Risultati da 1 a 7 di 7

Discussione: La moda delle balene?

  1. #1
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    05 Mar 2015
    Messaggi
    18,330
     Likes dati
    3,569
     Like avuti
    6,510
    Mentioned
    1122 Post(s)
    Tagged
    4 Thread(s)

    Predefinito La moda delle balene?



    Corpi di mille balene | Rivista Studio
    Dio ha creato i grandi mostri marini e ha visto che era cosa buona, Herman Melville ha creato la grande letteratura di mare e dal 1851 i lettori sono stregati dal suo Moby-Dick. Delle possenti bestie che brulicano nell’oceano, una ha ingoiato Giona, molte hanno generato miti e leggende sugli abissi di tutto il mondo, tante sono state cacciate con arpioni, una ha fatto marcia indietro per colpire con la testa una nave. Nel 1821 infatti qualcuno grida: «Mio Dio! Signor Chase, cos’è successo?». E Chase, l’ufficiale della baleniera, gli risponde: «Siamo stati sfondati da una balena». È il racconto del naufragio della baleniera Essex, descritta in 128 pagine dallo stesso Owen Chase.

    Mentre navigava sul Pacifico come giovane baleniere, Melville lesse quella storia e se ne ispirò per il suo capolavoro Moby-Dick. Nel 2000, Nathaniel Philbrick, ricercatore per la Nantucket Historical Association, ha scritto il libro che ricostruisce quella vecchia storia del naufragio della Essex, pubblicato in Italia dalla casa editrice Elliot con il titolo Nel cuore dell’oceano. La tragedia della baleniera Essex. È appena uscita la nuova traduzione per Einaudi di Moby-Dick di Ottavio Fatica, e dal 3 dicembre è nelle sale il film di Ron Howard Heart Of The Sea – L’origine di Moby Dick. Quindi sì, a Natale parliamo di balene.

    Il capitano Ahab odia la balena bianca. Vuole vendicarsi per la gamba amputata a causa del mostro marino. Il conflitto però nel romanzo di Melville dilaga e assume da subito dimensioni esistenziali: diventa il conflitto tra l’uomo e la natura, tra i desideri e l’assoluto. La balena smette di essere solo un animale: «Tutte le astute diavolerie della vita e del pensiero; tutto il male trovava, per il folle Ahab, personificazione palmare e bersaglio assicurato in Moby Dick», scrive Melville. La balena è il simbolo del male, l’altare di una cattedrale corrotta dal peccato. Per Melville non è solo un concentrato di forze negative è la morte stessa che incombe e Dio che gioca a nascondino. L’episodio che aveva in mente Melville riguardava la Essex: una balena che aggredisce volontariamente la vita umana.

    Oltre a essere un bene preziosissimo, nella metà dell’Ottocento la balena era il soggetto ideale per un romanzo tragico, scientifico e filosofico. Nel 2015, stando al film di Ron Howard, la balena è il soggetto ideale per puro intrattenimento da ammirare al cinema con occhiali 3D. Dunque il film ci mostra anche, involontariamente, come è cambiata la rappresentazione e il significato della balena: da sinonimo di pericolo e avventura, a tappa obbligata del turismo planetario, nell’epoca del whalewatching. E si potrebbe dire che Ron Howard sta a Melville come il whalewatching sta alle sanguinosa caccia alla balena.

    Nel libro Nel cuore dell’oceano, Nathaniel Philbrick narra la storia della nave Essex non basandosi solo sulle informazioni del racconto di Owen Chase ma anche su un taccuino di Thomas Nickerson, mozzo quattordicenne dell’Essex, ritrovato intorno al 1960. È proprio quel mozzo il punto di vista che ha scelto Ron Howard per il film. Rispetto al libro di Nathaniel Philbrick, però, nel film compare come personaggio anche Melville. È uno scrittore in cerca di storie e va dal mozzo, ormai vecchio, per farsi raccontare la sua avventura assurda e prendere appunti per un romanzo. Nathaniel Philbrick restituisce molto bene la vita di Nantucket: una piccola comunità di orfani e donne forti che gestivano la vita dell’isola mentre gli uomini erano in mare. L’industria della caccia alla balena era l’ossessione locale: «Le storie narrate ai piccoli per farli addormentare parlavano di uccisioni di balene e fughe dai cannibali del Pacifico».

    Quando la balena smette di essere un simbolo del male e diventa propulsore di effetti speciali la sua presenza in scena aumenta.

    Ma che rapporto c’è tra il romanzo di Melville, il libro di Nathaniel Philbrick e film di Ron Howard? Scrive Philbrick: «Il punto in cui termina il romanzo di Melville – l’affondamento della nave – fu semplicemente l’inizio dell’avventura dell’Essex». Ovvero: la differenza è che il romanzo Moby-Dick culmina con la caccia alla balena, mentre nella vicenda dell’Essex, dopo il naufragio causato dalla balena, cominciano gli orrori del cannibalismo dovuti alla sopravvivenza in mare (una sorta di romanzo di naufragio à la Robinson Crusoe).

    Il risultato è evidentemente molto diverso. Come scriveva Alessandro Ceni nell’introduzione al Moby-Dick pubblicata da Feltrinelli (tradotto dallo stesso Ceni), il testo originale di Melville era di 470 pagine: «Di queste soltanto poco più di un centinaio si occupano del fatto in questione e, di queste cento, meno di trenta (gli ultimi tre capitoli, cioè la caccia vera e propria) riguardano il senso dell’intera narrazione». Si chiedeva Ceni: «E le altre 370 pagine circa che ci stanno a fare? Che cosa sono? Perché scriverle se non apportano alcunché all’argomento della fiction?».

    Quando la balena smette di essere un simbolo del male e diventa propulsore di effetti speciali la sua presenza in scena aumenta. Il 3D cinematografico rende tutti i mostri spettacolari, con la conseguenza di addomesticare la loro inquietudine originaria, la balena si deve vedere, non può comparire solo alla fine. Per Ahab la balena è un limite invalicabile: «Maschere di cartapesta, altro non sono tutti gli oggetti visibili. Ma in ogni accadimento, nel vivo dell’azione, nel fatto inoppugnabile, un che di ignoto ancorché raziocinante preme dietro la maschera irrazionale imprimendovi la sue effigie. Come fa un prigioniero a venir fuori se non abbatte il muro? Per me quel muro è la Balena Bianca: me l’hanno addossato contro. A volte penso che al di là non ci sia nulla. Ma basta e avanza».

    Nel film di Ron Howard, Melville è un ragazzotto con la barbetta che dice: «Non sono un grande scrittore ma questa storia mi ossessiona”. Il mozzo della Essex ormai canuto lo mette in competizione con l’autore della Lettera scarlatta, Nathaniel Hawthorne: “«vete mai letto Hawthorne? Quello è uno scrittore». Nel film, Melville ha già pubblicato un libro ma è in cerca di successo. Da come appare nella pellicola, tutto però sembra suggerire che la storia incredibile del mozzo è talmente potente che una volta resa romanzo lo scrittore diventare una stella della letteratura. La realtà fu molto diversa. Il successo dei primi libri di Melville tramontò proprio con la pubblicazione di Moby-Dick. Il suo libro successivo del 1852, Pierre, restò invenduto. Cinque anni dopo l’uscita di Moby-Dick i debiti di Melville erano tali che decise di vendere parte della sua fattoria. Divenne uno scrittore povero e senza lavoro. Il suocero si preoccupò del suo stato di salute e gli pagò un viaggio in Europa. Poi Melville tornò a New York dove trovò un lavoro alla dogana che lo impegnò per quasi vent’anni. A sessantasei anni pubblicò due volumetti di poesie che furono stampati in venticinque copie. Moby-Dick fu lodato proprio da Nathaniel Hawthorne, a cui era dedicato, ma Melville morì solo, senza lettori, e per aspettare il riconoscimento mondiale fu necessario arrivare al centenario della nascita, nel 1919.

    Del Pequod si salva solo Ishmael, della Essex si salvarono in otto. Il Pequod e la Essex partono entrambi da Nantucket, ma il Pequod attraversa l’oceano Atlantico diretto verso sud e sfila sotto l’Africa, al Capo di Buona Speranza; la Essex scende invece verso sud e doppia Capo Horn. L’Ishmael di Melville si considera uno che «scrive di balene». Sa che per raccontare quella storia dovrà vacillare «sotto il fardello delle più gravide parole del dizionario». Da quando Cesare Pavese tradusse Moby-Dick nel 1932, tutti i traduttori italiani, mano al vocabolario, sanno che dovranno vacillare sotto il fardello della più gravida delle opere della letteratura americana. Ottavio Fatica ha fatto un lavoro di alta letteratura. Moby Dick è una sfida anche per i registi, lo sapeva bene già John Huston che girò il film Moby Dick nel 1956. Ron Howard ha girato un intrattenimento epico e retorico. Sono fortunati gli spettatori che vanno in sala oggi e i turisti che ogni giorno salpano a bordo di navi dei tour operator per avvistare le balene. Il male non c’è più.
    La morte significava ben poco per me. Era l'ultimo scherzo in una serie di pessimi scherzi. Charles Bukowski
    {;,;}

  2. #2
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    05 Mar 2015
    Messaggi
    18,330
     Likes dati
    3,569
     Like avuti
    6,510
    Mentioned
    1122 Post(s)
    Tagged
    4 Thread(s)

    Predefinito Re: La moda delle balene?

    E traduci come mangi! Da Moby Dick in poi le migliori (e le peggiori) versioni italiane - Linkiesta.it

    Einaudi manda in libreria una Moby Dick in un italiano del 1850. Tanti (ottimi) scrittori quando traducono violentano i capolavori sovrapponendo la loro lingua a quella del testo. Ecco le migliori e le peggiori traduzioni, e i capolavori di cui ancora si aspetta una versione italiana
    di Davide Brullo


    Traduttori o balenieri? A forza di chiamarlo, ci siamo rotti le scatole. L’incipit più celebre della storia della letteratura occidentale detiene anche il record di brevità. "Call me Ishmael". Chiaro, nitido e rotondo come il sole. “Chiamatemi Ismaele”. Macché. I traduttori nostrani, ramponieri di lemmi astrusi, balenieri nell’oceano dei vocabolari, se ne sono inventate di ogni. Se Nemi d’Agostino, Pina Sergi e Cesarina Minoli non si scostano da Madama Grammatica (ma si tratta di traduzioni da gettare in soffitta), Ruggero Bianchi (per altro autore, per Mursia, di una delle più belle traduzioni di Moby Dick) inverte l’ordine dei fattori (“Ishmael – chiamatemi così”), tanto il risultato non cambia; il più esagerato, tuttavia, resta Bernardo Draghi che per la collana Frassinelli diretta da Aldo Busi, "I classici classici", s’inventa un “Diciamo che mi chiamo Ismaele”.

    Nella nuova traduzione Einaudi di Moby Dick Ottavio Fatica tromboneggia in un italiano del 1850. La migliore versione del capolavoro di Melville? Quella di Alessandro Ceni.
    Ottavio Fatica, invece, traduttore infaticabile (battutaccia) e bravissimo (il “suo” Rudyard Kipling per Adelphi, compresi i commenti, è straordinario) approda a un neutrale “Chiamatemi Ishmael”. Certo, Fatica, in un tempo in cui l’editoria scodinzola appresso alla cinematografia (è in sala il nuovo film di Ron Howard, passato da tempo e con un certo successo da Fonzie alla macchina da presa, s’intitola Heart of the Sea. Le origini di Moby Dick, che non racconta le mitologiche imprese del Pequod, ma Il naufragio della baleniera Essex, fonte decisiva per Herman Melville, che voi potete leggere, secondo il verbo ottocentesco del primo ufficiale Owen Chase presso le edizioni Se), è riuscito in una impresa pazzesca, da vero Achab della traduzione: la sua edizione Einaudi di Moby Dick, pubblicata quest’anno (vi costa la bellezza di 30 ghinee, pardon, euro), l’ultima, è più vecchia della prima, quella mitica del 1932, griffata per Frassinelli da Cesare Pavese e continuamente ripubblicata da Adelphi.
    Fin dal primo capitolo si capisce che c’è poca trippa per lettori ignorantelli come noi: “quando l’anima s’intride di uggia novembrina” è un marchio di fabbrica Fatica, 2015; mentre l’italiano di Pavese, 80 anni fa, fa “ogni volta che nell’anima mi scende come un novembre umido e piovigginoso”;
    “A spiccare soverchiante tra i motivi è l’idea stessa della grande balena”, tromboneggia Fatica, mentre Pavese si sfa, omerico e beato, “Essenziale tra questi motivi era la travolgente idea della grande balena in carne e ossa”.

    Fatica vuole fare il calco della lingua torta, tormentata e inquieta di Melville, utilizzando un italiano vintage, per così dire (arcaici giri di frase come “in ragione di tutte queste cose”), Pavese, invece, ha a cuore il lettore, gli semplifica la vita (“per tutte queste cose”), per questo l’astruso detto “con filosofico panache” (Fatica) è reso da Pavese (forse più bravo come traduttore che come scrittore) come “con un bel gesto filosofico”, chi non lo capisce?
    Esito: dal 1932 in qua si contano 16 traduzioni di Moby Dick, per non contare le riduzioni (orride) per bambini. La più bella traduzione di quel libro, pardon, di quel “fuoco infernale” (così Melville all’amico Hawthorne, il 29 giugno del 1851) l’ha stampata Feltrinelli nel 2007 e l’ha fatta Alessandro Ceni, il quale, per capire “la lingua di Melville in Moby Dick”, confessioni sue, ha consultato “la versione di Chapman di Omero”, “Montaigne e Hazlitt”, “Carlyle”, “Shakespeare”, “Dickens”, e ovviamente la Bibbia, “in particolare la King’s James Bible”, Dante, Coleridge e Hawthorne, per consegnarci una versione del romanzo depurata da contorsioni retoriche, filologicamente accurata, splendida. Ceni, traduttore di platino (da Joseph Conrad, Coleridge, Walt Whitman, Stevenson, Oscar Wilde…), soprattutto, però, quasi nessuno lo sa, è uno dei poeti più importanti di questo poco importante Paese (quest’anno l’editore Effigie ha pubblicato la placca Combattimento ininterrotto). Insomma, è un portatore sano di linguaggio – capace di fare un servizio alle opere che traduce, senza bisogno di farci vedere quanto è bravo.

    (...)
    La morte significava ben poco per me. Era l'ultimo scherzo in una serie di pessimi scherzi. Charles Bukowski
    {;,;}

  3. #3
    Blue
    Ospite

    Predefinito Re: La moda delle balene?



    Il «pesce smisurato» continua ad affascinare: la piccola mostra al Museo della Grafica di Pisa (che si è aperta il 18 dicembre e durerà fino al 20 marzo) racconta tutto il bello e l'incredibile delle balene: tecnicamente «solo» cetacei di gran mole, privi di denti, che si nutrono di microrganismi; in realtà creature piene di mistero, capaci di conquistare biologi ed artisti. A Palazzo Lanfranchi, sede del Museo della Grafica, quattro stanze con le pareti piene di illustrazioni, classiche (soprattutto sei-settecentesche) e contemporanee, e al centro una serie di teche colme di ossa di balene, in gran parte prestate dal vicino Museo di Storia Universale di Pisa (attualmente ospitato alla Certosa di Calci, uno dei più antichi del mondo), dotato di una "Galleria dei cetacei" nata alla fine del 1500 per volontà del Granduca Ferdinando de' Medici.





    Nella litografia qui sopra di Gillian van der Gouwen (c. 1640-1720), è illustrata l'enorme balena, lunga 21,3 metri, che il 3 febbraio 1598 si spiaggiò sulle coste olandesi tra Scheveningen e Katwijk.
    Lo stesso avvenne due secoli più tardi, nel 1713, presso Polulonia - a sud di Pisa, sul Mar Tirreno - dove si spiaggiò un «pesce smisurato». Le sue ossa furono donate al granduca Cosimo III per essere collocate nell’atrio dell’Orto botanico di Pisa dove sono ancor oggi conservate, nella collezione di cetacei del Museo di Storia Naturale della Certosa di Calci.

    Questa ed altre immagini, che raccontano avventure marinare dove le balene sono protagoniste, è ciò che propone la mostra pisana: dalle antichissime memorie della "Valle delle balene", rinvenuta nel deserto occidentale del Fayum con resti fossili risalenti a 40 milioni di anni fa, fino ai percorsi sette-ottocenteschi, con immagini di balene arenate come quelle sopra. Inoltre, è decisamente curiosa una raccolta di denti di capodoglio su cui nel XIX secolo venivano incise le tante storie di balene e baleniere, marinai e pirati, raccolte nei porti americani al rientro delle navi, con evidenti rimandi al mondo di Herman Melville e del suo "Moby Dick".

  4. #4
    utente
    Data Registrazione
    29 Dec 2011
    Messaggi
    10,404
     Likes dati
    5
     Like avuti
    7,129
    Mentioned
    1321 Post(s)
    Tagged
    12 Thread(s)

    Predefinito Re: La moda delle balene?

    Close Encounters Of The Whale Kind


  5. #5
    Moderatore
    Data Registrazione
    21 Mar 2013
    Località
    sette laghi
    Messaggi
    16,315
     Likes dati
    6,924
     Like avuti
    10,608
    Mentioned
    131 Post(s)
    Tagged
    2 Thread(s)

    Predefinito Re: La moda delle balene?


  6. #6
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    05 Mar 2015
    Messaggi
    18,330
     Likes dati
    3,569
     Like avuti
    6,510
    Mentioned
    1122 Post(s)
    Tagged
    4 Thread(s)

    Predefinito Re: La moda delle balene?


  7. #7
    Costellazione Zeta
    Data Registrazione
    16 Jul 2014
    Località
    Italia. Land of Brodi.
    Messaggi
    52,262
     Likes dati
    13,834
     Like avuti
    19,203
    Mentioned
    1405 Post(s)
    Tagged
    40 Thread(s)

    Predefinito Re: La moda delle balene?

    La balena affascina per forza, perché è grande, potente e soprattutto intelligente. Nella letteratura dell'800 effettivamente ha attratto molti scrittori oggi meno ma il problema è che rimane un animale cacciato a prescidnere dalle regole vigenti a livello internazionale e questo è gravissimo.
    Menomale che c'è Sea Shepherd
    "La Gloria non la cerco per me stesso ma per la mia Nazione" (22gradi)

 

 

Discussioni Simili

  1. Danimarca: il tradizionale massacro delle balene
    Di POL nel forum Politica Europea
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 25-07-15, 17:20
  2. GLI ABITANTI DELLE FAR OER ADORANO MASSACRARE LE BALENE
    Di dedelind nel forum Socialismo Nazionale
    Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 20-09-11, 01:21
  3. "I sonar delle navi militari minacciano le balene
    Di Davide (POL) nel forum ZooPOL
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 16-10-03, 13:47
  4. in difesa delle balene
    Di fede2377 nel forum ZooPOL
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 18-08-03, 18:59
  5. L'origine delle balene leggere
    Di Shambler nel forum Esoterismo e Tradizione
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 11-01-03, 20:53

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito