L'identità sappiamo doversi riferire sia a dati individuali che a dati genetici, tali da trasformare l'individuo in persona. La differenza consiste nel con una storia da interpretare in modo libero e responsabile tramite le azioni del tempo a sua disposizione.
Secondo logica, l'uso del cognome mi sembra un retaggio obsoleto - oltretutto legato a un sistema tribale o di clan che scriver si voglia davvero assurdo -.
In pratica esistono due livelli paralleli fra loro, come due assi immaginari per far evolvere il sistema democratico europeo verso una sempre più responsabile libertà:
1 - un dato accessibile a tutti sembra dover essere il nome proprio individuale, scritto nell'idioma in uso dove e quando l'individuo è nato. Perché è giusto che ognuno accetti un punto di partenza dal quale evolvere socialmente. Oltre a questo, il codice fiscale in quanto ad esso sono vincolati i servizi sociali primari, sia all'interno dei confini che nei territori alleati.
2 - informazioni sensibili, da conservare riservate alla persona e al sistema sociale (escluso il primo soccorso gratuito e anonimo) dovrebbero essere i nomi e i codici fiscali dei genitori genetici, dei tutori legali del minore, del coniuge o dei conviventi dell'adulto.
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