
Originariamente Scritto da
-Caligola-
senza iniziare una nuova discussione, che non saprei bene in quale modo impostare, vi vorrei fare presente alcune riflessioni (ma sarebbe meglio dire tormenti) che negli ultimi tempi albergano dentro di me.
vivo in una costante inquietudine, illuminato da una sola certezza: Dio e il tramite tra noi e Lui, Cristo. altro a cui aggrapparmi non ho.
ciò su cui rimugino di continuo riguarda in principio la ricerca di una chiesa da poter considerare anche casa, nel marasma del mondo odierno, piuttosto invivibile oltre che incomprensibile. non so, le peripezie che vi ho raccontato nel mio primo post mi hanno profondamente amareggiato, e non nascondo di trovarmi in una frustrata propensione d'animo. sento che il mio unico dovere consiste nel contemplare Dio e la sua creazione, cercare di sondarne, per quanto possa essere possibile ad un uomo, le radici, l'albero e i frutti. tuttavia dubbi su dubbi mi assalgono, parallelamente ad un perenne senso di inadeguatezza che provo quando mi rapporto con altri esseri umani, che con ostinazione respingo; forse capace di umiltà nelle opere, ma incapace di scacciare la superbia dal cuore.
esiste una sola via per assolvere al mio compito? o ne esistono molte? o sono molte le vie che conducono nella medesima direzione? se ne deve scegliere una? si può tornare indietro e cambiare strada? si possono percorrere tutte insieme? che cosa posso fare?
perchè chiedo costantemente aiuto al Signore e chiudo lo spirito alle parole degli uomini, attraverso cui magari il Signore cerca di guidarmi?
forse tutto ciò è fisiologico, forse come abbiamo già detto non ho ancora trovato le persone giuste..ma quando arriverà il momento? queste catene che mi legano a terra, che ogni giorno sento attenuare la presa e ogni notte rinsaldo cocciuto come un mulo "no, non me lo merito..continua a cercare da solo, sforzati con le tue mani, lasciati schiacciare al suolo finché non ne sarai degno" ripeto a me stesso. oscillo, cado e mi rialzo, parto per non tornare e poi torno, magari voltandomi indietro ogni tanto, verso quell'avanti che ora ha il sapore di una rinuncia, ma fiducioso nel futuro. un giorno uno slancio, un giorno un passo indietro.
il dissidio di ogni uomo. ma come accettare di essere ogni uomo? nessuno? è solamente prendendone atto che posso diventare me stesso? ma come? questo dannato "come", un eco atroce che mi fa a pezzi.
ognuno mi fa oggetto della sua propaganda, e io mi chiudo ancora di più. è la fame di Dio che mi opprime e che voglio soddisfare, sapendo che è il più dolce nutrimento, che appaga con una sola goccia, ma non stanca mai, e ancora e ancora dona.
le chiese vuote di cui parlava Draigo nella sua discussione, ad esempio.. un altro fattore che mi lascia perplesso, oppure l'osservazione di Ucci Do, che non si sente parte di un tutto quando è in chiesa, ma il solo dialogante. voi come fate? come riuscite a trovare la vostra via? come potete voi tutti coniugare la Tradizione con la situazione che ora la chiesa sta vivendo, di profonda e grave crisi.
d'altro canto, abbandonare proprio perchè sono capitato in un momento di grande difficoltà sarebbe un peccato, un atto tutt'altro che umile.. vedo la nave in pericolo, invece di prodigarmi per aiutare la lascio al suo destino, prima o poi affonderà inevitabilmente, guarda quante falle.. ho la mia piccola zattera personale di rancore io, mi salvo da solo. io io io questo io che DEVE essere eliminato, ma che rimane saldo e incrollabile, e al momento mi tiene chiuso a riccio nella mia malinconica torre d'avorio.
non posso che pregare, pregare affinché Dio, nella sua infinita misericordia, dia uno scossone alla mia anima intorpidita.
e grazie ancora a voi, che con pazienza mi aiutate!