
Originariamente Scritto da
Squabian
Scusa, ma a me questo sembra un luogo comune abbastanza classico.. che vuol dire "disabitudine al lavoro in proprio"? Se intendi piccole attivita', anche in Sicilia la gente apre bar, salumerie, attivita' artigianali, negozi. La mia città, in Puglia, è piena di negozi che aprono alle 9 di mattina e, ho notato, chiudono mediamente più tardi rispetto a quelli del nord, che alle 7 di solito chiudono le saracinesche. Poi in una terra che si va spopolando, in cui i pagamenti sono incerti, in cui fare impresa è più rischioso per molti motivi, etc, è chiaro che uno ci pensa una volta in più prima di mettersi in proprio.
Ho conosciuto siciliani con una cultura del lavoro molto superiore (ai limiti della pignoleria) e dedita alla "sostanza" rispetto a quella milanese, in cui pare che la propria efficienza lavorativa sia proporzionale alle parole inglesi usate in riunione. Molte start-up, anche se hanno sede al nord, sono a "trazione meridionale", particolarmente campana.
E' chiaro che se metti una persona a vita in un impiego pubblico improduttivo (tipo custode di un luogo in cui non c'è niente da custodire), a furia di non fare niente la sua cultura del lavoro regredisce, ma è un caso singolo, applicabile in qualunque parte d'Italia.
Se invece intendi la "fabbrichetta", è un mito che non so se sia mai stato reale, di certo al Nord non esiste più. Il neodiplomato o neo-laureato lombardo forse non vuole l'impiego pubblico al Comune, ma il posto fisso all'interno della multinazionale è il suo punto di riferimento lavorativo (se non ha ereditato un'attivita' dai genitori). Riconosco al Sud altri difetti, quella della "cultura del lavoro" mi è parsa spesso una parodia.