della loro Terra-madre, possono rimanere Cherokee ovunque si trovino. I palestinesi invece sono attaccati alla propria terra e ritengono che morirebbero culturalmente se la perdessero.

    Sostituzione della guerra con il commercio
    Ultimo punto importante per i jacksoniani: sostituire la guerra con il commercio. Trump pensa che la maggior parte delle guerre siano massacri inutili, un mezzo per manipolare le masse e raggiungere obiettivi inconfessabili. Siccome spesso si tratta solo di questioni di denaro, è quindi possibile sostituire le guerre con il commercio.


    Questa dottrina funziona molto bene nella maggior parte dei casi, ma alcune guerre hanno motivazioni complesse, indipendenti da obiettivi commerciali. In tali casi, e solo in questi, il jacksonismo non può funzionare.

    Per esempio nella guerra in Ucraina. Se si parte dal presupposto che lo scopo della Russia è annettere la vicina Ucraina, si può negoziare per soddisfare l’appetito di Mosca lasciando intatta l’integrità territoriale del Paese. Ma se si ammette che l’intenzione di Mosca è portare a termine la “Grande guerra patriottica” (la seconda guerra mondiale) vincendo i nazisti e i nazionalisti integralisti (i banderisti), nessun negoziato potrà fermarla.

    È il tallone di Achille dell’amministrazione Trump: a differenza di quanto sostengono gli uomini politici occidentali, la guerra in Ucraina non ha motivazione economica. Mosca vuole davvero denazificare l’Ucraina. Su questo punto gli Stati Uniti dovranno piegarsi o scontrarsi duramente con la Russia.

    Se cedessero si porrebbe un secondo problema: la Russia è un territorio immenso di cui è impossibile assicurare la difesa dei confini (oltre 20 mila chilometri). Per questa ragione Mosca pretende che i vicini bellicosi siano neutrali. Da qui ha origine il malinteso sulla Nato: con la Dichiarazione di Istanbul del 2003, la Russia riconosce il diritto di ogni Paese di aderire a una coalizione militare, ma non accetta che questa adesione sia un modo surrettizio per dispiegare armi sul territorio di Paesi terzi [ai confini con la Russia]. Ebbene, durante la presidenza di Boris Eltsin, gli Stati Uniti, nonostante gli innumerevoli avvertimenti, continuarono il loro forcing per includere gli Stati post-sovietici nella Nato: tutti tranne la Russia, che tuttavia lo chiedeva.

    I jacksoniani non hanno motivo di continuare ad allargare la Nato, ma rinunciarvi implicherebbe l’abbandono della politica espansionista dei partiti Repubblicano e Democratico per concentrarsi sulla loro propria politica espansionistica: l’espansione del continente nordamericano, appunto.

    Per Trump gli Stati Uniti non intendono certamente immischiarsi nel conflitto ucraino. Si propone di far tacere le armi cessando di sovvenzionare il regime corrotto di Kiev. Anche in questo caso l’Unione europea interpreta il ritiro statunitense come un invito a prendere il testimone. È un errore. L’Ue esiste solo perché lo vuole Washington: intervenendo in Ucraina senza che gli Stati Uniti glielo chiedano, l’Unione europea accelererà la propria dissoluzione.

    Quanto alla guerra commerciale i non-statunitensi hanno subito uno shock per come Trump intende i dazi: credono che siano un modo per proteggere alcuni settori economici, i jacksoniani li ritengono invece un’arma politica.

    Per esempio Trump in poche ore ha innalzato i dazi dei prodotti importati dalla Colombia del 25%, minacciando di alzarli la settimana successiva al 50% se Bogotà avesse insistito a opporsi al rimpatrio dei propri migranti. I dazi sono stati revocati quando Bogotà ha rimpatriato gli immigrati colombiani illegali.

    Trump replica la manovra con il Canada e il Messico (15%) e con la Cina (10%). Anche in questi casi la motivazione non è economica, ma politica. Trump ritiene che la Cina fornisca precursori chimici ai cartelli della droga e che il Messico e il Canada permettano l’ingresso di queste droghe negli Stati Uniti.

    Per quanto riguarda l’Europa il problema è diverso: Trump vuole riequilibrare la bilancia commerciale. La sua amministrazione potrà introdurre dazi doganali del 10%, ma soltanto su alcuni prodotti. Si tratta di un trattamento convenzionale di questi dazi, anche se non si capisce come si accordi con gli impegni presi aderendo all’Organizzazione mondiale del Commercio (OMC).

    Thierry Meyssan
    Traduzione
    Rachele Marmetti

    https://www.voltairenet.org/article221769.html
    Da riportare.

  5. #1845
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    Predefinito Re: Accade in Amerika.

    Trump si è procurato una guerra civile?
    Maurizio Blondet 5 Febbraio 2025

    Il senatore dem “Chuk” Schumer ,al Senato da una vita e da una vita caporione della cosca dem e della lobby j, urla : Elon ci sta “portando via i nostri dollari” e “ci sta portando via tutto ciò che abbiamo”.
    Evidentemente USAID era Cosa Loro..
    I Democratici sono fuori di sé perché Elon e Trump hanno tagliato fuori lo Stato Profondo dalla loro fonte di energia, i dollari delle tasse. Il loro panico conferma tutto. Sanno di essere braccati.


    Schumer j

    La deputata democratica LaMonica McIver (D-NJ), incita APERTAMENTE all’insurrezione. urla “Chiudi la città! Siamo in guerra!”, e fa eco ai suoi colleghi democratici che incoraggiano l’opinione pubblica a “contrattaccare”.
    Una guerra civile americana sarebbe il second best….perchè impedirebbe a Trump di far contento Bibi con la pulizia etnica di Gaza

    Con Bibi infatti Donald è tornato promotore immobiliare dilungandisi in elogi sulla pulizia etnica

    Trump ha detto che vuole rimuovere tutti i palestinesi da Gaza e mandarli in Egitto, Giordania o altri paesi. Ha spiegato che gli Stati Uniti assumeranno il controllo della Striscia di Gaza, “raderanno al suolo” l’enclave palestinese, la ricostruiranno e la trasformeranno nella “Riviera del Medio Oriente”. “Potrebbe essere magnifico”, ha aggiunto. ▪️Nazinyahu ha elogiato la capacità di Trump di “pensare fuori dagli schemi” e ha definito il presidente degli Stati Uniti “il più grande amico che Israele abbia mai avuto alla Casa Bianca”.

    Ora, se mi scusate, sto per vomitare la mia colazione.

    Andiamo avanti. Non c’è niente da vedere. Sono solo Israele e gli USA che stanno portando avanti lavori di demolizione per la nuova “Riviera del Medio Oriente”.

    Laura Ruggeri (Originale in inglese (https://t.me/LauraRuHK/9680))

    NETANYAHU IN USA: SUCCESSO AL DI LÀ D’OGNI ASPETTATIVA

    ⭕️Una fonte che vuole restare anonima dell’entourage del Primo Ministro Israeliano:

    “Stiamo concludendo una visita di grande successo che ha superato tutte le nostre aspettative e i nostri sogni.
    È stata una visita storica e, soprattutto, la più amichevole mai avvenuta tra un presidente americano e un primo ministro israeliano.

    Si è trattato di una visita storica nel pieno senso della parola, con implicazioni molto importanti per il futuro dello Stato di Israele.

    Trump ha trovato soluzioni ingegnose ai problemi che affliggono lo Stato di Israele fin dalla sua esistenza (…) in una guerra che sta cambiando il volto del Medio Oriente.

    L’Arabia Saudita ha già detto no a Trump: “Ribadiamo il fermo sostegno allo Stato Palestinese”
    Trasferire i profughi palestinesi? Non se ne parla. La risposta ufficiale del Ministero degli Esteri saudita allo spostamento di due milioni di persone dalla Striscia di Gaza
    I palestinesi “vogliono lasciare” Gaza, gli Stati Uniti potrebbero “prenderne il controllo”, proclama Trump insieme a Netanyahu
    di Tyler Durden
    Mercoledì, 05 febbr
    Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu era tutto sorridente mentre visitava la Casa Bianca e incontrava il presidente Trump nello Studio Ovale martedì pomeriggio, soprattutto considerando che Trump ha detto molte cose in termini di futuro di Gaza che il leader israeliano accoglierebbe con favore.

    Trump, in uno scambio con i giornalisti mentre era seduto accanto a “Bibi”, ha continuato a insistere sull’idea che i palestinesi dovrebbero essere trasferiti fuori da Gaza. “Non c’è quasi un edificio in piedi, e quelli che ci sono stanno per crollare. Non si può vivere a Gaza in questo momento. E penso che abbiamo bisogno di un’altra sede”, ha detto Trump, facendo eco ai commenti precedenti.

    Trump ha alimentato ulteriori polemiche affermando che i palestinesi “vorrebbero lasciare” Gaza – commenti che sono già stati condannati da molti esperti come equivalenti a una campagna di pulizia etnica. Anche i leader arabi hanno fatto saltare qualsiasi piano che vedrebbe un esodo di massa o la deportazione dei palestinesi nei paesi vicini.


    Via AFP
    “Chi vorrebbe tornare indietro?” Trump ha postato durante l’incontro con Netanyahu. In effetti il luogo è stato raso al suolo, ma da quando il cessate il fuoco è stato mantenuto, ci sono state prove di un ritorno di massa di decine di migliaia di palestinesi alle loro comunità in gran parte distrutte nel nord della Striscia di Gaza.

    “Spero che potremmo fare qualcosa di veramente carino dove loro non vorrebbero tornare”, ha ragionato Trump, nonostante l’attuale tregua tra Israele e Hamas richieda una futura ricostruzione della Striscia.

    “Non deve essere un’area, ma si prendono alcune aree e si costruiscono abitazioni di ottima qualità, come una bella città, come un posto dove possono vivere e non morire”, ha detto Trump.

    “Gli Stati Uniti prenderanno il controllo della Striscia di Gaza, e anche noi faremo un lavoro con loro”, ha detto Trump. “Saremo i nostri proprietari e responsabili dello smantellamento di tutte le pericolose bombe inesplose e di altre armi presenti sul sito, del livellamento del sito e dell’eliminazione degli edifici distrutti. Creare uno sviluppo economico che fornisca un numero illimitato di posti di lavoro e alloggi per la gente della zona. Fai un vero lavoro. Fai qualcosa di diverso”.

    “Non posso tornare indietro”, ha continuato. “Se torni indietro, finirà come è andata per cento anni.” —CBS

    I due leader hanno anche discusso dello stato del cessate il fuoco a Gaza e della questione dello sradicamento di Hamas. “Sostengo la rimozione di tutti gli ostaggi e il raggiungimento di tutti i nostri obiettivi di guerra”, ha detto Netanyahu.

    “Ciò include la distruzione delle capacità militari e di governo di Hamas e l’assicurarsi che Gaza non rappresenti mai una minaccia per Israele”, ha aggiunto, in ampio accordo con Trump – anche se non è chiaro quali dettagli i due vedano d’accordo in termini di prossimi passi pratici. Secondo più:

    Rivolgendosi a Netanyahu che era seduto accanto a lui, Trump ha detto: “E vuole anche la pace”.

    “Abbiamo a che fare con un gruppo molto complesso di persone, situazioni e persone, ma abbiamo l’uomo giusto”, ha aggiunto Trump.

    “Abbiamo il giusto leader di Israele. Ha fatto un ottimo lavoro e siamo amici da molto tempo”.


    Per quanto riguarda una sorta di piano di reinsediamento di massa dei rifugiati, la realtà è che le passate ondate storiche di rifugiati palestinesi e gruppi armati che hanno inondato i paesi arabi vicini sono letteralmente sfociate in guerre e scontri di strada, che soprattutto il Libano può attestare. Anche la Giordania ha visto il suo paese destabilizzato a volte, come il Settembre Nero è un esempio lampante.

    C’è anche la logistica: con i palestinesi che ora tornano di corsa alle loro comunità in gran parte distrutte nel nord di Gaza, stanno dicendo al mondo in modo provocatorio che non hanno intenzione di lasciare la loro patria. Il cessate il fuoco a Gaza probabilmente crollerebbe se i palestinesi venissero improvvisamente spinti in grandi ondate in Egitto e Giordania.

    Nel frattempo un po’ di controllo dei danni…


    La Giordania ospita già diversi milioni di palestinesi, sulla base delle grandi ondate di rifugiati del passato e del risultato degli sfollamenti di massa dovuti a varie guerre arabo-israeliane.

    Se la Giordania seguisse il piano di Trump, ci sarebbe la probabilità di una sorta di rivolta armata palestinese all’interno della stessa Giordania.


    Un piano del genere sarebbe quasi impossibile da eseguire o almeno sarebbe profondamente complicato fin dall’inizio. E in ultima analisi, può essere vista come la definizione da manuale di pulizia etnica di un territorio.

    67,005

    https://www.maurizioblondet.it/trump...guerra-civile/
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  6. #1846
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    Predefinito Re: Accade in Amerika.

    Ecco come Soros è diventato ricco
    Maurizio Blondet 8 Febbraio 2025


    Secondo la leggenda narrativa, l’ha fatto con geniali speculazioni vincenti sui mercati finanziari e monetari sulla lira (ancorché con un aiutino da Ciampi). Nella realtà, l’abreo ha ricevuto 260 milioni di dollari dall’USAID . Epitome del privato reso milionario dalle iniezioni titaniche di denaro pubblico, pagato dai contribuenti con le tasse. C’è metodo più radicalmente abraco di questo? L’immenso debito pubblico USA è stato incamerato da “loro” e usato per i loro scopi.

    https://x.com/itsmeback_/status/1887793939450564722

    Citazione da https://justthenews.com/accountability/political-ethics/it-was-shuttered-usaid-routed-funds-soros-causes-terrorists-and?s=09



    Per anni l'USAID ha anche incanalato denaro verso diversi gruppi no-profit che hanno ricevuto anche un sostanziale sostegno
    da parte dell’impero di George Soros. Alcuni di essi erano stati precedentemente esaminati durante l’amministrazione Obama
    per la “promozione della democrazia” e gli sforzi di riforma giudiziaria nei paesi europei che, secondo i critici,
    promuovevano la politica di sinistra.

    Ad esempio, i registri di spesa del governo statunitense mostrano che l’East-West Management Institute,
    che è in parte sostenuto dalla Open Society Foundations di Soros, ha ricevuto più di 260 milioni di dollari
    nel corso degli anni in sovvenzioni dall’USAID per, tra le altre cose, promuovere lo stato di diritto in Georgia,
    rafforzare la società civile in Uganda e far avanzare i negoziati di adesione della Serbia all’Unione Europea.
    Ora viene rivelato che c’è Soros dietro il trappolone della Corte Aja..- E al Trappolone israeliano partecipa il giornale pagato da Debenedetti



    https://www.laverita.info/soros-dietro-ricorso-anti-italia-2671116569.html




    E il figlio di Soros affascina Ursula von den Pfizer. Architettano i trappoloni anti-Italia insieme?

    “DENTRO LA RIVOLUZIONE CHE STA RICREANDO IL POTERE AMERICANO“ – Una visione dal di dentro di ciò che sta avvenendo negli Stati Uniti, specie riguardo agli innominabili segreti di USAID….

    https://eko.substack.com/p/override?utm_campaign=post&utm_medium=web

    DENTRO LA RIVOLUZIONE CHE STA RICREANDO IL POTERE AMERICANO

    EKO

    05 FEB 2025

    L’OROLOGIO SEGNAVA LE 2 DEL MATTINO DEL 21 GENNAIO 2025.

    Nel seminterrato del Tesoro, le luci fluorescenti ronzavano sopra quattro giovani codificatori. I loro schermi proiettavano luce blu sulle scrivanie del governo, illuminando le lattine di bibite energetiche e i distintivi delle agenzie. Mentre i loro algoritmi scrutavano decenni di dati sui pagamenti, un numero continuava a crescere: 17 miliardi di dollari in programmi ridondanti. E si sta contando.

    “Ci siamo”, ha comunicato Akash Bobba al team. “Tutti”.

    Il codice di Edward Coristine aveva già mappato tre sottosistemi. Gli algoritmi di Luke Farritor stavano tracciando i flussi di pagamento tra le agenzie. L’analisi di Ethan Shaotran aveva rivelato schemi che i funzionari di carriera non sapevano nemmeno che esistessero. All’alba, avrebbero capito più cose sulle operazioni del Tesoro di chi vi lavorava da decenni.

    Non si trattava di un hack. Non si trattava di una violazione. Si trattava di un’interruzione autorizzata.

    Mentre i burocrati di carriera preparavano pacchetti di orientamento e promemoria di benvenuto, il team del DOGE era già in profondità nei sistemi di pagamento. Nessun comitato. Nessuna approvazione. Nessuna burocrazia. Solo quattro codificatori con un accesso senza precedenti e algoritmi pronti a funzionare.

    “La cosa bella dei sistemi di pagamento”, ha osservato un funzionario della transizione guardando i loro schermi, “è che non mentono. Si può fare politica tutto il giorno, ma i soldi lasciano una traccia”.

    Questa traccia ha portato a scoperte sconcertanti. I programmi contrassegnati come indipendenti hanno rivelato flussi di finanziamento coordinati. Le sovvenzioni etichettate come aiuti umanitari hanno mostrato curiose deviazioni attraverso reti complesse. I bilanci neri, un tempo avvolti nella segretezza, hanno iniziato a svelarsi sotto l’esame degli algoritmi.

    Alle 6 del mattino, i funzionari di carriera del Tesoro cominciarono ad arrivare al lavoro. Hanno trovato sistemi che credevano impenetrabili già mappati. Reti che credevano nascoste già esposte. Strutture di potere costruite per decenni rivelate in poche ore.

    Le loro difese tradizionali – rallentare le decisioni, far trapelare storie dannose, ostruire le richieste – si rivelarono inutili contro un avversario che si muoveva più velocemente di quanto i loro sistemi potessero reagire. Quando hanno redatto la prima nota di obiezione a questa violazione, altri tre sistemi erano già stati mappati.

    “Tirate questo filo”, aveva avvertito un alto funzionario, osservando gli schemi che emergevano sugli schermi del DOGE, “e l’intera maglia si disfa”.

    Non aveva torto. Ma aveva frainteso qualcosa di fondamentale: Era proprio questo il punto.

    Non si trattava di un’altra transizione. Non si trattava di un altro sforzo di riforma. Era l’inizio di qualcosa senza precedenti: una rivoluzione alimentata dalla preparazione, dalla volontà presidenziale e dalla precisione tecnologica.

    La tempesta era arrivata. E il Tesoro era solo l’inizio.

    IL FONDAMENTO

    “Il personale è la politica”.

    Per decenni questo principio, articolato dallo stratega conservatore Troup Hemenway, è rimasto più teoria che pratica. Le amministrazioni precedenti hanno impiegato mesi, o addirittura anni, per cercare di assumere personale per le posizioni chiave. Nel primo mandato di Trump sono stati confermati appena 100 incaricati politici entro febbraio 2017.

    Ogni ritardo significava un’altra vittoria per la burocrazia permanente.

    Ma questa volta è stato diverso.

    Maurizio Blondet, [08/02/2025 08:02]
    Mentre i media si concentravano sui comizi della campagna elettorale e sul teatro politico, si stava formando un esercito silenzioso. Negli uffici di Washington, strateghi veterani hanno mappato i punti di pressione dello Stato amministrativo. I think tank hanno sviluppato piani d’azione per ogni agenzia. Gli istituti di politica hanno formato squadre di intervento rapido. Ex incaricati hanno condiviso le informazioni sul campo di battaglia dei fallimenti delle precedenti amministrazioni.

    Il giorno dell’inaugurazione, più di 1.000 persone pre-selezionate erano pronte, ognuna armata di obiettivi chiari, autorità legali mappate e linee dirette con le reti di supporto. Non si trattava solo di personale, ma di un piano di battaglia elaborato da decenni.

    “Questa è la nuova normalità”, ha dichiarato il vicepresidente JD Vance dal suo ufficio nell’Ala Ovest, studiando i flussi di dati in tempo reale nei sistemi dell’agenzia. “Sta vivendo il momento più bello della sua vita”, ha aggiunto, riferendosi all’implacabile impulso del Presidente. “Abbiamo fatto più cose in due settimane che altri in anni”.

    Il segreto non era solo la velocità, ma anche la precisione. Invece di aspettare le conferme del Senato, il team di transizione ha dato priorità alle posizioni non confermate dal Senato. Mentre i Democratici si preparavano alle tradizionali battaglie per la conferma dei posti di gabinetto, un esercito di personale allineato si stava già muovendo al suo posto. Sono state identificate le posizioni strategiche. Sono state mappate le autorità legali. Sono state create reti di supporto.

    “Non abbiamo molto tempo”, ricordava quotidianamente il Presidente alla sua squadra. “Quattro anni sono molti nella vita politica, ma non sono molti nella vita reale”.

    Questa urgenza ha spinto all’innovazione. Quando i giovani codificatori del DOGE hanno violato i sistemi di pagamento del Tesoro, i team legali preposti hanno neutralizzato la resistenza in poche ore. Quando i funzionari di carriera hanno cercato di revocare l’accesso al sistema, hanno scoperto che l’autorità del DOGE proveniva da livelli che non potevano contestare. Quando sono emerse delle fughe di notizie, le unità di risposta rapida hanno fornito contro-narrazioni ai media alternativi quasi istantaneamente.



    “Quando si guarda alle persone che circondano il presidente”, ha osservato Vance, “stiamo cercando di rendergli più facile fare ciò che vuole fare nel governo. Quando l’intera squadra funziona a pieno regime, si possono ottenere molti risultati”.

    La burocrazia permanente non se lo aspettava. Erano preparati alla resistenza. Erano pronti alle proteste. Avevano piani per le fughe di notizie e le sfide legali. Ma non avevano alcuna difesa contro un avversario che aveva passato anni a prepararsi per questo momento.

    Non si trattava solo di occupare posti, ma di costruire una macchina destinata a trasformare la governance americana. Ogni posizione era importante. Ogni nomina aveva un peso. E dietro a tutto questo c’era un presidente che non contava gli anni o i mesi, ma le settimane e i giorni, guidando la sua squadra con un’energia implacabile.

    Le fondamenta erano state gettate. E la rivoluzione era appena iniziata.

    LA SPERANZA

    L’USAID fu il prossimo a cadere. Questa volta niente incursioni di mezzanotte. Nessun algoritmo segreto. Solo un semplice promemoria su carta intestata dell’agenzia: “In virtù dell’autorità esecutiva…”.

    I funzionari di carriera furono presi dal panico, e per una buona ragione. Creata con un ordine esecutivo nel 1961, l’USAID poteva essere sciolta con una sola firma presidenziale. Non era necessaria l’approvazione del Congresso. Nessuna possibilità di ricorso in tribunale. Un solo tratto di penna e sei decenni di reti finanziarie accuratamente costruite sarebbero finite alla luce del sole.

    “Se si tira questo filo”, ha avvertito un alto funzionario, osservando gli algoritmi del DOGE scorrere i database dell’USAID, “molti maglioni inizieranno a disfarsi”.

    Maurizio Blondet, [08/02/2025 08:02]
    La resistenza è stata immediata e significativa. Funzionari di carriera che avevano a malapena battuto ciglio di fronte all’esposizione del Tesoro, ora lavoravano durante i fine settimana per bloccare l’accesso del DOGE. I senatori democratici che avevano ignorato altre mosse hanno improvvisamente richiesto udienze d’emergenza. Ex funzionari dell’USAID hanno inondato i media di avvertimenti sulla “perdita di conoscenze istituzionali” e sulla “catastrofe diplomatica”.

    Ma le loro difese tradizionali si sono sgretolate di fronte al nuovo libro di giochi del DOGE. Mentre i burocrati redigevano promemoria sulle “procedure corrette”, i giovani codificatori stavano già mappando i flussi di pagamento. Mentre i senatori fissavano le udienze, il personale preposto implementava i nuovi protocolli di trasparenza. Mentre gli alleati dei media preparavano articoli di denuncia, gli algoritmi del DOGE mettevano in luce decenni di transazioni discutibili.

    La scala è stata mozzafiato:

    Iniziative sul clima dell’EPA? Non solo mappate: sono stati trovati programmi non autorizzati in 47 Stati. Il labirinto DEI dell’istruzione? Non solo esposto: ha rivelato il coordinamento di 1.200 programmi. I bilanci neri della comunità dell’intelligence? Non solo tracciati: hanno portato alla luce schemi nascosti per 30 anni.

    “Lo Stato amministrativo si basa su due cose”, ha spiegato un consulente senior, osservando i modelli che emergono dagli schermi del DOGE. “Il controllo delle informazioni e i flussi di denaro”. I suoi occhi seguivano le nuove connessioni che si formavano in tempo reale. “Non stiamo solo smascherando le loro reti, stiamo riscrivendo il loro DNA”.

    Le crepe cominciarono a manifestarsi in luoghi inaspettati. Un direttore dell’EPA in carriera, con le lacrime agli occhi: “Tutto quello che abbiamo costruito…”. Un veterano di USAID, con le mani tremanti: “Sono dentro tutto…”. Un veterano del Tesoro, che chiude il suo ufficio: “Si muovono più velocemente di quanto possiamo pensare”.

    In tutta Washington, i funzionari che avevano superato ogni riforma dai tempi di Reagan hanno iniziato ad aggiornare silenziosamente i profili LinkedIn. Un vicedirettore: “Aperto alle opportunità”. Un capo agenzia: “Esplorare nuove sfide”. Un capo ufficio: “È ora di cambiare”.

    Gli algoritmi del DOGE non erano semplici programmi, ma strumenti di archeologia che scavavano decenni di reti sepolte. Ogni punto di dati si collegava a un altro. Ogni scoperta rivelava nuovi obiettivi. Ogni schema esponeva sistemi più ampi.

    “È bellissimo”, sussurrava uno dei codificatori, guardando le connessioni formarsi sullo schermo. “È come guardare la mappa di una galassia”.

    Per la burocrazia permanente non si trattava di un semplice cambiamento. Era un evento di livello estintivo. Il loro potere derivava dal controllo di chi veniva pagato, quando veniva pagato e per cosa veniva pagato. Ora quei controlli stavano evaporando come l’alba che brucia le tenebre.

    Lo schema era devastante nella sua semplicità:

    mappare i flussi di denaro
    Dispiegare personale allineato
    Esporre le reti
    Ristrutturare i sistemi
    Quando i burocrati elaborarono le obiezioni a una violazione, ne erano già avvenute altre tre.

    La rivoluzione non si stava solo diffondendo. Stava accelerando.

    L’IMPATTO

    Il primo bulldozer arrivò a Springfield, Ohio, alle 6 del mattino di un martedì. Entro mezzogiorno, tre isolati di buche famigerate erano stati riempiti. Le troupe dei telegiornali locali arrivarono e trovarono non solo squadre di costruttori, ma anche analisti di dati con computer portatili, che tracciavano ogni dollaro speso rispetto ai progressi in tempo reale.

    Non si trattava di una semplice riparazione stradale. Si trattava di una rivoluzione in atto.

    Una donna ha afferrato il braccio dell’analista, con le lacrime agli occhi. “Dodici anni”, ha sussurrato. “Sono dodici anni che chiamo per queste buche”. L’analista girò il suo computer portatile, mostrando i flussi di dati in tempo reale. “Guardate”, disse. “I soldi delle vostre tasse. Funzionano davvero”.

    Maurizio Blondet, [08/02/2025 08:02]
    Lei fissò lo schermo. “Mio Dio”, sussurrò. “Sta succedendo davvero”.

    In tutta l’America, i fondi, un tempo persi nei labirinti amministrativi, sono stati improvvisamente destinati a problemi reali che necessitavano di soluzioni. Nelle zone rurali del Tennessee, i progetti di espansione della banda larga, a lungo rimasti insabbiati nelle lungaggini burocratiche, sono stati avviati da un giorno all’altro. In Michigan, gli impianti di trattamento delle acque hanno ricevuto aggiornamenti che i burocrati avevano studiato per decenni ma non avevano mai approvato.

    La trasformazione è stata misurabile. In sole due settimane:

    decine di migliaia di programmi ridondanti identificati
    Miliardi di sprechi scoperti
    centinaia di iniziative non autorizzate bloccate
    Innumerevoli progetti locali sbloccati
    Ma la vera misura? L’aumento della fiducia nel governo per la prima volta in 50 anni.

    La rivoluzione si è diffusa con precisione chirurgica:

    Il monitoraggio in tempo reale ha sostituito i rapporti trimestrali
    La supervisione algoritmica ha sostituito i comitati di revisione
    Le soluzioni locali hanno sostituito i mandati federali
    I risultati hanno sostituito i processi
    “In due settimane ha fatto più di quanto Biden abbia fatto in quattro anni e Obama in otto”, ha osservato Vance dal suo ufficio nell’Ala Ovest. “Ma non si tratta solo di velocità. Non si tratta solo di tecnologia. Non si tratta solo di personale. Sono tutte e tre le cose, perfettamente allineate”.

    Per gli americani comuni, l’impatto è stato innegabile. Strade riparate. Scuole rivitalizzate. L’acqua è stata purificata. Ma soprattutto, si stava ripristinando un’altra cosa: la fiducia.

    Per la prima volta da generazioni, la gente vedeva il proprio governo non come un ostacolo ma come uno strumento per un cambiamento positivo.

    La burocrazia permanente aveva operato a lungo su un semplice presupposto: i presidenti vanno e vengono, ma restano. Questo presupposto è andato in frantumi, sostituito da una nuova realtà: quando la preparazione incontra la determinazione presidenziale, nulla è permanente.

    “Pensavano che avremmo rallentato”, ha detto Vance, studiando i flussi di dati in tempo reale tra le agenzie. “Pensavano che ci saremmo impantanati nei processi. Pensavano che avremmo giocato secondo le loro regole”.

    Ha sorriso. “Invece abbiamo appena iniziato”.

    LA NUOVA AURORA

    Il sole sorge presto a Washington. Questa mattina, i suoi primi raggi hanno catturato le colonne classiche dell’edificio del Tesoro, proiettando lunghe ombre su strade ancora tranquille. Ma all’interno, sotto il marmo e il granito, gli schermi brillavano ancora di blu. Gli algoritmi di DOGE non dormono mai.

    “Lo Stato amministrativo è stato costruito nel corso di decenni”, ha spiegato un consulente senior, osservando i nuovi schemi che emergevano dai display. “Costruito per resistere al cambiamento. Costruito per sopravvivere ai presidenti. Costruito per preservare il potere”.

    Fece una pausa, seguendo un flusso di dati particolarmente interessante. “Ma non hanno mai immaginato questo. Hanno costruito muri contro gli attacchi politici. Difese contro l’esposizione dei media. Scudi contro la supervisione del Congresso”.

    “Non si sono mai preparati ad algoritmi in grado di mappare tutto. Per il personale pre-posizionato ovunque. Per un presidente che conta ogni settimana come se fosse l’ultima”.

    I numeri raccontano la storia: Al Tesoro – reti mappate, sprechi esposti, sistemi ricablati All’USAID – decenni di flussi nascosti rivelati, strutture di potere smantellate Tra le agenzie – ridondanze eliminate, autorità riallineate, missioni riorientate

    Ma i numeri non sono tutto.

    Immaginate i cambiamenti che stanno arrivando in una comunità vicina a voi:

    A Springfield, in Ohio, le buche che hanno afflitto i residenti per dodici anni sono scomparse da un giorno all’altro. Nel Tennessee rurale, i bambini possono finalmente connettersi a Internet ad alta velocità promesso ai loro genitori decenni fa.

    Maurizio Blondet, [08/02/2025 08:02]
    In Michigan, la gente beve davvero acqua pulita mentre i promemoria dei burocrati sullo “studio del problema” prendono polvere.

    Questa non è solo una riforma. Non è solo un cambiamento. Questa è la governance americana reimmaginata.

    “Il ritmo sarà lo stesso”, ha dichiarato questa settimana il Vicepresidente Vance. “Sono solo le priorità che cambieranno”.

    La burocrazia permanente ha costruito il suo Stato amministrativo per decenni, mattone dopo mattone. Pensavano che sarebbe durato per sempre. Pensavano che fosse troppo grande per essere tracciato, troppo complesso da capire, troppo radicato per essere cambiato.

    Si sbagliavano.

    Quattro giovani coder con un computer portatile lo hanno dimostrato. Un migliaio di personale preposizionato lo ha dimostrato. Un presidente che conta le settimane lo dimostra.

    Il sole continua a sorgere su Washington. Le colonne classiche proiettano ancora le loro ombre. Ma all’interno di quegli edifici, tutto è cambiato. Lo Stato amministrativo ha finalmente trovato la sua strada: preparazione, volontà presidenziale e precisione tecnologica.

    Non è la fine della storia. È solo l’inizio.

    La rivoluzione non sta solo continuando. Sta diventando la nuova normalità.

    E chi pensava che il D E E P S T A T E avrebbe governato per sempre?

    Stanno per imparare cosa succede quando le menti strategiche intelligenti incontrano la determinazione. Quando la preparazione incontra l’opportunità. Quando una nuova generazione decide che è ora di cambiare.

    La tempesta non si sta solo preparando. È qui per restare.

    Il sole continua a sorgere su Washington. Ma ora, per la prima volta dopo generazioni, illumina qualcosa di nuovo:

    Un governo che funziona.

    Una burocrazia che serve.

    Un sistema che funziona.

    La rivoluzione non è appena iniziata.

    È già vinta.

    ———————————————-

    OVERRIDE
    INSIDE THE REVOLUTION REWIRING AMERICAN POWER
    EKO
    FEB 05, 2025







    THE CLOCK STRUCK 2 AM ON JAN 21, 2025.

    In Treasury’s basement, fluorescent lights hummed above four young coders. Their screens cast blue light across government-issue desks, illuminating energy drink cans and agency badges. As their algorithms crawled through decades of payment data, one number kept growing: $17 billion in redundant programs. And counting.
    “We’re in,” Akash Bobba messaged the team. “All of it.”
    Edward Coristine’s code had already mapped three subsystems. Luke Farritor’s algorithms were tracing payment flows across agencies. Ethan Shaotran’s analysis revealed patterns that career officials didn’t even know existed. By dawn, they would understand more about Treasury’s operations than people who had worked there for decades.
    This wasn’t a hack. This wasn’t a breach. This was authorized disruption.

    While career bureaucrats prepared orientation packets and welcome memos, DOGE’s team was already deep inside the payment systems. No committees. No approvals. No red tape. Just four coders with unprecedented access and algorithms ready to run.
    “The beautiful thing about payment systems,” noted a transition official watching their screens, “is that they don’t lie. You can spin policy all day long, but money leaves a trail.”
    That trail led to staggering discoveries. Programs marked as independent revealed coordinated funding streams. Grants labeled as humanitarian aid showed curious detours through complex networks. Black budgets once shrouded in secrecy began to unravel under algorithmic scrutiny.

    https://www.maurizioblondet.it/ecco-...ventato-ricco/
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  7. #1847
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  8. #1848
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    Predefinito Re: Accade in Amerika.

    Trump congela i fondi del NED/ Le accuse: usava soldi USA per destabilizzare tutto il mondo
    Il National Endowment for Democracy (NED) nel mirino di Trump: congelati i finanziamenti a suo favore. L'ONG sarebbe un'estensione della CIA.
    Sabrina Maestri Pubblicato 13 Febbraio 2025

    L’amministrazione Trump, da quando si è insediata, è già entrata a gamba tesa. Ne è un esempio il congelamento di tutti i fondi del National Endowment for Democracy (NED). La fondazione avrebbe usato negli anni il denaro americano per destabilizzare le varie potenze mondiali, orchestrando cambi di regime.

    Come riporta The Free Press la questione è stata sollevata da Elon Musk tramite un post sul social X, definendo a chiare lettere il NED una truffa. E così il Dipartimento per l’efficienza del governo (DOGE), di cui il miliardario è co-presidente, nel bloccare l’erogazione di finanziamenti alla fondazione, ne ha paralizzato completamente l’organizzazione. Come è facile intuire dietro questa decisione non ci sarebbero motivazioni economiche ma politiche. Le mosse dell’ONG, istituita dal governo degli Stati Uniti nel 1983, sembrerebbero essersi incentrate nel tempo nel far scoppiare guerre in tutto il mondo per propri scopi.


    SMANTELLAMENTO DEL NED: DALLE ORIGINI AD OGGI COME HA OPERATO LA FONDAZIONE?
    Il National Endowment for Democracy era stato fondato agli inizi degli anni ’80 sotto la presidenza di Reagan ed ebbe come scopo primario quello di promuovere i valori della democrazia ‘tout court’ nell’Europa orientale, all’epoca sotto la dittatura sovietica. Il NED sostanzialmente rappresentava uno strumento di influenza degli Stati Uniti, intervenendo in paesi politicamente ostili per promuovere il cambio di regime. Lo scopo originario era quindi benefico, e volto a porre fine alle dittature nel mondo.


    Dopo la Guerra Fredda, il NED estese la sua missione oltre il blocco sovietico ormai sciolto, concedendo sovvenzioni alle ONG pro-democrazia in Iran, Cina, Venezuela e Cuba, utilizzando sempre strategie di sostegno ai cittadini locali che si opponevano ai sistemi autoritari che li governavano. Questo secondo quanto millantato dagli esponenti della fondazione. In realtà sembrerebbe però che dopo la vicenda dell’URSS ci fu un cambio di passo nel modo di agire del NED, le cui azioni sembravano essere più un’arma politica dell’elite dominante, e viste da molti come un’estensione della CIA, che facilita il cambio di regime non solo negli stati avversari ma anche nelle nazioni alleate. E non sorprende nemmeno quindi che molte istituzioni e media sostenuti o creati dal NED, come il Journal of Democracy, mantengano stretti legami con il miliardario americano di origine ungherese George Soros e la sua Open Society Foundations (OSF).


    CRITICHE AL NED
    L’azione di Musk e dell’amministrazione Trump si inserisce in un più ampio clima di critiche e malcontento nei confronti del NED, la cui opera da tempo è vista con sospetto. Già il governo cinese, ad esempio, aveva sanzionato il NED nel 2019 per presunta ingerenza nelle elezioni di Hong Kong. E il presidente del Parlamento georgiano, Shalva Papuashvili, ha dichiarato di recente che l’ONG aveva cercato di rovesciare il governo democraticamente eletto della Georgia, mascherandosi dietro apparenti opere di promozione della libertà e della democrazia. Ma la lista si allungherebbe, perchè il NED sembrerebbe anche essere coinvolta nelle proteste antigovernative in Serbia e in ingerenze nella politica ungherese.

    Come se non bastasse il Center for Renewing America, un think tank fondato da Russell Vought, direttore dell’Office of Management and Budget di Trump, ha pubblicato un documento il 7 febbraio in cui incolpava il NED di aver presumibilmente contribuito a incitare l’invasione russa dell’Ucraina. L’amministrazione Trump, alla luce di tutto ciò, ha voluto porre fine ad una fondazione ormai fintamente ‘bipartisan’.

    https://www.ilsussidiario.net/news/t...mondo/2801440/
    Ultima modifica di Eridano; 13-02-25 alle 19:04

  9. #1849
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    Predefinito Re: Accade in Amerika.

    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  10. #1850
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    Predefinito Re: Accade in Amerika.

    Sospesi i fondi USA per i gesuiti immigrazionisti: un messaggio di Trump a Bergoglio e alla Deep Church?

    La blitzkrieg di Trump e Musk contro il borsone internazionale del Deep State americano – l’agenzia USAID, budget 50 miliardi annui, da molti ritenuta un front di fatto della CIA – avrebbe mietuto una vittima che potrebbe avere un significato specifico: il Jesuit Refugee Service (JRS), gruppo religioso che si occupa di immigrazione.

    Il 6 febbraio il sito JRS ha pubblicato una nota in cui scrive che l’organizzazione «esprime la sua preoccupazione per l’ordine di sospensione dei lavori degli Stati Uniti».

    «Venerdì 24 gennaio, l’amministrazione Trump ha ordinato il congelamento di tutti gli aiuti esteri. Questo congelamento ha comportato anche un blocco totale del lavoro, in cui i finanziamenti per garantire anche le spese operative di base, le spese generali e il personale non potevano essere pagati» scrive il JRS. Le uniche esenzioni iniziali riguarderebbero programmi alimentari di emergenza e aiuti militari a Israele ed Egitto»

    «Attualmente, il JRS supporta il lavoro salvavita tra le popolazioni di rifugiati e sfollati in nove paesi in tutto il mondo con finanziamenti del Bureau for Population, Refugees, and Migration (DOS-PRM) del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti» spiegano i gesuiti. «Sono alcune delle persone più vulnerabili ed emarginate al mondo. I progetti globali finanziati dal PRM del JRS per l’anno fiscale 2025 ammontano a oltre 18 milioni di dollari in assistenza per servizi essenziali e vitali in Ciad, Colombia, Etiopia, India, Iraq, Sudafrica, Sudan del Sud, Thailandia e Uganda».

    «Sebbene la notizia che il Segretario Rubio ha ampliato le esenzioni per l’assistenza umanitaria sia benvenuta, i programmi del JRS rimangono in una situazione precaria mentre attendiamo notizie dal DOS-PRM su quali dei nostri programmi e attività saranno esentati durante la revisione e quali continueranno dopo la conclusione del periodo di revisione» scrive il sito.

    Nessuna cifra viene fornita: non è dato sapere quanto del budget dell’ente immigrazionista gesuita provenisse dalle tasche dell’USAID.

    Tuttavia, in rete alcuni sottolineano come l’evento sia di portata notevole.

    Il JRS, scrive il giornalista investigativo Michael O’Keefe, fosse «uno dei più grandi attori dell’immigrazione di massa in Irlanda/UE».

    «Ieri hanno annunciato che tutto il loro lavoro in tutto il mondo è stato interrotto! JRS Ireland è il gruppo che forniva le tende per la tendopoli dei migranti a Dublino. Assistono i migranti che entrano in Irlanda e lavorano per loro quando arrivano qui. Si tratta di uno sviluppo di enorme portata».

    Come riportato da Renovatio 21, l’Irlanda è un Paese che sta avendo i suoi grossi problemi con l’ondata migratoria, con tanto di rivolte di popolo a seguito dell’accoltellamento di una donna e alcuni bambini da parte di un immigrato.

    Il Jesuit Refugee Service (JRS) è un’organizzazione cattolica internazionale con la missione di accompagnare, servire e sostenere i rifugiati e altre persone costrette a spostarsi, affinché possano guarire, imparare e determinare il proprio futuro. Fondato nel novembre 1980 come opera della Compagnia di Gesù, il JRS è stato ufficialmente registrato il 19 marzo 2000 nella Città del Vaticano come fondazione. L’impulso a fondare il JRS venne dall’allora superiore generale dei gesuiti, lo scomparso Pedro Arrupe (missionario che visse tra le rovine atomiche di Hiroshima, in fase di beatificazione), che fu ispirato ad agire dalla difficile situazione dei boat people vietnamiti

    Non è difficile tuttavia vedere che potrebbe arrivare dall’operazione un messaggio preciso. Perché, se facciamo un piccolo giuoco semantico, chi altri può venire in mente se applichiamo il tag «gesuita» più «filo-immigrazione»? Il lettore ha indovinato: Jorge Mario Bergoglio.

    Si tratta quindi di un possibile inizio di un redde rationem con il Vaticano bergogliano, giammai amico di Trump e votato integralmente all’immigrazione selvaggia in Occidente – cioè alla sostituzione etnica e religiosa?

    In molti se lo chiedono: l’inizio di un’operazione di pulizia anche sul fronte cattolico, dove l’attacco al Deep State sfocia giocoforza in un’operazione contro quella che monsignor Carlo Maria Viganò chiama «Deep Church», la «chiesa profonda», l’apparato occulto che manda avanti la macchina vaticana in accordo con i potentati mondialisti, a discapito della chiesa cattolica e dell’umanità tutta.

    Segni di potenziali crolli dentro il potere segreto che tiene in pugno il cattolicesimo postconciliare si erano cominciati a registrare ancora giorni fa. America magazine, la rivista dei gesuiti americani – quelli come padre Martin, votati alla causa omotransessualista – avevano pubblicato lo scorso 31 gennaio un articolo intitolato «Il congelamento degli aiuti esteri di Trump è una “condanna a morte” per molti gruppi umanitari».

    Il pezzo confermava che «i programmi dei gesuiti in tutto il mondo, in Africa, Asia e America Latina, sono stati sospesi in risposta al blocco dei finanziamenti».

    «La sospensione dei finanziamenti per tre mesi proposta dall’amministrazione Trump sarà una condanna a morte per molti di loro» continua la rivista dei gesuiti statunitensi. «AJI [American Jesuits International, un’altra organizzazione umanitaria gesuita, ndr] sostiene iniziative di istruzione e sviluppo dei gesuiti in 35 paesi in tutto il mondo, tra cui la rete educativa dei gesuiti Fe y Alegría, attiva in 22 paesi in America Latina, Africa ed Europa. Preoccupata per la sopravvivenza di molti sforzi dei gesuiti che si basano sui finanziamenti degli Stati Uniti, AJI sollecita che tutti i finanziamenti internazionali vengano ripristinati il più rapidamente possibile».

    In pratica, l’impatto sulle operazioni gesuite, in particolare in quelle terzomondiste, cioè, oggi, immigrazioniste, pare certo.

    Come può reagire il papato che ha fatto dell’immigrazione massiva il suo unico dogma e – abbiamo appreso – una fonte di guadagno?

    Abbiamo visto negli ultimi giorni che la Conferenza Episcopale americana si trova dinanzi alla possibilità di scandali, con osservatori che hanno calcolato la quantità di miliardi di dollari ricevuti dai vescovi per «assistere» (cioè, far arrivare in massa) gli immigrati. In passato il lettore di Renovatio 21 può ricordare anche micro-scandali riguardo ONG che fornivano ai clandestini manuali e mappe per entrare in USA.

    In Italia qualcosa di simile si è avuto quando inchieste giudiziarie e giornalistiche hanno toccato ONG di «assistenza marittima» degli immigrati «benedette» apertamente dal papa e che sarebbero state finanziate, secondo quanto riportato, con i danari della CEI (cioè, con l’8 per mille).
    Davanti alle polemiche montanti su Luca Casarini, attivista immigrazionista già leader delle proteste di estrema sinistra dei decenni scorsi, il papà tenne la barra drittissima e difesa l’immigrazione selvaggia e le sue operazioni: il pontefice arrivò a coniare un «un peccato grave» di opposizione all’immigrazione. Come abbiamo scritto su Renovatio 21, si trattò di un caso di *Roma locuta, causa finita –* con tanto di Casarini invitato al Sinodo al pari di un monsignore.
    Quindi, è troppo tardi: la direzione del papato è presa, e, anche volendo, una virata del barcone non è più possibile. Cambiare colore ora non è possibile, nemmeno per un gesuita.

    Il vento, tuttavia, ora spira in direzione totalmente contraria. Anzi, non è nemmeno un vento, è una tempesta, proprio come dicevano anni fa i fautori del culto messianista trumpiano QAnon.

    Qualcuno, nel giro di chi osserva le cose da vicino, ora mormora: salteranno fuori documenti anche sul fatale 2013, quando Ratzinger abdicò per intronare sul Soglio il papa che odia i cattolici tradizionali e ama i transessuali, il papa degli immigrati, le cui azioni, sin dalle prime settimane, furono un grande spot per richiamare più immigrati possibili nel vecchio continente – a spese del contribuente italiano ed europeo, che in cambio si è trovato le sue città degradate e rese invivibili.


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    Non sappiamo se ciò si realizzerà, tuttavia è vero: tra Stato profondo e chiesa profonda, i punti di contatto ci sono, e qui li abbiamo discussi ad abundantiam.

    Nell’incredibile momento che stiamo vivendo, potremmo riuscire a vedere anche questa: rivelazioni allucinanti, prove schiaccianti sulla nequizia del Sacro Palazzo occupato. La volontà, a Trump e soci, sembra non mancare: rammentate per un secondo che in questo momento gli USA sono usciti dall’OMS e dall’Accordo climatico di Parigi, dichiarato l’interesse per annettere varie regioni del loro emisfero, e con un colpo di penna Trump ha cancellato i transessuali da esercito e sport femminili, e perfino iniziato l’abolizione delle cannucce di carta – un trionfo per l’esistenza quotidiana di tutti.


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    Stiamo a vedere: di certo, come da grande tradizione americana, anche questa guerra, se vi sarà, sarà un grande spettacolo.

    Siam qui con i popcorni alla mano.

    Roberto Dal Bosco

    https://www.renovatio21.com/sospesi-...a-deep-church/
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

 

 
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