

Globalizzazione..... si grazie.


Detto questo, una volta che Davide è nato, non mi sono più posta il problema della sanità negli USA, e, anche quando abbiamo deciso di trasferirci, sinceramente mi son detta: è tutto privato e noi saremo assicurati, andrà tutto bene, inutile preoccuparsi troppo in anticipo. Perché fasciarsi la testa prima di essersela rotta? Per il periodo di transizione abbiamo attivato un’assicurazione di viaggio e bon.
Dopo due settimane che eravamo qui, Davide ha iniziato a tossire. All’inizio era una tosse normale, presto è diventata brutta. Siamo stati da una dottoressa che ha diagnosticato una tosse da dentizione. A me però non tornava qualcosa e, dopo una settimana di notti in bianco (non riusciva a dormire più di mezz’ora) ho convinto Andrea ad andare al pronto soccorso. Abitavamo vicino all’ospedale pediatrico più accreditato della zona, quindi ovviamente ci siamo diretti lì. Siamo entrati a mezzanotte. Dopo il triage ci è stato comunicato che ci attendevano circa due o tre ore di attesa, questo ovviamente nella sala d’attesa generica dell’ER che non è distinta tra adulti e bambini. Davide aveva otto mesi. Dopo due ore siamo stati spostati all’interno del pronto soccorso, ovvero nella sala d’attesa dedicata alla pediatria. Lì, mentre aspettavamo ancora, siamo stati raggiunti dal personale amministrativo che ci ha chiesto come avremmo pagato. Abbiamo comunicato che avevamo un’assicurazione di viaggio, ma, siccome non erano certi di poter fare il pagamento diretto, ci hanno risposto: “al limite pagate voi, qui o successivamente, e poi vi fate rimborsare. Anche se ci dovessero essere medicinali o altre analisi successive, il costo sarà solo quello della visita.” Che sollievo abbiamo pensato.” Duemila dollari.” Ah, ok.
Dopo un’altra ora è apparsa finalmente la pediatra, che ha visitato Davide direttamente in sala d’attesa. Verso le 4 del mattino finalmente son riuscita a imboscarmi in una camera e a far dormire un pochino il bimbo. Nel frattempo avevamo fatto i raggi e il tampone, che qualche giorno dopo ha confermato la diagnosi di pertosse. Siamo usciti alle 7 del mattino perché, grazie a Dio, non era necessario il ricovero.
Questo è stato il nostro primo impatto con il sistema sanitario degli Stati Uniti. Un sistema che funziona, quando sei assicurato. Se non sei assicurato, hai diritto a essere stabilizzato se ti portano in ER in punto di morte, dopodiché a livello teorico non hai diritto a nulla. Giulietta lo spiega qui molto meglio di me. Il costo medio di un’assicurazione sanitaria negli USA è di circa 200 dollari. Se si ha un lavoro decente, di solito l’assicurazione medica viene pagata dal datore di lavoro, ma ci sono casi in cui i lavoratri vengono assunti con contratti da poche ore per far sì che il datore di lavoro non sia tenuto a far ciò. Inoltre le varie assicurazioni hanno clausole precise sulle prestazioni rimborsabili, per cui, prima di rivolgersi a un medico, il primo pensiero è sempre: me lo posso permettere? Se questo è vero per chi è assicurato, lo è ancor di più per chi non lo è. Ovviamente chi non può permettersi un’assicurazione tende a non farsi visitare, con l’altrettanto ovvia conseguenza di restare malato più a lungo o di soffrire danni permanenti. Unito a tanti altri fattori, tra cui quelli genetici, la scolarizzazione, la qualità del cibo e via discorrendo, la durata media della vita negli Stati Uniti è piuttosto bassa.
A questo punto ovviamente sorge spontanea una domanda: visto che si paga, e non poco, per farsi curare, perlomeno le cure saranno impeccabili, giusto? Sì e no.
I tempi di attesa, rispetto all’Italia, sono praticamente inesistenti (evidentemente siamo stati molto sfortunati). Gli studi medici e gli ospedali, inoltre, sono puliti, colorati, forniti di attrezzature all’avanguardia e il personale è mediamente molto gentile. Dopotutto sei un cliente e hanno ogni interesse a farti star bene, in tutti i sensi. La qualità delle cure però non sempre è all’altezza. Negli Stati Uniti è molto facile che un paziente insoddisfatto o danneggiato faccia causa al medico o all’ospedale, quindi succede che i medici si mantengano sul vago, o al contrario eccedano con le cure, per evitare di esser trascinati in tribunale. A livello di performances, osservando una classifica del 2000 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità relativa alla qualità delle cure mediche, notiamo subito il paradosso. Gli Stati Uniti si piazzano trentottesimi (per darvi un’idea; l’Italia è al secondo posto, e prima degli USA troviamo ad esempio la Colombia e il Marocco, paesi a cui non siamo soliti associare una qualità della vita come quella che ci aspetteremmo dall’America). Uno studio più recente di Bloomberg piazza gli USA addirittura al terzultimo posto su 48. Digitando “health care quality per country” su Google, si apre una pletora di link ad articoli e indagini che non fanno che confermare quanto sopra, ovvero che dal 2000 è cambiato davvero poco,.
Insomma, la nostra prima impressione viene purtroppo confermata dai dati ufficiali: farsi curare negli Stati Uniti non è un buon affare, né per il portafogli né per la salute.
http://dallaltrapartedelmondo.com/2014/01/19/sanita-americana-la-nostra-esperienza-e-qualche-dato/
clash bankrobber


Ho vissuto negli USA dal 1994 al 2001 e dal 2009 al presente... io i problemi d alei descritto non li ho mai incotrati, per certo sui tempi d'attesa, se leggi:
"I tempi di attesa, rispetto all’Italia, sono praticamente inesistenti (evidentemente siamo stati molto sfortunati). Gli studi medici e gli ospedali, inoltre, sono puliti, colorati, forniti di attrezzature all’avanguardia e il personale è mediamente molto gentile. Dopotutto sei un cliente e hanno ogni interesse a farti star bene, in tutti i sensi."
Appunto, come indicato, torvi pure le pubblicita' sui cartelloni che indicano il tempo d'attesa medio.
Globalizzazione..... si grazie.


Ma che e' ???????!!!!!!!!!! aahahahhahahhahahahahhahahahhahahhahahahhahaha
L'articolo farlocco!!!!
Urcaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!!!!!Il costo medio di un’assicurazione sanitaria negli USA è di circa 200 dollari.
Un homeless fallito buttato in mezzo ad una strada con un bicchierino in mano in media raccoglie circa 500 dollari al mese.
E seconde te il 99% della gente non trova 200 dollari da dare ad un assicurazione !!!!!
hahahahhahahhahahahahhahahahhahahhahahahhahahahhah ahhahahahahahahhahhahahhahahaahahah
la scolarizzazione, la qualità del cibo e via discorrendo, la durata media della vita negli Stati Uniti è piuttosto bassa.
ahhahhahahahahahhahahhahahahhahahhahhahhahahhahahh ahahahhahahahahhahahahhhahahahha
Se e' "bassa la vita media in USA" pensa un po in Russia!!!!


"I tempi di attesa, rispetto all’Italia, sono praticamente inesistenti (evidentemente siamo stati molto sfortunati). Gli studi medici e gli ospedali, inoltre, sono puliti, colorati, forniti di attrezzature all’avanguardia e il personale è mediamente molto gentile. Dopotutto sei un cliente e hanno ogni interesse a farti star bene, in tutti i sensi."
Per blobbetto "dettagli insignificanti" vuoi mettere invece essere ricoverato in un ospedale con i muri scrostati, le infermiere che passano il tempo al cellulare (bisogna organizzare la serata con il moroso), medici che arrivano con 1 ora di ritardo (stavano nel loro ambulatorio privato), macchine diagnostiche mezze rotte, e l'ambulanza vecchia di 20 anni con le ruote sgonfie.
Non c'e paragone.....tutto "molto affascinante e antico".....gli ospedali americani sono troppo moderni, non hanno "storia" !!!




cio rimane che ha aspettato 4-5 ore tra l'altro ometti il resto...
La qualità delle cure però non sempre è all’altezza. Negli Stati Uniti è molto facile che un paziente insoddisfatto o danneggiato faccia causa al medico o all’ospedale, quindi succede che i medici si mantengano sul vago, o al contrario eccedano con le cure, per evitare di esser trascinati in tribunale. A livello di performances, osservando una classifica del 2000 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità relativa alla qualità delle cure mediche, notiamo subito il paradosso. Gli Stati Uniti si piazzano trentottesimi (per darvi un’idea; l’Italia è al secondo posto, e prima degli USA troviamo ad esempio la Colombia e il Marocco, paesi a cui non siamo soliti associare una qualità della vita come quella che ci aspetteremmo dall’America). Uno studio più recente di Bloomberg piazza gli USA addirittura al terzultimo posto su 48. Digitando “health care quality per country” su Google, si apre una pletora di link ad articoli e indagini che non fanno che confermare quanto sopra, ovvero che dal 2000 è cambiato davvero poco,.
Insomma, la nostra prima impressione viene purtroppo confermata dai dati ufficiali: farsi curare negli Stati Uniti non è un buon affare, né per il portafogli né per la salute.
clash bankrobber


Globalizzazione..... si grazie.



