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  1. #31
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    Predefinito Rif: "Ero un Balilla". Come si stava allora?

    Citazione Originariamente Scritto da natoW Visualizza Messaggio
    Messaggio originale il 2002-09-04 09:29:08

    A Balilla

    A ballilla decidete!!
    Ce la racconti o le chiacchiere durano per molto.
    ........
    Ultima modifica di Siddharta; 17-03-10 alle 13:14

  2. #32
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    Predefinito Rif: "Ero un Balilla". Come si stava allora?

    Citazione Originariamente Scritto da Ferruccio1 Visualizza Messaggio
    Messaggio originale il 2002-09-04 09:457
    Citazione Originariamente Scritto da natoW Visualizza Messaggio
    Messaggio originale il 2002-09-04 09:29:08

    A Balilla

    A ballilla decidete!!
    Ce la racconti o le chiacchiere durano per molto.
    Hai un poco ragione anche tu, ma quando si deve scrivere una storia complessa ci si deve "organizzare" e vangare bene nella memoria prima di scrivere. Ragazzi, si tratta di cose avvenute 60-70 anni fa mica settimana scorsa!

    Questa sera comincio. Intanto leggi su Esegesi "Piazzale Loreto" se non lo hai ancora fatto!



    ........

  3. #33
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    Predefinito Rif: ERO UN BALILLA - PRESENTAZIONE A TREZZO IL 28 OTTOBRE

    Citazione Originariamente Scritto da Ferruccio Visualizza Messaggio
    il 2002-09-04 108:10
    ERO UN BALILLA

    Nell'insieme, ero capitato abbastanza bene. Famiglia discretamente benestante. Capo famiglia e padre-padrone mio nonno Ambrogio, classe 1880. Era lui che faceva le parti del bollito a tavola! Da operaio salariato ad artigiano nel 1925, si era costruito una villetta in periferia a Milano dove stavamo tutti, inclusa una zia e una grossa femmina di bulldog di nome Ariel. Era cominciata la grande depressione del 1929, però i miei avevano avuto la fortuna di assumere alcune commesse in Vaticano al seguito di un loro importante cliente, costruttore milanese divenuto Ministro dei Lavori pubblici in Vaticano: erano cominciate grandi opere, con i soldi che lo Stato italiano aveva dato alla Chiesa per il Concordato, e così la mia famiglia non conobbe le difficoltà economiche che molti soffrirono in quel periodo.

    Una parola sulla mia città, Milano.
    Milano oggi non è che la pallida copia di ciò che era allora. Era una città in fortissima espansione con una coscienza di sé da vera protagonista della vita nazionale, derivata dall'essere stata una artefice sia del Risorgimento sia di tutti gli eventi storici e sociali seguenti; in particolare, era stata la capitale dell'interventismo nella prima guerra mondiale e la città dove era nato il fascismo. Futurismo, movimento artistico NOVECENTO di Margherita Sarfatti, problematiche sociali con i moti del 1898, creazione di grandi industrie si fondevano in una coscienza di forza che dava a Milano il primato in Italia. Grandi Sindaci le avevano conferito una grande efficienza amministrativa e organizzativa. I milanesi come noi andavano orgogliosi di essere partecipi della vita di una città come quella. Lo spirito milanese dell'epoca è ben rappresentato dal quadro di Boccioni "Una città cresce".

    Per essere chiari: non era la Milano da bere di ieri mattina e dominava la vita nazionale sociale, politica, culturale, industriale. Oggi è l'ombra di quello che fu allora.

    Più che una città, era una fede nell'avvenire.

    Il nostro era un quartiere di operai e di piccola borghesia, vicinissimo ai grandi insediamenti delle Case Popolari di Milano di piazzale Insubria e piazzale Martini. Più che un quartiere, sembrava un paese disposto intorno alla Parrocchia e all'asilo infantile. Oggi come oggi, almeno come vista, è cambiato pochissimo. I suoi abitanti socializzavano facilmente tra loro.

    Fine del primo messaggio.
    ..........

  4. #34
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    Predefinito Rif: "Ero un Balilla". Come si stava allora?

    Citazione Originariamente Scritto da Fernando Visualizza Messaggio
    il 2002-09-04 11:418

    Re: Re: A Balilla

    Originally posted by Ferruccio


    Hai un poco ragione anche tu, ma quando si deve scrivere una storia complessa ci si deve "organizzare" e vangare bene nella memoria prima di scrivere. Ragazzi, si tratta di cose avvenute 60-70 anni fa mica settimana scorsa!

    Questa sera comincio. Intanto leggi su Esegesi "Piazzale Loreto" se non lo hai ancora fatto!




    ah regazzì, ma quanti anni tieni? Tanto per inquadrare meglio il soggetto-autore delle storie che leggerò.
    Prosit
    .....

  5. #35
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    Predefinito Rif: "Ero un Balilla". Come si stava allora?

    Citazione Originariamente Scritto da Carmen Visualizza Messaggio
    il 2002-09-04 139:08

    bello propriuo veramente queste son le storie che mi piacciono proprio tanto
    .....

  6. #36
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    Predefinito Rif: "Ero un Balilla". Come si stava allora?

    Citazione Originariamente Scritto da Ferruccio1

    il 2002-09-04 15:27:16

    Re: Re: Re: A Balilla

    Originally posted by Fernando



    ah regazzì, ma quanti anni tieni? Tanto per inquadrare meglio il soggetto-autore delle storie che leggerò.
    Prosit
    Quasi settantadue, Fernando!

    Purtroppo .......
    .....

  7. #37
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    Predefinito Rif: "Ero un Balilla". Come si stava allora?

    Citazione Originariamente Scritto da Ferruccio1

    il 2002-09-04 1511

    Originally posted by carmen
    bello propriuo veramente queste son le storie che mi piacciono proprio tanto
    Carmen,

    la storia siamo noi e i ricordi personali contano moltissimo.
    Spero di divertirti. Più o meno, scriverò una puntata al giorno.

    Un saluto.
    ......

  8. #38
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    Predefinito Rif: "Ero un Balilla". Come si stava allora?

    Citazione Originariamente Scritto da Ferruccio1

    il 2002-09-05 163:19

    ERO UN BALILLA - 1931/1937

    Come è ovvio, i ricordi dei primi anni dell'infanzia sono molto evanescenti. Ho nel mio "file" l'immagine delle testa del cane bulldog Ariel mentre mi guarda da un'angolazione che mi fa pensare che io lo vedessi stando all'interno di quelle ceste di vimini che, una volta, le donne usavano per deporre i loro bambini di pochi mesi mentre accudivano alle faccende domestiche. Tra un figlio e l'altro, quelle ceste servivano per mettere la biancheria lavata e asciugata da stirare. Diceva mia mamma che Ariel non mi abbandonava mai e permetteva solo a lei e a mio padre di avvicinarmi.

    Di quel periodo fino ai 5-6 anni, a parte mia mamma come è naturale, il personaggio per me più importante era certo mio nonno Ambrogio, il quale era molto fiero del suo primo nipote.

    Mi teneva molto con sé e mi portava anche in giro nei posti adatti per un bambino. Quello che però è più importante ai fini del mio racconto è che la sera mi teneva compagnia quando già ero nel mio lettino; così una seconda immagine che ho in mente è il nonno vicino a me, la sera, che mi racconta qualcosa.

    L'unica cosa che ricordo bene è che il suo pezzo forte erano i sommovimenti sociali a Milano nel 1898, con le cannonate sugli scioperanti, le cariche della cavalleria, il generale Bava Beccaris (il cui nome mi suonava particolarmente sinistro).

    Mio nonno (questo lo seppi dopo) era una socialista turatiano, cioè riformista, seguace appunto di Turati e Treves che, per lui, erano un mito. Forse per questo il suo pezzo forte era la descrizione del 1898 a Milano, che aveva lasciato tracce fortissime nella storia sociale della città e dell'Italia, con lo strascico del regicidio di Monza pochi anni dopo.

    Il nonno mi cantava anche canzoncine del suo tempo, quali CIRIBIRIN CHE BEL FACCIN CHE SGUARDO DOLCE ED ASSASSIN..., LA BELA GIGUGIN, LA SPAGNOLA SA AMAR COSI', VA PENSIERO.

    Stranamente non mi parlava mai della prima guerra mondiale, cui aveva partecipato, nel Genio, come elettricista. Ci teneva, però, a farmi sapere che il nome Ferruccio lo aveva imposto lui in ricordo di Francesco Ferrucci, l'eroe di Gavinana che aveva assunto un grande valore simbolico nella lotta contro gli austriaci durante il Risorgimento e poi nella Guerra Mondiale contro i tedeschi. "Vile, tu uccidi un uomo morto!" (frase che peraltro Ferrucci non pronunciò, avendo detto solo "Vile tu dai a un morto!". Brutta figura era quel Maramaldo, che comandava i tedeschi o meglio i lanzichenecchi).

    Mio nonno aveva anche un ampio repertorio di frasi storiche tipo: "Se voi suonerete le Vostre trombe, noi suoneremo le nostre campane!" - "Bevi, Rosmunda, nel cranio di tuo padre!" - "Obbedisco!". Cioè tutte quelle esclamazioni che sostengono il quadro, piuttosto sdrucito, della storia patria.

    Il nonno, tra l'altro, mi collezionò più tardi le dispense illustrate della "Storia d'Italia", con figure piuttosto approssimative e ad effetto. Ricordo Attilio Regolo con la botte e Muzio Scevola che si brucia la mano sul famoso braciere. Era una pubblicazione storica di livello molto popolare, ma a mio nonno piaceva un pozzo. Ce l'ho ancora.

    Evento importante per me fu, allora, una piccolissima fuga, a tre anni: ero uscito dalla piccola via privata dove stava casa ed ero arrivato da solo al primo crocevia da cui potevo vedere i palazzi vicini e il tram in movimento. Avevo esclamato tra me: "IL MONDO!". Poi non ero andato più in là, perché avevo pensato di aver osato fin troppo, quel giorno, e che era meglio tornare in modo che non si accorgessero della mia mancanza.

    In quel tempo era successo parecchio e, tra le cose più importanti, vi era la guerra d'Abissinia. Io, però, non ho ricordi esatti, ma avevo presente una situazione generale che prassapoco stava così: l'Italia, la mia nazione, aveva vinto la più grande guerra mai verificatasi conto gli austriaci, i vecchi dominatori di Milano. Il 4 Novembre era una grandissima festa e Milano sembrava sollevarsi per aria dalle bandiere che sventolavano ai balconi e alle finestre.

    L'Italia si era resa indipendente con le guerre risorgimentali contro i predetti austriaci e l'episodio piu' importante era stato le Cinque Giornate di Milano. Ce n'erano stati altri, ma non così importanti. Questo mi rendeva particolarmente orgoglioso, abitando noi in zona Vittoria e cioè vicino a piazza Cinque Giornate dove c'era il famoso monumento ai moti del '48.

    La ricorrenza di quei moti, a Milano, era celebrata con sfilate. Una volta vidi sfilare financo un uomo vecchissimo. Un garibaldino, mi disse mio nonno. Era in camicia rossa, ma mio papà aveva detto che forse non era un garibaldino dei Mille ma solo di quelli definiti "delle Argonne".

    Passare con i miei da quella piazza era un piccolo rito e ci soffermavamo sempre a guardare il "NOSTRO" monumento.

    I nemici nostri acerrimi erano i tedeschi, che avevano fatto morire tante persone con l'affondamento del piroscafo Lusitania (mio padre) e che avevano tagliato le mani a tutti o quasi i bambini belgi (mia madre).

    Dopo la prima guerra mondiale c'erano stati gravi disordini, ma Benito Mussolini aveva salvato l'Italia dalla rovina.

    Era in corso la conquista in Abissinia, dove gli italiani cercavano terra per lavorare in quanto erano troppi qui in Italia. E poiché gli alleati della guerra 1915-18 non avevano mantenuto le promesse si erano presi le colonie, che invece spettavano a noi che tanto loro ne avevano da vendere. La guerra era finita con la nostra vittoria contro tante nazioni che ci volevano male e ci avevano imposto le sanzioni per farci perdere.

    Questo era il mio panorama, che dovevo aver assorbito come per osmosi dall'ambiente circostante.

    A quel tempo non facevo ancora parte delle organizzazioni giovanili del Fascismo, poiché non andavo ancora a scuola; ma, come si usava allora, a cinque anni ero stato all'asilo dalle suore, dove di Balilla e Figli della Lupa non ricordo si parlasse.

    Nonostante questo, ho una foto vestito con una divisa da Balilla (che non mi sarebbe spettata). Io sto su una sedia vicino a mia mamma e ho anche un fucilino a tracolla. Appena posso, vedo di mandarvela. Siamo pertanto, più o meno, all'estate del 1937, anno nel quale, a ottobre, iniziai le elementari e in quell'occasione passai, per così dire, d'ufficio nelle file dei Figli della Lupa.
    .......
    Ultima modifica di Siddharta; 17-03-10 alle 13:26

  9. #39
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    Predefinito Rif: "Ero un Balilla". Come si stava allora?

    Citazione Originariamente Scritto da D.Bombacci

    il 2002-09-06 005:00

    I nemici nostri acerrimi erano i tedeschi, che avevano fatto morire tante persone con l'affondamento del piroscafo Lusitania (mio padre) e che avevano tagliato le mani a tutti o quasi i bambini belgi (mia madre).
    come vedete e grazie a ferruccio..i crucchi so' barbari di natura..altro che alleati !!!!

    trovo interessante la testimonianza di ferruccio, visto che certi periodi li ha vissuti.

    saluti
    ......

  10. #40
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    Predefinito Rif: "Ero un Balilla". Come si stava allora?

    Citazione Originariamente Scritto da Ferruccio1

    il 2002-09-06 101:18

    Originally posted by D.BOMBACCI


    come vedete e grazie a ferruccio..i crucchi so' barbari di natura..altro che alleati !!!!

    trovo interessante la testimonianza di ferruccio, visto che certi periodi li ha vissuti.

    saluti
    Quello era ciò che mia papà e mia mamma avevano appreso dalla propaganda di guerra tra il '14 e il '18.

    Tanti anni dopo verrà pubblicato il libro di Colin Simpson che dimostrerà, senza possibilità di dubbio, come il Lusitania fosse stato una trappola tesa ai tedeschi per provocare il cambio di orientamento dell'opinione pubblica americana, che era contraria a ogni intervento degli Stati Uniti in guerra.

    Non ho tempo, ora, di descrivere tutto in dettaglio, ma ti basti sapere che il Lusitania, tra l'altro carico di esplosivi di tutti i tipi e citati nella polizza di carico come "formaggi" o "carbone", fu fatto andare avanti e indietro nel canale d'Irlanda finché incocciò in un sommergibile tedesco che lo affondò, scambiandolo per il gemello Mauritania partito da Liverpool con truppe destinate al fronte. Il Lusitania esplose letteralmente e morirono circa 1.500 passeggeri, tra i quali molti americani. I tedeschi avevano avvertito, con annunzi sui giornali americani, di NON VIAGGIARE con il Lusitania, considerato un mercantile armato. Fu una trappola perfetta!

    Nel 1960 mi trovavo a Bruxelles, dove avevo offerto una cena a diversi clienti belgi. Il discorso cadde sulla prima guerra mondiale e io citai l'affare delle mani tagliate ai bambini. Quelli sghignazzavano. Io chiesi al mio agente se avevo detto qualccosa che non andava. Mi disse che quella delle mani tagliate era una favola messa in giro dagli inglesi e che all'estero aveva attecchito perfettamente, ma in Belgio si sapeva che non era successo.

    Comunque in Italia, durante gli anni Trenta, il sentimento antitedesco era fortissimo, specie nel Nord e soprattutto a Milano, il che ebbe conseguenze più tardi, quando fu presa molto male l'alleanza con la Germania cominciando dalla visita di von Ribbentrop a Milano. E ciò malgrado, in quel tempo, non fossero neppure apprezzate le nazioni "sanzioniste". Ma - ripeto - il sentimento antitedesco era dominante e la Germania era vista come il fumo negli occhi. Questo fu il motivo principale per il quale la guerra del '40 non fu popolare.

    Saltiamo ora al '56: la televisione trasmette gli avvenimenti a Budapest e sul canale di Suez. In entrambi i posti gli europei la prendono in saccoccia dagli americani e dai russi.

    Commento di mio padre: "Gh'eum capi' propri nagott" ("Non avevamo capito proprio niente!"). E questo tra lo stupore di noi presenti, che ricordavamo cosa diceva e pensava nel '40-'45.

    Un saluto.
    ........

 

 
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