Esiste un Mostro che giorno dopo giorno sta erodendo la nostra libertà.
No, non sto parlando di Silvio, Sciagura Nazionale, e nemmeno di Marchionne e dei suoi ricatti occupazionali.
Non sto parlando dell'invasione di merci cinesi o della malavita organizzata, nemmeno di un'invasione armata degli americani o del lancio di bombe atomiche israeliane contro l'Europa.
Il Mostro che ci minaccia non è una persona, uno stato o un esercito.
Il Mostro è un'istituzione vaga e nebulosa, un tipo di istituzione dominante: il non-Stato [a]democratico e [il]liberale.
Perché questa definizione, perché questa caratterizzazione mostruosa?
Non-Stato, prima di tutto, perché lo Stato è per definizione un'autorità, e non un vuoto contenitore di pratiche amministrative, è arbitro e custode del territorio e della popolazione. Oggi il non-Stato ha assunto caratteristiche del tutto opposte. Non passa legislatura senza che lo Stato abdichi a qualche prerogativa ceduta senza alcuna significativa opposizione ai privati. Beni statali, servizi, infrastrutture, aziende pubbliche vengono via via privatizzate, "liberalizzate", giustifcando il tutto con la ricerca di una migliore efficienza (mai avvertita dall'utente), di tariffe più basse (quando mai?) e di un risparmio per le casse pubbliche (irrilevante, come dimostra la nulla incidenza sul rapporto deficit-Pil dalla svendita dei carrozzoni pubblici negli anni '90).
Quello che accade è che lo Stato viene castrato dall'interno per divenire non-Stato e cedere ai privati, ben rappresentati in Parlamento dai delegati che loro stessi hanno fatto mettere in lista dai partiti, quote di influenza di ciò che era cosa pubblica e soprattutto quote commerciali trasformando in "mercato" ciò che era "pubblico servizio" (un esempio su tutti, la sanità).
Non vi è inoltre contenzioso tra parti sociali in cui il non-Stato prenda una posizione nel nome dell'interesse dei più, limitandosi ad assumere una neutralità molto benevola nei confronti di chi ha soldi e potere. Stessa cosa nelle controversie internazionali dove il non-Stato conserva invece un ruolo di facciata, perseguendo tuttavia le proprie politiche in base alle esigenze espansionistiche dell'industria e della finanza nazionali.
Il non-Stato è però anche [a]democratico e [il]liberale. Questo perché la sua debolezza sostanziale e la sua iniquità verso i cittadini è nascosta dietro la benevola apparenza della formalità democratica ed elettorale. Non c'è nulla, sulla carta, che i cittadini non possano cambiare con una bella croce sulla scheda elettorale. La [a]democrazia di questo modello tuttavia si scontra con la realtà dei fatti, perché sappiamo che l'unico modo in cui il demos possa far sentire la propria voce è attraverso una partecipazione in prima persona, mentre la delega a distanza è una pia illusione che viene manipolata nel passaggio tra elettore ed eletto.
Ma il non-Stato è anche formalmente liberale. Liberale perché non impone regole e costumi nell'ambito della vita civile dei cittadini, non impone la religione, non impone i comportamenti, le tradizioni, l'educazione, le mode da seguire, i programmi da guardare. Ma in questa libertà superficiale sta la prigione che intrappola la gente per il semplice motivo che si tratta di libertà inerenti tematiche spesso troppo enfatizzate mentre altri ambiti in cui vige la più spietata censura non sono nemmeno presi in considerazione. Per fare degli esempi tutti abbiamo la massima libertà di dire cosa dovremmo fare per aumentare la nostra produzione economica purché di aumento si tratti e non di riduzione. Tutti siamo liberi di dire come posizionarci nel quadro dell'imperialismo internazionale Usa-Nato, purché imperialisti si resti, belligeranti o meno. Tutti siamo liberi di dire come regolare la vendita di farmaci, purché di farmaci si tratti, e non di prodotti alternativi alla medicina.
Il non-Stato [a]democratico è un totalitarismo capace di un prodigioso transfer in cui proietta all'esterno di sé tutti i propri peggiori difetti. Difetti che attribuisce, in un quadro più ideale che reale, al Moloch del Totalitarismo novecentesco.
Secondo il non-Stato [a]democratico e [il]liberale il Totalitarismo spia, reprime, uccide, promuove la prevaricazione del forte sul debole, del malvagio sul buono, del privilegiato sul meritorio, del ricco sul povero, delle oligarchie sul popolo. Secondo il non-Stato [a]democratico il Totalitarismo provoca guerre, genocidi, violenze sugli oppositori, omicidi, soffoca la libertà e detta un pensiero unico millenario.
Stupidaggini.
Sono esistiti regimi totalitari che hanno fatto anche queste cose, ma un Totalitarismo così monolitico e demoniaco come lo vorrebbe il non-Stato [a]democratico non è mai esitito, è solo una proiezione psicologico-politica, una costruzione ideale e artificiosa di quello che vorrebbe fosse il proprio opposto, la propria antitesi, l'immagine di un Nemico perfetto e tremendo capace di attirare il disprezzo collettivo dei cittadini così che questi non colgano la realtà dei fatti.
E la realtà è che è proprio il non-Stato [a]democratico a uccidere, reprimere, fare guerre, sterminare, salvaguardare l'interesse dei pochi, censurare e via discorrendo. Sempre e comunque nella finzione democratica e liberale, sempre minimizzando il peso delle proprie azioni (si pensi ai neologismi della guerra umanitaria o dei danni collaterali che si applicano appunto ai soli governi sedicenti democratici).
E' certamente ora di strappare il velo di ignoranza e superare gli schemi lobotomizzanti che hanno finora impedito alla gente di cogliere la vera essenza del male.
Solo così il Mostro potrà essere rivelato.
E solo dopo essere stato rivelato, il Mostro potrà essere abbattuto.
Simone




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