Credo che scrivere un libro di rottura di certi tese preconcette non possa non esimersi dal confrontarsi con queste.
Non penso sia un obiezione che si possa fare ad Irving, quindi.
Che poi l'uso delle fonti , che in certi casi effettivamente perplime pure me, è proprio ciò che viene rimproverato di più ad Irving, che ha praticamente escluso le ricostruzioni postbelliche in quanto viziate di paraculismo, utilizzando solo quelle coeve.
Ma non è detto che le stesse non siano viziate di paraculismo a senso inverso.
Diciamo che occorrerebbe una buona sintesi tra le due posizioni, penso a lume di naso che il giusto equilibrio sia un 75%fonti coeve e 25%postbelliche.





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