
Originariamente Scritto da
Patriottardo
Allora, la questione dell'intera vicenda italiana (con questo intendendo della prospettiva nazionale) è così lunga e complessa, con un millennio di storia e letteratura alle spalle, che ci abbiam riempito intere biblioteche. E non può ridursi tutto ad una congiura massonica. Dante, il primo a scrivere su carta il progetto dell'Italia unita nel De Monarchia, era massone (quando i massoni nemmeno esistevano)? Per quanta importanza abbiano avuto le sette (anche nelle rivoluzioni americana e francese, se è per questo) non ne sono state l'incipit.
Il sottoscritto viene da tradizione politica e culturale monarchica. A mio modo di vedere, Casa Savoia è stata per l'Italia quello che la Prussia è stata per la Germania. Dal dopoguerra in poi ognuno ha trovato la sua posizione favorita per fare il tiro al bersaglio contro la real Casa sabauda. Se c'è una cosa che in Italia non smettiamo mai di cercare, è un colpevole interno per tutto ciò che non va bene. E' facile col senno di poi, accusare Torino di aver fatto il passo più lungo della gamba, è facile sostenere che il centralismo originale è stato un errore, ma a suo tempo questa scelta fu fatta dalle classi dirigenti settentrionali (non solo piemontesi) proprio nella consapevolezza di quanto fossero immature le èlites meridionali e di quanto pericoloso fosse cooptarle nella guida dello Stato centrale (a livello locale il discorso è diverso, lì governavano i prefetti). A mio modesto parere il "peccato originale" non è al momento dell'Unità ma nel 1876, quando la destra liberale settentrionale piega il capo e consegna lo Stato alla sinistra meridionalista. Parlo di Crispi. Giolitti, suo clone, è forse il primo esempio di settentrionale meridionalizzato al governo dell'Italia. Dal 1876 e fino al primo dopoguerra posso darti ragione. Col fascismo la barra del governo dell'Italia era stata riportata al nord e con i canoni dei primi anni unitari. La mafia debellata, le clientele giolittiane distrutte, lo Stato ripristinato nel sud. Le vere dolenti note, per quel che concerne il nostro discorso, vengono nel secondo dopoguerra. L'Italia, tanto per parlar di inezie, ha smesso di essere uno Stato sovrano. Per mezzo secolo non siamo stati altro che una colonia USA. Sappiamo tutti come è avvenuto lo sbarco in Sicilia degli americani, sappiamo tutti che nel grande disegno della guerra fredda noi siamo stati un nodo nevralgico e uno dei primi campi di battaglia. Tutto ciò ha comportato, per quel che riguarda l'oggetto della nostra discussione, il prezzo di 50 anni di assistenzialismo e l'esplosione della mafie. E hai ragione, è qui che si è completata l'opera.
Però, caduto il muro di Berlino c'era la possibilità di riprendere in mano le sorti del Paese come si doveva e si poteva fare. Ma, mentre noi discutiamo di padania e terronia, nel mentre sono intervenute robine come UE, euro, immigrazione e globalizzazione. Di nuovo abbiamo abidcato alla nostra sovranità nazionale. E in questo quadro dovremmo puntare non ad irrealtà ma a cose fattibili. Secondo me è più fattibile ridare la libertà decisionale al nord nell'esecutivo nazionale (e il federalismo fiscale non sarebbe questo un punto in ciò?) che creare uno stato ex novo che non si sa dove inizia e dove finisce, quanti ci stanno e quanti no, come chiamarlo, come se giocassimo a Risiko.
Infine, sul fatto che siamo agli sgoccioli, lo penso di sovente anch'io, ma non per ragioni autogene, dal momento che, come ho detto, dopo l'89 invece di riprendercela abbiamo passato la nostra sovranità di mano in mano. E' il contesto geopolitico che ci condanna. In conclusione, credo che le nostre controversie interne verranno risolte in modo definitivo da altri, more solito dal '45 in avanti. Sai cosa? Saranno cinesi e islamici a chiudere il discorso. Ci mangeranno tutti, italiani ed europei. E fine della storia, amen. :sofico: