Risultati da 1 a 5 di 5
  1. #1
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    Predefinito La globalizzazione si ferma al Canton Ticino

    Lugano - Il partito dei contrari alla manodopera straniera in Svizzera comincia a fare proseliti anche a sinistra

    «C’è la crisi, basta lavoratori italiani»



    In Ticino socialisti e sindacato contro i frontalieri: accettano paghe troppo basse


    LUGANO — I cinesi stavolta siamo noi. Mentre in Italia, a Pomigliano e non solo, lo spauracchio è rappresentato dalle buste paga ultraleggere degli operai orientali, un passo fuori del confine nord dello Stivale sono gli italiani a far paura agli svizzeri. Una interpellanza parlamentare e un documento sindacale riaccendono i fuochi sulla rivalità tra la manodopera del Canton Ticino e l’esercito dei «frontalieri», i circa 40 mila lombardi che ogni giorno varcano il confine per lavorare in Svizzera.


    La Lega dei ticinesi, movimento gemellato con quello di Bossi da sempre conduce una battaglia accesa contro l’«invasione» degli stranieri (cioè gli italiani); questa volta fa specie che l’iniziativa sia stata presa da due parlamentari del partito socialista e da un sindacato — l’Unia — da sempre considerato su posizioni di sinistra: entrambi sono convinti che con la crisi montante anche in Svizzera, l’import di manodopera italiana stia avendo effetti insostenibili di dumping salariale e precarizzazione dei contratti.


    L’interrogazione è stata presentata al Gran consiglio
    (l’assemblea del Canton Ticino) dai rappresentanti socialisti Raoul Ghisletta e Saverio Lurati (quest’ultimo è anche sindacalista dell’Unia) e punta innanzitutto il dito contro il settore del commercio, uno di quelli in cui è più pesante la presenza di lavoratori italiani. I due deputati hanno notato una «esplosione dei permessi di breve durata, 6.325 nuove notifiche (trattasi di permessi fino a un massimo di 3 mesi). Notifiche che, nella maggior parte dei casi, sono state inoltrate da ditte con sede nel nostro cantone che preferiscono ricorrere a lavoratori precari attinti oltre confine piuttosto che assumere persone in loco. In molti casi ciò si è purtroppo verificato anche per la realizzazione di opere pubbliche».



    In conseguenza di ciò Ghisletta e Lurati chiedono di conoscere «come si intende intervenire presso quelle ditte di commercio che non assumono residenti o offrono condizioni di lavoro inadeguate» e di «sospendere tutte le deroghe ad aperture di negozi se tali ditte rimarranno insensibili ai richiami politici».


    E’ una delle prime volta che un sindacato e un partito di sinistra rompono il fronte della solidarietà tra lavoratori, chiedendo esplicite misure di protezione a svantaggio dei frontalieri. Ma l’interrogazione di Lurati e Ghisletta segue di poco un documento diffuso sempre da Unia molto critico nei confronti delle condizioni salariali praticate in Canton Ticino in seguito alla più basse buste paga accettate dagli italiani (in Svizzera non esistono contratti nazionali di lavoro, ma solo accordi regionali o aziendali). Quel documento riguarda in particolare l’industria dell’orologeria, che viaggia a ritmi di piena occupazione nonostante la crisi; Unia fa notare che mentre a Ginevra o a Neuchatel il salario di un operaio del settore è di 3.500-3.800 franchi al mese (circa 2.500 euro), a Lugano e dintorni tale soglia scende a 2.500 franchi proprio per il dumping dei frontalieri.



    «Mi meravigliano queste prese di posizione
    — commenta Claudio Pozzetti, segretario dei frontalieri della Cgil di Como—anche perché con Unia abbiamo sempre condotto battaglie in comune. Se l’interrogazione ha come bersaglio le aziende perché giocano al ribasso con i lavoratori di qualunque nazionalità, è un conto. Ma se il bersaglio sono i frontalieri, allora non ci stiamo».

    Claudio Del Frate


    «C’è la crisi, basta lavoratori italiani» - Corriere della Sera

  2. #2
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    Predefinito Rif: La globalizzazione si ferma al Canton Ticino

    Chiedo venia ai mod. per il cross posting(l'ho messo anche sul nazionale), ma visto il buon sviluppo del thread su Pomigliano, spero farà piacere parlarne anche qui.
    Ultima modifica di Max72; 27-06-10 alle 13:41

  3. #3
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    Predefinito Rif: La globalizzazione si ferma al Canton Ticino

    Citazione Originariamente Scritto da Max72 Visualizza Messaggio
    Chiedo venia ai mod. per il cross posting(l'ho messo anche sul nazionale), ma visto il buon sviluppo del thread su Pomigliano, spero farà piacere parlarne anche qui.
    No no, è un ottimo spunto per una discussione anche qui, hai fatto bene.
    Io penso che tutto ciò possa e debba essere risolto con una politica di pianificazione dei salari e dell'inflazione. Stabilire un salario minimo molto basso può essere funzionale a questo.
    Ultima modifica di Monsieur; 28-06-10 alle 11:37
    Perché l'unico tipo di rapporto che riusciva a concepire era di tipo feudale. Non aveva la minima idea di cosa fosse il cameratismo al quale anelava l'anima. (E. M. Forster)



  4. #4
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    Predefinito Rif: La globalizzazione si ferma al Canton Ticino

    Citazione Originariamente Scritto da Max72 Visualizza Messaggio
    Lugano - Il partito dei contrari alla manodopera straniera in Svizzera comincia a fare proseliti anche a sinistra

    «C’è la crisi, basta lavoratori italiani»



    In Ticino socialisti e sindacato contro i frontalieri: accettano paghe troppo basse


    LUGANO — I cinesi stavolta siamo noi. Mentre in Italia, a Pomigliano e non solo, lo spauracchio è rappresentato dalle buste paga ultraleggere degli operai orientali, un passo fuori del confine nord dello Stivale sono gli italiani a far paura agli svizzeri. Una interpellanza parlamentare e un documento sindacale riaccendono i fuochi sulla rivalità tra la manodopera del Canton Ticino e l’esercito dei «frontalieri», i circa 40 mila lombardi che ogni giorno varcano il confine per lavorare in Svizzera.


    La Lega dei ticinesi, movimento gemellato con quello di Bossi da sempre conduce una battaglia accesa contro l’«invasione» degli stranieri (cioè gli italiani); questa volta fa specie che l’iniziativa sia stata presa da due parlamentari del partito socialista e da un sindacato — l’Unia — da sempre considerato su posizioni di sinistra: entrambi sono convinti che con la crisi montante anche in Svizzera, l’import di manodopera italiana stia avendo effetti insostenibili di dumping salariale e precarizzazione dei contratti.


    L’interrogazione è stata presentata al Gran consiglio
    (l’assemblea del Canton Ticino) dai rappresentanti socialisti Raoul Ghisletta e Saverio Lurati (quest’ultimo è anche sindacalista dell’Unia) e punta innanzitutto il dito contro il settore del commercio, uno di quelli in cui è più pesante la presenza di lavoratori italiani. I due deputati hanno notato una «esplosione dei permessi di breve durata, 6.325 nuove notifiche (trattasi di permessi fino a un massimo di 3 mesi). Notifiche che, nella maggior parte dei casi, sono state inoltrate da ditte con sede nel nostro cantone che preferiscono ricorrere a lavoratori precari attinti oltre confine piuttosto che assumere persone in loco. In molti casi ciò si è purtroppo verificato anche per la realizzazione di opere pubbliche».



    In conseguenza di ciò Ghisletta e Lurati chiedono di conoscere «come si intende intervenire presso quelle ditte di commercio che non assumono residenti o offrono condizioni di lavoro inadeguate» e di «sospendere tutte le deroghe ad aperture di negozi se tali ditte rimarranno insensibili ai richiami politici».


    E’ una delle prime volta che un sindacato e un partito di sinistra rompono il fronte della solidarietà tra lavoratori, chiedendo esplicite misure di protezione a svantaggio dei frontalieri. Ma l’interrogazione di Lurati e Ghisletta segue di poco un documento diffuso sempre da Unia molto critico nei confronti delle condizioni salariali praticate in Canton Ticino in seguito alla più basse buste paga accettate dagli italiani (in Svizzera non esistono contratti nazionali di lavoro, ma solo accordi regionali o aziendali). Quel documento riguarda in particolare l’industria dell’orologeria, che viaggia a ritmi di piena occupazione nonostante la crisi; Unia fa notare che mentre a Ginevra o a Neuchatel il salario di un operaio del settore è di 3.500-3.800 franchi al mese (circa 2.500 euro), a Lugano e dintorni tale soglia scende a 2.500 franchi proprio per il dumping dei frontalieri.



    «Mi meravigliano queste prese di posizione
    — commenta Claudio Pozzetti, segretario dei frontalieri della Cgil di Como—anche perché con Unia abbiamo sempre condotto battaglie in comune. Se l’interrogazione ha come bersaglio le aziende perché giocano al ribasso con i lavoratori di qualunque nazionalità, è un conto. Ma se il bersaglio sono i frontalieri, allora non ci stiamo».

    Claudio Del Frate


    «C’è la crisi, basta lavoratori italiani» - Corriere della Sera
    è quello che ho notato anch'io su varie discussioni in nazionale e internazionale.
    La Lega Ticinese, tratta i "padani" allo stesso modo in cui i leghisti trattano i marocchini.
    Ferrara era comunista poi il comunismo è morto, allora è diventato Craxiano e Craxi è morto, poi è diventato Berlusconiano. PORTA SFIGA
    (brunik - 25/09/2011)

  5. #5
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    Predefinito Rif: La globalizzazione si ferma al Canton Ticino

    Citazione Originariamente Scritto da Monsieur Visualizza Messaggio
    Stabilire un salario minimo molto basso può essere funzionale a questo.
    e perché?

 

 

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