il 2002-09-14 17:17:53
ERO UN BALILLA - 1937/1939
Citazione:
Originally posted by carmen
Ma cosa facevano le bambine in quel periodo?
L'unica cosa che ricordo è che sfilavano con noi nelle adunate scolastiche. Non rammento distinzioni come invece per i maschi; erano tutte PICCOLE ITALIANE. Divisa: gonna nera, camicia bianca con maniche lunghe e berretto nero.
Quanto alla vita fuori della scuola, il fatto che ormai andassi e venissi da solo tra casa e la scuola elementare mi dava maggior libertà di stare fuori durante il pomeriggio. Era stato proprio con il secondo trimestre dell'anno 1937-'38 che l'orario scolastico era stato rivoluzionato. Prima si andava a scuola al mattino fino alle 12 e poi ancora al pomeriggio tra le 14 e le 16. Di giovedì a casa, tutto il giorno, e il sabato solo al mattino. Era il vecchio orario scolastico del "CUORE" di Edmondo De Amicis.
Da gennaio 1938, invece, a scuola tutte le mattine dalle ore 8 alle 13. Fu con un certo disappunto che non avemmo più il giorno di vacanza intermedio; ma, come ho detto, avevamo tutti i pomeriggi liberi, salvo il tempo dei compiti. La conseguenza più importante di quella maggiore libertà era far parte di diritto della "banda di Via Ennio". Composta da tutti o quasi i ragazzini della strada in cui abitavo, era il punto-base di aggregazione e socializzazione dei giovanissimi di allora.
Con la banda si viveva e ci si divertiva, tra l'altro, secondo consuetudini non scritte ma direi quasi automatiche e stagionali. C'era il tempo per la sfide con le "figurine": all'americana, tirandole dal marciapiedi verso le case, oppure a "muro", lasciandole cadere dopo averle appoggiate (su un muro, appunto) da un'altezza concordata. Chi copriva con la sua un'altra figurina si portava via tutte quelle che stavano sul marciapiede. oppure una sola secondo regole occasionali. C'era poi l'epoca delle gare al "GIRO D'ITALIA", con i tappi delle bottigliette di gazzosa (simile all'attuale "Sprite") e con il percorso disegnato, con il gesso, sul marciapiede; oppure, in versione più bella, con una percorso scavato nella terra e con biglie di terracotta o di vetro (molto ambite). Chi vinceva si portata a casa tutte le biglie in corsa.
Altro gioco era quello della "LIPPA", fatto con un pezzo di legno appuntito alle estremità; dapprima, con un bastone, lo si faceva alzare e poi, colpendolo di nuovo, lo si mandava lontano. Un incrocio tra il cricket e il baseball.
Ogni "BANDA" aveva come rivali quelle delle strade vicine (la mia era in attrito con quelle dette "di viale Umbria" e "di via Strigelli"), per motivi che erano i più vari; per esempio, una "banda" si arrabbiava molto se qualcuno di un’altra sconfinava nel loro “territorio” e se addirittura combinava scherzi, come buttare tracchi nella case a pianterreno. A questo punto prima chiedeva riparazione e scuse all'altra e, nelle situazioni più gravi, si consumava una sfida che poteva essere la battaglia con le zolle di terra (dal non grave pericolo) ma anche la sanguinosa "sassaiola".
Ce n’erano state alcune, sui bastioni, alle quali avevano partecipato molte decine di ragazzi e di cui si tramandava la memoria quasi come delle Termopili. Ma la sassaiola era quasi sempre interrotta dai parenti, attirati dallo schiamazzo e magari anche dalle rotture dei vetri delle case circostanti.
Le bande non avevano un capo eletto ma c'era sempre qualcuno che "dominava", ed era a costui che si presentavano i "padrini" della banda sfidante.
Sul tema esiste un bel libro che noi tutti, bambini e ragazzi di allora, abbiamo letto: I ragazzi della via Pal, romanzo ungherese Evidentemente, le "bande" dovevano essere un'istituzione sovranazionale.
"E le bambine?", mi chiederai tu.
Le bambine non vi erano ammesse e con loro, in pratica, non si giocava mai, salvo che con quel rettangolo tracciato sul marciapiede e diviso in altri rettangoli numerati. Si doveva dimostrare la propria abilità percorrendolo tutto, quadro per quadro, nei modi più disparati: con la sola gamba sinistra, poi con la destra, incrociando le gambe e così via. Ma - ripeto... - le bambine erano un mondo a parte e in strada si vedevano molto poco. Anche a scuola, per lo meno la mia, c'erano "classi separate".
L’insegnante era una dolce signora di nome Perini. Data la quasi mania di mia madre nel conservare tutto, ho ritrovato recentemente un'immaginetta che la maestra mi diede in occasione della mia Prima Comunione. Reca scritto sul rovescio:
"4 Maggio 1939
Al mio caro scolaro Ferruccio nel giorno Santo della Prima Comunione. Gesù sia sempre nella tua anima!"
Altre maestre! Altri tempi! Altra Italia!
P.S. Scusate la digressione, ma reputo che sia importante dare il quadro delle abitudini infantili di allora.
Dimenticavo: le bande erano, per così dire, "apolitiche". Niente Figli della Lupa o Balilla. Direi, piuttosto, che vi predominava uno spirito anarcoide e selvaggio. Non passavamo, invece, il tempo a sentire la radio, però ricordo di aver sentito una trasmissione utilizzando una radio "a galena" di mia madre, che era un dono ricevuto da fidanzata. Non c'era corrente o altro. Con un filo d'argento ci si sintonizzava toccando, appunto, una pezzo di galena e il segnale era debolissimo. Mamma mia come sono vecchio!
Un saluto a tutti.