@massena ma i Vinci, i Caccia Dominioni, gli Stanislao Nievo dove sono finiti?
S'è perso lo stampo?


@massena ma i Vinci, i Caccia Dominioni, gli Stanislao Nievo dove sono finiti?
S'è perso lo stampo?
Schiavo degli invisibili


sì ho deciso faccio una bella fotazza di tutti i libri che ho consultato negli ultimi mesi e sono ancora "attivi", non so se riesco a farli stare tutti nell'inquadratura, e poi ci sono quelli elettronici lì altre decine, mi sono stratacapicollato ultimamente, ora posso finalmente rallentare, ah uno dei libri più utili è stato uno con le migliori battute del cinema, alcune sono bellissime, altre meno, è molto meglio delle formiche di gianni e michele, una miniera di citazioni anche da film italiani, ovviamente bisogna separare quelle sane da quelle ambiguette
fuori uso


sono andati a lavorare all'estero perché in italia oggi peggio che allora, non c'è speranza. ma non solo qui, anche nel resto del mondo occidentale.
quelli erano uomini forgiati dai tempi (guerra, "fame" ecc.)
Caccia Dominioni poteva essere un fighetto figlio di diplomatico, poteva fare il dannunziano nei caffè di Milano, invece è partito volontario nella grande guerra assieme a tutti i suoi amici (quasi tutti morti nel 2015-16). ha scritto che lo ha fatto per avventura e per non dire al padre che non aveva fatto neanche un esame universitario in un anno, in realtà era "conformista", quando il conformismo era dare la vita per la patria senza troppi pensieri (poi c'erano gli imboscati). tutto il resto è venuto dopo, come la guerra in libia negli anni '20, il lavoro in egitto, i servizi segreti, la seconda guerra, la resistenza, il suo "esilio" nel deserto.
vinci è andato in venezuela perché lui, ex capo partigiano, voleva l'avventura.
adesso i giovani in gamba vogliono fare i broker per diventare ricchi e vivere come un calciatore, mentre i calciatori vogliono sembrare dei gangster.


gino e michele, ho scritto gianni perché leggo di continuo "gianni e pinotto" riferito ai due geniacci che insieme a conte guidano gloriosamente il paese verso nuovi orizzonti paradisiaci, ma correzione a parte, ci sono due volumoni taschen che ho sfoglicchiato qualche volta ma non ho veramente studiato, e penso che meritino: "description de l'egypte" su mandato di napoleone, sostanzialmente incisioni d'epoca, e "alchimia e mistica" sulla tradizione esoterica, che veniva pubblicizzato da un figliendrocchia su o.r. tanti anni fa![]()
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ok su salvini sembra che mi fossi illuso, e non ho messo la foto minacciata
ora ho deciso di dare una spolverata a tutto il materiale esp, formarmi una visione d'insieme e tirarne fuori qualcosa di concreto, anche vedendo quanto e in che modo l'aspetto psichico confina o si confonde con quello tecnologico, gli spunti sono tanti il primo che mi viene in mente è il famoso raggio rosa di philip dick, esperienza del 1974 che gli cambiò la vita (temo per lui non in meglio) e potrebbe avere origine sia militare che "esterna", un po' come potrebbe essere stato esterno il miracolo del sole di fatima e altri fenomeni che la saccenza razionalista non inizia nemmeno a spiegare perché scientismo fa rima con impotenza e grettezza, le linee di nazca stanno lì e nessun nobellone si azzarderebbe mai a parlarne, tanti sono gli argomenti, non so nemmeno da dove iniziare, ah sì l'esp dicevo
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Paese d'ombre di Giuseppe Dessì


Cirano.
Certamente io non credo che un simile ritratto
al solenne Champaigne possa venir mai fatto:
ma, bizzarro, eccessivo, stravagante, stordito,
a Giacomo Callot egli avrebbe fornito
la più balda figura di tutte le più balde:
feltro a pennacchio triplo, giustacuore a sei falde,
cappa che sulla spada s'alza pomposamente
dietro, come una coda di galletto insolente;
più di quanti Artabani partorì la ferace
Guascogna e sarà mai per partorire, audace,
nel suo pulcinellesco merletto intorno porta
un naso!.. un naso! ahimè, signori, di che sorta?
Nè vedendo un nasigero simile, si può stare
senza esclamare: Ah, no! gli è troppo esagerare!
Poi sorridete e dite: — Or lo toglie! — Ma che!
il sir di Bergerac lo porta ognor con sè!
La morte significava ben poco per me. Era l'ultimo scherzo in una serie di pessimi scherzi. Charles Bukowski
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@massena
Finito di leggere Samatari.
Interessante per il contenuto, ma anche per la scrittura.
Da una parte non ho molto gradito che il racconto parta in media res, senza una introduzione su scopi ed organizzazione della spedizione; ciò che fa un po’ sembrare il libro una serie note di viaggio messe in bella copia con una certa fretta. Dall’altra mi ha divertito lo stile, abbastanza desueto, che mi ha fatto pensare a come 65 anni (il libro è uscito nel 1955) possano equivalere in certe cose ad una era geologica.
C’è il momento del lirismo,
e quello in cui gli animali assumono comportamenti e/o caratteristiche umani, come nelle favole;I funghi, pensieri della terra che imputridisce, colonizzano i grandi rami che misurano la dimensione del bosco.
La foresta è un grotta verde piena di suoni che si affievoliscono con il morire della luce sul fiume
Il cuore del tapiro è invece semplice e dolce come un frutto maturo, che distilla il calore del sole durante il fresco delle lunghe notti.
la filosofia (spicciola)Palme […] vanitose e antiche come le origini del mondo …
lo sciocco canto del puma
I crotali portano sul dorso le forme geometriche del pensiero e il loro sovrano, il serpente a sonagli, ha il sommo piacere di suonare nell’aria con nacchere di osso il grido di sfrenata gaiezza di tutti i rettili della terra.
Avviene pero’ che, come per certi uomini di cuore d’oro, ma di carattere irsuto, questi asceti tra le formiche possiedono una corazza che …
Le termiti sono un popolo a parte, proletario e teocratico.
e il politicamente scorretto.Gli oggetti sono il mondo del lavoro: averne qualuno con un giusto commercio, rappresenta per il primitivo una evoluzione comprensibile verso le forme di vita civilizzata. Averne molti per nulla, rappresenterebbe invece per lui una rivoluzione, una forma di crisi morale che ha un poco il sapore del furto, e facilita l’avidità in maniera da non lasciare più tranquillo nessuno.
...con sforzi e studi interessati ci si può rendere accetti a gente superiore a noi, ma nessuno sforzo ci può rendere accetti ai nostri inferiori, se non una naturale disposizione d’animo, che ha qualcosa dell’umiltà e dell’illuminazione interiore. È la facoltà di poter diventare ad un certo punto primitivi, in tutti i più sani attributi di questa condizione, senza perdere il nostro valore di uomini civilizzati, il poter essere primitivo e qualcosa di più, e non soltanto questo qualcosa di più che, tutto solo, è piuttosto qualcosa di meno.
Le nuove conoscenze dell’uomo debbono essere conquistate con sforzo e dolore, in una specie di purificazione che la mente umana conquista sulla nostra inerte animalità. Conoscere è soffrire …
Interessante anche uno spunto di teoria antropologica, che mi pare di capire si troverà più tardi, seppur non identico, anche in S. Lorenzon @DerWehrwolfMa oltre la paura e la vendetta, sua moltiplicazione, c’è un’attività prettamente indigena […]: il furto. Il furto è veramente la suprema attività degli Scirisciana.
Fiacco, poltrone e falso sono definizioni che si applicano a tutti gli indios, se li consideriamo da un certo punto di vista, …
… si deve accettare allora l’evoluzione di questa gente verso forme di vita zingaresche e folcloristiche, un’esperienza quindi non più umana ma zoologica.
Questa cerimonia, insieme ad altri particolari dell’esistenza dei selvaggi, mi ha sempre fatto pensare a un loro passato culturalmente più avanzato di quello attuale, convincendomi che gli Scirisciana […] sono una razza in completa involuzione. […] Eventi storici che non sapremo mai hanno spinto questa gente, centinaia e forse migliaia di anni or sono, nei recessi più selvaggi delle foreste, dove l’ambiente non offrì loro quelle risorse cui erano abituati […] si dovettero adattare a far senza dei loro istrumenti, riducendosi lentamente a un modo di vivere più vicino a quello delle scimmie che a quello degli uomini.
Schiavo degli invisibili
Sto leggendo l'autobiografia di Michelle Obama, "Becoming", un librone di 450 pagine la cui lettura procede un po' a rilento. Ne ho letta quasi metà e sono un po' delusa, lo ammetto...
ll racconto di una bambina nera di umili origini, che nasce povera e arriva a diventare la moglie del primo presidente di colore della storia degli Stati Uniti è un po' troppo agiografico e, a tratti, anche poco realistico. Mi sarebbe piaciuto capire quali sono le reali difficoltà di affermarsi per una persona di colore senza un solido patrimonio familiare alle spalle, in una società sostanzialmente wasp e classista come quella americana.
Faccio un po' fatica a procedere perché il racconto è piuttosto lento e non offre molti spunti di riflessione... soprattutto nella descrizione della sua infanzia e adolescenza. Il ritratto che emerge dall'autobiografia è quello di una donna forte e determinata, perché fin da bambina Michelle ha perseguito con ostinata perseveranza l'obiettivo di affermarsi e di avere una vita agiata impegnandosi senza risparmio. Tra le varie recensioni, ho letto che la seconda parte del libro (quando Barack diventa presidente degli Stati Uniti) è più interessante... speriamo.
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