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Discussione: La stanza di Perseo

  1. #1
    Crocutale
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    Predefinito La stanza di Perseo

    QUELLI DI FUORI

    Io volevo solo andare a un concerto. Era gratis per la settimana jazz organizzata dal comune, l'artista era una stella nascente di cui si cominciava a parlare. La gabola stava nel posto: sala Verdi dello Starhotel Du Parc, pacchianata d'albergo costruita fuori centro, praticamente nel nulla. Poi c'era l'orario: l'artista aveva imposto le 23.23 come orario d'inizio in base a sue fisime. Infine pur essendo già maggio faceva freddo mentre camminavo lungo il torrente con la giacca di pelle marrone scura sulla camicia e i jeans. Per arrivare allo Starhotel si attraversa l'ultimo ponte, quello che il comune ha costruito solo per l'appalto e che nessuno usa perchè è fuori dai percorsi principali. Dopo il ponte c'è uno spiazzo, a destra una stradina porta alla massicciata della ferrovia, a sinistra una scala scende nel greto del torrente tra l'erba, la via davanti procede verso l'Hotel per poi girare attorno al retro del parco e ricongiungersi infine con la zona pedonale.
    Il marciapiede era poco illuminato, camminavo lungo un muro continuo, ininterrotto, fronde che scendevano dall'alto aumentando le ombre. Dall'altra parte una fila di case separava la strada asfaltata dalla ferrovia, ma non lasciavano intravedere segni di vita. I pochi lampioni erano presidiati da cioppetti di maghrebini, negri che parlottavano, uno potrebbe anche immaginarsi di essere rapinato. In realtà non mi guardavano nemmeno mentre passavo, a parte il solito inevitabile spaccino.

    " Ciau bilu. Cerchi roba ? "

    " No grazie, cerco l'hotel qui avanti. "

    Ci rimasi un po nel vedere la sua espressione passare dalla sfacciataggine professionale alla sincera sorpresa.
    " E ci vai a piedi ?.. "

    Detto questo si allontanò molto rapido, ma anche io non mi ero fermato, le strade buie non sono un posto buono per fare domande.
    L'albergone era un'isola di luce nel vuoto, gran facciata lussuosa che si specchiava nel parcheggio pieno di belle auto. Però non c'erano altre persone fuori, sembrava che fossi l'unico arrivato a piedi, anche i due tizi della security all'entrata mi guardavano in maniera perplessa.

    " Mi scusi, ma lei viene da fuori ? "

    " Dovrei entrare da dentro forse ? Sono qui per il concerto, mi può indicare la sala Verdi ? Grazie. "

    Alla fine si trattava di una specie di Carla Bley, un paio di pezzi anche gradevoli, ma nell'insieme troppa ricerca fine a se stessa, il tipo di musica che non resta nei ricordi.
    Era bello però l'ambiente, le luci basse che facevano sembrare più raccolta la sala, il banco bar con gli sgabelli. Visto che il concerto non mi pigliava sorseggiavo il mio Godfather e osservavo gli altri.
    C'era molta gente, però indefinibile, di quel genere che non si vede mai per strada, nessuno che conoscessi, pochi giovani. Poi vestiti strani, non quello strano d'ordinanza che si trova nei negozi, proprio roba fuori moda, uscita da chissà dove. Soprattutto c'era carenza di topa interessante, l'unica che avesse del fascino poteva avere vent'anni più di me. Capelli nerissimi filati di bianco, abito da sera smanicato dello stesso colore, guanti di seta all'avambraccio. Gli mancava solo un frustino, oppure una bacchetta da strega. Ecco, una strega poteva essere, capace di attirare gli uomini come falene e infine bruciarli.
    Ma niente, non avevo voglia di fare il paiasso quella sera, lasciai passare il tempo senza provarci con la tardona.
    Finito il concerto tutto quel campionario di eccentricità si riversò nel parcheggio. Chiacchieravano, si salutavano, si appartavano a discutere di loro faccende, avevo veramente l'impressione di essere l'unico estraneo in un ambiente dove tutti si conoscono. Solo mentre stavo riprendendo il cammino per tornare a casa uno che stava salendo in macchina alzò la testa e mi rivolse la parola. Aveva cappello a cilindro e monocolo come se fosse appena uscito da un film storico.

    " Ah ma lei.. va a piedi ? .. "

    Eh si che andavo a piedi. Pensavo che proseguendo sarebbero bastati pochi minuti per girare attorno al parco e rientrare nel centro.
    L'una passate, davanti a me camminava uno basso e sghembo occupato ad armeggiare con una specie di portatile, dall'altra parte della strada una prostituta negra davanti alle lampade rosse di un takeaway cinese. O almeno lo sembrava all'esterno, ma dentro era vuoto, con una persona in apparenza occupata a discutere con un muro. Cominciavo a rendermi conto che il percorso era più lungo del previsto, il vento si era fatto più freddo e portava con se delle voci, risate, come se una quantità di gente mi stesse venendo incontro.
    Non c'era allegria in quelle risate, piuttosto abbandono, ferocia esultante, mi facevano pensare alle Baccanti. Io però non intendevo fare la fine di Orfeo, ma se fossi tornato indietro avrebbero potuto raggiungermi.
    Per questo quando vidi una entrata del parco ancora aperta nonostante l'ora tarda mi infilai dentro. Pensavo che tagliando per il parco sarei tornato in poco tempo tra la gente normale, o alla peggio, se le altre uscite fossero state chiuse, avrei potuto nascondermi tra gli alberi fino a quando i baccanti fossero passati oltre il cancello. Ammesso che non intendessero entrare anche loro.
    Mi accorsi presto che c'erano delle debolezze nel mio ragionamento. Primo non c'erano lampioni e procedevo alla cieca, secondo il parco risultava molto più ampio di quanto ricordassi, dopo diversi minuti ancora non si vedeva la fine. Mi fermai per guardare l'ora sul cellulare e stabilire da quanto stessi camminando al buio, forse dieci minuti. Tra l'altro non c'era segnale.
    Terzo non ero il solo che potesse nascondersi tra le piante, qualcuno si muoveva, doveva essere anche grosso a giudicare dal rumore. Troppo grosso, rumore di alberi piegati, un metro o più sopra la mia testa, appena dietro. Un gigante ?
    La cosa buffa è che in quel momento la presenza di un gigante nel giardino pubblico dietro casa mi sembrava normale. Non posso neanche parlare di spavento perchè la paura era già li da molto prima, mi misi solo a correre. Quando comincia l'azione il tempo rallenta, la vita va in scorrimento veloce e non si sa più cosa siano le emozioni. La paura è solo azione trattenuta, tutto il mio passato era scomparso, non c'era tempo, presente cristallizzato nella corsa, sentivo la strada senza vedere, sotto i piedi, nell'aria. Poi la luce in lontananza e la musica, il tempo che torna normale, i sensi dicevano che quel coso era andato per la sua strada senza inseguirmi.
    La musica era Psychobilly, conosciuta, la luce era un gazebo prefabbricato, diverse moto fuori. Un biker bar, ma nel giardino pubblico ? Mai visto, erano abusivi che lo montavano di notte ?

    " Guarda ! Uno di quelli di fuori. "
    " Ihihi sembra come noi. "

    Due bikerozzi erano seduti fuori a fumarsi dei tromboni, troppo incretiniti per potermi dare delle risposte sensate, decisi di entrare a vedere se c'era qualcuno più lucido. Sotto la musica si distingueva il ronzio di un generatore autonomo. Dentro c'erano un banco bar con le bottiglie, due divanetti, cinque sei avventori con panza da birra regolamentare e una barista con i tatuaggi. Era caduto il silenzio e tutti mi guardavano, ma era previsto, non dovevano passare molti estranei da quelle parti. Ci voleva della diplomazia, ignorando gli sguardi andai a battere la mano sul banco.

    " Acqua del Tennessee ! "

    Alla barista scappò un sorriso e tirò fuori la bottiglia di Jack Daniels, i bikers ancora mi guardavano, ma nessuno era venuto a lamarmi, non andava male. Rimaneva solo da chiedere come uscire. O forse rientrare ? Qual'era la prospettiva ?

    " No, se continui a seguire il viale asfaltato non arriverai da nessuna parte, bisogna andare dove si scavalca.. "

    La barista si era interrotta appena prima di darmi l'indicazione e aveva scambiato uno sguardo con un altro che si era sistemato vicino a me. Uno con i capelli grigi lunghi e la barba da radere, abiti pesanti da motociclista tutti consumati, non diceva nulla, ma si vedeva che non approvava.
    La barista cercò di giustificarsi.

    " Tigna, come fa a tornare questo se non gli dico da dove si passa ? "

    Il vecchio rispose a lei continuando a fissare me.
    " Il bello di questo posto è che i distintivi non sanno come arrivarci e vorrei che rimanesse così. Lo porto io in moto, tanto è tardi e non voglio fare l'alba. "

    La barista che un attimo prima voleva aiutarmi diventò subito sospettosa.
    " Ma in moto con uno dietro ? Vai da solo ? "

    " Non sono solo, c'è Zainamaita con me, tranquilla. "

    Senza aggiungere altro mise un foglio da dieci sul banco e mi fece segno di seguirlo.
    Aveva una moto Guzzi d'epoca, tenuta perfettamente, roba da mostra. Il suo amico invece era uno lungo con gli occhiali, l'avevo già visto un paio di volte in un negozio di dischi, stava sulla sella di un cruiser tedesco di quelli che ci si potrebbe dormire sopra. La cosa preoccupante era il tubo di ferro pieno dli spuntoni che teneva in mano.

    " Non è che non ci fidiamo. " - disse il vecchio - " Ma se per strada dovessero venirti delle idee, tipo squarciarmi la gola o cavarmi gli occhi, pensa che lui ti sta guardando. "

    I fari e uno spicchio di luna tagliavano il buio, si procedeva sugli ottanta all'ora, ma la striscia d'asfalto tra gli alberi non finiva. Ormai mi era chiaro che le cose di fuori sono solo superficialmente simili a quelle che tutti conosciamo. Zainamaita procedeva alla nostra sinistra leggermente arretrato, la posizione giusta per allungarmi delle mazzate. A un certo punto però lo vidi passare avanti, una sola parola attraversò il rombo dei motori.

    " Donnole !! "

    Il vecchio senza dire nulla accelerò per quanto fosse possibile in quelle condizioni e mi buttò in mano un pezzo di catena. Pesante, di quelle che congiungono i colonnotti nelle piazze, tre anelli, metallo freddo.
    Mi girai a guardare cosa avessimo dietro. Tre forme piatte che agitavano una quantità eccessiva di zampe, grosse, nonostante la nostra velocità ci stavano raggiungendo.
    Vidi la prima infilarsi tra le due moto e azzannare il sellino di Zainamaita, anche sotto le bastonate rifiutava di lasciare la presa e si faceva trascinare. Le altre intendevano prendere la nostra Guzzi da due lati.
    Il vecchio scartò a destra, quelle finirono una sull'altra, poi ripresero a correre, la più vicina si prese da me una catenata sul muso. Zaina in qualche modo si era liberato della sua e aveva trovato uno svincolo sulla sinistra. Noi eravamo troppo esterni, il vecchio dovette curvare molto stretto portandoci a strisciare contro la staccionata al bordo dell'incrocio. Invece una delle bestie, cercando di seguire la nostra curva, andò a finirci dentro con la testa.

    La nuova strada costeggiava un laghetto rotondo increspato di luce lunare, un'isoletta piena di alberi al centro. Qualcosa di pesante disturbato dal nostro passaggio spiccò un balzo altissimo dall'erba, che si concluse poco dopo con un tuffo nell'acqua.
    Molti rami si dipartivano da quel percorso circolare attorno al lago, i due motociclisti sembravano sapere esattamente quale uscita prendere. Passammo a un viale dotato di lampioni, il muro di cinta era quello che ricordavo da sempre, anche il cancello era dove era normale che fosse. Aperto. Quando le moto si fermarono dopo averlo superato mi girai e non rimasi troppo stupito di vederlo chiuso, come era normale a quell'ora di notte. Il vecchio mi aiutava a scendere.

    " Bentornato nel Tonal. Siamo a casa adesso. "

    Così è andata. Ora che sto al tavolino del bar con gli amici potrei pensare che avessero messo qualcosa in quel che avevo bevuto al concerto. Ma mi basta vedere la bruciatura sul dorso della mano, dove la bava di quelle bestie ha toccato la pelle, per capire che è vero, quelli di fuori esistono. Per questo guardo nel bicchiere e vedo ancora la luna specchiarsi nell'acqua, so già cosa farò, c'è solo un ultimo dubbio che devo sciogliere.

    Mi prendo una Ducati o vado di Harley ?
    Ultima modifica di Perseo; 26-06-10 alle 14:58

  2. #2
    Crocutale
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    Predefinito Omaggio a Lovecraft

    Io avevo un amico..
    Ecco, cominciamo così, avevo un amico, Firmino si chiamava.
    E' un nome demodè, non so, ho sempre sospettato che fosse uno dei motivi per cui si era rinchiuso in se stesso. Era l'amico fragile, mio e di pochi altri, quello che costa fatica anche solo convincerlo a uscire, ma che ha sempre un buon consiglio quando serve.
    Quando il suo comportamento iniziò a cambiare nessuno della compagnia ci fece caso, era quel periodo anomalo di cui poi hanno parlato tutti i giornali, l'ondata di ansia collettiva che, per un mesetto, senza ragioni precise, aveva superato ogni normale distribuzione statistica.
    Si discuteva dei disturbi del sonno e del calo di produttività, gli incidenti sul lavoro, gente che si suicidava, e come sempre, in mancanza di una spiegazione chiara, fiorivano le teorie più assurde.
    Io non credevo a nessuna delle trovate di cui si nutriva la stampa, che fossero le macchie solari o gli esperimenti con armi a ultrasuoni, alla fine quando ho abbandonato il corso di fisica mi mancavano solo tre esami, posso definirmi un quasi scienziato. Ci tengo a rimanere razionale anche davanti a quel che non conosco, ma la razionalità non mi impediva di avere la mia parte di notti agitate. Chiudevo gli occhi e subito sognavo di inciampare e cadere, allora mi svegliavo di botto col fiato mozzato, poi cercavo di addormentarmi ancora e sognavo di cercare la porta per uscire dal sonno, prima di essere visto.
    Firmino invece era diventato più attivo, usciva, andava per mercatini, addirittura la sera ci raggiungeva al pub dietro la Steccata senza che ci fosse bisogno di andarlo a prelevare da casa. Insomma sembrava stare meglio del solito, ma io notavo la sua espressione sempre irrequieta, come guardava lontano senza ascoltarci, se appena qualcuno usciva a fumare anche lui andava, e camminava avanti e indietro senza badare agli altri, come se inseguisse un pensiero. Una di quelle sere annunciò a tutti di essersi preso le sue ferie arretrate e che avrebbe fatto un viaggio, il giorno dopo era già sparito e per una settimana non si ebbero notizie, ci si stava anche preoccupando. Così quando mi fu detto che era tornato decisi di fargli visita a casa.
    Mi aveva ceduto la poltrona buona, di fianco c'era una pila di libri tanto alta che potevo appoggiarci il gomito, tutti di argomento piuttosto esoterico a giudicare dai titoli. L'angolo dove prima stavano la televisione e il suo tappeto preferito ora era vuoto, il pavimento coperto di scarabocchi a carboncino.
    Mentre mi accomodavo lui, seduto sul divano, stava avvolgendo del nastro isolante attorno a una estremità di una stecca metallica, forse un pezzo di antenna o parafulmine.
    “Dove sei stato allora? Potevi lasciar detto prima di partire”.
    “Avignone, bel posto, non ci ero mai stato. Ma più che altro ero lì per visitare la Madrassa di Sheikh Al-Kitabi , è un maestro sufi siriano, persona veramente squisita e disponibile, anche se non ero della sua religione”.
    “Ah, ma ti sei proprio dato al misticismo..”
    “Tutto il contrario! Un mistico partecipa a qualcosa che non può essere spiegato razionalmente, io invece.. hai presente Faust?.. quello! Io punto alla conoscenza, con tutte le conseguenze pratiche che può avere” .
    “ Per quello esistono delle cose che si chiamano enciclopedie, non c'è bisogno di sporcare il pavimento” .
    Forse il sarcasmo non era il modo migliore per richiamarlo alla ragione, ma mi stavo innervosendo, anzi quasi spaventando. Il suo tono di voce era molto più aggressivo del normale, completato il lavoro col nastro isolante si era alzato e agitava la sua stecca come fosse una spada, fingendo guardie e affondi. Non pensavo seriamente che volesse infilzarmi, ma insomma, a vederlo con sto pezzo di ferro in mano avrei preferito essere un attimo più distante. Nel dubbio preferivo rimanere fermo sulla poltrona e lasciare che si sfogasse parlando.
    “Il pavimento sporco è il meno. Il peggio sarà pulire il soffitto dopo che avrò acceso il fuoco di legna nel braciere che vedi nell'altro angolo. Serve a fornire il pulviscolo e l'energia che il mio ospite userà per farsi un corpo provvisorio. Però a differenza di Faust, io avrò anche delle precauzioni, quei segni sul pavimento sono le prove per il cerchio protettivo, e poi c'è questo stocco. No, non volevo dartelo sulla testa, ma loro alla fine non sono che palloni di polvere tenuti insieme da un campo magnetico, basta infilarci un oggetto conduttore e appuntito come questo, e bumm scoppiano proprio come palloncini!”
    “ ..E ne hai fatti scoppiare molti ultimamente?”
    “ No, veramente è la prima volta che provo questa cosa, ma sono sicuro che funziona. E poi se tutto va bene dovrò solo parlarci e chiedere una risposta alle mie domande.”
    Si era nuovamente seduto, sembrava più calmo, colsi l'occasione per sondare meglio le sue intenzioni.
    “Guarda, tu sai che per me uno può usare il suo tempo come vuole, basta che non faccia cose pericolose, tipo, non vorrai ammazzare degli animali e spargere il loro sangue per casa?”
    “No, no, quello che dici tu è il mangè, esiste, ma io non farei mai del male a una bestia. Ho trovato invece una soluzione molto più elegante.”
    Detto questo con un gesto plateale alzò il telecomando dello stereo, la stanza venne invasa da un suono stridente, come se un bambino stesse soffiando dentro un flauto, con molto entusiasmo, ma senza sapere come andasse usato. Avvertivo in quei suoni un senso di disperazione che mi faceva desiderare di poter interrompere tutta la conversazione e andare via, il più lontano possibile.
    Ma il mio amico stava ancora parlando.
    “L'Ogdoade, è una cosa egiziana, il caos primordiale esplode come nel big bang e si separa in otto divinità, o archetipi che rappresentano gli elementi fondamentali di cui è fatto l'universo. Queste divinità possono comunicare con noi per mezzo di un loro messaggero, che è Thot, il verbo che partecipa della natura di tutti e otto gli elementi e per questo tutto conosce. Ebbene, questa musica, che il sufi avignonese ha eseguito perchè potessi registrarla, è in pratica l'impronta sonora di Thot, la sua essenza che mi permetterà di chiamarlo e rivolgere le mie domande direttamente alla fonte della Conoscenza!”
    Curiosamente la musica terminò lo stesso istante in cui lui aveva finito di parlare, o aveva usato il telecomando di nascosto? Avevo i brividi e la sensazione che facesse più freddo di quando ero entrato.
    “Io lo so che per te è solo un delirio” - riprese Firmino – “Ma vedila così: se non credi che sia vero, significa che non potrò combinare nulla e non ci saranno danni, quindi non hai motivo di preoccuparti. Ah, ho delle bocce di Giraff in frigo. Stappo?..”
    Quella notte i miei incubi peggiorarono. La porta per tornare alla realtà era chiusa, giravo per le strade di quella che poteva anche essere Parma e sapevo di non dovermi far notare.
    Poi finivo in una piazza con un palco, c'era un concerto per flauti elettrici.
    Sentendo nuovamente quel suono compresi di essere caduto in trappola, mi avevano trovato.
    “Te e il tuo zufolo maledetto, ci sto quasi perdendo il sonno !!”
    Erano passati pochi giorni e ci trovavamo soli a uno dei tavolini sistemati fuori dal pub solito.
    “Ma tanto neanche mi ascolti, cosa parlo a fare”.
    “ Scusami, è che stavo contemplando tutte le piccole cose della nostra vita, forse per l'ultima volta, sai, questa sarà la notte”.
    “La notte in cui farai disegnini sul pavimento, ascolterai quella musica da schizzati e ti metterai a parlare all'aria?”
    “All' aria.. ecco.. hai detto giusto. Solo che a me l'aria risponderà, perché ho la vibrazione giusta e conosco anche il suo Nome Vero. Pensa che una volta era introvabile, ma di recente uno che si dice alchimista ha messo il Libro dei culti innominabili nel suo sito, me lo sono scaricato in pdf , e ho trovato l'introvabile. Ora è tutto pronto, se dovesse andare male e non aveste più notizie di me.. non cercatemi.. è meglio”.
    Lo odiavo quando diventava così serio, l'intensità di quel che diceva riusciva quasi a trascinarmi all'interno della sua logica malata, come se fosse realtà. Vuotai il mio Sunrise e gli dissi che ci saremmo rivisti la sera dopo, e lui avrebbe pagato pena delle sue illusioni offrendo da bere a tutti.
    Non ho potuto dormire quella notte, per quanti sforzi facessi. Più passava il tempo e più mi cresceva l'ansia, ma non per me quella volta, era Firmino che sentivo in pericolo, con una forza talmente pesante che la mia razionalità non riusciva più a reggerla.
    Quale forza mi costrinse a vestirmi? A correre per strada alle tre di mattina? La città sembrava come nel mio sogno, ostile, non mi apparteneva più. Incrociai uno, un qualche straniero con la faccia scura e gli occhi che sembravano soppesarmi, come se io fossi nient'altro che un oggetto e stesse decidendo se valevo la pena dello sforzo per raccogliermi.
    Mi misi a correre veramente allora, come inseguito, fino al portone di casa di Firmino, cercai in fretta il suo campanello, ma la porta si aprì prima che potessi toccarlo, entrai e me la chiusi alle spalle. Appoggiato al portone, con qualcosa di solido tra me e la strada, finalmente avevo ritrovato la calma, forse anche la corsa mi aveva fatto bene dopotutto, Firmino doveva avermi visto dalla finestra, aveva aperto, quindi era tutto a posto. Salii le scale sistemandomi i vestiti e preparando le scuse per quella visita fuori orario, la porta dell'appartamento era aperta.
    Appena entrato il piccolo guscio di normalità che ero riuscito a ricostruirmi fu strappato brutalmente. Il flauto stava ancora suonando e la persona davanti a me non era il mio amico. Era uno non tanto alto, pelle ambrata, i capelli lunghi e neri, ben vestito, ma la cosa più particolare erano gli occhi, le cornee erano completamente gialle, come capita di vederne tra le popolazioni del basso Nilo.
    Sorrideva tranquillo e io rimanevo a guardarlo stupito, anche lui non diceva niente, ma accennò con gli occhi alla mia sinistra. Firmino era li, seduto nel suo cerchio, con la stecca in mano, guardava fisso nel vuoto e rideva, non mi ero accorto subito di quell'altro suono, ma ora lo sentivo bene. Rideva in maniera meccanica, sempre uguale, mentre l'espressione del volto non esprimeva né divertimento né paura, piuttosto un impegno, come se fosse intensamente concentrato nell'emettere quella risata orribile.
    Lo sconosciuto si decise a rompere il silenzio.
    “Ha fatto bene a venire, il suo amico avrà bisogno di aiuto, ha avuto diciamo un incidente sul lavoro.
    E' stato anche un buon lavoro in verità, erano secoli che non vedevo aprire la porta così bene.. però forse prima avrebbe dovuto chiedersi chi aveva scritto.. o meglio dettato.. i libri su cui si istruiva, e per quale scopo sono stati scritti” .
    “ Ma insomma! Chi è lei ?? “
    Nello stesso tempo in cui formulavo quelle parole intuivo che non avrei mai dovuto lasciarle uscire, eppure mi era stato impossibile fermarle.
    Quello mi fissò con i suoi occhi gialli, mi trovai paralizzato, scosso da brividi simili a una corrente elettrica, mentre lui si avvicinava al mio orecchio e rispondeva con un sussurro alla mia domanda, prima di andarsene per le scale.
    Ecco, è così che è stato. Adesso Firmino sta in una camera d'ospedale, ride tutto il giorno e a volte avvicina le mani alla bocca e muove le dita come se suonasse un flauto. Il mondo di fuori è tornato alla normalità, l'epidemia di disturbi del sonno è passata, tranne che per me. Io ancora sto qui, continuo il mio lavoro, esco la sera con gli stessi amici, ma la notte ancora li sento. Quelle cose cieche e sorde che goffamente danzano accompagnate da un flautista demente, e noi che abbiamo avuto il coraggio di chiamarli Dei. Sono solo pezzi di caos , la cui anima è lui, quel nome che lentamente si sta portando via tutto quel che ero, finche anche io non sarò finito in una stanza simile a quella del mio amico.
    Il nome che non avrei mai dovuto chiedere.. Nyarlathotep.. si.. quello era..

  3. #3
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    Predefinito Rif: Omaggio a Lovecraft

    Nyarlathotep...
    Chissà perchè una persona razionale quale mi reputo,
    improvvisamente leggendo trova corrispondenza ed anzi
    corrispettivo ricordando NICOLA TESLA....
    Apparentemente dimenticato, ma non da tutti.
    Grazie Perseo, non conoscevo
    L' esoterico, l' occulto..."la parte di noi che ride, chissà forse solo paura.."
    Ma mai come oggi tutto ciò ci sovrasta...
    ciò che non vediamo crediamo non esista!!
    ma poi improvvisamente...a noi di fronte..........
    gli occhi bene aperti eppure cecità dilaga.
    Attila Destriero e Arco.
    " l' uomo ha una tale passione per il sistema
    e la deduzione logica che è disposto ad alterare la verità,
    per non vedere il visibile, a non udire l' udibile,
    pur di legittimare la propria logica."
    Dostoevskij.

  4. #4
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    Predefinito Rif: Omaggio a Lovecraft

    Davvero un bel racconto, complimenti, di tutto il folle pantheon creato dallo scrittore di Providence, Nyarlathotep è una delle figure più particolari, a me è sempre parso una pseice di equivalente del Mercurio della religione greco-romana, ovvero il loro messaggero, ed in questo caso, mi pare che abbia assolto il suo compito, e come in tutte le rivelazioni che si rispettino, il suo annuncio è stato riservato ad un "ultimo", una persona che non si sentiva in sintonia con la sua società, che alla fine l'ha segregato, ma poco possono i muri umani contro le forze dell'Altrove.
    Controllori di volo pronti per il decollo,
    telescopi giganti per seguire le stelle
    (F. Battiato, No time no space)

  5. #5
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    Predefinito A Pomponio

    L'osteria era l'unica cosa visibile in un mare d'erba.
    Erba bella alta, verde, punteggiata di fiori gialli, c'erano le farfalle e il rumore dei grilli, il sole a mezzogiorno.
    E a parte quello non si vedeva altro che questa costruzione di legno, la classica osteria da campagna italiana, coi tavoli sotto il portico dalla tettoia inclinata, coperta di vite americana.

    Diversi viandanti conoscevano l'osteria, ma in quel momento non era affollata, solo quattro persone che giocavano a briscola attorno a un tavolo, in compagnia di una brocca di Lambrusco, scodelle di legno e un piattone pieno di cubetti di mortadella infilzati con gli stecchini.
    Dopotutto era stata concepita fin dall'inizio come un posto per appartarsi in tranquillità.

    " E il Dio di quel cane-Madonna rovesciato sul cavalletto della moto ! "

    Germano Mosconi giocava in coppia con Nonno Fiorucci, tra tutti e due era un fuoco di sbarramento continuo di bestemmie intorcinate come i rampicanti sopra le loro teste.

    " Andate avanti ben così che non vi ha ancora sentito. "

    Lucio era stravaccato in canotta e mutandoni con i peli che uscivano da tutte le parti, però aveva sempre quella specie di basco blu sulla testa e gli occhialetti rotondi.
    Dalle sue carte alzò gli occhi verso il suo socio seduto davanti.

    " Gianni, c'hai la briscola ? "

    Gianni fece una delle sue espressioni da finto sconsolato, aveva solo scartine in mano.
    " E chi l'ha vista quella aoh ! "

    " Te faccio vede io allora com'è fatta " - intervenne Nonno Fiorucci buttando sul tavolo il due di briscola - " Butta il carico Mosconeee ! Cristo serpente sfrantumato e annodato sui bracci della crocee ! "

    Molti quando arrivano nel Paradiso e scoprono di poter creare attorno a se tutto quel che vogliono, anche interi mondi, si perdono molto a lungo in un loro ambiente ideale, a volte fino al punto di non aver più rapporti sociali con gli altri abitanti.
    Pomponio invece appena arrivato era diventato un viandante, come si diceva nel giro, camminava ai margini delle creazioni degli altri e con la sua macchina fotografica coglieva piccoli particolari di queste creazioni, di cui a volte gli autori stessi non si erano resi conto.
    Era molto apprezzato per questa sua arte, certo avrebbe potuto creare lui stesso delle scene perfette da fotografare, ma dal suo punto di vista sarebbe stato come vincere a tavolino, una cosa sleale.

    Così vagava in cerca di un riflesso o un istante che meritasse di essere reso immortale, e in questo modo era finito davanti all'osteria.
    L'avevano creata persone arrivate da poco come lui, dal suo stesso tempo e luogo, e però quelli in vita erano stati famosi, persone pubbliche, Pomponio si era sentito un attimo imbarazzato a incontrarli, ma loro avevano bisogno del quarto per la briscola e questo era quanto.

    Nuovo giro, Gianni prese la sua carta, l'asso di coppe disegnato come un calice da messa.
    Nello stesso momento sentì un nuovo arrivato alle spalle, non aveva bisogno di girarsi a guardare, era bastato il passo per riconoscerlo.

    " Eccristo !! " sottolineò Germano Mosconi.

    " Si si, porcomè, vi sentivo sbraitare fin dall'Empireo. L'avevo detto, no, che quando due o più si riuniscono nel mio nome sono con loro ? "

    Gesù era come uno se lo può aspettare: un bell'uomo sui trenta col capello lungo tra il castano chiaro e il rossiccio, però gli occhi non erano azzurri.
    I quattro al tavolo invece apparivano molto più vecchi, nel paradiso uno può cambiare età come cambia i vestiti, ma quando giocavano a briscola sentivano la necessità di assumere l'ultima forma che avevano avuto prima di nascere alla vita vera. E nonostante Dio tra loro continuavano a giocare, in Paradiso si fa il callo presto a queste situazioni.

    Pomponio aveva buttato l'asso, Lucio lo fermò sbattendo sul tavolo il sette di briscola, tanto forte da far saltare le sedie vuote li vicino.

    " E anche adesso che gioco a carte e bevo vino... "

    Gesù era entrato a prendersi da bere, lo videro assaggiare il Sangiovese, fare una faccia e poi rovesciare la scodella per terra.
    Poi la riempì d'acqua, conoscevano già il trucco, fece per uscire, ma con un ripensamento riempì della stessa acqua anche un bottiglione, poi venne fuori per sedersi sul tavolo vicino al loro.

    " Ne volete un po del mio ? "

    Lucio lascio cadere le carte sul tavolo, dalla parte coperta.
    " Bon, Signore, lo sappiamo che è più buono, ma non sarebbe nello spirito. Se facciamo l'osteria romagnola ci vogliono il Lambrusco e il Sangiovese. Per forza !! "

    Pomponio gli diede ragione. In realtà cercavano di buttare tutto in discussione perchè erano sotto coi punti e volevano svaccare la partita.
    Nella sua onniscienza Gesù capiva e dava corda.

    " Allora lo facciamo il concerto ? Quello di quando eri appena entrato era venuto bene. Questa volta però potremmo anche mettere una mostra delle foto di Gianni all'entrata, pensa l'effetto. Poi mettiamo Germano a presentare, è abituato a parlare in pubblico, faremo in modo che non ci siano porte che sbattono.... "


    Il tempo e lo spazio del Paradiso non sono quelli del viaggio terreno, si possono vivere esperienze per mille anni e scoprire che per chi sta ancora viaggiando nel mondo terreno è passato un mese solo. Però a modo suo anche quel tempo scorre.
    Tempo dopo, dopo quella briscola, dopo il concerto, dopo delle vite, Pomponio era ancora nell'osteria, da solo.
    Era nell'interno, fuori era buio perchè lui in quel momento desiderava che fosse così, le sue foto erano sparse sui tavoli in disordine.
    Poteva vedersi riflesso nella finestra, aveva di nuovo la sua ultima forma, quella più vecchia, più adatta al suo umore del momento. L'espressione del viso era una di quelle cose che non pensava di potersi portare in cielo, in vita non se ne intendeva molto, ma gli era parso che non dovessero esserci dolore e delusione in Paradiso.

    " Hai delle cose da chiedermi. "

    Gesù non si era sprecato a entrare dalla porta, era comparso e basta. E la sua non era una domanda.

    " Questo posto, il Paradiso, non è la fine del viaggio, vero ? Non siamo veramente salvi come si pensava. "

    " Esatto. Capirlo da soli fa parte del viaggio, è per questo che non ve lo dico quando arrivate. "

    " C'era quella coppia di cinesi, erano simpatici, ero andato a trovarli qualche volta nel mondo che si erano disegnati.. pavoni da tutte le parti.. laghetti.. bè insomma l'ultima volta mi dicono che qui hanno fatto tutte le esperienze che potevano desiderare e che ora vogliono andarsene, smettere di esistere prima che arrivi la noia. E' veramente possibile questo ? Sono veramente spariti ? Morti ? "

    " E' la morte seconda, ne avevo parlato in un certo libro che tu leggevi raramente. Fa male eh ? Essere inchiodato su una croce non è la cosa più dolorosa che devo subire. Ma se li privassi del libero arbitrio, se li costringessi a fare le scelte che piacciono a me riducendoli ad animali domestici in gabbia, farebbe ancora più male. Per questo quelli che vogliono andarsene li lascio andare. Non ti sei mai chiesto perchè c'è così poca gente qui ? "

    La voce di Gianni si fece ancora più triste e il buio obbediente si fece ancora più fitto.
    " Finiremo tutti così allora ? La fine del viaggio è il Nirvana quando tutto ci sembrerà noioso ? "

    Gesù nel buio brillava di luce propria, come un attore sul palco agganciò col piede la gamba di una sedia, se la portò davanti girata e ci si mise sopra a gambe larghe, col mento sulle braccia appoggiate allo schienale.

    " Rispondi tu alla tua domanda e fammi vedere quanto hai imparato fino a questo punto del viaggio. Però prima pensa questo: a cosa sarebbe servito farmi frustare e inchiodare se il mio scopo fosse ammazzarvi tutti di noia ? "

    Gianni si trovò a rivedere le sue vite, prima quella terrena, poi quella nuova in Paradiso, tutte le persone che aveva conosciuto, in cerca di una risposta.
    " Ci sono diverse persone qui. Alcuni hanno fatto tanti sacrifici in vita perchè volevano il Paradiso, e alla fine l'hanno ottenuto.
    Altre persone hanno fatto gli stessi sacrifici perchè amano te e volevano te, più che il Paradiso.. "

    " Ci sei.. "

    " ... E poi altre ancora che sono indecise e sono arrivate qui senza nemmeno sapere come.. "

    Gesù si alzo in piedi con un sorriso.

    " Qui devo correggerti: in questo posto, il Paradiso Terrestre, ci sono solo indecisi, lo siete tutti all'inizio, ma prima o poi, ognuno nei suoi tempi personali, arrivate a capire cosa volete veramente. Alcuni capiscono di amare se stessi più che me e il Padre, si separano da quel che hanno attorno, fino a essere annientati dalla noia. Faccio il possibile per recuperarli senza intaccare la loro libertà, ma tante volte non ascoltano e alla fine chiedono di poter sparire.
    Altri amano il Dio loro più che se stessi, e per loro la gioia della mia presenza non perde mai i suoi colori. E allora, come è scritto, attraverso di me arrivano alla casa del Padre e vengono adottati come suoi figli, dove non c'è prima o dopo, sopra o sotto, ma tutto esiste contemporaneamente in un lampo di intuizione. "

    Mentre diceva queste cose Gesù raccoglieva le fotografie dai tavoli, rimettendole in ordine e sistemandole tutte in una carpetta verde.
    Mise il raccoglitore pieno di foto nelle mani di un Pomponio ventenne, fuori era tornato il giorno.

    " Infine, non c'è bisogno di sforzarsi a decidere, quando succede succede e non ci sono più dubbi. Se cerchi di anticipare fai fatica per nulla. "

    Pomponio strinse la cartella come se contenesse dei pensieri che cercavano di scappare.
    " Ho dei parenti che stanno ancora dall'altra parte.. devono ancora vedere la vita vera.. come minimo aspetterò loro prima di decidere, devo accoglierli, fargli vedere come funziona qui. Poi quando avrò sistemato tutto vedremo se mi arriva questa ispirazione che dici. "

    Uscirono nell'erba, due passi dopo erano nella versione paradisiaca di Piazza Navona. Qui Oreste, un cuoco che aveva terminato la sua vita terrena nel 1832, trovava la sua felicità nel regalare agli altri beati i piatti della vera cucina romanesca, e ancora non si era stancato.
    Dopo aver salutato Gesù che tornava alle sue occupazioni divine, Pomponio senza più preoccuparsi di cosa sarebbe venuto dopo andò a farsi una magnata come si deve.
    Religione, Patria, Famiglia e Autogestione dei Mezzi di Produzione.

  6. #6
    Me ne frego
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    Predefinito Re: A Pomponio

    Bravo Perseo. mi sono commossa. Se Pomponio lo legge e lo leggerà , ne sarà felice, felice di essere ricordato , ricordato sempre.!!
    Ultima modifica di Ada De Santis; 22-08-12 alle 12:57
    _Non rinnegare e non restaurare__


    Difendi la nazione come nei tempi passati, in modo moderno:" fotti lo Stato antifascista! "(Giò)
    L'invidia ha due bocche; con una sputa miele , con l'altra sputa veleno e fiele

  7. #7
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    Predefinito Re: A Pomponio

    sono una pigrona, raramente giro il forum, un occhiata a rel e fil orientali, più per abitudine che altro e poi giù nel fondoscala, a volte lascio le pagine aperte senza leggere, perché è entrata gente o perché faccio altro e non mi accorgo delle perle disseminate qua e là.

    ho letto questo racconto solo ora e mi piaciuto molto.

  8. #8
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    Predefinito Re: A Pomponio

    Citazione Originariamente Scritto da zucchetta Visualizza Messaggio
    sono una pigrona, raramente giro il forum, un occhiata a rel e fil orientali, più per abitudine che altro e poi giù nel fondoscala, a volte lascio le pagine aperte senza leggere, perché è entrata gente o perché faccio altro e non mi accorgo delle perle disseminate qua e là.

    ho letto questo racconto solo ora e mi piaciuto molto.
    Grazie per aver tirato su questo scritto...

    “In amore non essere un mendicante, sii un imperatore. Dà e resta semplicemente a vedere che cosa accade...”

  9. #9
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    Predefinito Re: A Pomponio

    Citazione Originariamente Scritto da zucchetta Visualizza Messaggio
    sono una pigrona, raramente giro il forum, un occhiata a rel e fil orientali, più per abitudine che altro e poi giù nel fondoscala, a volte lascio le pagine aperte senza leggere, perché è entrata gente o perché faccio altro e non mi accorgo delle perle disseminate qua e là.

    ho letto questo racconto solo ora e mi piaciuto molto.
    bravo Perseo!
    grazie Zucchetta, me l'ero perso...

  10. #10
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    Predefinito Re: A Pomponio

    Citazione Originariamente Scritto da zucchetta Visualizza Messaggio
    sono una pigrona, raramente giro il forum, un occhiata a rel e fil orientali, più per abitudine che altro e poi giù nel fondoscala, a volte lascio le pagine aperte senza leggere, perché è entrata gente o perché faccio altro e non mi accorgo delle perle disseminate qua e là.

    ho letto questo racconto solo ora e mi piaciuto molto.
    Rileggendo questo brano bellissimo e ricco di significati raccolti tra le righe, non si può sfuggire alla tristezza che ci invase in quei giorni, una tristezza, però, che appartiene solo a noi che restiamo.
    Chi ci lascia, toglie i veli al mistero di cui è intessuta la nostra vita e sicuramente trova la pace.

    Voglio ricordare il nostro amico Pomponio, rinnovando il saluto di allora.


    Dopo il nostro addio


    Sono il fiore di pesco
    nato con questa primavera,
    sono la rondine che ritorna al suo nido,
    dopo tanto peregrinare.
    Sono il fresco filo d’erba,
    che si offre al sole del mattino

    Ho trovato le verità che ho sempre cercato e,
    abbagliato dal loro splendore,
    tengo gli occhi chiusi al mondo che ho vissuto.

    Li riaprirò, il giorno in cui vi vedrò arrivare,
    per dividere con voi questa gioia infinita,
    che mi inebria e mi avvolge di pace.

    Porto con me i vostri volti
    e le vostre parole,
    ormai fusi, in questa mia nuova essenza,
    perché nulla si è dissolto
    nel momento in cui vi ho lasciato,
    cari amici e compagni di viaggio.

    H.
    Ultima modifica di Heidi; 11-01-13 alle 19:38

 

 
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