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  1. #1
    iperbannatiSSimo
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    Predefinito 28 ottobre 1922: Essi marciarono. Essi.

    ESSI MARCIARONO. ESSI.

    28 ottobre, novantatré anni dopo.
    Coloro che marciarono su Roma, non senza pagare un prezzo di sangue perché tutto fu meno che una passeggiata, cosa c'entrano con noi? O meglio cosa c'entriamo noi con loro? E' il caso di chiedercelo.
    Erano uomini forti, impavidi, coraggiosi, nati sulle trincee o durante l'Impresa di Fiume o ancora nell'atroce guerra civile del Biennio Rosso, guerra civile che vinsero contro i socialisti, i comunisti e i popolari di Don Sturzo, uniti nel malaffare. La vinsero fisicamente, moralmente, psicologicamente e anche politicamente poiché, laddove il nemico portava paralisi, insolenza, sopraffazione e inerzia, essi riuscirono nell'impresa miracolosa di raddrizzare i torti, portare giustizia e far funzionare le cose, tra cui, non ultima, l'economia, dal basso.

    Erano uomini solidi e indipendenti. Liberi da ogni condizionamento in quanto monarchici e repubblicani, anarchi e uomini d'ordine, liberali e non liberisti, sociali e non socialisti. Il Fascio dei combattenti e dei produttori era, a detta del suo fondatore, la Chiesa di tutte le eresie, la somma di tutte le umane negazioni e di tutte le umane affermazioni.
    Era, insomma, sintesi vitale.

    Quel che serve oggi. Non è un modello passato, non solo perché resta la più giovane delle idee politiche ma perché è un modello in fieri, forse l'unico che esista. Non servono al fascismo categorie rigide, schematiche, immutabili, bensì capacità di sintesi vitale.
    Servono uomini ed è questo che manca.
    Se ci chiediamo cosa c'entriamo noi con loro, per rispondere dobbiamo fare una seria riflessione e una vera autocritica. Non è il fatto di avere loro nel cuore o il loro ricordo come stampella che fa di noi qualcosa di analogo. Proviamo a pensare cosa furono gli squadristi e guardiamoci allo specchio senza indulgenza borghese, se ce la facciamo.
    Scopriremo allora che al massimo c'è tra noi qualche Giovane Marmotta con un cuore traboccante - che s'inaridisce non appena la suddetta Giovane Marmotta s'inorgoglisce di quel che fa o, peggio, di quello che han fatto prima di lei coloro di cui porta spille, t-shirt e tatuaggi per "differenziarsi".
    Il fascismo non è un narcisismo di selfie, non è l'avere la certezza di essere nel giusto, non è il desiderio di ritagliarsi uno spazio nella società dello spettacolo, né la brama ansiosa di avere fans e che si parli di noi.
    Il fascismo è vivo, noi ancora no.

    Auguri a quelli che ci han preceduto laddove probabilmente noi non andremo mai!

    (Gabriele Adinolfi - 28 ottobre 2015)
    When history comes to you enforced by law, only one thing is certain: IT'S A LIE!
    "Amo i solitari, i diversi, quelli che non incontri mai. Quelli persi, andati, spiritati, fottuti. Quelli con l'anima in fiamme." (Charles Bukowsky)

  2. #2
    Realismo Spietato
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    Predefinito Re: 28 ottobre 1922: Essi marciarono. Essi.

    Non esistono più uomini, anche se la mia generazione fa un po' meno schifo di quelle immediatamente precedenti e successive. Dal mio andare (sempre più stancamente) controcorrente ne ricavo un filo di dignità morale che mi permette di sopravvivere, ma certo non nutro speranze di ricostruzione di una civiltà ormai estinta. Credo però che l'eco delle nostre azioni permanga all'infinito e piccole o grandi che siano un giorno saranno giudicate da qualcuno più grande di noi.

    Dal punto di vista storico, purtroppo quelli che marciarono vinsero una battaglia, ma la guerra era già stata persa dalle moltitudini i cui nomi sono incisi nei monumenti ai caduti in ogni paese d'Italia; il fiore di un popolo falciato dalle trincee che lasciò dietro di sè l'agguerrita minoranza dei reduci e la spaventosa maggioranza di ominicchi e quaqquaraqua che passata la tempesta si rivelò per quel che era veramente.
    Grandi buchi vengono scavati in segreto, dove i pori della terra dovrebbero bastare, e cose che dovrebbero strisciare hanno appreso a camminare.

  3. #3
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    Predefinito Re: 28 ottobre 1922: Essi marciarono. Essi.

    Il fascismo è vivo, si è vero, sono il neofascismo settario e la destra in generale ad essere zombie.
    Il fascismo si presentava al popolo come un qualcosa di nuovo mai visto prima (un po' come il M5S di oggi che si prepara al governo) mentrea ad oggi neofascismo e destra appaiono alla massa come una vecchia minestrina ribollita.
    1) la formazione di una solidarietà civica.
    2) la classe creativa come stato guida della società.
    3) la cultura come organo del sapere e dell'influenza ideologica.
    4) l'istruzione e la scienza come fonti essenziali di competitività.

  4. #4
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    Predefinito Re: 28 ottobre 1922: Essi marciarono. Essi.

    Citazione Originariamente Scritto da Cale Yarborough Visualizza Messaggio
    Non esistono più uomini.
    Per curiosità mia, quale sarebbe la via di un uomo oggi nel 2015?
    L'asocialità, il compromesso col meno peggio, il rifiuto di figliare perché tanto è tutta una merda, l'irrigidirsi su posizioni settarie, fare il barbone (cosa che potrebbe anche essere nobile più di ogni altra), suicidarsi, entrare in sonno nel bosco in attesa di tempi migliori?
    1) la formazione di una solidarietà civica.
    2) la classe creativa come stato guida della società.
    3) la cultura come organo del sapere e dell'influenza ideologica.
    4) l'istruzione e la scienza come fonti essenziali di competitività.

  5. #5
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    Predefinito Re: 28 ottobre 1922: Essi marciarono. Essi.

    Citazione Originariamente Scritto da samuel cramer Visualizza Messaggio
    Per curiosità mia, quale sarebbe la via di un uomo oggi nel 2015?
    Non esiste. Ci si può arrabattare ad andare controcorrente. Tu ne hai una da indicare?
    Grandi buchi vengono scavati in segreto, dove i pori della terra dovrebbero bastare, e cose che dovrebbero strisciare hanno appreso a camminare.

  6. #6
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    Predefinito Re: 28 ottobre 1922: Essi marciarono. Essi.

    «Sono arrivato in India nel 1939, a 17 anni. In Sicilia vidi i missionari che avevano portato il vangelo nelle terre degli infedeli, sulle orme di san Tommaso: storie di malattie tropicali, conversioni, persecuzioni. I missionari erano gli eroi della mia giovinezza. Decisi che sarei stato uno di loro. Mia madre capì che non mi avrebbe più rivisto, e si disperò: stava per perdere un altro figlio maschio; il primogenito, Giuseppe, era morto, e dopo erano nate quattro bambine. Salpammo da Napoli sul Conte Biancamano, che in dieci giorni ci portò a Bombay attraverso il canale di Suez, il Mar Rosso e l’oceano. Eravamo poverissimi e allegri».

    «Gli inglesi tenevano l’India con poche migliaia di soldati, quasi tutti indiani. Un capolavoro politico. Siccome convertire gli indù era difficile, ci mettemmo in cammino per i villaggi degli Adivasi, le popolazioni tribali animiste. Bisognava fare attenzione a uscire la sera perché c’erano ancora le tigri». Il cristianesimo è una religione complessa: la trinità, la resurrezione della carne... come la spiegava agli indigeni? «Il cristianesimo è difficile solo per quelli che hanno studiato troppo. E poi la resurrezione, l’immortalità dell’anima, la presenza stessa di Dio, che a noi appaiono così ostiche, qui sono considerate ovvietà. Il primo mese in venti chiesero il battesimo. Risposi che a Gesù si arriva poco per volta».

    «Il 10 giugno 1940 il duce dichiarò guerra agli inglesi. Il giorno stesso mi portarono in campo di prigionia, vicino a Darjeeling. Il 4 dicembre 1942 fummo trasferiti presso Deoli, in Rajastan. Ci trattarono sempre con molto rispetto, ma a marzo nel deserto del Rajastan ci sono già quasi 50 gradi, e quando i prigionieri cominciarono a morire ci spostarono a Dehradun, ai piedi dell’Himalaya...

    «Ormai non parlo più italiano con nessuno. Solo con il mio angelo custode, che però non mi risponde...In Italia non tornerò più. Ci sono stato l’ultima volta nel 2003, per la beatificazione di madre Teresa. E’ diventata una terra senza moralità. Accogliere tutti questi maomettani mi pare poco lungimirante: verrà il giorno in cui abbevereranno i loro cavalli a San Pietro. Ma sa cosa mi ha colpito di più? Vedere tante donne girare con il gatto in braccio, come se fossero figli. La Sicilia in cui sono cresciuto era di una povertà medievale, però le donne avevano molti figli. Un Paese che ha sostituito i bambini con i gatti è un Paese senza domani. Ma io il domani non lo vedrò, e questo mi conforta. Sono felice di aver alimentato la fiamma della fede in queste terre lontane. Presto lascerò il mio corpo e vedrò Dio. Lo vedrò faccia a faccia».



    Oggi esiste ancora qualche uomo tessuto di questa stoffa? Prescindendo dal discorso di fede e di scelta missionaria.
    Grandi buchi vengono scavati in segreto, dove i pori della terra dovrebbero bastare, e cose che dovrebbero strisciare hanno appreso a camminare.

  7. #7
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    Predefinito Re: 28 ottobre 1922: Essi marciarono. Essi.

    Citazione Originariamente Scritto da Triangolo nero Visualizza Messaggio
    ESSI MARCIARONO. ESSI.

    28 ottobre, novantatré anni dopo.
    Coloro che marciarono su Roma, non senza pagare un prezzo di sangue perché tutto fu meno che una passeggiata, cosa c'entrano con noi? O meglio cosa c'entriamo noi con loro? E' il caso di chiedercelo.
    Erano uomini forti, impavidi, coraggiosi, nati sulle trincee o durante l'Impresa di Fiume o ancora nell'atroce guerra civile del Biennio Rosso, guerra civile che vinsero contro i socialisti, i comunisti e i popolari di Don Sturzo, uniti nel malaffare. La vinsero fisicamente, moralmente, psicologicamente e anche politicamente poiché, laddove il nemico portava paralisi, insolenza, sopraffazione e inerzia, essi riuscirono nell'impresa miracolosa di raddrizzare i torti, portare giustizia e far funzionare le cose, tra cui, non ultima, l'economia, dal basso.

    Erano uomini solidi e indipendenti. Liberi da ogni condizionamento in quanto monarchici e repubblicani, anarchi e uomini d'ordine, liberali e non liberisti, sociali e non socialisti. Il Fascio dei combattenti e dei produttori era, a detta del suo fondatore, la Chiesa di tutte le eresie, la somma di tutte le umane negazioni e di tutte le umane affermazioni.
    Era, insomma, sintesi vitale.

    Quel che serve oggi. Non è un modello passato, non solo perché resta la più giovane delle idee politiche ma perché è un modello in fieri, forse l'unico che esista. Non servono al fascismo categorie rigide, schematiche, immutabili, bensì capacità di sintesi vitale.
    Servono uomini ed è questo che manca.
    Se ci chiediamo cosa c'entriamo noi con loro, per rispondere dobbiamo fare una seria riflessione e una vera autocritica. Non è il fatto di avere loro nel cuore o il loro ricordo come stampella che fa di noi qualcosa di analogo. Proviamo a pensare cosa furono gli squadristi e guardiamoci allo specchio senza indulgenza borghese, se ce la facciamo.
    Scopriremo allora che al massimo c'è tra noi qualche Giovane Marmotta con un cuore traboccante - che s'inaridisce non appena la suddetta Giovane Marmotta s'inorgoglisce di quel che fa o, peggio, di quello che han fatto prima di lei coloro di cui porta spille, t-shirt e tatuaggi per "differenziarsi".
    Il fascismo non è un narcisismo di selfie, non è l'avere la certezza di essere nel giusto, non è il desiderio di ritagliarsi uno spazio nella società dello spettacolo, né la brama ansiosa di avere fans e che si parli di noi.
    Il fascismo è vivo, noi ancora no.

    Auguri a quelli che ci han preceduto laddove probabilmente noi non andremo mai!

    (Gabriele Adinolfi - 28 ottobre 2015)
    Per fare un fascista serve qualche mezzo litro di sangue.

    "You should be aware, Fräulein, that there are some people in this world, some irredeemable louts, for whom the means do not require an end. I speak, of course, of myself."

  8. #8
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    Predefinito Re: 28 ottobre 1922: Essi marciarono. Essi.

    Citazione Originariamente Scritto da Cale Yarborough Visualizza Messaggio
    Non esistono più uomini, anche se la mia generazione fa un po' meno schifo di quelle immediatamente precedenti e successive. Dal mio andare (sempre più stancamente) controcorrente ne ricavo un filo di dignità morale che mi permette di sopravvivere, ma certo non nutro speranze di ricostruzione di una civiltà ormai estinta. Credo però che l'eco delle nostre azioni permanga all'infinito e piccole o grandi che siano un giorno saranno giudicate da qualcuno più grande di noi.

    Dal punto di vista storico, purtroppo quelli che marciarono vinsero una battaglia, ma la guerra era già stata persa dalle moltitudini i cui nomi sono incisi nei monumenti ai caduti in ogni paese d'Italia; il fiore di un popolo falciato dalle trincee che lasciò dietro di sè l'agguerrita minoranza dei reduci e la spaventosa maggioranza di ominicchi e quaqquaraqua che passata la tempesta si rivelò per quel che era veramente.
    Niente si otttiene senza sacrificio, l'Italia e' stata purificata dalle trincee, e' li che e' rinata eticamente.

    "You should be aware, Fräulein, that there are some people in this world, some irredeemable louts, for whom the means do not require an end. I speak, of course, of myself."

  9. #9
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    Predefinito Re: 28 ottobre 1922: Essi marciarono. Essi.

    Citazione Originariamente Scritto da Degtyaryov Visualizza Messaggio
    Niente si otttiene senza sacrificio, l'Italia e' stata purificata dalle trincee, e' li che e' rinata eticamente.
    Poi vabbè è morta nata vota.

  10. #10
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    Predefinito Re: 28 ottobre 1922: Essi marciarono. Essi.

    Citazione Originariamente Scritto da Cale Yarborough Visualizza Messaggio
    Non esiste. Ci si può arrabattare ad andare controcorrente. Tu ne hai una da indicare?
    La via di un uomo oggi è la stessa da 2000 anni, forza nel senso fisico del termine (non quella del frociume etero palestrato e depilato ma quella di avere le forze di svegliarsi in forza e spirito la mattina), corraggio (nel affrontare scelte di sacrificio), onore (meritarsi il rispetto dalla plebaglia perché onesti, di cuore e leali ogni giorno), padronanza (nel sapere maneggiare con sicurezza più arti).
    1) la formazione di una solidarietà civica.
    2) la classe creativa come stato guida della società.
    3) la cultura come organo del sapere e dell'influenza ideologica.
    4) l'istruzione e la scienza come fonti essenziali di competitività.

 

 
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