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Discussione: Vai col gender!

  1. #231
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    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  2. #232
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Nella lotta al bullismo rispunta il reato di omofobia
    di Ermes Dovico
    Stanno facendo discutere le modifiche alla proposta di legge volta inizialmente a contrastare il solo cyberbullismo, già approvata al Senato e in questi giorni in votazione alla Camera (l’esame riprenderà martedì 20), dove le Commissioni hanno ampliato il ddl originario fino a ricomprendere il contrasto a ogni forma di bullismo.
    Mentre il primo testo prevedeva una tutela specifica per i minorenni, la nuova versione riguarda anche gli atti di bullismo commessi contro gli adulti, con un inasprimento delle sanzioni e l’introduzione del cyberbullismo tra le aggravanti nell’articolo 612 bis del codice penale: la pena prevista va da uno a sei anni di reclusione. Le opposizioni - Movimento 5 Stelle in testa - hanno rimarcato il fatto che le norme a tutela degli adulti esistono già e che il ddl, così formulato, rappresenta un pericolo per il libero pensiero, specialmente online.
    C’è, però, un aspetto del nuovo testo che non è emerso nel dibattito svoltosi fin qui alla Camera e che rischia di far rientrare dalla finestra quelle limitazioni alla libertà d’espressione che i parlamentari più vicini all’associazionismo Lgbt hanno tentato di far passare, finora senza riuscirvi, attraverso il ddl sull’omofobia, arenatosi a Palazzo Madama e che ha come primo firmatario l’esponente del Pd Ivan Scalfarotto.
    L’articolo 1, riscritto ed emendato, contiene infatti uno specifico richiamo all’orientamento sessuale e una definizione così vasta di bullismo (definito come «l’aggressione o la molestia reiterate, da parte di una singola persona o di un gruppo di persone, a danno di una o più vittime, idonee a provocare in esse sentimenti di ansia, di timore, di isolamento o di emarginazione, attraverso atti o comportamenti vessatori, pressioni o violenze fisiche o psicologiche, istigazione al suicidio o all’autolesionismo, minacce o ricatti, furti o danneggiamenti, offese o derisioni, per ragioni di etnia, lingua, religione, orientamento sessuale, aspetto fisico, disabilità o altre condizioni personali e sociali della vittima») da poter condizionare la libertà d’espressione di chi difende la famiglia naturale e afferma che l’omosessualità non è innata.
    C’è quindi il rischio che si usi un intento buono, come quello di dare una maggiore protezione ai soggetti più deboli, per cercare di zittire - attraverso un testo vago, la cui interpretazione potrà cambiare da giudice a giudice - chiunque si oppone a una visione ideologica della natura umana, che verrebbe promossa tra l’altro nelle scuole di ogni ordine e grado. La Nuova BQ ne ha parlato con l’avvocato Giancarlo Cerrelli, esperto di diritto della famiglia e dei minori.
    Avvocato Cerrelli, condivide le modifiche fatte al testo sul cyberbullismo che adesso include anche il bullismo e non si rivolge più specificamente ai soli minori?
    Le modifiche fatte alla Camera, che comunque dovranno essere rivotate dal Senato, allargano i destinatari del provvedimento, che a me in generale sembra confuso e confusionario. Nel nuovo testo si prevedono anche gli adulti tra i soggetti da tutelare e, tra le righe dell’articolo 1, si configura un pericolo per la libertà di pensiero.
    Perché?
    Perché, di fatto, in questo articolo c’è di tutto. Già esistono delle norme, come quelle sullo stalking e altri reati, che tutelano riguardo a percosse, lesioni, violenze private, furti e danneggiamenti, per cui risulta ridondante riscrivere gli stessi concetti in un’altra legge. Poi, ritengo pericoloso che nell’articolo si faccia rientrare l’orientamento sessuale, perché questa espressione viene ormai usata per legittimare varie circostanze: qualche giudice potrebbe considerare lesive, e dunque espressive di una forma di bullismo, le idee di chi ritiene che una persona con tendenze omosessuali non possa sposarsi e adottare e, in modo rocambolesco, giudicarle come omofobe.
    Questo testo fa quindi riemergere le preoccupazioni avanzate riguardo al ddl sull’omofobia, che al momento è fermo al Senato.
    Sì, esatto. Ora, è chiaro che bisogna contrastare il bullismo e il cyberbullismo, però a me sembra che questi provvedimenti legislativi vengano promossi per portare avanti una sorta di rieducazione degli studenti. Questa idea di “rieducare” compare tre volte nel testo, con la previsione di progetti rivolti agli artefici di atti di bullismo. Ribadendo che ogni vessazione va appunto contrastata, mi chiedo: nel caso dell’orientamento sessuale, verso che cosa sarà diretta questa rieducazione? Anche verso una base di idee afferenti alla natura e al diritto naturale? Spero di no. Il punto è che oggi, per mezzo di campagne dai titoli nobili - come il contrasto al bullismo e al femminicidio, la promozione dell’educazione sessuale, i corsi di educazione alla legalità e alla cittadinanza -, nelle scuole si riescono a insinuare associazioni (il cui coinvolgimento è previsto anche da questo provvedimento) che poi promuovono una visione distorta della natura umana. Di solito, alcune associazioni, tra cui anche quelle Lgbt, sono molte attrezzate e godono di finanziamenti, nonché di buone entrature per la promozione di progetti scolastici, che non sono certo realizzati gratuitamente.
    Insomma, combattere il bullismo sì, ma senza imporre le ideologie oggi più di moda
    Certo. Io penso che queste problematiche siano figlie in gran parte della rivoluzione culturale e del costume del ‘68: non che prima non ci fosse il bullismo, ma ora i genitori hanno perso l’autorevolezza di un tempo, il concetto di potestà è venuto a cadere. Oggi ci sono sempre più famiglie che non hanno più punti di riferimento valoriali, abbiamo soprattutto genitori amici, che hanno trasformato la famiglia in un luogo di relazioni simmetriche: in particolare, il padre - anche a causa della ridefinizione dell’istituzione familiare, propiziata dagli Anni ’70 del secolo scorso da potenti forze culturali e politiche, e recepita dal diritto - è sempre meno un modello forte e questo ha inevitabilmente delle conseguenze anche riguardo al conflitto interiore degli adolescenti.
    Alla luce di questo contesto socioculturale e del modo in cui è stato scritto il provvedimento, c’è il rischio che arrivino troppe richieste di intervento al Garante della privacy che dovrà verificare la rimozione dei contenuti online considerati offensivi?
    Beh, questo ddl estende notevolmente i comportamenti pregiudizievoli, minando appunto la libertà di pensiero: se passa il testo così com’è, determinate pagine e dichiarazioni potrebbero essere soggette a oscuramento, anche senza essere offensive. Qui stiamo assistendo a una dittatura del pensiero unico e credo che tutte queste leggi che apparentemente servono a salvaguardare dei minori e dei soggetti deboli celano sottotraccia il vero motivo, che è quello di propiziare una nuova antropologia che diventi la base per la costruzione di un nuovo ordine mondiale, non più fondato sulla legge morale naturale, ma sul desiderio, sull’emozione e, soprattutto, sull’autodeterminazione. Ben venga l’attenzione contro la violenza e contro gli abusi, ma è chiaro che ci troviamo nel mezzo di una battaglia culturale e, guarda caso, tra i firmatari della legge approvata al Senato ci sono la Cirinnà, la Fedeli, Lo Giudice e altri ancora che sono l’ala marciante di questo processo rivoluzionario del costume. È vero che il testo è stato modificato in negativo alla Camera, ma anche qui i parlamentari che lo promuovono sono sempre gli stessi. Usano tutti i mezzi, tra cui le leggi che possiamo dire “commestibili”: chi infatti può dirsi contrario a interventi presentati come preventivi rispetto a bullismo e femminicidio?
    Ricordiamo che dopo l’approvazione della legge Cirinnà, proprio il senatore Lo Giudice è stato il primo firmatario di un ddl che, se passasse, limiterebbe la libertà professionale di tutti quegli psicologi, psichiatri, educatori e professionisti vari che aiutano i minori a disagio con la loro tendenza omosessuale.
    Certo, è tutto collegato, sono tasselli di un unico progetto di potenti lobby, che puntano a rieducare il popolo, cominciando dai giovani.
    Nella lotta al bullismo rispunta il reato di omofobia

  3. #233
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    La vera causa del terrorismo, scoperta
    Pubblicato da Berlicche
    In America, i presunti atti intenzionali di matrice sconosciuta senza legami credibili con il terrorismo – avrebbero potuto anche essere semplici casalinghe che avevano dimenticato l’esplosivo nella pentola a pressione – si sono improvvisamente solidificati in un afgano barbuto parecchio sovrappeso. E la motivazione degli attentati? Ora è evidente, ce l’hanno ripetuto alla nausea. Odia i gay.
    E’ chiaro: se uno mette bombe sui binari del treno o al passaggio di una corsa la motivazione non può che essere quella. Islamico? Naah, non vale neanche di pena di dirlo – e infatti non viene detto. Odia i gay, basta e avanza. Come si sappia non lo so, apparentemente odia anche la matrigna ma forse questo non basta per fabbricare bombe.
    Quindi, voi tutti che frequentate luoghi a rischio, sappiate che non dovete guardarvi attorno per tizi barbuti o donne con il burqa stranamente rigonfio, ma stare attenti ai pericolosi odiatori di gay. Già rifiutare il matrimonio omosessuale è sospetto, come fosse il primo passo per il massacro. Dicono che loro i gay non li odiano, ma come fidarsi di gente così? Che uno comincia con il sostenere che la vera famiglia sono uomo e donna e poi finisce a sgozzare bambini. Bisognerebbe internarli fin da subito, quei pericolosi omofobi, che da un momento all’altro potrebbero farsi esplodere. Sono repressi, certo che esplodono. Carcere preventivo non appena manifestano l’opinione, sono una minaccia alla sicurezza. Peccato non poterli bombardare.
    Giornali, telegiornali, social e quanti altri: aiutateci a denunciare anche più di quanto già facciate questi omofobi che minano la nostra civiltà dell’ammore, anche se magari si mimetizzano tagliandosi la barba e dimagrendo. Senza demonizzare nessuno, eh, che potrebbero esserci anche dei musulmani di mezzo.
    https://berlicche.wordpress.com/2016...ismo-scoperta/

    “Uomini e Donne”: tronista gay con la benedizione della Cirinnà
    Roberto Derta
    L’avanguardia ideologica dell’ideologia lgbt è attualmente rappresentata da “Uomini e Donne”, che è in assoluto la produzione sottoculturale più trash della tv italiana, destinata a un pubblico di bocca buona, lo stesso che fino a poco tempo fa veniva indicato come lo zoccolo duro dell’Italia berlusconiana.
    E ora eccole lì, le massaie del primo pomeriggio incollate davanti alla tv a fare il tifo per il “Trono Gay”. Dal 14 settembre, infatti, i fan di Maria De Filippi possono seguire le gesta di Claudio Sona, il primo tronista gay nel programma Mediaset. Una scelta che ha avuto l’imprimatur persino di Monica Cirinnà, prima firmataria della legge sulle unioni civili (e che, con lo stipendio pagato da tutti gli italiani, trova il tempo di dedicarsi unicamente a temi e argomenti relativi al 2% degli italiani, perché tanti sono i gay). “Da oggi il trono gay entra con normalità a Uomini e Donne. Grazie a Maria De Filippi per il coraggio contro l’omofobia”, ha scritto sui social la parlamentare del Pd. E così il cerchio si chiude. Aspettando magari che la “rivoluzione” vada avanti, magari con un “velino” trangender a Striscia la notizia…
    "Uomini e Donne": tronista gay con la benedizione della Cirinnà, Maria De Filippi, Cirinnà, unioni civili


  4. #234
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Gender-follia? Arriva “LegGendeR metropolitane” di Renzo Puccetti
    Teresa Moro
    Il gender torna in libreria nella penna del medico e bioeticista – collaboratore di ProVita – Renzo Puccetti, che ha dato alle stampe “LegGender metropolitane“. Un testo denso, rigoroso, che lascia poco spazio ai pensieri e si ancora molto sui dati oggettivi e scientifici, a dispetto dello stile di scrittura accessibile a tutti.
    “LegGender metropolitane” è dunque un libro tutto da leggere, soprattutto nel contesto socio-culturale attuale dove il gender, se non entra dalla porta, prova a intrufolarsi dalla finestra. Ma è da leggere anche rispetto a tutti gli altri temi che vengono trattati dall’Autore: l’omosessualità, il matrimonio gay, l’omofobia, la famiglia, il bisogno dei bambini ad avere una mamma e un papà…
    Partiamo da una domanda semplice e complicata nello stesso tempo: perché hai scritto questo libro e a quale pubblico intendi rivolgerti?
    Se volessimo usare una sola parola direi “soffocamento”. Gli Stati Uniti sono la nazione che anticipa tendenze e processi che poi vediamo anche da noi qualche anno dopo. In USA è in atto una vera e propria caccia alle streghe da parte degli LGBTQ e dei loro alleati. Ogni manifestazione di dissenso ai loro dogmi, ogni atto coerente con la legge naturale e persino il semplice buon senso è tacciato di omofobia, bigottismo, intolleranza, fondamentalismo. Persino esercitare l’educazione sui figli non sfugge alle maglie del maccartismo arcobaleno. Quello che è successo al meeting di Rimini lo scorso anno a padre Carbone e a me e la censura subita dall casa editrice dell’Ordine dei Domenicani è solo un assaggio della tempesta che si sta preparando. A chi intende impegnarsi nella resistenza ho voluto fornire un “arsenale” argomentativo che comunque potesse essere facilmente fruibile anche da tutti coloro che, pur non essendosi mai occupati di queste questioni, vogliono avere un quadro non preconfezionato e coincidente con la narrazione organizzata dagli architetti del pensiero unico lobotomizzato; queste persone intellettualmente libere e curiose in America li chiamano i cercatori del vero.
    Parliamo di gender, ideologia che sostiene che il sesso biologico sia irrilevante e che è totalmente sbilanciata sul dato culturale. Su quali basi scientifiche questa teoria è infondata?
    Che la cultura eserciti un ruolo nella distinzione tra comportamenti maschili e femminili è un dato di fatto che nessuno si contesta, nessuno scienziato è un puro determinista biologico. Tuttavia la teoria gender, ormai convertitasi in ideologia, postula ciò che è smentito da una montagna di evidenze scientifiche: il comportamento umano sarebbe indifferente al sesso genetico, ogni differenza tra attitudini e comportamenti maschili e femminili sarebbe una mera costruzione sociale. In realtà il nostro cervello è zeppo di recettori per gli ormoni sessuali che non si sa bene cosa ci starebbero a fare se gli stessi ormoni non servissero a nulla, sappiamo che il cervello maschile mostra differenze anatomiche da quello femminile e funziona in maniera differente. Sappiamo che esiste in ogni cervello un mosaicismo, cioè tratti maschili e femminili, che però non annullano le differenze tra i due sessi. Sappiamo che alcuni comportamenti si sono dimostrati differenti in base al sesso già dal primo giorno di vita. Le differenze comportamentali al gioco sono state rinvenute nelle scimmie e sfido chiunque a dimostrare che sia stata una scimmia istruttrice ad insegnare alle femmine del gruppo a giocare con le bambole e ai maschi con le automobiline.
    Dal gender agli stereotipi di genere il passo è breve. Spesso questi vengono concepiti nella loro totalità come negativi, eppure – se si analizza la questione con onestà intellettuale – alcuni stereotipi hanno la funzione positiva di semplificare la realtà, rispondono a dati oggettivi e sono da legare al fatto che perfino il nostro cervello è sessuato. È corretto?
    È proprio così. Vedere da lontano una persona con la gonna o il rossetto aiuta a capire che si tratta di una donna senza bisogno di chiedere di mostrare i genitali. Una delle prime funzioni degli stereotipi è quella di organizzare una risposta allo stimolo che abbia la maggiore probabilità di essere appropriata. È vero che in Scozia talvolta gli uomini portano il gonnellino, tuttavia in ogni cultura di ogni tempo è sempre esistita una differenziazione tra abiti maschili e femminili. Che maschi e femmine abbiano attitudini differenti è un dato di fatto, così come è un dato di fatto che vi siano uomini con attitudini femminili e viceversa, tuttavia l’ideologia gender vuole costringere sin da piccoli i bambini a non avere attitudini dietro il mito della neutralità.
    Non discriminare, non fare differenze: questo è quello che nel suo libro definisce «il centro della cipolla»… e che ovviamente non vale per le persone cattoliche ed eterosessuali che, nel rispetto della loro fede, non si rendono per esempio collaboratori del matrimonio gay.
    Sì, è per primo padre Giorgio Maria Carbone ad avere richiamato alla mia attenzione l’omologazione, la negazione di ogni differenza quale nucleo delle istanze LGBTQ: nessuna differenza nei comportamenti sessuali, nessuna differenza tra crescere col padre e la madre o due persone dello stesso sesso, nessuna differenza tra essere maschio o femmina. Si tratta una delle tante espressioni di quel relativismo che il filosofo Francis Beckwith ha paragonato ad avere i piedi ben piantati in mezzo all’aria. Pensiamo alla procreazione: nessuna differenza tra regolazione naturale della fertilità, contraccezione, aborto e fecondazione artificiale, o pensiamo al fine vita: nessuna differenza tra ri-animazione e de-animazione eutanasica. L’unico ad essere considerato il mostro minaccioso è colui che osa affermare che una determinata azione è male e vuole vivere coerentemente con questo giudizio. Quando questa ideologia diventa legge dello Stato quello che si viene a creare è una discriminazione religiosa: lo Stato relativista sancisce quale “religio licita”, solo quelle fedi religiose che accolgono i suoi dogmi secolaristi. Il cristianesimo torna ad essere in questo modo “religio illicita“. La commissione statunitense per i diritti civili ha appena redatto un’enciclica che anatemizza il cristianesimo. Il capo della commissione ha scritto: «L’espressione “libertà religiosa” non significa altro se non ipocrisia fintanto che resta un codice per la discriminazione, l’intolleranza, il razzismo, il sessismo, l’omofobia, l’islamofobia, la supremazia cristiana, o qualsiasi forma d’intolleranza». Il candidato alla vicepresidenza della Clinton, formalmente cattolico, ha preconizzato che la Chiesa finirà per accettare le nozze gay. Beh, a sentire certi prelati la cosa parrebbe già fatta.
    «Love is love»: questo motivetto viene ripetuto oramai in continuazione, secondo diverse declinazioni. Ma per fondare una famiglia non basta l’amore – che peraltro è un fattore non verificabile oggettivamente dallo Stato -, altrimenti troverebbero legittimazione la poligamia, l’incesto e altre aberrazioni simili…
    Hai colto nel segno. La senatrice Cirinnà che è stata relatrice della legge al Senato, ha dichiarato di avere voluto rappresentare «l’immensa varietà di forme che l’amore e la famiglia possono avere». Stranamente in ogni Paese l’orgasmo intellettuale e legislativo volto a superare i confini del matrimonio si è però interrotto quasi subito. Ha impedito l’amore filiale, fraterno, paterno e materno, ha escluso il poliamore, l’amore intergenerazionale e quello trans-umano. Dell’immensa varietà di amori ha protetto con l’istituto giuridico delle unioni gay soltanto lo stereotipo amoroso omosessuale. Dunque delle due l’una: o quel principio di uguaglianza che è stato invocato come ispiratore della norma sarà fatto valere davvero per ogni forma di amore soggettivamente percepito come tale, oppure le unioni omosessuali saranno la prova che esiste un amore privilegiato per ragioni razionalmente incomprensibili.
    Un’ultima domanda: ai bambini servono ancora una mamma e un papà, o i tempi sono cambiati?
    Quello che è un dato intuitivo ed esperienzale è confermato sia dalla ricerca della psicologia evolutiva, sia dalla letteratura empirica sociologica. Se tu giorno dopo giorno metti da parte rifiuti e solo ogni tanto metti da parte una moneta, dopo un po’ avrai un cumulo d’immondizia da una parte e un gruzzolo di monete dall’altra, ma l’immondizia non si trasformerà mai in monete e coprire l’immondizia con uno strato di monete non ti farà essere padrone di un tesoro. Allo stesso modo mettere insieme studi di pessima qualità formerà soltanto una catasta di ciarpame pseudoscientifico, ma non sarà mai una prova scientifica. Per quanto due persone dello stesso sesso possano accudire con zelo un bambino, gioco forza almeno uno dei due non avrà alcun legame genetico con il piccolo e altrettanto gioco forza nessuno potrà donargli il tesoro educativo racchiuso nello scrigno della complementarietà sessuale. Puoi circondare quel bambino di nonne e di zie, ma nessuna di queste potrà essere una madre. Sappiamo che l’essere umano ha una scorta di resilienza, ma non è una buona pratica confidare su di essa in maniera volontaria; gli sforzi compensatori non è detto che siano efficaci e comunque per riempire un vuoto c’è bisogno di togliere terreno da un’altra parte. La ricerca di migliore qualità attesta in parte maggioritaria che quando in casa non c’è il papà o la mamma i problemi tendono a crescere.
    Gender-follia? Arriva ?LegGendeR metropolitane? di Renzo Puccetti | Libertà e Persona



  5. #235
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Unioni civili
    Il primo sindaco disobbediente
    di Andrea Zambrano
    Il sindaco di Favria, in provincia di Torino, ha deciso di passare dalle parole ai fatti e si è rifiutato di celebrare un’unione civile tra due persone omosessuali che si erano rivolte a lui. In queste ore il cellulare di Serafino Ferrino, sindaco di centrodestra eletto con una civica al suo quarto mandato da primo cittadino, è bollente. “Meno male che ci sono dei giornalisti che non mi massacrano”, sorride al telefono con la Nuova BQ che, come tanti giornali ieri lo ha chiamato per sapere se è impazzito o no.
    “Ma quale matto! – prosegue – ho semplicemente obbedito alla mia coscienza. E adesso mi stanno facendo la guerra tutti, ma pazienza. Vorrà dire che daremo la nostra testimonianza in questo modo”.
    La vicenda dell’obiezione di coscienza per i sindaci di fronte alla legge Cirinnà, che non la prevede e stando a quanto dichiarato dall’esponente Pd madrina delle unioni civili, non verrà mai concessa, è questione che sta facendo arrovellare giuristi e politici. E che non sarà risolta a breve perchè implica molte questioni morali di cui tenere conto, ma l’uscita per certi versi clamorosa di Ferrino, istigata da un preciso disegno di colpire i sindaci più esposti, è destinata a creare un vero e proprio caso esemplare.
    La Nuova BQ lo ha intervistato scoprendo, tra l’altro, che la coppia che si è presentata nel suo ufficio, non ha neppure la residenza a Favria. Coincidenze?
    Sindaco, adesso come si muoverà?
    Francamente non lo so. Ho avuto un colloquio con l’avvocato Gianfranco Amato dei Giuristi per la vita che mi assisterà in questa vicenda. C’è una sentenza della Corte Costituzionale del ’91 che tutela chi ha scrupoli di coscienza per ragioni religiosi e ideologiche, anche se la legge non lo prevede.
    Perché l’ha fatto?
    Per ragioni etiche e morali, perché sono cattolico praticante e perché come sindaco ho il dovere di oppormi ad una legge ingiusta.
    I giornali stanno scrivendo che lei è un habitué delle Sentinelle in Piedi, come se fosse un marchio di appartenenza…
    E’ vero, partecipo alle veglie di Ivrea. Sono un cattolico che cerca di fare il politico seguendo il Magistero della Chiesa. Nessuno può impedirmi di professarlo.
    Adesso che cosa succederà?
    Il responsabile dell’anagrafe procederà con la registrazione dell’atto senza passare dal mio consenso.
    Quindi non concederà la delega?
    No, questi signori sono venuti da me chiedendo l’unione civile. Io ho detto soltanto che la mia coscienza me lo impediva e che non l’avrei fatta. Così si sono rivolti all’ufficiale di stato civile che non sapeva come comportarsi.
    Di chi si tratta?
    Di una coppia omosessuale.
    Di Favria?
    No, si sono rivolti a noi perché a Favria c’è una villa del ‘700 che viene spesso utilizzata come luogo per i matrimoni.
    Cioè: sta dicendo che l’unico motivo per cui vogliono sposarsi a Favria è per la location?
    Così hanno detto, ma è chiaro che forse avevano altri obiettivi.
    Quali?
    Bè, io avevo già espresso la mia contrarietà…
    Sostiene che ci può essere un disegno preordinato di andare a colpire i sindaci contrari?
    Tutto può essere. Ma non mi curo di queste strategie.
    La stanno massacrando mediaticamente…
    Lo vedo…Arcigay ha già detto che mi denuncerà.
    Lei solleva una questione spinosa: se concede una delega ad un altro, come per un matrimonio civile, non si tratta di una vera obiezione di coscienza, perché dal punto di vista morale sta cooperando ad un atto che la sua coscienza ritiene malvagio, se non la concede deve intervenire d’ufficio il Prefetto che incarica un altro. Ma si potrebbe configurare l’ipotesi di violazione di un obbligo di legge. Lo sa che provvedimenti potrebbe prendere gli Interni?
    Sì. Sono consapevole che potrebbe arrivare anche lo scioglimento e il conseguente commissariamento.
    Non la preoccupa?
    Certo, ma se decideranno di farmi cadere per questo, vorrà dire che perderò la poltrona, ma avrò dato una testimonianza cristiana vera.
    E lei ha delegato qualcuno?
    No.
    Il Prefetto è già intervenuto?
    No, può darsi che mi chiamino. Lo dico col cuore in mano: non sto violando la legge, sto rispettando il mio credo.
    Che cosa dicono in famiglia?
    Mia moglie mi sostiene anche se è molto preoccupata dell’esposizione mediatica a cui sto andando incontro. In 37 anni di attività politica e amministrativa non era mai accaduto.
    Lo sa che il leader del Family Day Massimo Gandolfini sta mappando i sindaci che vogliono chiedere l’obiezione di coscienza per proporre una modifica alla Cirinnà che contempli una forma di obiezione di coscienza?
    No, anzi se mi dà un contatto lo cerco. Sono sicuro che siamo in tanti.
    Unioni civili Il primo sindaco disobbediente

  6. #236
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Ora i cattolici finiscono..."all'antiterrorismo"
    di Leone Grotti
    Jacques e Jacqueline, insieme a un gruppo di cattolici «radicalizzati» in Francia, non riescono ad accettare l’approvazione del matrimonio gay e così decidono di colpire con «attentati dinamitardi» tutti i municipi che celebrano nozze tra persone dello stesso sesso. Non solo: aprono anche un blog dove invitano tutti i francesi a seguire il loro esempio. Dopo aver fatto saltare in aria quattro edifici dove sono stati celebrati i matrimoni, però, vengono arrestati.
    Non si tratta di una cronaca giornalistica o giudiziaria, ma del caso di pura fantasia inventato dalla facoltà di giurisprudenza dell’università di Lorraine. La storia di Jacques e Jacqueline è servita per testare in un esame le conoscenze degli studenti a proposito del regime di infrazioni terroristiche. Il testo è spudorato, dal momento che Jacques e Jacqueline si uniscono al gruppo cattolico “Ciwitos”, storpiatura palese dell’associazione cattolica Civitas.
    Il documento, definito «allucinante» da siti e giornali locali, potrebbe essere semplicemente farina del sacco di un professore particolarmente arrabbiato con i cattolici e la Manif pour tous. Ma l’ostilità che esprime, così eccessiva da apparire ridicola (se si parla in Francia di fedeli religiosi “radicalizzati”, dopo i molteplici attentati degli ultimi due anni, diciamo che i cattolici non sono il primo esempio che viene in mente), non è un caso isolato ed è espressione di un clima generale che si respira da anni nella République.
    Secondo l’Osservatorio sull’intolleranza e la discriminazione contro i cristiani in Europa, in Francia solo a gennaio si sono verificati 45 atti di intolleranza, tra i quali la dissacrazione di sei chiese. Al di là delle violenze fisiche, si registra una tendenza costante nel paese dei Lumi e del #JeSuisCharlie a impedire la libertà di espressione dei cattolici. Soprattutto se pretendono di toccare temi scottanti della vita della società.
    L’ultimo esempio, in ordine di tempo, riguarda l’emendamento al progetto di legge sull’uguaglianza e la cittadinanza proposto nei giorni scorsi dal ministro delle Famiglie e dei Diritti delle donne, Laurence Rossignol. L’obiettivo era introdurre su internet un “reato di intralcio all’aborto”, sanzionabile con pene fino ai due anni di carcere e 30 mila euro di multa, per punire chi «attira le donne su siti internet presentati come siti di informazione e che in realtà forniscono false informazioni, fuorvianti, al solo scopo di dissuadere le donne dall’abortire, colpevolizzandole. Questo è inaccettabile».
    Se l’emendamento liberticida non fosse stato dichiarato «irricevibile», perché alieno al vero contenuto della legge, scrivere su internet che l’aborto è un omicidio, che causa danni psicologici (e a volte anche fisici) alle madri e che non è l’unica soluzione davanti a una gravidanza, magari indesiderata, sarebbe diventato un reato.
    Lo stesso clima culturale che spinge ad accusare di islamofobia chiunque parli di un problema interno all’islam davanti ai tanti attentati terroristi, è anche quello che cerca di zittire chiunque metta in discussione il vuoto laicismo francese, sempre più feroce.
    Basta vedere che cosa è accaduto al cardinale arcivescovo di Parigi, André Vingt-Trois, quando alla messa in suffragio di padre Jacques Hamel, sgozzato a luglio da due terroristi islamici in chiesa in Normandia, ha detto dal pulpito che c’è un silenzio in Francia che paralizza il paese: «Silenzio dei genitori davanti ai loro figli e fallimento della trasmissione di valori comuni. Silenzio delle élite davanti alle devianze dei costumi e legalizzazione di queste devianze. Silenzio del voto attraverso l’astensione. Silenzio al lavoro, silenzio a casa, silenzio in città. A quale scopo parlare? Le tante paure costruiscono la paura collettiva e la paura ci blocca».
    Per avere parlato di «devianze dei costumi» e «legalizzazione delle devianze», il vescovo è stato insultato e accusato di essere un «indegno omofobo di inaudita violenza». Ma la preoccupazione del cardinale è giustificata se si considera che i socialisti guidati dal presidente François Hollande, in pochi anni, hanno legalizzato il matrimonio e l’adozione gay, la fecondazione eterologa per coppie di lesbiche, l’utero in affitto (chiedendo ai giudici di non condannare chi lo pratica all’estero), la sedazione terminale (nella versione francese molto simile all’eutanasia), hanno aperto le stanze del buco dove drogarsi in modo legale, hanno reso l’aborto un diritto fondamentale (nel 2015 sono state 218.100 le interruzioni di gravidanza) e hanno reso obbligatorio l’insegnamento della teoria gender in tutte le scuole.
    Per aver denunciato questa offensiva laicista, politici e intellettuali hanno messo alla gogna il cardinale. La stessa gogna che un professore di giurisprudenza ha preparato con la sua storiella per tutti i cattolici che nel 2013 si sono opposti democraticamente al matrimonio per tutti. Lo scopo è lo stesso: ridurre al silenzio chi dissente. Proprio quel silenzio che rende la Francia impotente davanti al terrorismo e che monsignor Vingt-Trois ha voluto denunciare nell’omelia.
    Ora i cattolici finiscono..."all'antiterrorismo"

  7. #237
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Quando i gay diventano eterofobi e intolleranti
    di Tommaso Scandroglio
    Licenziata perché eterosessuale. É accaduto in Australia. Ogni anno ad Adelaide si organizza un festival omonimo che – come si legge sul sito ufficiale – «celebra le diversità sessuali e di genere». Una mega festa gay, tanto per intenderci. Cassandra Liebeknecht, responsabile del Festival nonché eterosessuale dichiarata, è finita sotto inchiesta per condotta non professionale.
    La Liebeknecht ha replicato che le accuse sono false e che invece è lei ad essere la vittima tanto che i colleghi le avevano affibbiato come nomignolo, quella di “allevatrice”, termine dispregiativo in uso in una parte del mondo gay per indicare le donne eterosessuali, che appunto amano mettere al mondo i figli senza far ricorso alla fecondazione eterologa, strada obbligata per le coppie lesbiche. Morale della favola, la Liebeknecht è stata licenziata, non prima di aver ricevuto minacce del tipo «so dove i tuoi bambini vanno a scuola».
    Secondo caso di discriminazione eterofoba sempre proveniente dalla terra dei canguri. Catherine McGregor capitano militare dell’Australian Air Force, transessuale, nonché finalista del premio Australiano dell’anno, è stata/o cacciata/o dall’organizzazione Kaleidoscope, associazione che si batte per le rivendicazioni dei gay. Il motivo dell’ostracismo? McGregor aveva osato criticare il progetto “Scuole sicure” che con il pretesto di combattere le discriminazioni sessuali invece – a suo dire – porta «i giovani trans in un vicolo cieco». Programma che il capitano ha bollato poi come «trotskista». Poco importa poi che McGregor fosse stato nominato inizialmente come ambasciatore di questa iniziativa. Al tradimento non c’è rimedio.
    Ma non finisce qui. La scorsa settimana il Mercure Hotel di Sydney ha annullato un incontro di un gruppo cristiano organizzato per discutere sul referendum sul “matrimonio” gay. La pagina Facebook del Mercure è stata, infatti, bombardata da recensioni a una stella e da commenti che hanno lasciato il personale dell'hotel "scosso". Da qui la decisione di annullare la pacifica riunione. L’Australia non è nuova a questi attacchi contro chi è contrario all’omosessualità, ma non si mostra di certo bellicoso verso le persone omosessuali. La cantante lirica georgiana Tamar Iveri nel 2014 aveva usato su Facebook toni pesanti sul Gay Pride svoltosi a Tiblisi. La Iveri aveva poi chiarito che quelle frasi erano state scritte dal marito, non da lei. La cantante doveva esibirsi all’Opera di Sidney nell’Otello. La direzione dell’Opera le diede il ben servito e la cancellò dal cartellone.
    Infine, c’è il caso dell’arcidiocesi di Sidney che aveva pubblicato l’opuscolo "Non si scherza con il matrimonio" a difesa della famiglia e contro le unioni gay e para-matrimoni omosessuali. Sono partiti dai social media con riflesso pavloviano le critiche all’opuscolo giudicato «offensivo, insultante e umiliante» tanto che l’arcidiocesi è stata trascinata davanti alla Commissione anti-discriminazione.
    Quando i gay diventano eterofobi e intolleranti

    Caso Russo, il governo contro il Gf Vip: "Parole omofobe e misogine"
    Bufera sul Grande Fratello Vip. Il Guardasigilli Orlando chiede verifiche al Dap sulle dichiarazioni di Clemente Russo
    Sergio Rame
    Non c'è solo il Codacons a muoversi contro il Grande Fratello Vip. Adesso è sceso in campo persino il ministero della Giustizia. Nel mirino del Guardasigilli Andrea Orlando è, infatti, finito Clemente Russo per le sue recenti dichiarazioni su Simona Ventura e su Bosco Cobos rilasciate durante la trasmissione di Canale 5.
    "Una donna che tradisce il marito - ha detto il pugile chiacchierando con Stefano Bettarini - andrebbe ammazzata". La donna in questione sarebbe la Ventura. Che Bettarini avrebbe beccato in atteggiamenti intimi con Giorgio Gori, attuale sindaco di Bergamo e marito di Cristina Parodi. Il tradimento della Ventura, a detta di Bettarini, risalirebbe a quando Gori era presidente di Magnolia, società che produceva, e produce tuttora, l'Isola dei Famosi. La dichiarazione molto forte sulla Ventura che ha spinto il ministro della Giustizia a chiedere un intervento del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria (Dap) affinché di valuti la conformità dei comportamenti di Russo, atleta in forza al gruppo sportivo delle Fiamme Azzurre, con lo statuto deontologico del Corpo. "Il Guardasigilli - si legge in una nota - ha chiesto anche di conoscere il giudizio del Dap sulle condotte di partecipazione di Russo alla trasmissione televisiva Grande Fratello Vip".
    Al vaglio del Dap andranno, quindi, tutte "quelle espressioni ingiuriose e rivelatrici di misoginia e omofobia". Rientrerà, dunque, anche un'altra dichiarazione di Russo che, sempre al Grande Fratello Vip, ha usato il termine "friariello" (omosessuale) come nomignolo per il concorrente Bosco Cobos. "Il Grande Fratello Vip deve essere immediatamente chiuso e gli autori del programma vanno licenziati in tronco", ha tuonato oggi il Codacons tacciando la trasmissione di "omofobia e sessismo".
    Caso Russo, il governo contro il Gf Vip: "Parole omofobe e misogine" - IlGiornale.it


  8. #238
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Colombia. In piazza manifestazione di popolo contro l’ideologia gender
    Francesco Filipazzi
    La Chiesa cattolica porta in piazza un milione di persone, per dire no all’insegnamento “di genere” nelle scuole. Accade in Colombia dove la popolazione non ha accettato l’inserimento, da parte del ministro dell’istruzione Gina Parody, dei principi dell’ideologia gender nei programmi scolastici. Alle manifestazioni hanno partecipato i genitori degli studenti, ma anche insegnanti e presidi, per difendere i bambini da lezioni che secondo loro potrebbero togliere loro l’innocenza dell’infanzia. Il simbolo della manifestazione sono state le vesti bianche, simbolo di purezza. La pietra dello scandalo è un vademecum, molto simile a quelli emessi dai ministeri europei, dove si invitano gli insegnanti a spiegare che non esiste un solo tipo di famiglia o che non si nasce maschi o femmine (si può decidere).
    In prima linea il cardinale Rubén Salazar Gómez, arcivescovo di Bogotà. “Noi respingiamo la promozione dell’ideologia di genere nell’educazione nazionale – ha spiegato il – perché si tratta di un’ideologia che distrugge l’essere umano, privandolo del contenuto fondamentale della complementarietà tra maschio e femmina”.
    Colombia. In piazza manifestazione di popolo contro l?ideologia gender | Barbadillo



    "Nostro figlio è omosessuale". Scuola cattolica rifiuta l'iscrizione
    Scoppia la polemica a Monza per la mancata iscrizione di uno studente omosessuale. L'istituto cattolico era già stato denunciato per discriminazioni
    Sergio Rame
    I genitori adottivi accusano l’Ente cattolico di formazione professionale di Monza (Ecfop). "Ci è stata rifiutata l'iscrizione a scuola perché nostro figlio è omosessuale". Non è la prima volta che si scagliano contro l'istituto. Anche lo scorso anno era montata una polemica pachidermica perché i genitori avevano lamentato "episodi discriminatori" nei confronti del ragazzo. In realtà la scuola lo aveva punito per aver messo in giro scatti hot in compagnia di un altro ragazzo.
    Come racconta il Corriere della Sera, il govane avrebbe dovuto frequentare il terzo anno del corso per baristi, ma l'istituto di Monza avrebbe rifiutato l'iscrizione per via dell'orientamento sessuale. L'anno scorso il ragazzo aveva postato su Instagram una sua foto osè che lo ritraeva nudo mentre abbracciava a un altro ragazzo. Gli insegnanti avevano deciso di allontanarlo dalle lezioni per un mese. "Un modo per proteggerlo dallo scompiglio che aveva creato con la sua fotografia", aveva spiegato l'istituto che, ritenendo l'immagine di carattere pedopornografico, aveva anche presentato un esposto alla procura di Monza. Per i genitori, invece, si trattava unicamente di "una punizione" data al figlio "perché omosessuale".
    Le frizioni tra l'istituto e la famiglia adottiva non sono finite lì. Al momento di iscriverlo al terzo anno, qualcosa è andato "storto". Tant'è che sono scaduti i termini utili. Per il padre adottivo la colpa è della scuola: "Siamo persone con un disperato bisogno di lavorare e non abbiamo potuto presentarci al colloquio di fine giugno tra docenti e genitori, ma avevamo avvertito che non ci saremmo stati. Poi non abbiamo fatto altro che telefonare alla scuola, volevamo i moduli per formalizzare l’iscrizione, ma ogni volta venivamo rimandati con qualche scusa, fino a che una persona in segreteria ci ha detto che il preside non voleva nostro figlio per quanto successo un anno fa".
    "Nostro figlio è omosessuale". Scuola cattolica rifiuta l'iscrizione - IlGiornale.it

  9. #239
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    OT, ma non troppo ...


    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  10. #240
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Perché ce l'hanno con la famiglia
    di Giuliano Guzzo
    Una delle domande che mi sento più spesso rivolgere, quando nelle conferenze espongo il modo con cui è trattata – sarebbe più giusto dire maltrattata – la famiglia dalle Istituzioni è la seguente: come mai? Per quale ragione la politica non fa nulla per la «cellula fondamentale della società»? Perché riducendo i tempi del divorzio e quindi banalizzandolo, mettendola di fatto sullo stesso piano, e quindi in concorrenza, con altre unioni o anche solo definendola, con un certo disprezzo, “tradizionale”, la si ha tanto con la famiglia? E’ in effetti difficile, dinnanzi al contesto attuale, non porsi questo tipo di domanda. A mio avviso sono almeno tre le ragioni di detta, manifesta ostilità nei confronti della «società naturale fondata sul matrimonio». La prima è, per così dire, di ordine “ecologico/ambientalista”.
    Certi ambienti, da decenni, ritengono il sovraffollamento planetario da un lato e la scarsità di cibo dall’altro, calamità da contrastare. E quale modo migliore per ridurre le bocche da sfamare che prendersela con la famiglia? L’equazione meno famiglia uguale meno matrimoni uguale meno figli, del resto, è nota. Ovviamente il problema della fame del mondo non è responsabilità del numero delle famiglie che lo popolano. Secondo i dati della Fao e delle Nazioni Unite nel cinquantennio 1961-2011 il cibo prodotto nel mondo è più che triplicato, mentre la popolazione è “solo” raddoppiata. Questo significa che la povertà e la fame, oggi, sono anzitutto problemi di distribuzione e non di scarsità alimentare. Ci sono però molti ambienti, dicevamo, che la pensano diversamente.
    Una seconda motivazione per cui la famiglia non viene aiutata è di matrice essenzialmente economica. Perché se da un lato è vero che il citato calo dei figli comporta l’invecchiamento della popolazione e l’invecchiamento della popolazione aumenta i costi fissi (assistenza/sanità/pensioni) – dove l’assistenza non è del tutto privatizzata e almeno fino a che non si procederà con l’eutanasia di massa -, dall’altro è indiscutibile come la disgregazione familiare e la mancata formazione di nuove famiglie portino allo stesso risultato: più persone single, cioè più persone sole. E più persone sole, in un’ottica cinica ma non senza logica, significa anzitutto una cosa: consumatori più performanti. Viceversa la famiglia ha un grave difetto, insopportabile per la mentalità economica dominante: fa risparmiare. Risparmio che, da virtù, sembra oggi divenuto quasi una colpa.
    Terza ma non meno rilevante – e non alternativa alle altre due – ragione di ostilità nei confronti della famiglia sta in una sua funzione fondamentale di resistenza rispetto a qualsivoglia forza esterna: quella educativa. Finché c’è famiglia, cioè, i figli vengono educati prioritariamente dai genitori. Quando però la famiglia si indebolisce i figli – che sono i cittadini, i consumatori e gli elettori di domani – vengono educati dalla scuola, dallo Stato, dalla televisione…Ne consegue, senza con questo appellarsi a chissà quale oscuro complotto, come aggredire la famiglia dipingendola come superata e promuovendo unioni light, non vincolanti e perciò mai definitive, che espongano conseguentemente i figli al rischio di un’educazione non solida, costituisca un indubbio favore nei confronti di tutta una serie di poteri. Un favore che, è legittimo immaginare, sarà decisamente gradito.
    Perché ce l'hanno con la famiglia ~ CampariedeMaistre


    La Polizia usa lo shopping per sloggiare le Sentinelle
    di Andrea Zambrano
    Quella di oggi pomeriggio per le Sentinelle in piedi di Brescia doveva essere una veglia molto speciale. 500 veglie sparse in giro per l’Italia in tre anni di vita a testimoniare un impegno a favore della vita e della famiglia. Ma a rovinare la festa questa volta non sono stati militanti di Arcigay bensì la grigia e fredda burocrazia di Stato.
    Manifestazione vietata? No, forse peggio: spostata in un’altra piazza rispetto a quella precedentemente comunicata. Lontano da occhi indiscreti e dalle vie dello struscio del sabato, che a Brescia non sappiamo come si chiami, ma l’idea è quella.
    I volontari delle Sip avevano curato tutto nei minimi particolari per la veglia numero 500 nella città dove sono nate tre anni fa e chiedendo per tempo lo spostamento della veglia da piazza della Vittoria a piazza Paolo VI, di fronte al duomo cittadino, pensavano di aver schivato anche gli eventuali rigurgiti di oltranzismo laicista.
    Invece la doccia fredda è arrivata il giorno prima dell’happening, così, tanto per cogliere di sorpresa gli organizzatori e impedire un tempestivo ricorso al prefetto. La veglia ci sarà, ma non nella centralissima piazza del Duomo, bensì in piazza del Foro che per chi non conosce Brescia è sì una bella piazza, oltre che antica, dato che vi sono i resti del foro romano dell’antica Brixia.
    Solo che ci sono soltanto i resti, di commercio non c’è neanche più l’ombra dato che questo si è spostato in altre vie. Senza struscio e senza passaggio di gente le Sentinelle sono così relegate nell’anonimato più completo, chiuse nel recinto predisposto da una prescrizione della Digos cittadina.
    La disposizione del questore parla chiaro: dato che «è necessario garantire sia il diritto di manifestare che il diritto alla libera circolazione dei cittadini non interessati a tale evento». Motivazione al limite del fair play: i non interessati sono più tutelati dei promotori. Corretto? Non sembra. Provate a fare questo discorso ai partigiani dell’Anpi il 25 aprile o ai cigiellini il 1 maggio e vedete che come reagiscono…
    Ovviamente nell’intricato dispositivo questurino vengono elencate altre nobili motivazioni. Quali? «Garantire la libertà di iniziativa economica dei commercianti che esercitano le proprie attività in quelle zone peraltro nel pomeriggio di sabato generalmente dedicate al passeggio ed alle attività da svolgere nel tempo libero». E qui siamo alla seconda mazzata: la potente lobby dei commercianti più forte dell’Arcigay.
    A proposito di libertà di espressione e di manifestazione. Qualcuno potrebbe pensare che i manichini dei negozi si siano dati appuntamento in piazza per un flash mob di protesta contro la sedentarietà nei luoghi di lavoro.
    Ma non è finita: oltre a tutelare i commercianti e chi se ne frega, il nobile dispositivo si ricorda anche che in queste veglie ci sono sempre delle «manifestazioni contrapposte di dissenso, peraltro sempre indette». Il che, tradotto, significa: siccome l’Arcigay, collettivi Lgbt e compagnia cantante hanno i loro diritti, meglio che andiate a scannarvi lontano dal centro. A proposito di prepotenza e senso delle proporzioni.
    Proseguiamo: nei paraggi c’è un’altra kermesse. Si chiama “Librixia” ed è una mini festa del libro che occupa il suolo pubblico non distante dalla protesta in silenzio (ma non muta!) delle Sentinelle. Sembra folle, ma è così: in pratica qualcuno in Questura deve aver pensato che, dato che le Sip leggono un libro in silenzio per protestare contro la dittatura del gender che vuole chiudere la bocca, questo poteva creare una qualche forma di concorrenza con la fiera del libro, dove immaginiamo i libri verranno venduti, ma sicuramente non letti.
    Bisogna ammettere che deve esserci qualche cosa di diabolico perché a pensarla a tavolino non sarebbe venuta così bene, come dimostra il dulcis in fundo: gli uffici della Polizia hanno pensato che, dato che le Sentinelle se ne stanno in silenzio per un’ora, questa poteva essere una forma di preghiera, così, che carini!, hanno pensato di concedere una piazza lontano dal frastuono pomeridiano del sabato. «Il tenore della manifestazione improntata al silenzio, al raccoglimento e alla preghiera».
    Che premura: peccato che le Sentinelle stiano leggendo e non pregando e non risulta che valga il detto: chi legge prega due volte. Ma se anche fosse, non risulta che le Sip abbiamo mai chiesto un trattamento del genere sennò se ne sarebbero andate sull’eremo di Camaldoli a fare le veglie. Ma vallo a spiegare alla Questura.
    Insomma: i nostri agenti di Stato devono aver capito che per garantire l’ordine pubblico dal pericolo di sovversivi armati di un libro, non serve mettersi in assetto antisommossa e dispiegare le transenne. Basta fare un dispositivo per allontanare il pensiero molesto. Se non puoi combatterli, anestetizzali, riducili nell’anonimato, sembra suggerirci questa significativa arroganza statale.
    Compiuta la quale, lo Stato si mette il cuore in pace perché in fondo la legge è stata rispettata. Speriamo almeno che in piazza del Foro oggi venga qualche lgbt almeno a urlare due o tre vaffa. Ché, senza certi vecchi habitué non ci si diverte nemmeno.
    La Polizia usa lo shopping per sloggiare le Sentinelle

 

 
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