Quando andavo alle elementari, non c'era pane in vendita.
Mia nonna mi dava un sacchetto di farina, che lasciavo alla fornaia (ai miei tempi fare il pane era una faccenda esclusivamente femminile, come da Omero in poi).
Al ritorno, chiedevo "il mio" pane. La fornaia rovistava nella madia, e lo prendeva: ogni pane era marchiato, e quello nostro portava l'arabesco di una chiave. Si pagava solo la cottura, cioè il servizio.
Ma il mio era un paese di contadini: la farina l'avevano tutti, e non la vendevano. E quei pochi che contadini non erano, avevano un cugino o un cognato o un amico contadino.





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