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Discussione: Su Pomigliano?

  1. #161
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    Predefinito Rif: Su Pomigliano?

    Citazione Originariamente Scritto da silence Visualizza Messaggio
    Semplicemnte non lo intendo perchè si tenta di asportare un libero mercato che ormai non puo' essere più in un protocapitalismo attuale. Ed è in questa analisi storica secondo me che karl marx aveva ragione. A prescindere da considerazioni puramente economiche ma nei fondamenti della filosofia politica che regola il sistema...
    Prendere atto delle condizioni non singifica però giustificare l'esistente.
    Quel che sappiamo proprio alla luce della verità è che la situazione peggiorerà , non migliorerà.

    Non comprendo il riferimento a Marx sia perché lo conosco poco, sia perché sei stato vago

  2. #162
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    Predefinito Rif: Su Pomigliano?

    Citazione Originariamente Scritto da ...II... Visualizza Messaggio
    Prendere atto delle condizioni non singifica però giustificare l'esistente.
    Quel che sappiamo proprio alla luce della verità è che la situazione peggiorerà , non migliorerà.
    Certamente non è da giustificare, ma è un buon compromesso in mancanza di un sistema economico-politico totalmente libero secondo me...

    Citazione Originariamente Scritto da ...II... Visualizza Messaggio
    Non comprendo il riferimento a Marx sia perché lo conosco poco, sia perché sei stato vago
    Ti cito la parte a cui mi riferisco...

    "Dove ha raggiunto il dominio, la borghesia ha distrutto tutte le condizioni di vita feudali, patriarcali, idilliche. Ha lacerato spietatamente tutti i variopinti vincoli feudali che legavano l'uomo al suo superiore naturale, e non ha lasciato fra uomo e uomo altro vincolo che il nudo interesse, il freddo "pagamento in contanti". Ha affogato nell'acqua gelida del calcolo egoistico i sacri brividi dell'esaltazione devota, dell'entusiasmo cavalleresco, della malinconia filistea. Ha disciolto la dignità personale nel valore di scambio e al posto delle innumerevoli libertà patentate e onestamente conquistate, ha messo, unica, la libertà di commercio priva di scrupoli. In una parola: ha messo lo sfruttamento aperto, spudorato, diretto e arido al posto dello sfruttamento mascherato d'illusioni religiose e politiche. "
    MIA - Marx/Engels: Il Manifesto del Partito Comunista - 1
    (K. Marx Il manifesto del partito comunista)

    Tralasciando la dialettica criptica tipica del marxismo, per come ho interpretato il testo, Marx dal mio punto di vista lascia intendere che la libertà di mercato è venuta meno nel momento in cui "La borghesia ha spogliato della loro aureola tutte le attività che fino allora erano venerate e considerate con pio timore. Ha tramutato il medico, il giurista, il prete, il poeta, l'uomo della scienza, in salariati ai suoi stipendi. ".

    Cioè nel passaggio economico che è riconducibile al passaggio dal baratto alla moneta il mercato è divenuto "contaminato" da gruppi di potere finanziario che dettevano legge e che appunto minavano le basi del libero scambio.

    In questa analisi secondo me Marx aveva ragione...

    D'accordo poi che in un altra società si potrebbero mettere in concorrenza il sistema creditizio e monetario, d'accordo che il baratto oggi sarebbe veramente anacronistico :sofico:

    Ma i fatti sono questi secondo me :giagia:
    Ultima modifica di silence; 02-07-10 alle 02:01

  3. #163
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    Predefinito Rif: Su Pomigliano?

    Citazione Originariamente Scritto da silence Visualizza Messaggio
    Certamente non è da giustificare, ma è un buon compromesso in mancanza di un sistema economico-politico totalmente libero secondo me...

    Dovresti leggere un libello chiamata "MANIFESTO CONTRO IL LAVORO" del Gruppo Krisis.

    E' illustrato come la borghesia marxisticamente intesa non nasca dall'artigianato e dai commercianti ma piuttosto grazie l'economia di guerra dovuta all'ingresso delle armi da fuoco nel mondo bellico.
    I monarchi assolutistici inaugurarono l'industrialismo e costrinsero i nobili a far richiesta alla burocrazia ( e relativa manodopera coatta statuale ) per gli armamenti, facendo sì che si sviluppassero le milizie, determinando il distacco dell'esercito dal contensto sociale il ché ha portato alla monetarizzazione delle imposte ed all'aumento dell tasse per finanziare guerre su guerre.


    Dovresti leggere anche La Voce del Gongoro: Così vicini, così lontani

    Lo stato non è il problema. Alcune visioni statualiste sono meglio di altre, come alcuni politici sono meglio di altri, ovvio.
    Ciò è però solo barcamenarsi.

    Sinceramente non aspetto la rivoluzione.
    Faccio il mio per quel che sono capace e me ne frego.

    Non amo, come tanti qui, farmi prendere per il culo.
    Solo questo...

    Se però un giorno fosse possibile la rivoluzione, non si avrà certo grazie ad idealità fittizie...
    Ultima modifica di ...II...; 03-07-10 alle 22:11

  4. #164
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    Predefinito Rif: Su Pomigliano?

    Rgazzi secondo me siete "vagamente" OT :sofico:
    “No le demos lugar a los zurdos de mierda que dicen que la ganancia extraordinaria está mal”

  5. #165
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    Predefinito Rif: Su Pomigliano?

    Dal ricatto padronale agli operai di Pomigliano un monito per tutti i lavoratori


    Il rapporto di lavoro salariato si fonda – per sua natura – su un ricatto, da parte dei monopolizzatori del capitale, nei confronti di chi è costretto a vendere la propria forza lavoro per non fare la fame.

    Le condizioni che la Fiat pretende di imporre ai lavoratori di Pomigliano, e che il padronato va imponendo in tutte le categorie, confermano che il capitalismo è oggi, ed è sempre stato, quello descritto da Carlo Marx: vive solo dello sfruttamento spietato e senza misura della forza lavoro. Il sistema della fabbrica, il cosiddetto fordismo, non è mai morto. Il ricatto di Pomigliano è esercitato – e in termini anche peggiori – contro tutti i lavoratori, pubblici e privati e di tutti i paesi.

    Il capitale mondiale, stretto fra la folle sovrapproduzione di merci, per lo più inutili o dannose, e la caduta del saggio del profitto, è una forza sociale sempre avida di sopralavoro, sempre più nemica della classe operaia, sempre più incapace di consentire la vita dei lavoratori.

    Si costringono i lavoratori a 18 esasperanti turni, notte e giorno, per produrre un numero sempre crescente di automobili che nessuno vuole e di cui nessuno ha bisogno. Il capitalismo è una malattia grave dalla quale l’umanità deve liberarsi e guarire.

    In questa società nessuna Legge, Diritto, Costituzione o Statuto potrà mai garantire la classe operaia, che può difendere salari ed orari solo quando riesce a schierare la sua forza organizzata contro la forza unificata del padronato.

    Oggi invece i lavoratori non riescono a resistere al peggioramento del ricatto borghese perché sono deboli. E sono deboli sia perché la crisi economica esaspera la concorrenza fra venditori di forza lavoro, sia perché sono divisi, privi della loro organizzazione sindacale di classe.

    I sindacati di regime Cgil, Cisl, Uil, Ugl non sono che i rappresentanti della borghesia all’interno della classe lavoratrice, incaricati di far passare con qualsiasi mezzo la politica padronale.

    La Fiom usa talvolta un linguaggio diverso solo per illudere i lavoratori e i suoi stessi delegati di base, e ritardare il momento in cui questi si daranno una nuova e combattiva organizzazione difensiva. Nei fatti nemmeno la Fiom ha mai organizzato veramente una lotta decisa e generale per la difesa operaia. La dirigenza e i funzionari Fiom invece tengono e terranno sempre imprigionati gli operai e i delegati più combattivi di questo sindacato all'interno della Cgil, nonostante questa sia da trent’anni un organismo irreversibilmente passato dalla parte dei padroni e nonostante in ogni importante battaglia essa abbandoni gli operai a se stessi – esattamente come è avvenuto per Pomigliano. Gli iscritti alla Fiom devono invece rompere con la loro dirigenza, abbandonare la Cgil ed unirsi a quei lavoratori che da anni si sono già organizzati fuori e contro i sindacati di regime, per costruire un vero sindacato di classe.

    In particolare nel precipitare della crisi mondiale del capitalismo, la difesa della classe lavoratrice richiede un indirizzo di politica sindacale opposto a quello, praticato da molti decenni, di sottomissione delle esigenze dei lavoratori a quelle della economia nazionale, della produttività, dei profitti industriali. Occorre tornare alla impostazione classica ed originaria della lotta operaia, che denuncia ogni solidarietà con la classe padronale e con il cosiddetto “sistema Italia”.

    Il referendum è – al di sopra e prima dei “brogli” – una truffa in sé per i lavoratori in lotta: in esso il voto di quadri, crumiri, venduti di ogni specie e di semplici lavoratori che cedono al ricatto padronale, ha lo stesso peso del voto di chi lotta e sciopera. Dalla consultazione – individuale, locale e contingente – dei lavoratori, non può che uscire la sottomissione ai ricatti borghesi: la ragione e il fine del sindacalismo di classe è appunto sopravanzare la debolezza dei singoli per esprimere la forza di un movimento e di una coscienza collettiva. In tal senso un referendum è il contrario della lotta di classe.

    Nella crisi è in fabbrica che i lavoratori sono più deboli e ricattabili. Si impone quindi il ritorno alla lotta sociale generale fra le opposte classi, alla solidarietà di categoria e fra categorie, fra assunti a tempo indeterminato e precari, indigeni ed immigrati.

    Per finirla con la concorrenza al ribasso senza fine che i lavoratori sono costretti a farsi fra Occidente ed Oriente, Nord e Sud del mondo, occorre invece tornare a proclamare e ricercare nei fatti la solidarietà fra gli sfruttati dei diversi paesi, schiacciati dal medesimo ed unico capitale internazionale.

    Questo richiede, da una parte una mobilitazione generale per rivendicazioni di tutta la classe operaia, come un salario a tutti i lavoratori licenziati, dall’altro una vera confederazione sindacale di classe che torni ad un indirizzo politico e a moduli di azione tradizionali e tipici della lotta operaia antipadronale.

    Questo intransigente e sempre più vasto movimento di resistenza contro il ricatto borghese arriverà a porsi il compito della soppressione storica e definitiva del regime sociale che su quel ricatto si basa.

    PARTITO COMUNISTA INTERNAZIONALE

  6. #166
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    Predefinito Rif: Su Pomigliano?

    Citazione Originariamente Scritto da Anticapitaslista Visualizza Messaggio
    Dal ricatto padronale agli operai di Pomigliano un monito per tutti i lavoratori


    Il rapporto di lavoro salariato si fonda – per sua natura – su un ricatto, da parte dei monopolizzatori del capitale, nei confronti di chi è costretto a vendere la propria forza lavoro per non fare la fame.

    Le condizioni che la Fiat pretende di imporre ai lavoratori di Pomigliano, e che il padronato va imponendo in tutte le categorie, confermano che il capitalismo è oggi, ed è sempre stato, quello descritto da Carlo Marx: vive solo dello sfruttamento spietato e senza misura della forza lavoro. Il sistema della fabbrica, il cosiddetto fordismo, non è mai morto. Il ricatto di Pomigliano è esercitato – e in termini anche peggiori – contro tutti i lavoratori, pubblici e privati e di tutti i paesi.

    Il capitale mondiale, stretto fra la folle sovrapproduzione di merci, per lo più inutili o dannose, e la caduta del saggio del profitto, è una forza sociale sempre avida di sopralavoro, sempre più nemica della classe operaia, sempre più incapace di consentire la vita dei lavoratori.

    Si costringono i lavoratori a 18 esasperanti turni, notte e giorno, per produrre un numero sempre crescente di automobili che nessuno vuole e di cui nessuno ha bisogno. Il capitalismo è una malattia grave dalla quale l’umanità deve liberarsi e guarire.

    In questa società nessuna Legge, Diritto, Costituzione o Statuto potrà mai garantire la classe operaia, che può difendere salari ed orari solo quando riesce a schierare la sua forza organizzata contro la forza unificata del padronato.

    Oggi invece i lavoratori non riescono a resistere al peggioramento del ricatto borghese perché sono deboli. E sono deboli sia perché la crisi economica esaspera la concorrenza fra venditori di forza lavoro, sia perché sono divisi, privi della loro organizzazione sindacale di classe.

    I sindacati di regime Cgil, Cisl, Uil, Ugl non sono che i rappresentanti della borghesia all’interno della classe lavoratrice, incaricati di far passare con qualsiasi mezzo la politica padronale.

    La Fiom usa talvolta un linguaggio diverso solo per illudere i lavoratori e i suoi stessi delegati di base, e ritardare il momento in cui questi si daranno una nuova e combattiva organizzazione difensiva. Nei fatti nemmeno la Fiom ha mai organizzato veramente una lotta decisa e generale per la difesa operaia. La dirigenza e i funzionari Fiom invece tengono e terranno sempre imprigionati gli operai e i delegati più combattivi di questo sindacato all'interno della Cgil, nonostante questa sia da trent’anni un organismo irreversibilmente passato dalla parte dei padroni e nonostante in ogni importante battaglia essa abbandoni gli operai a se stessi – esattamente come è avvenuto per Pomigliano. Gli iscritti alla Fiom devono invece rompere con la loro dirigenza, abbandonare la Cgil ed unirsi a quei lavoratori che da anni si sono già organizzati fuori e contro i sindacati di regime, per costruire un vero sindacato di classe.

    In particolare nel precipitare della crisi mondiale del capitalismo, la difesa della classe lavoratrice richiede un indirizzo di politica sindacale opposto a quello, praticato da molti decenni, di sottomissione delle esigenze dei lavoratori a quelle della economia nazionale, della produttività, dei profitti industriali. Occorre tornare alla impostazione classica ed originaria della lotta operaia, che denuncia ogni solidarietà con la classe padronale e con il cosiddetto “sistema Italia”.

    Il referendum è – al di sopra e prima dei “brogli” – una truffa in sé per i lavoratori in lotta: in esso il voto di quadri, crumiri, venduti di ogni specie e di semplici lavoratori che cedono al ricatto padronale, ha lo stesso peso del voto di chi lotta e sciopera. Dalla consultazione – individuale, locale e contingente – dei lavoratori, non può che uscire la sottomissione ai ricatti borghesi: la ragione e il fine del sindacalismo di classe è appunto sopravanzare la debolezza dei singoli per esprimere la forza di un movimento e di una coscienza collettiva. In tal senso un referendum è il contrario della lotta di classe.

    Nella crisi è in fabbrica che i lavoratori sono più deboli e ricattabili. Si impone quindi il ritorno alla lotta sociale generale fra le opposte classi, alla solidarietà di categoria e fra categorie, fra assunti a tempo indeterminato e precari, indigeni ed immigrati.

    Per finirla con la concorrenza al ribasso senza fine che i lavoratori sono costretti a farsi fra Occidente ed Oriente, Nord e Sud del mondo, occorre invece tornare a proclamare e ricercare nei fatti la solidarietà fra gli sfruttati dei diversi paesi, schiacciati dal medesimo ed unico capitale internazionale.

    Questo richiede, da una parte una mobilitazione generale per rivendicazioni di tutta la classe operaia, come un salario a tutti i lavoratori licenziati, dall’altro una vera confederazione sindacale di classe che torni ad un indirizzo politico e a moduli di azione tradizionali e tipici della lotta operaia antipadronale.

    Questo intransigente e sempre più vasto movimento di resistenza contro il ricatto borghese arriverà a porsi il compito della soppressione storica e definitiva del regime sociale che su quel ricatto si basa.

    PARTITO COMUNISTA INTERNAZIONALE
    HIM, ma è proprio necessario leggere cagate di questa portata su un forum libertario ?
    “No le demos lugar a los zurdos de mierda que dicen que la ganancia extraordinaria está mal”

  7. #167
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    Predefinito Rif: Su Pomigliano?

    Desiderare lo stato minimo o comunque small, fondato sulla democrazia diretta è buon senso.

    Desiderare l'assenza di stato significa desiderare il ritorno al feudalesimo perchè come insegna la Storia in assenza di un entità statuale emergono i Signori della Guerra, ovvero ricchi boss con eserciti personali che si spartiscono il controllo della popolazione.

    Nemmeno i padri fondatori degli USA hanno abolito completamente l'entità statuale per dar vita ad una società anarchica. Piuttosto hanno avvertito i loro eredi di vigilare contro l'espansione dello stato nella società nordamericana: un avvertimento che non è stato ascoltato.
    Ultima modifica di Italiano; 17-07-10 alle 17:47
    Bisogna adattarsi al presente, anche se ci pare meglio il passato.

  8. #168
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    Predefinito Rif: Su Pomigliano?

    Citazione Originariamente Scritto da Italiano Visualizza Messaggio
    Desiderare lo stato minimo o comunque small, fondato sulla democrazia diretta è buon senso.

    Desiderare l'assenza di stato significa desiderare il ritorno al feudalesimo perchè come insegna la Storia in assenza di un entità statuale emergono i Signori della Guerra, ovvero ricchi boss con eserciti personali che si spartiscono il controllo della popolazione.

    Nemmeno i padri fondatori degli USA hanno abolito completamente l'entità statuale per dar vita ad una società anarchica. Piuttosto hanno avvertito i loro eredi di vigilare contro l'espansione dello stato nella società nordamericana: un avvertimento che non è stato ascoltato.
    I signori della guerra, da che mondo è mondo, sono i democratici.

    Dei fondatori degli U.s.a. non mi interesso.
    Le Idee quelle vere, hanno un solo Padre.
    Chi le applica in parte è da elogiare solo per quella parte.

 

 
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