Come da titolo: Quali sono secondo voi i testi più adatti per farsi una cultura filosofica di livello?


Come da titolo: Quali sono secondo voi i testi più adatti per farsi una cultura filosofica di livello?
"Non posso lasciarti né obliarti: / il mondo perderebbe i colori / ammutolirebbero per sempre nel buio della notte / le canzoni pazze, le favole pazze". (V. Solov'ev)
Generazioni di studiosi di filosofia si son formati sull'Abbagnano,che è sia in edizione scolastica che "normale".é sicuramente un ottimo testo,pecca un pò nelle filosofie contemporanee.Se no,la storia della filosofia occidentale di Severino,O quella di Bertrand Russell,sono testi molto buoni.


Ci sono alcuni testi basilari che costituiscono l'ossatura della formazione, cioè la speculazione pura, teoretica, ineludibile, ossia la grande filosofia, il punto più alto della sapienza, su cui e con cui i maggiori pensatori si sono sempre confrontati. Una lista basilare potrebbe consistere in una raccolta dei frammenti dei presocratici diels kranz; di Platone: il Parmenide, Sofista, Repubblica; di Aristotele: Fisica, Metafisica, Organon; Plotino: Enneadi, di Agostino: Confessioni, Soliloqui, Libero Arbitrio, Tommaso: De ente et Essentia, De Potentia; Cartesio: Meditazioni Metafisiche; Kant: tutte e tre le critiche - la Pura se non altro, ma il Kant precritico, cioè scolastico, è comunque superiore; Spinoza: Pensieri Metafisici; Leibniz: Discorsi di Metafisica; Schelling: Sistema dell'Idealimo Trascendentale; Hegel: Fenomenologia e Scienza della Logica; l'opera di logica di Husserl; Nietzsche: almeno Zarathustra e Gaia Scienza; Gentile: Teoria Generale dello Spirito come Atto Puro e Riforma Dialettica Hegeliana; Heidegger: Essere e Tempo; che cos'è Metafisica; Bontadini: Saggio di una Metafisica dell'Esperienza, Conversazioni di Metafisica; Metafisica e Deellenizzazione; Severino: almeno La Struttura Originaria; Essenza del Nichilismo.
I manuali permettono di orientarti ma su di essi non ti fai una cultura, la cultura la si fa affrontando direttamente e di petto i libri difficili, che forgiano le civiltà, passandoci ore e ore di paziente e sviscerato studio, passione, attenzione, perfezionamento delle proprie facoltà di analisi e comprensione, facendo raffronti, cercando di capire cosa l'autore volesse dare a intendere e non cosa ne hanno capito i traduttori, e perciò è necessario sapere la lingua originale, la cultura e l'ambiente di provenienza del pensatore per entrare nella sua testa e capire come pensava e sentiva, procurarsi anche diverse edizioni del medesimo libro per confronti di traduzioni. Posso aver dimenticato alcuni libri, casomai se mi vengono in mente ritorno.
Ultima modifica di Platone; 24-07-10 alle 12:49
Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce.


Io ho comprato "Storia della filosofia occidentale" di Bertrand Russel. L'ho trovato ottimo, di una sintesi impressionante.
Per maggiori approfondimenti ho anche il testo scolastico dell'Abbagnano.


Anch'io penso come Platone che sia meglio leggere i testi originali, non è neanche vero che si fa più fatica a leggerli rispetto ai libri di storia della filosofia.
Ecco la mia lista
Tragedie greche (Eschilo, Sofocle, Euripide)
Platone: a piacere (la Repubblica?)
Aristotele: Metafisica (lettura scorrevole)
Tommaso d'Aquino: Summa Theologiae prima parte (impegnativo, ma non lunghissimo)
Machiavelli: Il principe (mi è bastato al liceo)
Pascal: Pensieri (abbastanza impressionante)
Cartesio: Discorso sul metodo (breve)
Spinoza: Etica (bastano le prime pagine)
Leibniz: Monadologia (breve, ma impegnativo)
Kant: Critica della ragion pura (pesante,lungo,però bello)
Mach: La meccanica nel suo sviluppo storico-critico (pesante,lungo,ma utile)
Marx: Manifesto del partito comunista (breve)
Nietzsche: a piacere (impressionante)
Dostoevskij: Diario di uno scrittore (impressionante)
Popper: Logica della scoperta scientifica (abbastanza scorrevole, lunghetto)
Godel: Opere, volume II (non sarebbe tutta filosofia, però...)
Sconsiglio Hegel, Husserl e Heidegger perché prolissi, contorti e sostanzialmente inutili.
Invece consiglio wikipedia per farsi un'idea veloce di un autore![]()
Ultima modifica di k21; 29-07-10 alle 23:59


Mi permetto esprimere il mio dissenso su alcuni punti: non consiglierei affatto Russell per farsi un'idea anche solo manualistica di cosa sia stata la storia della filosofia. A quel punto leggetevi Colli e Reale che se non altro son studiosi attenti, accurati, che hanno i loro perchè, gente che ha una propria idea quando interpreta - e si sente in entrambi i casi - e che nonostante questa sa il fatto suo quando spiega un autore, o meglio sa il fatto loro. Ogni volta che s traduce si fa una violenza, questa non si può evitare nemmeno quando si cerca di entrare nella mentalità di chi ha scritto in origine. Ma si possono evitare molte arbitrarietà. Sopratutto, si può dar vita a un lavoro su sè stessi che permetta di farlo. Russell non comprende tutto ciò, non mette la questione in questi termini né gli interessa farlo, e in effetti ciò si nota benissimo, ammazza tutto in modo così grossolano come solo i pensatori analitici sanno fare in ambito filologico. Per avere una idea unitaria e di 'sviluppo' del percorso filosofico allora leggetevi i manuali di Severino, almeno lì si riesce ancora a mostrare una concezione della filosofia non ridotta a chiacchiere per salotti ma in grado di gonfiare il petto d'orgoglio, e con ottime ragioni d'altro canto. Severino tende a razionalizzare, se stimate Colli o le letture heideggeriane troverete sgradevole la sua concezione del pensiero presocratico, ma anche questa ha i suoi perchè.
Poi ci tengo a precisare che la fatica a leggere i testi originali, rispetto ai manuali, c'è, c'è inevitabilmente, ovviamente dipende da che traduttore avete sottomano ma vi assicuro che un conto è capire la fisica dall'abbagnano o dai libretti di Severino, un conto è leggerla, non parliamo della metafisica. Qui si deve essere nella testa di Aristotele per capire come si esprime, come ragiona, cosa intende dire, tutte cose che si posson tralasciare quando un manuale vi dice cosa ha detto Aristotele.
Quanto ai commenti su Hegel Husserl e Heidegger evito di commentare, certe volte ci vorrebbe anche solo (e mi limito a dir questo, dovrei dir molto altro) un maggior rispetto dettato dalla consapevolezza di essere nani sulle spalle di giganti e ricordarlo ogni volta che ci si consegna a un testo, senza che ciò diventi un prosciutto davanti agli occhi e ce li faccia venerare in modo feticistico, entrambi gli estremi - la faciloneria e la superbia con giudizio frettoloso e superficiale da un lato e la venerazione apriorica e priva di senso critico dall'altra - vanno perseguiti a norma di legge e egualmente derisi per quanto mi riguarda.
Con tutto il rispetto per Popper, Mach e Macchivelli, autori che pure apprezzo, ce ne sono di più prioritari, così come ci sono opere di autori già citati - esse no però - di maggior necessità. Altrimenti ci si mette dentro Schmitt, che pure è una personalità di genio come poche, Bodin o che so io, tutti autori rispettabili visionari in senso aulico, capaci di grandi visioni, dalla mente lucida e asciutta e assolutamente capaci ma al contempo altrettanto poco filosofi in senso stretto.
Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce.


prima di dire quello che ho detto, ho preso in mano qualcosina degli autori citati.
"Essere e Tempo" è una delle opere più cialtronesche, irritanti e demenziali che mi sia mai capitato di affrontare. Dopo 3 settimane passate a pensare che ero idiota, ho capito che l'idiota era Heidegger.
C'è modo e modo di fare filosofia: c'è chi si parla addosso in maniera sconclusionata, se non addirittura sistematicamente contraddittoria.
Heidegger è un esempio di come NON si deve fare filosofia, va tolto dalla lista dei filosofi e dimenticato.
Se continua ad essere studiato è proprio perché c'è gente che si fa "intimidire", di certo non perché abbia detto qualcosa di utile.
Husserl è diverso, perlomeno sembra che sappia che cosa sta dicendo, però nemmeno adesso ho capito che cosa voleva dire. Se uno mi chiede "qual è il pensiero di Husserl ?", io risponderei "boh".
Su Hegel ho una posizione a metà strada tra Husserl e Heidegger, saprei essere più preciso se non mi addormentassi dopo 20 secondi ogni volta che provo a leggere qualcosa.
Strano che non mi hai contestato Godel.
Ho messo Popper e Mach perché per me la filosofia della scienza è molto importante e Machiavelli perché siamo in un forum di politica e "Il principe" è stato un punto di svolta nella storia della civiltà europea.
E poi, se tu metti Schelling e Gentile, io potrò mettere Popper, no ?
Ultima modifica di k21; 30-07-10 alle 11:09


Bè lo mettevo in conto, anzi mi sembra il minimo, il che non significa però sia anche sufficiente: ci sono professori universitari che conosco personalmente che si vantano di disprezzare San Tommaso o che ritengono sia una nota a margine, parliamo di chi ci ha passato la vita su queste cose. Questo per dire che per dare un giudizio sensato ci sono certo precondizioni necessarie, ma trovare quelle sufficienti è già un impegno di ben altra statura.
Qui, con Heidegger, sono abbastanza tentato dal darti ragione su tutta la linea, per il semplice fatto che ho dimenticato nel post precedente di farlo. Ho l'impressione che il suo discorso sia scaduto proporzionalmente al suo avanzare, le opere del secondo periodo sono la chiara espressione di un'intorbidimento pressoché totale della comprensione di ciò che la filosofia antica e moderna ha realizzato e trasmesso in termini di patrimonio concettuale, non meno di come servirsi di esso per contribuire realmente. Probabilmente il miglior Heidegger è stato quello giovane, scolastico, in cui si occupa di Aristotele."Essere e Tempo" è una delle opere più cialtronesche, irritanti e demenziali che mi sia mai capitato di affrontare. Dopo 3 settimane passate a pensare che ero idiota, ho capito che l'idiota era Heidegger.
C'è modo e modo di fare filosofia: c'è chi si parla addosso in maniera sconclusionata, se non addirittura sistematicamente contraddittoria.
Heidegger è un esempio di come NON si deve fare filosofia, va tolto dalla lista dei filosofi e dimenticato.
Chiedo: si può in base a considerazioni simili bollare come inutile e inconsistente l'opera di un pensatore? Immagino che anche proporre la Divina Commedia o il Faust alle scuole medie inferiori possa risultare mortalmente noioso, cosa che non compromette il valore dei testi ma è solo indicativo della mancata predisposizione epreparazione dello studente ad affrontarli.Husserl è diverso, perlomeno sembra che sappia che cosa sta dicendo, però nemmeno adesso ho capito che cosa voleva dire. Se uno mi chiede "qual è il pensiero di Husserl ?", io risponderei "boh".
Su Hegel ho una posizione a metà strada tra Husserl e Heidegger, saprei essere più preciso se non mi addormentassi dopo 20 secondi ogni volta che provo a leggere qualcosa.
Ne ho citati un paio di sfuggita, non ho fatto a tempo di ricordarmi Godel, che non dico non possa essere importante, anche filosoficamente, ma non risulta affatto necessario per una comprensione basilare - solida - e di quest si discuteva. Per una simile comprensione, per quanto mi riguarda, sono esclusi gli stessi Popper e Mach, nel senso che qui siamo nella filosofia della scienza, ossia nella discussione dei principi metodologici che guidano la prassi scientifica, cioè un altra disciplina. Non dico che i due autori non valgano nulla, ho studato in modo esauriente Popper perciò posso farmi un'idea piuttosto chiara sul peso del suo discorso filosoficamente parlando, proprio per questo essere credibile e relativamente imparziale nel giudicarlo - non solo in sé, ma in relazione a una selezione filsofica.Strano che non mi hai contestato Godel.
Ho messo Popper e Mach perché per me la filosofia della scienza è molto importante e Machiavelli perché siamo in un forum di politica e "Il principe" è stato un punto di svolta nella storia della civiltà europea.
E poi, se tu metti Schelling e Gentile, io potrò mettere Popper, no ?
E io metto Schelling e Gentile perchè hanno a che fare con la risoluzione di alcuni - almeno due - dei problemi più imponenti e decisivi della storia della filosofia, perciò sono non solo da includere, sono semplicemente inevitabili. Che poi Gentile sia bistrattato da una cultura tendenziosa e sconosciuto all'estero perchè privo della magnificienza espressiva e dello stile pomposo tipicamente heideggeriano - non toglie che abbia qualcosa di ben più sostanzioso da dire. Ma non lo capiscono - tranne in pochi, oltre a Spirito, Calogero, Bontadini, Severino - in molti già i Italia, figurati chi lo può valorizzare all'estero..
Ultima modifica di Platone; 30-07-10 alle 12:39
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il problema è che la mia mente è limitata e io, di fronte allo scibile umano, ho fatto delle scelte.
Per me la scienza è fondamentale, perché ha conseguenze anche in ambito filosofico. Pensiamo al paradosso di Olbers, per esempio: sarà una scemenza, ma dice qualcosa sul problema filosofico dell'infinitezza dell'universo.
Così, per affrontare alcuni problemi filosofici, ho studiato la matematica e la fisica che mi mancavano e poi, diciamo, mi sono "trattenuto" un po' nel mondo scientifico.
Tutto questo per dire che alcuni autori, come Husserl, necessitano di un impegno esagerato e quindi, dovendo fare delle scelte, ho preferito altro (anche perché non vedevo di preciso cosa Husserl poteva offrirmi).
io sconsigliavo Heidegger, Hegel e Husserl proprio perché di lettura troppo difficile (o addirittura impossibile nel caso di Heidegger) e quindi da evitare per chi vuole cominciare a farsi una cultura filosofica.
Ma Godel per me va bene, perché non ha scritto molto di filosofia (solo 2-3 articoli), è molto chiaro e centra parecchi punti importanti.
io vedo la filosofia della scienza "seria" come gnoseologia fatta bene.
E' per questo che la trovo molto importante filosoficamente.
Popper e Mach mi piacciono perché si vede che sono davvero preparati scientificamente (Mach era un fisico di livello), non sono cialtroni come molti filosofi della scienza.
ammetto l'ignoranza, mi diresti che problemi decisivi della storia della filosofia hanno risolto ?
Ultima modifica di k21; 30-07-10 alle 13:07


Chiaramente non tutte le strade della conoscenza sono perseguibili, se non per motivi di interesse almeno per il tempo limitato che il fato ci concede. Ciò non abilita però a sentenziare su ciò che, appunto, è rimasto al di fuori della nostra indagine: Hegel ha un'importanza colossale, giusto per dirne una, per quanto riguarda la logica e, in particolare, per quanto concerne l'olismo semantico, al punto che da risultare fondamentale nella comprensione e risoluzione di diverse aporie della logica-matematica del ventesimo secolo. Non solo, ma ha peso fortissimo per quanto riguarda la riabilitazione della metafisica come scienza, mostrando i presupposti che hanno portato al fenomenismo moderno in cui la stessa scienza della natura è invischiata. Nn ho tempo nè voglia per stare qui a catalogare i meriti di Husserl, mi preme chiarire piuttosto lo scopo della breve dissertazione: per giudicare bisogna comprendere, per comprendere bisogna passare tempo sopra i testi. Ti concedo di sconsigliare certi autori perchè prolissi, lenti, ampollosi - già questo però non è un buon motivo, si dovrebbe guardare alla sostanza del discorso e meno alla forma per capire il peso di un autore - ma tu li hai definiti inutili, che è ben altra cosa.
Popper lo apprezzo molto, ma come altri pensatori difetta nel ritenere che la razionalità coincida in toto con i principi astratti e le regole metodologiche che presiedono alla formazione delle teorie scientifiche.
In Schelling e Gentile si esprime il tentativo di superare le teorie del conoscere per cui la realtà è esterna al pensiero e dunque esso non può interagire con quella in modo trasparente, manifestando solo una percezione alterata di essa. In Gentile il toglimento del presupposto dell'esteriorità dell'essere al pensare si risolve nella teoria del pensiero come atto puro che esaurisce la totalità del reale in sè, escludendo l'esistenza di qualsiasi natura trascendente. In lui cioè l'idealismo trova la forma compiuta, in cui il soggetto pensante è la stessa potenza divina che crea il mondo, lo spazio e il tempo e che non ha nulla alle spalle.
Ultima modifica di Platone; 30-07-10 alle 17:11
Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce.