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Discussione: Vai col gender!

  1. #731
    Blut und Boden
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  2. #732
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    Ecco, dovessi vivere in mezzo a queste oche sarei finocchio, orso il finocchio peloso che non ama le donne.

  3. #733
    Blut und Boden
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Il pianto su Giulia doveva servire a questo
    Maurizio Blondet 7 Dicembre 2023

    https://twitter.com/bertero_g/status...53057162014786



    https://twitter.com/jacopocoghe/stat...re-a-questo%2F

    Siamo scioccati e sconcertati dalla scelta del Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara di affidare l’introduzione nelle scuole italiane della cosiddetta educazione alle relazioni e affettività a un’attivista politica di sinistra e sostenitrice dell’Agenda LGBTQ come Anna Paola Concia, già deputata del Partito Democratico.

    Con tutto rispetto per la persona, la visione politica della Concia sui temi della famiglia, della filiazione e della libertà educativa dei genitori è radicalmente incompatibile coi valori della stragrande maggioranza degli elettori che hanno votato i partiti che sostengono il Governo Meloni.

    Fu proprio la Lega, partito di riferimento di Valditara, a inserire nel programma elettorale il contrasto esplicito all’ideologia Gender nelle scuole.

    La Concia, invece, era favorevole alla regolamentazione della maternità surrogata e al Ddl Zan che prevedeva la massiccia introduzione nelle scuole italiane di corsi e progetti fondati sull’ideologia Gender: nel ruolo affidatole dal Ministro Valditara avrà mano libera nel raggiungere lo stesso scopo.

    Chiediamo al Ministro Valditara di annullare immediatamente una scelta degna di un Governo di estrema sinistra.



    E’ insegnante di ginnastica



    Dagospia

    LA MOSSA PARACULA DEL GOVERNO: DAL “PATRIARCALE” AMADORI ALLA TURBO-LESBO ANNA PAOLA CONCIA – IL MINISTRO DELL’ISTRUZIONE VALDITARA NOMINA ALLA GUIDA DEL PROGETTO “EDUCARE ALLE RELAZIONI” ANNA PAOLA CONCIA, STORICA ATTIVISTA LGBT+, EX PARLAMENTARE DEL PD – UNA FURBATA DOPO LE POLEMICHE PER LA CONSULENZA AFFIDATA AD ALESSANDRO AMADORI, SOSTENITORE DELLA TESI CHE “LE DONNE SONO CATTIVE COME IL DIAVOLO” – LA CONCIA VUOLE COINVOLGERE IL PADRE DI GIULIA CECCHETTIN: “LO FACCIO PER TUTTE LE DONNE”

    Educazione alla "affettività" nelle scuole affidata a Paola Concia, ex deputata Pd e sostenitrice dell’Agenda LGBTQ.
    Pro Vita&Famiglia: Valditara tradisce elettorato e famiglie, faccia dietrofront



    https://www.maurizioblondet.it/il-pi...n=push_friends
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  4. #734
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Non ho figli da infrociare

  5. #735
    Blut und Boden
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Su Vallditara
    Maurizio Blondet 9 Dicembre 2023

    Costanza Miriano:

    La scuola non è padrona dei cuori dei nostri figli, l’educazione affettiva spetta alle famiglie.
    Non la affidiamo a nessuno, figuriamoci se possiamo affidarla a Paola Concia, una persona che quanto al rapporto di amore tra
    uomo e donna, ha scelto di non averne. Cosa dovrebbe insegnare ai nostri figli?
    Se l’educazione all’amore è entrare dentro “l’inimicizia tra uomo e donna” che è nel cuore della ferita originale di
    ogni essere umano, se è esattamente quello che certe persone hanno rinunciato a fare, come potremmo mai
    chiedere proprio a loro di insegnare quello che non fanno?
    Una scelta incredibile – l’educazione affettiva a scuola – che mai mi sarei aspettata, e una designazione surreale ch mai era stata usata da nessuno.

    nigerian-pamela



    Per caso ricordate un funerale show per la povera Pamela Mastropietro, stuprata e ammazzata da nigeriani? venne fatta a pezzi, cannibalizzata, chiusa in un trolley e buttata in un fossato.

    Diretta a reti unificate e maxi schermi?



    Stavolta, con evidenza, è diverso.
    Roberto Dal Bosco, Elisabetta Frezza

    Le autorità hanno organizzato il funerale della vittima nei minimi dettagli, megaschermi compresi, come si fa per un vero e proprio funerale di Stato. Ma più ancora di un funerale di Stato, sarebbe giusto – rispolverando un vecchio concetto sociologico – parlare di «Media Event». I sociologi israeliani Daniel Dayan e Elihu Katz avevano studiato come i grandi eventi propagati dai media fossero in grado di sconvolgere la routine di masse immense. Allora si perde la distinzione tra notizia ed evento storico, e l’evento mediatizzato diventa un segno indelebile nella cultura e nell’immaginario collettivo. Lo sbarco sulla luna, i funerali di Kennedy, le nozze dei principi Carlo e Diana – l’11 settembre, se volete.



    Pare di assistere precisamente a questo: a un grande spartiacque piazzato nella storia dell’Italia, nelle nostre vite, soprattutto nelle vite dei nostri figli che non se ne accorgono perché mancano, per ragioni anagrafiche, di termini di paragone. Lo ha intuito persino Aldo Cazzullo, firma di punta del Corriere. «Un tornante nella storia: perché l’assassinio di Giulia, e il discorso del padre, hanno cambiato le cose» è il titolo del suo editoriale.



    Come dire, quando nel futuro si guarderà al momento in cui l’Italia è stata genderizzata senza più alcuna possibilità di fuga, ci ricorderemo quei funerali, l’eulogio del padre (e forse anche i libri della nonna, i sermoni, e le felpe, della sorella, etc.).



    È impossibile non capire come la macchina imponente che era già preparata col motore acceso per la circostanza porti a destinazione e a compimento tutta la strisciante propaganda gender che era già stata infilata nelle leggi italiane (107/2015: la «Buona Scuola»), nei processi strategici come nei corsi di aggiornamento (di insegnanti, giornalisti, avvocati…) e perfino nella traduzione della Costituzione Italiana, dove la parola sex – si è scoperto – era stata da manina ignota sostituita con la parola gender, esattamente come accadde qualche decennio prima nelle convenzioni dell’ONU.

    In pratica, quello che le «sinistre» non erano riuscite a concludere, lo sta facendo il governo della «destra». Lo si sapeva, anche se nessuno poteva immaginare tanta fretta, tanta impudenza.



    Valditara, vale la pena di ricordare, è messo lì da una erede urlante del MSI. Avete presente: i cosiddetti «postfascisti». Ecco. Quelli che fino a ieri parlavano, come un disco rotto, del concetto di patria. Ora invece gli hanno servito in mano il pacchetto del «patriarcato» e loro, forse perché gli risuonava qualcosa in testa, lo hanno abbracciato subito con entusiasmo e si sono messi a picchiare come se non ci fosse un domani, assieme alle compagne femministe, con pentacolo e mani alte a fare il simbolo della Renault.

    Per correre dietro agli slogan, non esitano a gettare a mare senza rimpianti principi portanti della civiltà e del diritto – di cui l’Italia peraltro si vanta pure di essere culla – tipo quello per cui la responsabilità penale è personale, e non di una categoria a caso cui il reo appartiene, magari persino a una metà del cielo; o quello per cui una vita vale una vita (senza distinzioni di sesso, di razza, di condizioni personali o sociali…) perché altrimenti si torna alle graduatorie di valore, come era tra la vita del padrone e quella del servo della gleba; o quello per cui uno va considerato innocente fino a sentenza definitiva, per non regredire alle ordalie e alla barbarie dei processi sommari improvvisati nelle piazze.



    Ma chi dobbiamo ringraziare, per questo capolavoro di eterogenesi dei fini? Innanzitutto, dobbiamo ringraziare la catto-demenza assortita del demi-monde politico-religioso. Quelli che assicuravano che bisognava votare per Giorgia, perché avrebbe cambiato tutto – e del resto è «di destra», no?

    Ringraziamo gli avvocatini saltellanti e raminghi, le candidate sedicenti probiotiche, le scrittrici fantasy, i giornalisti anfiboli, e tutti i devoti che si sono fatti convincere da questi grandi maestri di pensiero, secondo i quali la Giorgia sarebbe stata un baluardo.



    Giorgia era contro l’aborto, ci assicuravano: eccola che proclama urbi et orbi che mai e poi mai toccherà la 194.

    Giorgia era contro la follia pandemica: eccola che piazza al dicastero della Salute uno che arriva direttamente dalla plancia di comando del CTS.

    Giorgia era cristiana: eccola che prega nel tempio dell’Aspen Institute.

    Giorgia era sovranista: eccola che si genuflette alla NATO, si appende al collo di Biden, di Sunak e di Trudeau, di Zelens’kyj e di Netanyhau, e pure di Bergoglio alla faccia di tutti i protocolli; e consegna armi e danari ai distributori di morte, contro ogni possibile interesse nazionale, devastando in quattro e quattr’otto l’economia italiana già fiaccata da altri attentati.



    I catto-influencer assortiti, con i loro profili social incredibilmente immuni da censura, hanno dato il loro contributo concreto, e morale, a portarci fin qui, sul bordo di un burrone mai visto, dove ci minacciano, con tanto di circolari ministeriali a sostegno, di distruggere programmaticamente la società così come la conosciamo da millenni. Con le scuole attrezzate per diventare definitivamente una catena di lavanderie per cervelli in erba: come si recupera un bambino a cui viene inculcato fin da piccolo che nella sua natura maschile cova un germe criminale? Che tutto quello che afferisce alla sua mascolinità, siccome è uno sbaglio, e insieme un male, va represso e sterilizzato? Che un maschio va bene solo se adeguatamente svirilizzato in via educativa (e non solo)?



    Qui vale la pena di tornare ai sociologi israeliani. Nel loro libro Le grandi cerimonie dei media (1993) Katz e Dayan sostenevano che i «Media Event» fossero alla fine riconducibili a tre tipologie narrative distinte. Il primo tipo è la «competizione»: pensate, ad esempio, a una finale dei Mondiali di Calcio, come Italia-Germania a Madrid del 1982. Il secondo tipo è la «conquista»: l’audience mondiale assiste all’eroe che porta a termine un’impresa, come può essere l’allunaggio, i viaggi apostolici di Wojtyla, i minatori salvati dalla miniera crollata. Il terzo tipo, il più vicino a noi oggi, è quello dell’«incoronazione», ovvero un evento che si pone come un rito di passaggio di massa, attraverso cui il pubblico è portato a ri-aderire, nel caso rinegoziando i termini, al nucleo sacro-simbolico della società (lo Stato, la monarchia).



    Ora ci troviamo dinanzi ad un rito di passaggio collettivo: ci dirigiamo, anche se ce lo dicono solo in negativo strillando contro un fantomatico «patriarcato», verso il «matriarcato» – con tutti gli aspetti ctoni e cruenti che, secondo la mitologia, esso comporta. Cioè verso la cancellazione per legge della virilità, quella che le donne e le madri sarebbe in grado di onorarle e di proteggerle, certamente più di quanto facciano eunuchi invertebrati, preda della loro emotività pompata, e pilotata.



    Non c’è nulla di spontaneo, nulla di vero, nella gigantesca operazione politico-mediatica-rieducativa a cui stiamo assistendo, allestita con immane spiegamento di immense forze congiunte. Non c’è nessun rispetto per la donna e per la sua vocazione naturale.

    È l’«incoronazione» di un nuovo potere, l’investitura ufficiale di un nuovo assetto sociale e mentale, che promette di non avere nulla a che spartire con quello che abbiamo ereditato, e che qualcuno ingenuamente credeva che la sedicente destra – i «patrioti», i «conservatori» – volessero in qualche modo difendere. Invece sono a loro volta parte del programmone mondialista vecchio di secoli, complici del piano di distruzione del consesso umano, esattamente come il loro riflesso chirale della sinistra.

    La Meloni, la Schlein: davvero a questo punto volete giocare, come in un disegnino della Settimana Enigmistica, a trovare le differenze?

    (L’articolo integrale su Renovatio 21:

    Il «Media Event» antipatriarcale



    Il «Media Event» antipatriarcale

    https://www.maurizioblondet.it/su-vallditara/
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  6. #736
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    Predefinito Re: Vai col gender!

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  7. #737
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    Predefinito Re: Vai col gender!

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  8. #738
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Trans resta incinta durante transizione/ Roma choc, medici: “niente aborto, sarà madre e padre per la legge”

    Pubblicazione: 21.01.2024 - Niccolò Magnani

    Roma, l'incredibile storia choc del trans che scopre di essere incinta durante ultima fase di transizione: “gravidanza al quinto mese, niente aborto. Sarà padre e madre per la legge”

    RANS (PER LA LEGGE) SCOPRE DI ESSERE INCINTA DI 5 MESI DURANTE L’ULTIMA FASE DI TRANSIZIONE
    Nata donna, mentre è in fase di transizione di genere scopre di essere rimasta incinta e di essere soprattutto al quinto mese di gravidanza, ormai fuori tempo massimo la possibilità per legge di poter abortire. Il caso di Marco – nome di fantasia scelto da “La Repubblica” per raccontare la storia del trans originario di Roma – ha davvero dell’incredibile e pone davanti un possibile tema tutt’altro che superficiale per il futuro delle transizioni di genere anche nel nostro Paese.

    Stava per passare all’ultima fase del lungo percorso per attribuirgli nuovo genere, ovvero l’istererctomia (l’asportazione dell’utero) quando i medici sotto choc scoprono che Marco (già divenuto “maschio” per la legge italiana nei mesi scorsi) era in realtà in dolce attesa da ormai 5 mesi: le terapie ormonali erano già cominciate da mesi, dopo la mastectomia, con la crescita della barba e l’aspetto fisico sempre più simile ad un uomo. Solo che ora quel trans per il Tribunale di Roma è sia padre che madre del bimbo che nascerà: l’ingarbugliato caso in arrivo dalla Capitale, spiegano gli esperti, è raro ma non così impossibile. Secondo quanto riporta “La Repubblica”, prima dei controlli per l’intervento il giovane non si era ancora reso conto di aspettare un bambino: «In questi ultimi mesi non ha condotto una vita particolare né subito violenza. La gravidanza, – spiega ancora il quotidiano romano – sarebbe soltanto il frutto di un rapporto volontario con un uomo».

    “IL BAMBINO AVRÀ PAPÀ E MAMMA NELLA STESSA PERSONA”: COSA DICE L’ESPERTA IN DISFORIA DI GENERE
    Resta ora da capire cosa sceglierà di fare il trans incinta al quinto mese, se rimanere a Roma e farsi aiutare da alcune strutture disponibili già ora in quanto specializzate sia in interventi di transizione che nella ginecologia “d’emergenza”, o se andare all’estero e provare altre strade che forse potrebbero anche includere l’aborto. Dal punto di vista medico, e non solo, quel bambino si trova ora al centro di un caso con davvero pochissimi precedenti: «Ci troviamo di fronte a una nuova frontiera e non sarà facile comprenderla. Ma la transgenitorialità già esiste, in particolare negli Stati Uniti, dove i figli di maschi transgender sono ormai un discreto numero», spiega a “Rep” Matilde Vigneri, psichiatra e psicoanalista, oggi consulente dell’ambulatorio di Disforia di Genere dell’università di Palermo.

    I medici di Roma hanno già spiegato che non vi è alcun motivo per un aborto terapeutico in quanto la salute della madre/padre non è in discussione e nemmeno quella del piccolo in grembo: «Se la gravidanza di Marco andrà avanti – aggiunge – per la legge Marco si ritroverà ad essere madre biologica e padre legale, madre perché partorirà un figlio, padre perché all’anagrafe ha ormai un’identità maschile», sottolinea ancora la psichiatra sull’incredibile caso della Capitale. Certo, sarà uno choc non da poco anche per quel piccolo nascere in una condizione così particolare: «La situazione di Marco costringerà però l’Italia, ben oltre i paletti politici e giuridici, a confrontarsi e anche con questa nuova forma di maternità», si dice convinta la consulente Vigneri ai colleghi di “Rep”.

    Sentito da Adnkronos Salute, Andrea Lenzi, docente di endocrinologia, sottolinea che per il primo caso in Italia di trans incinta occorre innanzitutto «massima delicatezza nei confronti di una persona che sta vivendo un dramma indicibile». La disforia di genere già diagnosticata da tempo aveva dato il via al percorso di transizione tanto che ora già Marco sui documenti all’anagrafe risultava uomo: «Purtroppo è chiaro che la persona in questione – continua il docente all’Adnkronos – sia in gravissima difficoltà. Una disforia di genere è una condizione che già di per sé porta ad un’intensa e persistente sofferenza, causata dal sentire la propria identità di genere diversa dal proprio sesso. In questo quadro, vicino a diventare maschio, essere in gravidanza, è una cosa di una complessità infinita». Si è di fronte, conclude Lenzi, a complessità «psicologiche che vanno tenute ben presenti, anche semplicemente nel parlare di un fatto medico. Ci vuole sensibilità, delicatezza e rispetto. La complessità di questo caso – psicologica, fisica, ormonale – richiede silenzio».

    https://www.ilsussidiario.net/news/t...legge/2650355/
    Ultima modifica di Eridano; 22-01-24 alle 20:40

  9. #739
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Se è stata ingravidata vuol dire che ha avuto una relazione con un uomo e, pertanto, si sentiva quello che era ed è, una donna, come geneticamente determinato.
    Se ha delle turbe psichiche va curata.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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  10. #740
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Genitori disperati. Le storie strazianti delle famiglie con figli trattati con i farmaci per la disforia di genere
    Linkiesta
    Dopo la pubblicazione dell’articolo di Assia Neumann Dayan sono arrivate in redazione tante lettere di mamme e papà alle prese con i protocolli di psicologia affermativa, terapie di ormoni e vite infelici


    Unsplash

    Di seguito, alcune delle lettere arrivate alla email di redazione dopo la pubblicazione dell’articolo di Assia Neumann Dayan sui farmaci per bloccare la pubertà. Gli autori delle lettere hanno chiesto o scelto di restare anonimi.

    ************

    Buongiorno,
    ho appena letto il vostro bellissimo articolo sulla disforia di genere e sugli ormoni bloccanti per la pubertà e desidero ringraziarvi per avere acceso un faro su questo argomento di cui ancora si parla pochissimo, ma i cui numeri sono in continuo aumento.

    Vorrei aggiungere, citando la mia storia personale, che purtroppo non si tratta solo di pre-adolescenti o adolescenti, ma anche di ragazzi che dovrebbero aver superato l’adolescenza già da un po’. Sono la mamma di una ragazza di ventidue anni che dal nulla, qualche settimana fa, mi ha comunicato di voler fare la transizione di genere. Non aveva mai manifestato prima d’ora nessun problema di disforia, né durante l’infanzia né durante l’adolescenza, che ha vissuto purtroppo come tanti in lockdown, confinata nella sua camera, sempre attaccata ai social. Da qualche mese mi aveva detto che stava vedendo una psicologa online, solo adesso ho capito che è specializzata in LGBT+ ed è già pronta a emettere la diagnosi, a cui seguirà il percorso con l’endocrinologo e le successive operazioni chirurgiche.

    Ma mi chiedo io: davvero con pochi colloqui (neanche uno al mese) quello che dovrebbe essere un professionista pagato profumatamente ha già in mano tutti gli elementi per certificare che il malessere di mia figlia deriva solo dalla disforia di genere? Davvero si può intraprendere una strada così dura e irreversibile senza prima esplorare se ci sono altri traumi o sofferenze che hanno portato a questo?

    In queste ultime settimane ho letto molto e mi sono documentata, e ho visto che il protocollo in Italia è quello della psicologia affermativa, che afferma una diagnosi che i ragazzi si sono già fatti da soli e questo mi sembra allucinante. In più si affronta con estrema semplicità un percorso che porterà una medicalizzazione a vita e ad operazioni chirurgiche mutilanti e invalidanti. E se questa non fosse la diagnosi giusta? Se anche solo per uno su cento fosse una diagnosi sbagliata sarebbe già uno di troppo.

    Una mamma disperata

    ************

    Buongiorno,
    voglio ringraziarvi per aver trattato l’argomento della disforia di genere. Sono un genitore di GenerAzioneD.

    Si parla molto di bambini e giovani adolescenti ed è una assurda realtà, purtroppo sempre più presente. Vorrei portare la Vostra attenzione anche sui giovani adulti. Ho una figlia di ventisette anni, cresciuta come tante altre bambine senza manifestare problematiche particolari, ballando le sigle dei cartoni animati con le sue amiche, con i giochi delle bambine, bambole e trucchi. Unico disagio: la separazione dei genitori quando aveva otto anni.

    Gli anni passano e arriva l’adolescenza, inizia a sbocciare la sua femminilità, un tuffo al cuore rendersi conto che la bambina sta diventando una donna. Sedici anni il primo ragazzo, passa il tempo e ti rendi sempre più conto che è con la persona sbagliata, una relazione da mille problemi, la vedi trasformarsi, allontanarsi dalle sue amicizie, iniziare a non curarsi più del suo aspetto, iniziare ad avere problemi alimentari ed aumentare in modo considerevole di peso fino ad arrivare all’obesità. Rendersi conto che non c’è modo di riportarla alla realtà, né con il disappunto, né con la comprensione.

    Dopo dieci anni la relazione finisce, in seguito alla sua decisione di diventare un uomo. Dalle confidenze fatte alla madre sulla relazione finita arrivano le conferme di anni di violenze psicologiche, e perversioni, che la portano ad una profonda depressione e sentimenti di inadeguatezza, frequenti attacchi di panico e difficoltà nelle più semplici relazioni umane. Il tempo sembra essersi fermato nella sua mente, il rapporto con la realtà è quello di una ragazzina adolescente e non di una giovane donna di venticinque anni. Inizia gli incontri con una psicologa ma non segue il protocollo “affermativo” e decide di cambiarla, per una psicologa “affermativa”.

    Essendo maggiorenne ed economicamente indipendente, non ha ancora informato me o la madre della sua decisione di transizione. Finché, con un discorso preimpostato che non sembrava proprio essere suo, mia figlia spiega la sua intenzione, l’ho ascoltata con attenzione cercando di capire quale sia il suo sentire ed è un dolore immenso accorgersi che nei suoi discorsi nelle sue spiegazioni non ci sia alcuna consapevolezza ma solo l’illusione che “diventando” un uomo la sua vita potrà essere felice. Un dolore immenso che mi accompagna ogni giorno, sapendo che in un momento di fragilità psicologica ha preso una decisione che la sta portando a danneggiare irrimediabilmente il suo corpo sano, una decisione verso la quale è stata accompagnata da chi conosce solo la facciata che lei si è voluta costruire e soprattutto senza indagare cosa nasconda quella facciata.

    Poco più di un’anno e trascorso dalla decisione di “diventare uomo” sono bastati solo sei mesi per il percorso dalla psicologa, comprensivo di visita psichiatrica in cui viene definita una “plausibile” disforia di genere, quindi visita endocrinologica ed assunzione ormoni di testosterone. Poco più di un anno è passato dalla sua decisione, dopo otto mesi di testosterone ha ottenuto il cambio dei documenti ed è lista di attesa per la mastectomia bilaterale.

    Per un genitore è un’angoscia devastante continuare a pensare a cosa sta succedendo nella testa, nell’anima di tua figlia, a quanto dolore possa esserci. Resto annichilito dalla velocità e facilità con cui le strutture sanitarie atte a “tutelare” la salute si siano mosse nei confronti di mia figlia, portandola a percorrere un percorso a senso unico esclusivamente trans affermativo, senza neanche voler provare a risolvere in altro modo il suo evidente stato di malessere dato da dieci anni di relazione “tossica”. Non voglio escludere a priori che possa esserci la necessità di questa soluzione, ma non può e non deve essere l’unica ed esclusiva via da percorrere, neanche nel caso si tratti di giovani adulti con evidenti problemi psicologici di altra natura, che secondo il protocollo affermativo non vengono considerati.

    Grazie

    ************

    Buongiorno,
    sono la mamma di una ragazza di sedici anni e vorrei ringraziarvi per aver dato spazio alle nostre voci e aver acceso in noi un briciolo di speranza. Nel 2021 mia figlia di quattordici anni, dopo il lockdown e dopo aver frequentato assiduamente social network, internet e youtuber, che considera dei modelli, si è dichiarata maschio. Contro la nostra volontà, ha intrapreso una transizione sociale con i suoi coetanei e a scuola, fortunatamente non in casa dove, nonostante le difficoltà, non abbiamo ceduto.

    Da sempre contraria, insicura, con una bassa autostima, problemi scolastici, inconsistenza nelle relazioni, disagio per le sue differenze fisiche (è stata adottata), paura dell’abbandono e ansia, abbiamo dovuto iniziare presto a farla seguire da uno psicoterapeuta. Tuttavia, le due esperienze precedenti con la terapia non sono state positive; ci veniva continuamente detto che dovevamo ascoltarla e accontentarla, altrimenti avremmo rischiato di “perderla”. Attualmente, grazie all’aiuto fondamentale di GenerazioneD, abbiamo iniziato un percorso con una terapeuta esplorativa.

    Ciò che desideriamo è che nostra figlia si prenda il tempo necessario per esplorarsi e per poter fare le sue scelte in modo consapevole. Il percorso sarà lungo, ma non potrà mai essere veramente felice finché non risolverà il suo disagio interiore. Ciò che le ricordiamo sempre è che noi saremo sempre al suo fianco!

    Grazie per la grande opportunità che ci state dando, per far si che le famiglie come la nostra possano apprendere di non essere soli, possano condividere il grande peso di una condizione così dolorosa.

    Una mamma che dopo aver pianto a lungo non si è arresa e ha cercato disperatamente qualcuno che ascoltasse quello che sentiva nel suo cuore.

    ************

    Sono un padre la cui figlia quindicenne si è dichiarata transgender poco dopo il difficile periodo del lockdown senza aver mai manifestato in precedenza alcun disagio col proprio corpo. Il primo impatto con una psicoterapeuta affermativa non ci ha incantato. Pur nella totale confusione e in preda a uno strazio che non auguro a nessuno, senza smettere di amarla nemmeno un secondo, ci siamo messi in ascolto del suo grido di dolore. Dovevamo capire, noi, ma soprattutto lei, le cause di tutto cio, dopo un’infanzia senza alcun segno di disagio col proprio corpo. Senza affermarla come maschio, ma nemmeno senza spingerla verso la femminilità, senza terapie farmacologiche, ha avuto lo spazio ed il tempo grazie ad una terapeuta esplorativa di capire chi è: una giovane ragazza che si affaccia con grande timore alla vita adulta. L’essere maschio era una corazza protettiva, che non le serve più.

    Se non avessimo avuto la forza di contrastare il messaggio alimentato da terapeuti, scuola, social che la transizione è la soluzione di tutti i mali, forse nostra figlia ora sarebbe rovinata per sempre.

    Grazie per aver raccontato una diffusissima realtà che viene ignorata o normalizzata a dispetto del buon senso .

    Un padre.

    ************

    Buongiorno,
    mio figlio classe 2006, dopo aver subito la pandemia e la didattica a distanza ha cominciato ad incupirsi e deprimersi cambiando a trecentosessanta gradi. Il 3 dicembre 2023, senza segnali premonitori, ci ha detto di vivere in un corpo sbagliato, di sentirsi fin da bambino una femmina.

    Per noi è iniziata la gestione sofferente della bomba deflagrata. Dopo alcuni mesi ci siamo rivolti, dietro consiglio di uno psichiatra delle nostre zone, a un servizio di psicoterapeuti universitari specializzati (così narrano sul sito) di terapia AFFERMATIVA di genere. Agli inizi abbiamo creduto a tutto quello che ci hanno detto. Abbiamo imparato neologismi (cisgender…transgender….nonbinary….fluidità…..), e ascoltato questi psicoterapeuti invitare nostro figlio a non vergognarsi di presentarsi alla società come femmina, pretendendo nomi e pronomi femminili. Insomma se un adolescente ti si presenta e dice di sentirsi Elvis Presley invece di esplorare l’evidente disagio lo inviti ad andare in un negozio di strumenti e comprarsi una chitarra elettrica!

    Ho capito ben presto la sinfonia ideologica per nulla scientifica che si celava dietro alla pseudo terapia, ma soprattutto ho iniziato a documentarmi sul web cercando in fonti scientifiche (non su TikTok, o simili). Ho scoperto che in questi ultimissimi anni quei paesi europei pionieri del cambio di sesso stanno facendo o hanno fatto dietro front sulla materia, anteponendo un approccio logicamente esplorativo psichico a quello ciecamente affermativo.

    Le statistiche dicono che i coming out degli ipotetici futuri trans sono aumentati del quattrocento per cento rispetto al pre pandemia. Come può la natura essere impazzita? Ovviamente non è così! La mente dei ragazzi vulnerabili e deboli è volubile, specialmente nel bel mezzo della loro età evolutiva. In realtà non si ritrovano in un corpo sbagliato, ma è la loro mente che improvvisamente interpreta il proprio corpo come estraneo. Un elemento da combattere e mutare. E le istruzioni per farlo sono alla portata di tutti su Internet. Un dismorfismo sintomo di un sottobosco devastato da chissà quali fiamme e quali psicosi e paure.

    La scienza “cieca” ufficiale in questo caso raccomanda di accompagnare i ragazzi dove desiderano senza indagare, senza critica, senza dubbi. Per similitudine è come invitare una/un anoressica/o che vede sempre più grasso il proprio corpo a fare una dieta ferrea o offrire anabolizzanti ad un bodybuilder elefantiaco! Insomma, la scienza medica psichiatrica e psicoterapeutica viene buttata nel cesso. E se non possiamo somministrare bevande alcoliche ai minori, possiamo rimpinzarli di bloccanti della pubertà e ormoni, e addirittura avviarli al macello delle proprie membra. Un simile approccio di altre branche mediche sarebbe considerato delirante, nazistoide e messo fuori legge a suon di bombe mediatiche.

    Mio figlio ha seguito come tanti altri il vademecum delle azioni e intenzioni che spopola sul web, cedendo compiacente al lavaggio di cervello dei social che propugnano questo palesissimo contagio sociale che si incunea tra le flebili maglie dell’insicurezza e del disorientamento che caratterizzano da sempre un adolescente. La definisco: circonvenzione digitale di minore infra lockdown.

    Sono sempre più critico verso gli psico-pseudo-psicoterapeuti affermatori e non mi sono arreso, memore di quel bambino e adolescente brillante, sorridente e vitale ora perso nelle nebbie, ho trovato un associazione di genitori di disforici che annaspano nella melma come me. L’ho sottoposto ad una valutazione psicodiagnostica che ha evidenziato e certificato gravi disturbi della personalità che hanno generato effluvi distorti di pensieri fino al ripudio della propria identità non solo di genere. Attualmente stiamo nelle fasi iniziali di un nuovo percorso terapeutico che si pone come obiettivo un approccio olistico (come ora in Svezia, Regno Unito, Finlandia, Norvegia e altri paesi) che affronti e risolva i grandi traumi passati e presenti, conoscendoli, capendoli e sciogliendoli.

    È diabolico pensare che la transizione possa essere la panacea di tutti i mali: «Se verniciamo un ferro arrugginito senza carteggiarlo e ripulirlo, molto presto esploderà la ruggine all’esterno, dopo avere completamente corroso la struttura interna». Basta ideologizzazioni politiche per raccogliere voti, basta stereotipi per il business, basta sterili confronti di una cultura becera che demonizza l’altro. Spazio alla scienza e alla medicina con evidenze e follow-up consuntivi di verifrica e controllo. La disforia è un sintomo. Tutti hanno diritto di risalire alle cause ponendovi rimedio per non soffrire più. L’orientamento sessuale stesso è vittima della moderna ideologia trans: meglio essere trans etero che dichiarare la propria omosessualità. Questa si che è omofobia propugnata.

    Cordiali saluti.

    ************

    Buonasera,
    grazie di cuore per l’interessamento al tema. Ho apprezzato enormemente il suo articolo. Sono una mamma interessata al tema e la sofferenza è qualcosa che mi sta devastando. Anche io sono un essere umano e sto male. Ho i miei problemi. La mia bambina non c’è più. Ora è un miscuglio di ideologia ripetuto a memoria. Fino al lockdown era una femmina, dopo il lavaggio del cervello è un maschio. Ora è una sedicenne confusa e infelice, preda di attacchi di ansia e depressione. Vuole solo cambiare sesso. Non ne vuole sapere di parlarne con cognizione di causa. Ha subito un abuso prima della pubertà e ha sicuramente una situazione non facile. Non so più dove sbattere la testa. Siamo seguiti da psicologi e psichiatri, per fortuna non affermativi.

    Grazie per l’attenzione e grazie per aver avuto il coraggio di scrivere un articolo così potente.

    Una mamma disperata.

    ************

    Buongiorno,
    volevamo complimentarci e ringraziarvi per l’articolo uscito sul vostro giornale. Siamo genitori di una ragazzina che è stata una bimba libera e felice, capace di giocare con maschi e femmine, fuori dagli schemi. A dodici anni, durante il lockdown, il buio: ansia, tristezza, depressione, isolamento. Ne è uscita mesi dopo creandosi una spessa corazza. Dichiaratasi trans come gli influencer che seguiva su Instagram o TikTok, ha tagliato i lunghi capelli, fasciato il seno e voltato le spalle al suo corpo, al suo nome, al suo genere. È bella, ma forse per via di una corporatura più grossa di molte compagne, si sentiva brutta. Un pesce fuor d’acqua. Per non soffocare e “uscita dalla competizione”: «Non sono femmina, sono trans». Ondate di approvazione e visibilità l’hanno travolta, pompando e rinforzando la sua nuova armatura, e fomentando l’odio per la bambina e la ragazza che era stata.

    Per molto tempo ci è sembrato di essere i soli a pensare che confermarle di essere un maschio a soli tredici anni potesse farle credere che cambiare sesso sia qualcosa che si può fare senza problemi (come credeva lei, imbambolata da ciò che circola in rete, purtroppo anche da fonti che dovrebbero essere autorevoli). Eravamo i soli a preoccuparci delle rinunce future (maternità, piacere sessuale, salute, capelli), «eh ma pensate troppo avanti», come se i genitori non facessero questo di mestiere. Poi abbiamo trovato pensieri critici in inglese, poi un gruppo di genitori preoccupati come noi, poi qualche psicologo onesto e coraggioso. E finalmente se ne parla, grazie ad articoli come il vostro! I genitori non possono essere costretti a prendere decisioni così pesanti sulla base della minaccia del suicidio! Soprattutto quando non esistono prove che la transizione medica riduca i tassi di suicidio, anzi.

    Purtroppo moltissimi giovani stanno male e sono a rischio autolesionismo e suicidio, ma per aiutarli non possiamo assecondare i loro sintomi e sentimenti del momento, privandoli di esperienze future di cui ancora non sanno niente. È ciò che accade con i bambini disforici. Ma, visto che la disforia di solito passa con la crescita, quando si troveranno menomati ci chiederanno il conto.

    «Chi ha deciso questo destino per me?».
    «Lo volevi tu».
    «Ma avevo 10 anni, il genitore eri tu».
    «Me lo ha detto il dottore che era meglio così».
    «E sulla base di cosa lo ha detto?».
    «Diceva che i bambini come te poi si suicidavano».
    «Ah quindi prima delle transizioni infantili i bambini si ammazzavano?».
    «No, la disforia passava quasi sempre con la crescita. Molti diventavano adulti omosessuali».

    Grazie per il vostro interesse.

    ************

    Buongiorno,
    inizio col ringraziarvi per avere iniziato a parlare dei seri problemi legati alla epidemia di presunta disforia di genere che sta colpendo i nostri figli adolescenti.

    Sono una mamma come tante che da un giorno all’altro si è ritrovata ad affrontare la dichiarazione della figlia quindicenne di essere nata e trovarsi nel corpo sbagliato. Dopo i primi mesi di completo smarrimento e non lucidità di pensiero, dovuta anche a tutta la narrazione mainstream che inizialmente ho trovato nel web, ovviamente a senso unico verso l’unica soluzione, cioè assecondare mia figlia in tutto e per tutto e accompagnarla verso il percorso affermativo di genere. Poi nelle tante notti insonni e disperate, facendo ricerche, mi sono imbattuta in alcuni siti di genitori stranieri quali Genspect, Amanda e altre storie strazianti dei detransition, nei quali si parlava di contagio sociale. Questi racconti davano una spiegazione alle domande che mi ero posta, sul perché ora ci sono più ragazze a presentare tale disagio, il periodo dell’esplosione di numeri subito dopo il lockdown, e l’esposizione esagerata ai social.

    Mia figlia in quel periodo è rimasta nella sua stanza immersa nei social, dove si è convinta grazie ai cosiddetti influencer che la risposta a tutti i suoi disagi era di essere transgender. Dopo aver contattato la prima psicologa che ovviamente seguiva la massa e quindi l’affermazione, continuando le mie ricerche ho appreso da alcuni Detrans che la psicoterapia che effettivamente li aveva aiutati era stata quella cognitivo interpersonale. Mi sono messa alla ricerca di un centro che facesse questo tipo di terapia, e nel 2021 abbiamo iniziato. Oggi mia figlia è quasi maggiorenne ma dopo due anni e mezzo dall’inizio della terapia ha desistito, sta bene nel suo corpo di piccola donna, non soffre più di ansia e depressione ed è veramente felice.

    Sono fiera di fare parte dell’associazione GenerazioneD, anche se mia figlia ora sta bene, continuerò a stare al fianco e sostenere tantissimi genitori che stanno soffrendo e si sentono abbandonati, come lo sono stata io.

    Cordiali saluti

    Una mamma come tante

    ************

    Sono una madre la cui figlia quindicenne poco dopo il difficile periodo del lockdown si è dichiarata transgender, senza aver mai manifestato in precedenza alcun disagio col proprio corpo. Vivere questa situazione da genitori è difficile e doloroso, anche perché la psicologa a cui abbiamo chiesto aiuto e i professori a scuola hanno immediatamente cominciato a chiamarla col nome maschile che si è scelta senza chiederci nulla. Faticosamente, anche grazie all’associazione GenerAzioneD, abbiamo trovato un’altra terapeuta e con fatica e tanto amore ora vediamo la luce in fondo al tunnel.

    Grazie per aver affrontato un tema così delicato, c’è davvero bisogno che se ne parli.

    Una mamma

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    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

 

 
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