….ritornano
MILANO Quando un programma televisivo fa entrare in scena le lucciole di Pasolini, il caso Kennedy o il mistero di Marylin vuol dire che è arrivato alla frutta. Ma c'è pure di peggio.
Volete mettere con uno che dedica la sua prima puntata alla Resistenza? C'è qualcosa di naftalinico, di polveroso - e quindi di triste, addirittura di ingiusto - nell'attesissimo ritorno in video di Enzo Biagi dopo cinque anni di
"proscrizione" berlusconiana.
Perché una rentrée, specialmente a questi livelli, ha senso solo se regala qualcosa di diverso, di "sorprendente" rispetto a quello che si era proposto la volta prima.
Cosa che, viste le premesse, non accadrà invece con il suo "Rt-Rotocalco televisivo", in onda per otto puntate ogni lunedì alle 23.15 su Raitre a partire dal 23 aprile, ma che vivrà il suo esordio già domani alle 21.30 con uno speciale di ottanta minuti dedicato a "Resistenza e resistenze" e che, visto il titolo, sembra incanalarsi su una rotaia già percorsa mille volte.
Insomma, con tutto il rispetto che si deve a un monumento del giornalismo televisivo che torna legittimamente in Rai, se la novità sta tutta nella Resistenza e nei suoi ghirigori - sai che roba - beh, allora, dove stava tutta questa esigenza di rivedere un ennesimo Biagi in video?
Buoni sentimenti e luoghi comuni
Va bene che tre giorni dopo si celebrerà la festa del 25 Aprile, va bene che bisogna resistere anche nella vita di tutti i giorni, va bene che c'è già quello là che almeno una volta l'anno ricorda a tutti che bisogna «resistere, resistere, resistere!!», va bene che siamo sulla Rete di quelli con la fronte aggrottata e il cipiglio dei migliori e va bene pure che bisogna resistere alla tentazioni, va bene tutto, ma per governare questo tentativo maldestro di annodare in un unico filo conduttore grandi protagonisti conosciuti e grandi protagonisti sconosciuti, Madre Teresa e i bambini africani, le Due Torri e le donne con il burqa e i nuovi poveri e gli operai di Bollate e quelli che hanno perso la speranza e bla bla bla bastava un Santoro qualunque.
Forse, almeno da Biagi, ci si poteva aspettare qualcosa di meno prevedibile. E soprattutto di meno demagogico della scelta di far passare in sovraimpressione durante la sigla iniziale tutta una litania di parole (anzi, di direttive etiche rigorosamente con l'iniziale maiuscola) dall'alto profilo morale ma anche, purtroppo, dal melmoso retrogusto trombonesco come Dignità, Coerenza, Tolleranza, Comprensione, Solidarietà, Rispetto della Costituzione e, naturalmente (come da epigrafe elettorale prodiana), tanto Amore.
Insomma, il più scontato coacervo di buoni sentimenti e fervorini morali, cuori di panna e ditini alzati che rappresentano da sempre la linea editoriale della meravigliosa Raitre e, purtroppo, anche di questo grande giornalista che da qualche tempo trova troppo spesso rifugio nella vocazione consolatoria del luogo comune e del pensierino arrotondato.
Quando viene meno l'equidistanza
Sembra quasi che Biagi abbia voluto sia nella scelta di questa Rete al posto della tradizionale Raiuno sia nel taglio del programma - pagare una cambiale a tutto quel mondo che lo aveva sostenuto dopo l'editto "bulgaro" di Berlusconi che ne aveva di fatto sancito la fuoriuscita dalla tv di Stato, come lui stesso ha d'altra parte ricordato durante la presentazione del programma. Però, in questo modo, ha finito con il perdere la dote più qualificante per un editorialista che intenda essere credibile: l'equidistanza tra i soggetti in campo. Ammesso e non concesso che lui, Santoro e Luttazzi siano stati vittime di un colpo di stato liberticida, è proprio nella caduta che bisogna dimostrare la propria indipendenza intellettuale. Se invece ci si schiaccia sulle posizioni degli antiberlusconiani solo perché ti difendono - e lo fanno non perché ti stimino ma per utilizzarti come clava contro il Nemico - allora diventi un altro di quelli "in quota". Che è il luogo deputato per i mestieranti, non per i fuoriclasse.
E se la nuova trasmissione parte con Gherardo Colombo, il vescovo di Locri, Tina Anselmi e l'ex comico in disarmo Paolo Rossi che intepreta la parte delle avventure dell'inquilino nel disastrato condominio Italia (ideona!) siamo nel pieno deja vu del santorismo reale. Magari "Rt" diventerà un programma cult, magari dovremo rimangiarci tutto quanto, magari ci aspettano otto puntate a tutta adrenalina, ma se queste sono le premesse - e visto l'orario - l'unica reale Resistenza sarà quella allo sbadiglio.
D.M. su Libero
saluti




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