Personaggio complesso, molto deplorevole moralmente, indubbiamente antimoderno e religioso nello spirito, comunista semplicemente perché intriso di ruralismo e amante inconsolabile delle periferie e delle tradizioni che in esse si incarnavano.
Alcuni dei pregi di Pasolini li ritrovate in questo stupefacente articolo di Veneziani:
Pasolini ora è buono ma censurato è meglio
Ma volete dirlo che Pasolini era contro la modernità, il '68, la borghesia radical chic, la società permissiva e irreligiosa, l'aborto e la manipolazione genetica, i figli di papà che attaccano i poliziotti ma risparmiano i magistrati, la pornocrazia e la droga?
Volete ricordare che fu cacciato dal Pci perché omosessuale, osceno e corruttore di minori, che ebbe un fratello partigiano ucciso dai partigiani comunisti, che criticò il moralismo e la voglia di potere di Lotta Continua, che fu attaccato a sinistra da numerosi critici e militanti perché ritenuto reazionario, decadente, esteta, populista, passatista, nostalgico della
società contadina?
Volete dirlo che il primo articolo di Pasolini fu il resoconto entusiasta di un viaggio con gli universitari fascisti a Weimar per incontrare in piena guerra mondiale i camerati nazisti e franchisti, e l'ultima sua poesia è dedicata ad un giovane fascista a cui suggerisce di amare la Tradizione e di compiere tre atti significativi: difendi, conserva, prega?
Volete dirlo che Pasolini rifiutò di entrare nel movimento omosessuale, il Fuori, e che oggi sarebbe contro la pagliacciata dei gay pride e il matrimonio gay perché, lui omosessuale, aveva un'idea tragica e intimamente cattolica dell'omosessualità che viveva come scandalo e trasgressione e non pretendeva il certificato del sindaco e l'elogio dei mass media?
Volete dirlo che criticò la tv perché involgarisce e dissacra, assai prima che spuntasse Berlusconi, a dimostrazione che non è stato il Cavaliere a produrre la malativù, semmai ne è stato il prodotto? Volete ricordare che girò un film in due episodi con il "reazionario" Guareschi ma, dopo il pressing intellettuale e politico perché si era sporcato con un "fascista" (quando Guareschi, poverino, era finito in un campo di concentramento tedesco), fece ritirare il film, La Rabbia?
Volete ricordare che PPP criticava il fascismo non perché fosse il braccio armato della reazione ma perché aveva concorso a distruggere i valori tradizionali e amava il comunismo perché a suo dire era una forma di resistenza all'irreligione e alla modernità neocapitalista?
Volete aggiungere che Pasolini odiava la Dc non perché fosse un partito conservatore e confessionale ma perché la riteneva agente della scristianizzazione e del nuovo capitalismo, anzi la definiva «il nulla ideologico mafioso»? Volete rammentare che preferiva il mondo contadino e la castità femminile, i valori religiosi e le lucciole all'industria, al
femminismo, al laicismo?
Volete riconoscere che criticava il razzismo perché riteneva che nascesse da un'intolleranza dei moderni verso gli antichi, degli industrializzati verso gli arretrati, di coloro che vivono nella luce artificiale dello sviluppo verso coloro che hanno «facce bruciate dal sole di epoche andate», e amava il terzo Mondo più per antimodernità alla Guenon che per filantropia alla Veltroni?
Certo, Pasolini era comunista, era anzi marxista eretico come si definiva; ha fatto film indigeribili, era ossessionato dal sesso, ha scritto in anticipo il processo delle Br ad Aldo Moro e a Carlo Casalegno; ha criticato la tv e la stampa borghese ma troneggiava su entrambi. Ed è stato avversato dai conservatori benpensanti non perché fosse omosessuale, come oggi si ripete, ma perché ritenuto pedofilo, corruttore di minori, di cui si dichiarava appassionato. Quando vedo gli attacchi a Pasolini della stampa di destra di quegli anni, un po' inorridisco per il linciaggio triviale, anche se il clima era violento e quel mondo era assediato anche fisicamente (persino comprare un giornale di destra nei primi anni settanta metteva a rischio l'incolumità); ma un po' capisco l'invettiva e la difesa contro un modello che ritenevano degenere e corruttore. Certo, era gente che si fermava alla vita di Pasolini, alla sua immagine pubblica e ai suoi vizi privati, e non leggeva i suoi scritti e le sue poesie; lo coglieva solo a metà, ma quella metà era vera come l'altra. Difendevano in modo rozzo la famiglia e i loro valori. Oggi leggo untuose articolesse celebrative per i trent'anni dalla sua morte, mentre finiscono nel silenzio tentativi di rappresentare l'altra verità. Non c'è spazio per nessun'altra lettura della sua opera e della sua vita: si veda il silenzio sulla tre giorni pasoliniana organizzata a Salò da una giunta di centro-destra.
È poi indecente l'uso della morte di Pasolini per rilanciare la matrice politica e fascista del suo assassinio, con il Comune di Roma che si costituisce parte civile. Trovo indegne le strumentalizzazioni e perfino la credibilità riconosciuta ad uno come Pelosi, mentre è praticamente proibito sostenere - come sta tentando di fare qualcuno - la tesi, altrettanto ipotetica, ma almeno suggestiva sotto il profilo letterario, che Pasolini avesse organizzato la sua morte e previsto i suoi atti in numerosi suoi scritti. Ma questa tesi, che innalza
lo scrittore Pasolini ma sprofonda l'uso politico della sua morte, non si può dire, anche solo a livello di ipotesi scenica, teatrale o filmica.
Infine, se oggi Pasolini non accettasse di celentanizzarsi, di farsi testimonial di Prodi e della borghesia radical, di Zapatero e dei gay, ma continuasse a scrivere le cose di ieri, magari criticando il berlusconismo di destra e di sinistra, non sarebbe in vetrina e in tv, ma scriverebbe su giornali marginali, sarebbe scansato come petulante, moralista e catastrofista, quasi iettatore. Perciò non dite: ah, come ci vorrebbe oggi un Pasolini: se ci fosse davvero, finirebbe chiuso in un cesso. La sinistra ne ha fatto un suo eroe ma per anni l'ha emarginato e persino espulso dal Partito comunista perché omosessuale.
(Libero - 06/11/2005)
Marcello Veneziani - Ritratti - Pierpaolo Pasolini
Definito come "il testamento di Pasolini" - è la poesia, già citata prima da Amerigodumini, con cui Langone introduce il suo libro Destra divina -, Saluto e Augurio (in cui si rivolge a un fascista) è una stupefacente prova di onestà intellettuale da parte di chi non osava omologarsi:
È quasi sicuro che questa è la mia ultima poesia in friulano:
e voglio parlare a un fascista, prima che io, o lui, siamo troppo lontani.
È un fascista giovane, avrà ventuno, ventidue anni:
è nato in un paese ed è andato a scuola in città.
È alto, con gli occhiali, il vestito grigio, i capelli corti:
quando comincia a parlarmi, penso che non sappia niente di politica
e che cerchi solo di difendere il latino e il greco contro di me;
non sapendo quanto io ami il latino, il greco - e i capelli corti.
Lo guardo, è alto e grigio come un alpino.
"Vieni qua, vieni qua, Fedro. Ascolta.
Voglio farti un discorso che sembra un testamento.
Ma ricordati, io non mi faccio illusioni
su di te: io so, io so bene, che tu non hai, e non vuoi averlo,
un cuore libero, e non puoi essere sincero:
ma anche se sei un morto, io ti parlerò.
Difendi i paletti di gelso, di ontano, in nome degli Dei, greci o cinesi.
Muori d’amore per le vigne. Per i fichi negli orti. I ceppi, gli stecchi.
Per il capo tosato dei tuoi compagni.
Difendi i campi tra il paese e la campagna, con le loro pannocchie abbandonate.
Difendi il prato tra l’ultima casa del paese e la roggia.
I casali assomigliano a Chiese: godi di questa idea, tienla nel cuore.
La confidenza col sole e con la pioggia,
lo sai, è sapienza sacra.
Difendi, conserva, prega!
La Repubblica è dentro, nel corpo della madre.
I padri hanno cercato e tornato a cercar
di qua e di là, nascendo, morendo, cambiando:
ma son tutte cose del passato.
Oggi: difendere, conservare, pregare.
Taci! Che la tua camicia non sia nera, e neanche bruna.
Taci! che sia una camicia grigia.
La camicia del sonno.
Odia quelli che vogliono svegliarsi, e dimenticarsi delle Pasque...
Dunque, ragazzo dai calzetti di morto,
ti ho detto ciò che vogliono gli Dei dei campi.
Là dove sei nato.
Là dove da bambino hai imparatoi loro Comandamenti.
Ma in Città?
Là Cristo non basta. Occorre la Chiesa: ma che sia moderna.
E occorrono i poveri
Tu difendi, conserva, prega: ma ama i poveri: ama la loro diversità.
Ama la loro voglia di vivere soli nel loro mondo, tra prati e palazzi
dove non arrivi la parola del nostro mondo;
ama il confine che hanno segnato tra noi e loro;
ama il loro dialetto inventato ogni mattina,
per non farsi capire; per non condividere con nessuno la loro allegria.
Ama il sole di città e la miseria dei ladri;
ama la carne della mamma nel figlio
Dentro il nostro mondo, dì di non essere borghese,
ma un santo o un soldato:
un santo senza ignoranza, o un soldato senza violenza.
Porta con mani di santo o soldato l’intimità col Re,
Destra divina che è dentro di noi, nel sonno.
Credi nel borghese cieco di onestà,
anche se è un’illusione: perché anche i padroni hanno i loro padroni,
e sono figli di padri che stanno da qualche parte nel mondo.
È sufficiente che solo il sentimento della vita sia per tutti uguale:
il resto non importa, giovane con in mano il Libro senza la Parola.
Hic desinit cantus.
Prenditi tu, sulle spalle, questo fardello.
Io non posso: nessuno ne capirebbe lo scandalo.
Un vecchio ha rispetto del giudizio del mondo: anche se non gliene importa niente.
E ha rispetto di ciò che egli è nel mondo.
Deve difendere i suoi nervi, indeboliti,
e stare al gioco a cui non è mai stato.
Prenditi tu questo peso, ragazzo che mi odii: portalo tu.
Risplende nel cuore. E io camminerò leggero, andando avanti,
scegliendo per sempre
la vita, la gioventù".
Pasolini. Saluto e augurio




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