Il primo giubileo della cristianità fu indetto da papa Bonifacio VIII, nell'anno 1300, e non è certo a caso che Dante Alighieri lo abbia messo all'infermo fra i simoniaci, cioè coloro che pretendono di fare commercio delle cose sacre, iniziando quella tradizione che voleva che i pelligrini cher si recavano a Roma avessero rimessi i loro peccati contro somme di denato offerte alla chiesa. La parola “simonia” deriva da Simon Mago, un ciarlatano che spacciandosi per mago, voleva comperare da Gesù, tramite san Pietro. la facoltà di fare miracoli. Fin qui la leggenda... Ma papa Bonifacio iniziò veramente un commercio che, dopo di lui, la chiesa ha bellamente continuato a mettere in atto senza tanti scrupoli, anzi spesso legalizzandolo come cosa giusta e normale! In origine esso cade va ogni 50 anni, ma col tempo la scadenza giubilare venne portata a 25 anni, salvo diversa decisione del papa che indice un particolare giubileo come ha fatto papa Francesco con il prossimo 2016. E' comunemente detto anche Anno Santo. La chiesa cattolica abbonda di casi di acquisto di cose dello spirito su scambio di denaro, dall'acquisto di voti nei conclavi per eleggere un cardinale al posto di un altro, fino alla salvezza dell'anima contro un documento che certifichi il pellegrinaggio giubilare. Tuttavia una volta divenuto papa, anche un simoniaco acquisiva legittimità come vicario di Pietro...
A parte le tariffe per le messe esposte sulla porta di alcune chiese parrocchiali, con tanto di differenziazioni a seconda dell'ufficio religioso (matrimomio tot, messa per un defunto altro tor... e via di seguito), anche se attualmente papa Francesco ha detto chiaramente che i sacramenti non vanno pagati, la chiesa teoricamente è sempre vissuta, almeno ufficialmente, del denaro dei fedeli, anche se l'esercizio del potere temporale del papato concedeva alla chiesa di avere introiti e ricchezze importantissime, facendo per secoli e secoli del papa un potente monarca terreno, invece che un ministro dello spirito. Il popolo dell'Italia centrale, che è stata per vari secoli sotto il governo della papalino, sa bene quanto fossero esosi i tributi che contadini e popolani dovevano pagare al governo pontificio, sotto foma di tributi in denaro e di decime in natura per mantenere i preti locali e le loro parrocchie. Dalle mie parti, in Umbria, resisteva fino a poco tempo fa, il detto:” meglio un morto in casa che un marchigiano all'uscio”, in quanto i riscossori delle imposte dello stato della chiesa erano quasi tutti marchigiani ed erano inflessibili nell'esercizio della loro professione di agenti del fisco, in quanto avevano una cospicua percentuale su quanto riuscivano ad incassare.
Questo era quanto avveniva in passato, ma quando il papa venne confinato nel ristretto territorio del Vaticano dal 1870 in poi, con l'annessione di Roma al regno di Piemonte, gli fu quindi tolto il potere sui suoi antichi benefici materiali. La chiesa dovette supplire alle mancate entrate di un tempo con altri sistemi per tenere in piedi la propria organizzazione. Di qui l'usamza di vendere titoli nobiliari ed onorificenza agli aristocratici romani, benemerenze che un tempo comportavano la concessione di terreni redditizi e del possesso case e castelli, ma che non avendo più nulla da distribuire erano un guscio vuoto e che dovevano quindi essere pagate da chi voleva fregiarsene. Conventi ad abbazie, con terreni annessi continuavano comunque ad essere nelle disponibilità di comunità ecclesiastiche che non potevano più tenere per sé il frutto dei loro posedimenti, per quanto meno importanti di una volta, erano tenuti a devolverne la maggior parte al Vaticano.
Tutta via gli anni giubilari, anche se teoricamente sono indetti ogni 50 anni sono sempre stati un importante modo di far cassa per la chiesa di Roma. I pellegrini lasciano in città fior di soldi per magiare, dormire e sostentarsi durante il loro soggiorno e ciò portava guadagno e benessere a tutta la popolazione romana, che così pagava più tasse, e poi c'erano e ci sono ancora le “indugenze plenarie” che andavano e vanno tutt'ora “acquistate” dai fedeli nell'Anno Santo.
Ho una personale esperienza di questo tipo di situazione, in quanto avendo lavorato per doversi anni in strutture alberghiere, nel 1975, giovanissima, mi trovai a gestire una casa per pellegriniaggi, a Roma, in vetta a Montemario per tutto l'Anno Santo. Ero stata assunta, tramite un annuncio sul Messaggero, per un posto di receptionist, ma dato le mie esprienze precedenti nei migliori alberghi della mia regione mi ffidarono il compito di direttrice d'albergo e di gestiuone del'annesso ristorante da parte un'agenzia prestigiosa che aveva la propria sede a Piazza Madama in un palazzo esattamente di fronte a quello del Senato, un lussuosissmo edificio seicentesco con passatoie rosse sullo scalone, quadri antichi all'interno degli uffici, stanze enorni arredate tutte in stile, dove presso pìmonumentali scrivanie lavoravano una quindicina di impiegati ed impiegate... Tale agenzia aveva agganci importanti con il Vaticano e tutte le comitive di pellegrini che venivano a Roma dall'estero, Europa, ed America Latina dovevano per forza passare per quella agenzia che provvedeva poi a smistarle nei vari alberghi, residence o pensioni a seconda del tenore di spesa di ciascuna comitiva, un business enorme!
A me venne assegnata la direzione ed il ricevimento delle comitive dall'Austria, dalla Baviera e da Francia e Spagna e un po' anche dal Messico e dall'Argentina, in un bel palazzo de Settecento, con annesso parco confinante con la proprietà del Policlinico Gemelli, che era stato il collegio dei Padri Scolopi ormai non più in funzione. Risiedevano ancora in un'ala del palazzo il Padre Generale ed alcuni membri dell'ordine. Potevamo ospitare oltre 350 persone alla volta, nelle camerate da 15/20 letti ciascuna, che erano state quelle dei collegiali e c'erano poi un certo numero di camere matrimoniali e singole a prezzo maggiorato. I torpedoni che arrivavano, vomitavano sul piazzale di quella che pomposamente veniva chiamata Motemario Residence House, 60/70 persone per ogni pullman che dovevano essere smistati aed alloggiati nelle rispettive camerate o nelle stanze. Al piano terra era stata sistemata in una stanza ampia e luminosa una specie di “boutique” per vendere souvenir dell'Anno Santo, che io avevo il compito di gestire, iniseme atutto il resto. Ovviamente essendo questo un compito extra a quello delle mie funzioni di approvvigioamneto del ristorante di gestione delle sistemazioni dei letti, avrei avuto il 10% degli incassi... Mi si disse che dovevo cercare di spillare più soldi possibile ai pellegrini in foulard di seta sintetica, con sopra la cupola di San Pietro, rosari di ogni tipo, statuette del Mosè e della pietà di Michelngelo, e paccottiglie del genere. E se qualcuno avesse osservato che i prezzi erano più altri che altrove avrei dovuto dire che quegli oggetti erano stati benedetti personalmente dal papa, che all'epoca era PaoloVI... C'era poi un articolo particolarmente importante: la pergamena con l'effige del papa a colori in un medaglione che recava il nome e cognome dell'acquirente e che concedeva l'indulgenza plenaria di ogni peccato, fino ad allora commesso al titolare della stessa in virtu dell'essere stato pellegrino a Roma durante il giubileo. Io dovevo prenderere il nome cognome di chi fosse stato interessato all'acquisto (e devo dire che lo erano quasi tutti), dato che quella pergamena costiruiva una specie di passaporto per il paradiso, Due volte alla settimana un seminarista veniva a ritirare i miei appunti con i nomi dei richiedenti e a consegnare le pergamene gia fimate dal cardinal Segretario di Stato. Il costo dela prenotazione della pergamena era allora di 8.000 lire, che sarebbe stata pronta entro tre giorni circa, ma se qualcuno l'avesse voluta più urgentemente, perché magari stava per ripartire, era possibile averla per il giorno dopo con altre 5.000 lire per l'ugenza. Tutto ciò creava un continua andirivieni del solito seminarista dato che moltissime erano, e pergamene “urgenti” .Dal mio austero ufficio che altri non era stata che la scarestia della cappella del collegio, telefonavo all'ufficio del segratariato e il pretino arrivava... Ma un giorno mi venne risposto che il seminarista era malato a e che non poteva venire a Montamario... Ero costernata! Una quindicina di pellegrini francesi sarebbero partiti il pomeriggio del giorno dopo, ed io avevo gia incassato da loro il prezzi della pergamena salvifica con relativa urgenza... Come avrei fatto? Avrei dovuto restitiure il denaro ai delusissimi francesi? Dopo una brevissima esitazione l'impiegato mi chiese se avessi una bella calligrafia. Meravigliata risposi che sì, volendo avevo una discreta grafia... Bene – disse l'impiegato – Le mando un bel fascio di pergamene in bianco e lei dovrà solo scrivere il nome dell cliente in bella calligrafia e con qualche svolazzo. Per contro potrà trattenere per sé le 5.000 lore dell'urgenza... Ma questo non solo per questa settimana, ma se vuole, per tutto il resto dell'Anno Santo. Quando starà per finire le pergamene mi raccomando me lo faccia sapere in tempo. - Ovviamente o bere o affogare, pensai e poi a me non costava poi molto la cosa, anche perché non essendo credemte non avevo nessun problema in materia. Mi chiusi in ufficio e comunciai il mio lavoretto, ma... mi si presentò un altro problema: la firma del Cardinale Segtetario di Stato che non c'era nelle pergamene in bianco. Telefonai di nuovo alla ufficio in Vaticano, poiche temevo che falsificare una firma potesse essere cosa cosa scorretta e io non volevo avere problemi. Dopo in attimo di esitazione l'impiegato mi disse di attendere. Dopo poco tornando, mi disse che il Cardinale mi dava il permesso di metter uno sghiribizzo al posto della sua firma, anche perché tanto anche lui non le firmava mai personalmente le indulgenze, ma era un addetto che lo faceva per lui... e quindi noin cambiava nulla. Rassicurata eseguii. Il mattino seguente consegnai all'accompagnatore dei pellegrini francesi le pergamene delle indulgenze con le quali stavo facolitando l'accesso al paradiso (spero) di una quindicina di persone! Da alloura in poi fu sempre in quella guisa che mi comportai, felici i pellegrini che per il giorno seguente avrebbero avuto la loro indulgenza bell' e pronta.. e più felice io che incassavo oltre la solita percentuale le 5.000 lire dell'urgenza con pochissima fatica! Alla fine del 1975 fra stipendi, liquidazione, diritti sulle consumazioni del bar e della “boutique”, urgenze incluse, avevo un conto in banca da far invidia a qualunque lavoratore con le mie masioni di direttore del ricevimento di qualunque albergo di lusso! E poi c'era sempre la soddisfazione di aver contribuito alla ripulitura di tante anime di peccatori e di averne favorito l'ingresso nel regno dei cieli... Per una non credente non era male!
Se la chiesa non è una cinica bottega simoniaca, come altro potremmo classificarla?
Papa Francesco mi è umanamente simpatico, e mi fa piacere ascoltare le sue palole semplici e dirette, con quell'accento spagnoleggiante da sudamericano e non ce l'ho con lui, al contrario, ma temo che cose simili accadano ancora e che accadranno anche durante il prossimo Giubileo della Misericordia, perché certi vizi sono duri da sradicare, dopo secoli di inveterato “spirito di bottega” e di inganno dei propri fedeli che più che credenti... sono degli ingenui creduloni. Scacciare i mercanti dal tempio ormai è impresa quasi impossibile.




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Se fossi riuscita a disorientare lo zelo cattolico sarebbe per me davvero motivo di orgoglio!

