6- Addentriamoci nei particolari dell’album. Trovo stimolante soprattutto il brano intitolato “Atla-Itla-Lati”, in cui sembri intento a recitare queste tre enigmatiche parole come fossero un mantra. Cosa puoi dirci in merito al concept di questo pezzo, legato a doppio filo ad alcuni misteri che non a torto definiremmo “autoctoni” e da te peraltro affrontati già in passato, con brani come “Pelasgi” e “Teschio Cabirico”?
Si tratta in effetti di un mantra. Sono un sostenitore della cosiddetta tesi italo-atlantidea, per cui condivido le idee espresse da numerosi studiosi come Ravioli, Mazzoldi, di Nardo e molti altri. Il discorso sarebbe lungo. Sono convinto della continuità che lega la tradizione atlantidea a Roma tramite una civiltà antichissima e autoctona, per cui sono fortemente contrario alla moda "indo-europea" e ai vari pseudo-miti analoghi che, a parer mio, hanno fatto moltissimi danni non solo in ambito accademico ma anche nel milieu "tradizionalista".
7- Secondo talune leggende Zalmoxis fu schiavo e maestro di Pitagora, riformatore sociale e religioso: una figura dai tratti sfuggenti, poco nota e solo in apparenza marginale. Perché dedicargli un brano, cosa ti colpisce di questo personaggio semi-mitico?
Il significato "polare" di questa figura è certamente di grande importanza sotto il profilo tradizionale. Ho sempre avuto un legame particolare con la Romania (paese che visitai, quando avevo otto anni, sotto il regime comunista), terra in cui affondano le radici daciche di Zalmoxis. Conobbi la sua figura tramite la lettura dei testi di Mircea Eliade che lo riguardano e approfondii in seguito l'argomento, procurandomi diversi saggi di autori romeni d'impronta guenoniana. La leggenda che lo lega a Pitagora mi sembra altamente significativa; credo che testimoni il profondo legame esistente tra la catena della tradizione presente in Italia (da Pitagora a Virgilio e da questi a Dante) e quella geto-daco-tracica della Romania, entrambe espressioni della tradizione primordiale sotto le insegne della Roma eterna.
http://www.neo-folk.it/interviews/gregoriobardini.htm





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