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Discussione: note identitarie

  1. #1
    socialista radicale
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    Predefinito note identitarie

    Sono da un paio di settimane in Italia in vacanza. Emigrato in America Latina circa 25 anni fa, in questi anni ho rivisto l'Italia più volte, ricavando delle impressioni senza dubbio parziali dei notevoli cambiamenti che ha subito il nostro paese. É come vedere, di un film, solo dei fotogrammi a intervalli, e cercare di ricostruire la sequenza completa. Ciò che, naturalmente, più impressiona, è il diffondersi del nichilismo. Un'atmosfera di "nulla" che impera nei modi di vita, nelle espressioni culturali. Un impoverimento della cultura e un "rimbecillimento" generalizzato e diffuso. Tra i diversi aspetti del nichilismo che balza subito agli occhi è l'indebolimento (perdita?) di un'identità etnica e nazionale. Il paese é invaso da allogeni di ogni risma e colore, sono dovunque, nei grossi centri urbani, ma anche in centri minori, dove non si capisce proprio come abbiano fatto ad infiltrarsi. Alcuni sono di arrivo recente, si vede dall'atteggiamento spaesato e timoroso. Tipici i negri che circolano vicino alle stazioni e vendono chincaglierie nei centri storici. Ma altri si sono insediati piú stabilmente, hanno aperto negozi, mandano i figli a scuola... Ho notato molti arabi, giovani o anche con famiglie complete. A Torino hanno aperto una quantitá impressionante di ristoranti "Pizza Kebab" (ma che c'entra la pizza con il kebab?). Poi i cinesi, notoriamente benestanti, proprietari di negozi e ristoranti. Altri orientali sono i filippini, generalmente piú scuri dei cinesi e piú brutti. E poi gli europei dell'Est, che non si notano tanto perché ci assomigliano, ma appena parlano nelle loro lingue (rumeno, albanese...) si fanno subito notare. É un cosmopolitismo pazzesco,caotico, formatosi in pochissimo tempo nell'indifferenza generale. In termini identitari, questo universo di allogeni non é omogeneo. I piú lontani da noi geneticamente sono i negri e gli orientali. Invece gli europei dell'est sono praticamente come noi, non rappresentano un gran pericolo per il nostro patrimonio genetico e culturale. Pensando giá in prospettive di riscossa politico-identitaria, si potrebbe aprire una porta alla loro integrazione. Si possono italianizzare, almeno in parte. Forse anche qualche arabo o turco "bianco" e de-islamizzato. Gli altri, decisamente, no. Sia gli orientali che i negri, razzialmente tanto diversi da noi. Ci sono alcuni aspetti del nichilismo identitario attuale che sono particolarmente toccanti. Mi riferisco al problema dei meticci e degli adottati. Non sono molti, ma sono pericolosi, perché hanno subito una italianizzazione superficiale, parlano italiano (magari si sentono a loro modo "italiani"), ma non sono "dei nostri". Ho visto oggi per esempio una coppia mista, lui italiano e lei mulatta, con un figlio anche lui negroide che parlava italiano. Ho anche notato una coppia di "francesi" con lui cinese e lei francese, con due figli meticci. Potrei andare avanti con gli esempi. Possibile che scene del genere non suscitino disgusto e preoccupazione? É davvero cosí grave il problema della perdita identitaria?! Possibile che una donna italiana sia disposta a portare in grembo un bimbo estraneo alla nostra razza?! Altro aspetto del problema di questi stranieri é la perdita di posti di lavoro. Non lavoro disprezzabile, da schiavi, ma lavoro per cui certamente ci sarebbero degli italiani disponibili, vista la disoccupazione dilagante. All'aeroporto ho visto un negro che lavorava per muovere valigie. In un paese vicino a Torino un altro negro che lavorava come spazzino insieme a un italiano. In un grande negozio di abbigliamento un arabo (probabilmente) che lavorava come guardia di sicurezza. E cosi via... É anche vero che un gran numero di allogeni bighellona sfaccendato per le vie o addirittura chiede l'elemosina. Ho visto alcuni mendicanti negri e arabi (ma valeva la pena fare tanta strada solo per chiedere l'elemosina al freddo?). Lo spettacolo del mio paese invaso da tanti allogeni é davvero triste. Come un film dell'orrore. Mille domande vengono alla mente. Come sono arrivati? come hanno trovato alloggio? chi ha dato loro un lavoro o una prebenda per sopravvivere? chi ha insegnato loro la lingua? chi ha facilitato la loro legalizzazione? chi ha dato permessi per aprire negozi? Tante domande, poche risposte o confuse, insufficienti. Come giá detto, ho sotto gli occhi una sequenza parziale degli avvenimenti e mi sfuggono molti dettagli. Spero vivamente che il risveglio del popolo italiano porti alla fine del nichilismo identitario, ma sará sicuramente un cammino irto di ostacoli e probabilmente violento e doloroso.

  2. #2
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    Predefinito Re: note identitarie

    Alcuni direbbero che, piano piano...
    «Non ti fidar di me se il cuor ti manca».

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  3. #3
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    Predefinito Re: note identitarie

    Se vuoi proteggere la razza proteggitela te, metà del nostro popolo non merita di vivere e vieni a rompere le balle?

  4. #4
    No al cacio moderno
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    Predefinito Re: note identitarie

    Il pulpito dell'emigrato non è dei più rispettabili.
    Come nel golfo d'Alaska dove due oceani si incontrano, ma non si mischiano.
    "Preferisco stare in fondo ad un abisso senza cielo, piuttosto che vedere te, cielo di luce, macchiato di nuvole lente."

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  5. #5
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    Predefinito Re: note identitarie

    Oramai non si trova nessun ribelle che non preveda come ineluttabile un largo spargimento di sangue per la restaurazione dell ordine naturale..
    1) la formazione di una solidarietà civica.
    2) la classe creativa come stato guida della società.
    3) la cultura come organo del sapere e dell'influenza ideologica.
    4) l'istruzione e la scienza come fonti essenziali di competitività.

  6. #6
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    Predefinito Re: note identitarie

    Spunti interessanti e in gran parte condivisibili.
    Gli italiani sono in larga parte spiritualmente morti. Non hanno alcuna coscienza comunitaria ed etnica. Se "educati", lo sono in maniera opposta ad una qualsivoglia logica di salvaguardia e prosperità della nazione.
    Quindi un risveglio sembra impossibile, forse solo una brutta guerra potrebbe far risorgere un barlume di dignità. Ma...ne varrebbe la pena???
    Per quanto riguarda l'immigrazione, ammessane l'utilità sociale per Noi, avrei fatto accordi con la Polonia.
    Faccio una domanda al nuovo arrivato: in Sud America sei stato in grado di crearti una cerchia culturalmente ed etnicamente omogenea? Mi interessa perchè dalla tua esperienza si potrebbe prendere spunto per il futuro qui da noi.
    Per il resto...hai descritto bene la realtà italiana, aggiungici lo sfacelo sociale e morale, e resta ben poco di cui rallegrarsi.

  7. #7
    socialista radicale
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    Predefinito Re: note identitarie

    Citazione Originariamente Scritto da FRUGALE Visualizza Messaggio
    Spunti interessanti e in gran parte condivisibili. Gli italiani sono in larga parte spiritualmente morti. Non hanno alcuna coscienza comunitaria ed etnica. Se "educati", lo sono in maniera opposta ad una qualsivoglia logica di salvaguardia e prosperità della nazione. Quindi un risveglio sembra impossibile, forse solo una brutta guerra potrebbe far risorgere un barlume di dignità. Ma...ne varrebbe la pena??? Per quanto riguarda l'immigrazione, ammessane l'utilità sociale per Noi, avrei fatto accordi con la Polonia. Faccio una domanda al nuovo arrivato: in Sud America sei stato in grado di crearti una cerchia culturalmente ed etnicamente omogenea? Mi interessa perchè dalla tua esperienza si potrebbe prendere spunto per il futuro qui da noi. Per il resto...hai descritto bene la realtà italiana, aggiungici lo sfacelo sociale e morale, e resta ben poco di cui rallegrarsi.
    beh, a mio parere la lotta per l'identitá é "a prescindere" nel senso che é giusta e necessaria comunque, trattandosi della stirpe. Un po' come difendere la famiglia, anche se alcuni membri ne sono indegni. I migranti sono un gran problema, ma "a monte" va risolto il problema di fondo della coscienza etnica, storica e nazionale. Se no é inutile. Contenere o espellere gli invasori non si puó fare se non si ha una forte coscienza di quello che si é, di quello che si é stati, e del destino che ci spetta. In America del Sud ho una "cerchia" di altri italiani, una famiglia integralmente italiana (moglie e figli 100% di stirpe italica), ma ovviamente sono inserito in una realtá etnica e culturale distinta. Comunque posso portare delle esperienze dirette abbastanza interessanti. Ne parlavo proprio ieri con un paio di amici che ho rivisto. Per esempio nelle societá meticce ed etnicamente composite dell'America Latina, vi é una fortissima coscienza di appartenenza all'Occidente e una spinta sotterranea, diffusissima, a "sbiancarsi", per avvicinarsi razzialmente al tipo europeo. Mi sorprende che alcune risposte al mio post siano state a dir poco sgarbate. Uno persino insinuava che stare all'estero non sarebbe dignitoso (ma perché?). Il mondo dell'emigrazione italiana é vastissimo e ancora molto legato, in parte, alla madre ancestrale, l'Italia, forse ancor piú di certe realtá italiane di oggi, cui si é riferito come perdita identitaria. Non stonerebbe ricordare che il Fascismo dedicó grandissimi sforzi a difendere, proteggere e risvegliare le comunitá italiane nel mondo. Mussolini stesso scrisse a proposito degli emigranti in Brasile dal suo paese nella "Vita di Arnaldo".

  8. #8
    SMF
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    Predefinito Re: note identitarie

    @Lost Faraway, diciamo che il pulpito dell'emigrato per lezioni di coscienza razziale e/o patriottismo può non venir particolarmente apprezzato da alcuni perché sorge spontanea la domanda: e mentre "noi" siamo rimasti in patria a "combattere" (cioè ad opporci alle logiche del mondialismo applicate) tu dov'eri?
    Credere - Pregare - Obbedire - Vincere

    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  9. #9
    socialista radicale
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    Predefinito Re: note identitarie

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    @Lost Faraway, diciamo che il pulpito dell'emigrato per lezioni di coscienza razziale e/o patriottismo può non venir particolarmente apprezzato da alcuni perché sorge spontanea la domanda: e mentre "noi" siamo rimasti in patria a "combattere" (cioè ad opporci alle logiche del mondialismo applicate) tu dov'eri?
    Capisco. Ma lungi da me l'idea di "dare lezioni", e men che meno da un "pulpito". Solo apporto un'esperienza personale, delle idee e dei sentimenti. L'emigrazione italiana é un universo complesso, motivato in gran misura dalle necessitá del lavoro. Le logiche del mondialismo si combattono su piú fronti, dove si puó, perché il nemico é -per l'appunto- mondiale. Nel mio caso, l'ambiente universitario (insegno storia contemporanea). In ogni modo, com'é giá successo nella Prima Guerra Mondiale, se scoppia la rivoluzione o la guerra, moltissimi italiani all'estero sarebbero dispostissimi a tornare in Patria a combattere, me compreso. La vita individuale non é nulla di fronte alla prospettiva di salvare la Patria e la Stirpe.

  10. #10
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    Predefinito Re: note identitarie

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    @Lost Faraway, diciamo che il pulpito dell'emigrato per lezioni di coscienza razziale e/o patriottismo può non venir particolarmente apprezzato da alcuni perché sorge spontanea la domanda: e mentre "noi" siamo rimasti in patria a "combattere" (cioè ad opporci alle logiche del mondialismo applicate) tu dov'eri?
    Sarà che spesse volte sono in giro per il mondo per mesi a guadagnarmi la pagnotta, però non è che si possa dire che dei sessanta milioni di nostri connazionali che stanno 365 giorni all'anno nel bel paese sia sorta questa autodifesa etnica totale, a parte i quattro scemi di DR
    E' una cosa che ho notato in vari popoli con grosse componenti che stanno "in diaspora" semipermanente, polacchi, pirlandesi, ebbbrei, persino cinesi e filippini, che spesso l'amore per la Patria lontana non diminuisce, ma si accentua. E li trovi lì a magnificare pieni di nostaglia ogni cagata che viene dal loro paese.
    Unica eccezione quasi totale è l'italiano che all'estero spesso e volentieri passa il 90% del proprio tempo libero a parlar male del proprio paese . Tratto assai caratteristico nostrano , oserei dire. Ne ho conosciuti tanti e con un paio son volate pure parole grosse.
    Ascolto spesso gli emigrati che tornano in Italia ,magari dopo decenni, e stentano davvero a riconoscere il loro Paese che è vero che il ricordo spesso addolcisce la realtà, ma che siano avvenuti dei mutamenti in peggio, non è credo novella nuova per noi.
    Preferisco di no.

 

 
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