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  1. #1
    Ex Donald ed ex Max50
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    Predefinito Qualcosa succede in Cina....

    Già da più di un mese , nelle fabbriche cinesi di proprietà di imprenditori di Taywan , e ora di Giapponesi , si susseguono scioperi che si concludono , anche velocemente , con forti aumenti salariali , dell'ordine del 20%.
    IL fatto che le vertenze siano state aperte in aziende estere può far sospettare che la cosa sia se non guidata , quanto meno controllata dal duro governo centrale di Pechino.
    Se gli scioperi dovessero estendersi anche agli stabilimenti di proprietà di cinesi , e in quelli di proprietà dello stato , si potrebbe dire che ci si trova davanti ad una riedizione in veste asiatica del famoso autunno caldo .
    Inoltre ieri Pechino ha rivalutato lo Yuan ( detto anche Rembimbi "moneta del Popolo" ).
    La misura da un lato rende più care le esportazioni e quindi la competitività fino ad ora imbattibile dei prodotti del paese , anche se , in una economia come quella cinese di trasformazione , la misura rendendo meno care le importazioni attenua tale calo di competitività.
    Se si sommano le due cose comunque ( rivalutazione e aumento del costo del lavoro) alla fine risulta in ogni caso un rincaro dell'import da Pechino.
    E questo potrebbe essere un punto di svolta , dopo praticamente 15 anni nei quali le merci provenienti dal paese asiatico hanno letteralmente sfondato con i loro prezzi bassi su tutti i mercati mondiali.
    Anche se non è che aree che nel frattempo si sono deindustrilizzate , tornino di nuovo ad animarsi dalla sera alla mattina.

  2. #2
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    Predefinito Rif: Qualcosa succede in Cina....

    Citazione Originariamente Scritto da Donald Visualizza Messaggio
    Anche se non è che aree che nel frattempo si sono deindustrilizzate , tornino di nuovo ad animarsi dalla sera alla mattina.
    a Prato ultimamente sono arrivati tantissimi ordini, solo che sono stati quasi tutti respinti ai mittenti visto che le poche fabbriche rimaste aperte non sono sufficenti ad esplicare tutte le richieste... i famosi vantaggi della globalizzazione...

  3. #3
    Ex Donald ed ex Max50
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    Predefinito Rif: Qualcosa succede in Cina....

    Citazione Originariamente Scritto da dedelind Visualizza Messaggio
    a Prato ultimamente sono arrivati tantissimi ordini, solo che sono stati quasi tutti respinti ai mittenti visto che le poche fabbriche rimaste aperte non sono sufficenti ad esplicare tutte le richieste... i famosi vantaggi della globalizzazione...
    Certo , è uno degli aspetti più trascurati della globalizzazione.
    Non è sufficiente avere dei capannoni per dire di avere un sistema industriale.
    Per farlo sono necessarie altre cose , legate alle persone.
    L'imprenditorialità , il know how ecc. non si inventano dalla sera alla mattina.
    Mi riferisco ovviamente sì a tante situazioni del paese , ma soprattutto a paesi come USA e GB , che la deindustrializzazine l'hanno perseguita per decenni , si pensi al nordest degli Stati Uniti oppure all'Inghilterra , , dove tra l'altro due secoli e mezzo fa era iniziata la rivoluzione industriale .
    Per cui si potrebbe avere il paradosso che questa occasione che i Cinesi offrono al resto del mondo che fino ad ora hanno massacrato con la loro imbattibile concorrenza , potrebbe essere colta solo in parte.
    E invece potrebbero approffittarne a piene mani altri paesi , destinati a diventare le "nuove Cine" , ad esempio India , Viet Nam , Brasile ecc.

  4. #4
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    Predefinito Rif: Qualcosa succede in Cina....

    Se l'ondata di scioperi in Cina fosse davvero un "autunno caldo" e si risolvesse con forti e costanti aumenti salariali per gli operai di quel paese, questo potenzialmente potrebbe tirare fuori dalla crisi i paesi occidentali ancora producono ed esportano come Italia, Francia e Germania non solo perchè la concorrenza cinese sarebbe minore ma anche perchè l'accresciuta disponibilità di reddito dei lavoratori cinesi farebbe aumentare notevolmente le importazioni di prodotti di consumo della Cina, un mercato di 1,3 miliardi di persone...
    Bisogna adattarsi al presente, anche se ci pare meglio il passato.

  5. #5
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    Predefinito Rif: Qualcosa succede in Cina....

    Scioperi e nuvole in Cina



    Una serie di proteste in aziende straniere stanno facendo aumentare i salari degli operai. Pechino sperimenta con maggiore libertà sociale e la crescita del potere di acquisto degli strati più bassi


    di Francesco Sisci

    PECHINO --
    Il giorno prima dell’inizio della tradizionale festa del Duanwu, i lavoratori dell’Honda Lock di Zhongshan, nella provincia meridionale del Guangdong, hanno concluso il loro sciopero, l’ultimo di una serie di proteste che ha messo in luce l’inizio di un nuovo movimento sindacale semi-ufficiale in Cina.

    Quelli di Zhongshan si sono mossi prendendo l’esempio dai loro colleghi della Honda di Foshan, ancora nel Guangdong, i quali avevano ottenuto aumenti salariali del 24 per cento.

    Altre proteste con conseguenze di altri aumenti salariali c’erano state nelle settimane scorse nella fabbrica taiwanese di elettronica Foxconn.

    Nuovi scioperi seguiranno probabilmente nelle prossime settimane in altri stabilimenti che non si adegueranno alla tendenza attuale di aumenti delle paghe nell’ordine del 25-40 per cento. È un balzo del potere di acquisto degli operai di qui visto che sta portando i salari intorno ai 2.000 yuan al mese, circa 300 dollari americani, o anche di più se a questo si aggiungerà l’attesa rivalutazione della moneta cinese.

    Gli scioperi sono stati ampiamente coperti dalla stampa cinese e i cronisti stranieri recatisi sul posto non hano avuto difficoltà a seguire gli eventi, segnali chiari da queste parti che Pechino non si oppone alle dimostrazioni, anzi.
    Questa luce verde a nuove richieste di aumenti salariali riguarderà sicuramente per prime le aziende a capitale straniero, e le prossime nella lista saranno ancora aziende taiwanesi, giapponesi o di altri paesi asiatici, che nell’immaginario cinese hanno le condizioni di lavoro più dure.

    Ma è difficile che dall’ondata si salvino poi anche le aziende di altri paesi, mentre non si sa se gli scioperi arriveranno mai alle aziende cinesi private o di proprietà statale, dove i sindacati ufficiali esercitano un controllo più energico.

    Il governo sta in qualche modo sperimentando con una prima libertà di organizzazione sindacale.

    In realtà proteste e scioperi nelle fabbriche cinesi non sono una novità. Nel Guangdong, origine di un terzo delle esportazioni cinesi, sono cominciate da quasi un decenio, e nel Nordest del paese, casa delle aziende più arretrate, in fallimento, iniziarono dalla fine degli anni ‘80.

    Né è una novità una relativa tolleranza delle autorità verso forme di organizzazione operaia che escano dal sindacato tradizionale, integrato rigidamente nel partito. La novità è la pubblicità concessa alla protesta e al loro successo, cosa che poi dà maggiore libertà alle nuove organizzazioni operaie. Vista la capacità pervasiva dell’organizzazione comunista cinese però è probabile che anche nel nuovo sindacato ci siano già cellule del vecchio partito.

    In qualche modo il partito quindi apre da un punto di vista sociale cercando però di mantenere comunque un controllo.

    La stessa logica c’è dal punto di vista economico. Pechino vuole stimolare la domanda interna e per questo ha bisogno di gente che guadagni di più e possa alla fine anche comprare i beni che produce. Ciò porterà inflazione, ma forse meno di quanto ne abbia portata l’espansione del credito anticiclica, finita spesso nell’immobiliare, l’anno scorso.

    Per il momento di certo questi aumenti non toccano le esportazioni, tra l’altro anche minacciate dalla caduta dell’euro. L’export cinese a maggio ha compiuto il suo balzo più grande da sei anni registrando un più 48,3 per cento. Con questi dati difficile pensare a un crollo in breve periodo dell’export cinesi a causa dei costi in più.

    Gli aumenti salariali sono in parte compensati dall’aumento crescente della produttività e sono comunque per ora protetti da un rapporto qualità-prezzo dei beni cinesi ottimale. Nel 2009, anno della crisi globale, la Cina è diventato il primo paese esportatore al mondo, e quest’anno almeno dovrebbe confermare il primato.

    Ben più pericolosa per Pechino è la pressione Usa per la rivalutazione dello yuan, specie ora che tutte le divise stanno scivolando contro il dollaro. Uno yuan troppo forte troppo presto avrebbe un effetto positivo sull’import di energia e materie prime, ma cambierebbe troppo in fretta la struttura industriale del paese, cosa che questa sì potrebbe avere effetti drammatici sull’occupazione e la stabilità sociale della Cina.
    Scioperi e nuvole in Cina - LASTAMPA.it
    Beh il boom degli scioperi in Cina c'è stato alla fine degli anni '90, con la ristrutturazione delle aziende statali, oggi per altro in buona salute. leggevo una analisi di Anna Chan dell'ILO, organizzazione internazionale dei sindacati, che sosteneva che di fatto gli scioperi sono quasi sempre sostenuti dallo stesso sindacato ufficiale e dal Partito. Comuqnue con la rivalutazione della moneta significa che gli stipendi più bassi (perchè è di questo che stiamo parlando) si porteranno nel giro di qualche mese attorno ai 350-400 dollari al mese. Significa che gli stipendi medi sono saranno attorno ai 500 dollari. Alla Genrall Motors cinese sono già attorno ai 600 dollari, e l'azienda praticamente fallita in patria, fa faville in Cina. Insomma la capacità d'acquisto di un operaio cinese sta diventando attorno ai 1.000 dollari il mese (secondo la parità PPP stabilita nel 2008, secondola vecchia 2.000 dollari). Un operaio della Honda si lamentava perchè alla fine del mese gli rimane solo 1/4 dello stipendio. Venga in Italia!!! Tra l'altro tutto questo coincide con il boom delle esportazioni. Il probema non è tanto la rivalutazione dello yuan-RMB sul dollaro ma semmai il fatto i vietnamiti guadagnano 1/3 dei cinesi e gli indiani 1/4. I concorrenti sono loro. Uno studio americano rileva che con con una rivalutazione dello yuan/ RMD del 40% la dipendenza dalle importazioni negli USA calerebbe dello 0,5!! Secondo me la moneta cinese si rivaluterà di meno.
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  6. #6
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    Predefinito Rif: Qualcosa succede in Cina....

    Sulla delocalizzazione dalla Cina

    ...in realtà la delocalizzazione dalla Cina è già cominciata da anni, in Paesi vicini come Vietnam o Bangladesh, o più lontani, come quelli africani. Le stesse aziende cinesi stanno delocalizzando in Africa, non solo quielle straniere. Il problema è che per le manifatture un po' più sofisticate la Cina rimane un posto ideale per il rapporto qualità-costo.
    scritto da Francesco Sisci 14/6/2010 18:23

    La Cina ha infrastrutture a livello Occidentale, sforna una quantità enorme di ingeneri ogni anno, una ricerca ormai di assoluto livello mondiale (2,0% del PIL. In Italia prima delle sforbiciate eravamo al 1,2%. I cinesi hanno il secondo numero di "cervelli" al mondo dopo gli USA (4.000 contro 10.000 mila ma dato è di qualche anno fa). Ad esempio il supecomputer Xingyun di progettazione cinese ha una capacità di calcolo di 1,271 petaflops -- cioè 1.271 trilioni di calcoli al secondo. Solo il Jaguar americano lo supera con con 1,75 petaflops al secondo.
    La Cina e' diventata uno dei paesi con piu' brevetti registrati ogni anno al mondo alle spalle degli USA. E continua ad attrarre sempre piu' cervelli "di ritorno", cioe' scienziati cinesi o di origine cinese che decidono di lasciare universita' e laboratori USA o europei (che stanno tagliando) e tornare in patria a fare ricerca.
    Ultima modifica di Red Shadow; 21-06-10 alle 10:53
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  7. #7
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    Predefinito Rif: Qualcosa succede in Cina....

    [QUOTE]
    Non si tratta di proteste antigovernative, ma di un movimento approvato del governo. Del resto le notizie sulla Honda o sulla Foxconn si sono sapute per le denunce della stampa cinese, quindi già in primo luogo il governo era preoccupato della situazione. La Cina dello sfruttamento selvaggio degli operai, delle condizioni di lavoro infami in altre parole sta voltando pagina e smette di esistere.

    È finito un periodo di crescita a rotta di collo del Paese, lo sviluppo futuro cinese non si baserà più sul basso costo del lavoro. Del resto già da un paio d'anni si hanno notizie che nella provincia meridionale del Guangdong, l'impero dei terzisti mondiali, si ha difficoltà a trovare nuovi operai. Operai a basso costo vengono importati nel Guangdong e nella vicina provincia del Guangxi dal Vietnam!
    In effetti le riforme sociali in corso, l'aumento degli aiuti alle popolazioni rurali, i sussidi per scuola e sanità nelle campagne stanno aumentando il costo dello spostamento dei contadini nelle città. Un bracciante non si trasferisce più per poche centinaia di yuan al mese, ormai la vità urbana inizia ad essere attraente a cominciare da alcune migliaia di yuan.

    Tra i benestanti di Pechino o Shanghai comincia a diventare conveniente assumere una tata filippina, che magari ha anche il beneficio aggiuntivo di parlare inglese con i bambini, rispetto alla sua collega tradizionale della provincia interna dell'Anhui.

    È un cambio epocale per la Cina che vuole oggi far crescere il suo mercato interno, e quindi vuole trasformare la sua massa di operai da semplici produttori anche in consumatori, grazie ai salari più alti. Per le fabbriche cinesi la sfida è spostarsi dalla produzione di base a quella di livello medio e poi auspicabilmente verso quella più alta. La produzione minore si sta spostando verso altri Paesi asiatici, come Bangladesh o Pakistan, oppure verso l'Africa.

    Oggi per l'occidente comincia allora la sfida vera, non la competizione di ieri per la fabbrica delle mutande a basso costo, ma di beni sofisticati, maglioni in cachemire e seta, di lusso, di buon design, che costano non un decimo, ma comunque la metà dei nostri. Sopratutto si comincia ad affermare un prodotto cinese che ha un rapporto qualità-prezzo ottimale: non è il migliore di qualità sul mercato ma è vicino al migliore e costa molto meno del migliore. Questo è stato poi il segreto dell'esplosione dell'export cinese nel 2009, in piena crisi economica, ed è la vera minaccia che tocca da vicino tutta la nostra industria europea.

    Gli operai dell'Honda scioperano in realtà quasi contro di noi.[/QUOTE]
    Scioperi contro la bassa qualità cinese - LASTAMPA.it

    Ormai i cinesi per i lavori di bassa manovalanza comiciano ad importare migranti dall'estero.
    Ultima modifica di Red Shadow; 21-06-10 alle 11:09
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  8. #8
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    Predefinito Rif: Qualcosa succede in Cina....

    il supecomputer Xingyun di progettazione cinese
    ostridicolo:

    repapelle: Scommetto che il computer di "progettazione" cinese aveva:

    1) Il microprocessore Intel
    2) Il disco della Western
    3) La scheda della Nvidia

    I cinesi di informatica non ci capiscono una mazza.....

  9. #9
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    Predefinito Rif: Qualcosa succede in Cina....

    Citazione Originariamente Scritto da paulhowe Visualizza Messaggio
    ostridicolo:

    repapelle: Scommetto che il computer di "progettazione" cinese aveva:

    1) Il microprocessore Intel
    2) Il disco della Western
    3) La scheda della Nvidia

    I cinesi di informatica non ci capiscono una mazza.....
    Può essere. Magari tutte cose fatte... in Cina. Ormai molte aziende di infomatica delocalizzano là anche la ricerca.
    L'export della Cina è per 30% Hi-Tech che arriva al 55% con l'elettronica. Tessile e cinfrusaglie costituiscono ormai solo il 5%. Sveglia!!!
    Secondo te qual'è il maggior produttore di computer del mondo? Di un paese a caso... Comuqnue sei forte. Vienci a trovare più spesso così ridiamo.
    Ultima modifica di Red Shadow; 21-06-10 alle 13:59
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  10. #10
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    Predefinito Rif: Qualcosa succede in Cina....

    Gli asiatici lo sanno bene, noi ce ne siamo dimenticati. La Honda e la Foxconn si piegano ai voleri degli operai cinesi invece che rimpiazzarli con nuove tecnologie o delocalizzare la produzione in Vietnam perché il valore aggiunto della manodopera cinese è ancora imbattibile. Per produrre autovetture ed ipod di prima qualità ci vuole, per dirla alla Adam Smith, la mano "magica" dell'operaio specializzato.
    ComeDonChisciotte - SORPRESA: E' TORNATO CARLO MARX
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