Vincenzina, ormai i presunti assassini vengono chiamati amichevolmente per nome, ha ammazzato nella notte il marito.
Maschio.
Nome? non importa... Di lui sappiamo fosse vecchio, irascibile e violento.
Vincenzina, istigata dalla visione di un film, ha preso un pezzo di legno e ha fracassato la testa all'iracondo che, a quanto pare, non è deceduto sul colpo ma avrebbe avuto modo di rendersi conto di ciò che accadeva.
Vincenzina, poi, ha inscenato la solita finta rapina, particolare che rende la vicenda ancora più odiosa.
Ma Vincenzina è colpevole? Da un punto di vista fattuale parrebbe di si ma si dice che non abbia provato rimorso per quanto ha commesso; e questa vendetta la qualifica come eroina agli occhi della solita stampa schifosamente femminista che sta facendo passare il concetto della legittima difesa.
Ma Vincenzina poteva "difendersi" prima quando, a suo dire, subiva le violenze? Si, certo, poteva denunciare il marito ma non lo ha fatto mai e anche questo fatto restituisce l'immagine di una donna che difende fino all'ultimo l'onore della sua famiglia.
Brava Vincenzina. Non si preoccupi... Sarà presto liberata, non abbiamo dubbi.
Anche perché non esiste ancora il reato di maschicidio.
E sarà doppiamente libera: dal vecchio, ormai diventato scomodo, e dal carcere per passare qualche tempo ai domiciliari in quella villetta che era anche del marito col giardino, col cane che non disturba, con i balconi fioriti.
Il commento di un'imbecillotta sentito ieri sera al bar? La gha fato bén... !!!
Kobra




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