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Discussione: David Bowie

  1. #121
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    Predefinito Re: David Bowie

    :d
    se non ci metterai troppo io ti aspetterò tutta la vita...

  2. #122
    catcher in the rye
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    Predefinito Re: David Bowie

    Citazione Originariamente Scritto da david477 Visualizza Messaggio
    Probabilmente dovresti smettere di parlare di entrambi...

    Da lassù sono convinto che ti ringrazierebbero...
    Probabilmente dovresti smettere di rompere le palle...

    da quaggiù sono convinto che tanti ringrazierebbero...
    «The world is less explainable than we would like to admit» Jeff Jarvis
    «Io non capisco come si possa passare davanti a un albero e non essere felici di vederlo» - Fëdor Dostoevskij

  3. #123
    catcher in the rye
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    Predefinito Re: David Bowie

    Citazione Originariamente Scritto da Ucci Do Visualizza Messaggio
    Se tu mi amassi potremmo parlare di queste cose su un amaca di fronte al mare di saint tropez...ma mi schifi e quindi tutto è inutile.
    Preferisco Juan Les Pins

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  4. #124
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    Predefinito Re: David Bowie

    Citazione Originariamente Scritto da Druuna Visualizza Messaggio
    Decadente non lo definirei proprio
    Bowie incarnava la quintessenza dell'estetica decadente, altrochè.

    Inviato dal mio SM-G386F utilizzando Tapatalk

  5. #125
    .... .....
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    Predefinito Re: David Bowie

    Bowie era un uomo dai lineamenti i delicati..e ci ha giocato per esigenze di spettacolo..e per arricchire la sua immagine di significati ambigui che vanno e andavano di moda nella musica pop..

    Ma posso dire che la sua anima maschile era ben salda in chi la sapeva vedere..e infatti in vecchiaia si rivelava sempre più..perdendo delicatezza e acquistando una coriacea tensione nervosa poco femminile...

    Secondo me questo dualismo tra il suo essere e la sua immagine..può aver giocato un ruolo fondamentale nella sua malattia..rodendogli il fegato..e facendolo sentire un uomo poco all'altezza..che poi è il problema di chi si mostra delicato e quindi sensibile in un mondo che concepisce gli uomini virili come rozzi buzzurri..

    Se avesse conosciuto qualche vero Maestro..come Osho per esempio..invece di perdersi nelle menate esoteriche..con le stelle nere e cabale varie..forse avrebbe potuto rasserenarsi e accettare la sua naturale diversità completamente..ma si vede che non era il suo tempo..

    PS.
    Parlo di Osho come il Maestro più potabile verso chi è a digiuno di verità vera..e ha bisogno di parole chiare..che altri Maestri sono ben più complicati e necessitano una forma mentis che gli occidentali non hanno..
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
    (la via diretta non è la più breve)

  6. #126
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    Predefinito Re: David Bowie

    Bowie mi pare che adorasse la cultura e la moda gay, che è diverso da essere gay...

    E aveva visto lungo anche su quello... per certe cose e per certi stili o ambienti non c'è nulla di più adatto di quello stile lì..

    Io voto per bicurioso nel caso..


    "Quante persone ci sono in questa strada, un centinaio? Quante sono le persone intelligenti, sette, otto? Bene, io lavoro per le altre novantadue" Phineas Taylor Barnum

    UE, mondo, futuro Michio Kaku:
    https://www.youtube.com/watch?v=7NPC47qMJVg

  7. #127
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    Predefinito Re: David Bowie

    Razio!!!Non hai letto l'autobiografia dell'ex fidanzata?Lo trovò a letto con Mick Jagger....
    Primo Ministro di TPol...[MENTION]
    Proudly member of the Bilderberg Group-Chtulhu Section..

  8. #128
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    Predefinito Re: David Bowie

    Citazione Originariamente Scritto da Undertaker Visualizza Messaggio
    Razio!!!Non hai letto l'autobiografia dell'ex fidanzata?Lo trovò a letto con Mick Jagger....
    Mick Jagger è come Bill Clinton, si scoperebbe qualsiasi cosa volesse.
    "Quante persone ci sono in questa strada, un centinaio? Quante sono le persone intelligenti, sette, otto? Bene, io lavoro per le altre novantadue" Phineas Taylor Barnum

    UE, mondo, futuro Michio Kaku:
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  9. #129
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    Predefinito Re: David Bowie

    dubito che Jagger si fosse scopato un uomo a meno che nun stev fatt malamente

  10. #130
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    Predefinito Re: David Bowie


    DI RORY MACLEAN
    theguardian.com
    David Bowie si trasferì a Berlino a metà degli anni ’70, quando era dipendente dalla cocaina. Ma la città mise in fuga i suoi demoni interiori e lo indirizzò verso nuove forme di creatività. Rory MacLean ricorda bene le loro notti passate insieme nel suo appartamento di Hauptstraße – e in particolare una notte folle insieme a Iggy.
    “E’ il giorno di Natale del 1977 a Berlino. Seduti a un tavolo David Bowie e il produttore cinematografico David Hemmings, insieme ad altre persone, partner, figli e amici, come me. In un ristorante appartato della Grunewald, la profonda e scura foresta urbana che delimita i confini occidentali di Berlino, mangiamo e beviamo, anche troppo. Bowie a un certo punto mi regalò una copia della biografia di Fritz Lang, che un giorno mi aiuterà a scrivere un libro su Berlino


    In cambio, gli regalai un modellino retrò di astronave giapponese, il dono giusto per qualcuno che vorrebbe essere un…alieno tra le stelle. Alla fine di questa bella serata lo seguii al piano di sotto fino alla grande stanza da bagno in piastrelle di ceramica e davanti agli orinatoi iniziammo a cantare insieme Buddy Holly e una o due strofe di Good Golly Miss Molly di Little Richard.
    Quando Bowie si trasferì da Los Angeles a Berlino alla fine del 1976, era sull'orlo di un crollo fisico e mentale. In un primo momento, cadde nuovamente nelle vecchie abitudini, girando per la città insieme al suo coinquilino Iggy Pop, bevendo Kopi alla Beer House di Joe, tra grondaie e bar di travestiti e frequentando il Dschungel e l'Unlimited. Una notte, Iggy era seduto sul sedile del passeggero mentre Bowie speronava ripetutamente l'auto di un loro ‘rivenditore’, per cinque lunghi minuti di follia. Poi s’infilò in un parcheggio sotterraneo di un hotel, guidando in tondo all’impazzata a 70 miglia all’ora, urlando, sopra lo stridio dei pneumatici, che voleva farla finita andando a sbattere contro una parete di cemento. Finché la sua macchina finì il carburante e i due amici si lasciarono andare ad una crisi isterica.
    Per sconfiggere i suoi demoni, Bowie aveva bisogno di spazio e di stabilità. Sua moglie Angie, ormai un’estranea, queste due cose non poteva dargliele più. Per la maggior parte del tempo lo tenne lontano dal loro figlio Zowie (Duncan Jones), andando a vivere a Londra o in Svizzera. Così, l’assistente di David, Coco Schwab, gli trovò un modesto appartamento al primo piano di un edificio art nouveau a Schoneberg, il quartiere verde di Berlino.
    Coco – sua devota e vera eroina della carriera di Bowie – gli fece dipengere le pareti di bianco per farne una galleria per le sue immagini scure. Ordinò delle tele nere e pittura a olio. Seduta accanto a lui gli lesseNietzsche, sotto un ritratto fluorescente dell’ autore giapponese Yukio Mishima dipinto da Bowie. Ma soprattutTo, lo portò al Brücke Museum ad ammirare i lavori di Kirchner, Kollwitz ed Heckel. Le ruvide e audaci pennellate e l’umore malinconico degli autori espressionisti catturarono in lui il senso dell’effimero e la sua immaginazione.

    David Bowie nello studio di Hansa con Robert Fripp, a sinistra, e Brian Eno, a destra, nel Luglio del 1977. Foto: Christian Simonpietri/Sygma/Corbis
    Nella capitale della reinvenzione e grazie alle cure di Coco, Bowie iniziò a fare sempre meno uso di cocaina e allentò le sue psicosi, riuscendo così gradualmente ad abbandonare la vita di eccessi e a diventare un uomo normale. Si vestiva con pantaloni larghi e camicie sciatte, godendosi il totale disinteresse in lui da parte dei berlinesi. Nessuno lo importunava per strada, a differenza di quanto avveniva a Los Angeles, la città delle stelle. Una notte, così per sfizio, Salì sul palco di un cabaret per cantare dei brani di Frank Sinatra. Il pubblico non gradì molto e lo invitò a scendere. Evidentemente si aspettavano un altro tipo di spettacolo. Lontano dalle luci della ribalta, riuscì a comporre, a dipingere e, per la prima volta dopo tanti anni, "avvertì una nuova gioia di vivere, un senso di liberazione e guarigione", come disse lui.
    Capì che il suo scopo non era solo quello di trovare un nuovo modo di fare musica, ma piuttosto di reinventare – o tornare a – se stesso. Trovò il coraggio di buttare via gli oggetti di scena, i costumi e le scenografie che aveva conservato. Nell’ estate del 1977, Bowie era in una nuova fase creativa. Insieme al produttore Tony Visconti e all’amico Brian Eno, iniziò a lavorare a un nuovo album. Durante le lunghe sessioni di lavoro non mangiava quasi nulla; all’alba si trascinava verso casa insieme all’amico Brian Eno, mangiava un uovo crudo, dormiva un paio d’ore e poi tornava in studio.
    All’inizio, una delle prime canzoni che registrò quell’estate era solo un brano strumentale; poi, un giorno, seduto al pianoforte, da solo, Bowie iniziò ad abbozzare un testo: era il brano che poi avrebbe dato il titolo all’album ‘Heroes’ . Visconti attrezzò tre microfoni con delle ‘porte’ elettroniche. Il primo microfono era a venti centimetri da Bowie, il secondo a sei metri di distanza, il terzo a quindici metri, in fondo alla grande sala buia. Le porte elettroniche furono programmate per aprirsi quando Bowie cantava al di sopra di un certo livello di volume, quando la sua voce gradualmente passava da sussurro a grido, utilizzando l’eco naturale della sala.
    Mentre Visconti lavorava all’audio, Bowie continuava a scrivere i testi. Un giorno Bowie chiese di essere lasciato da solo con i suoi pensieri e con il pianoforte. Visconti uscì dallo studio e s’incamminò su Köthenerstraße andando incontro alla sua ragazza. Dalla sala dell’ Hansa Studio, Bowie li vide baciarsi per strada addosso a un muro.
    Due ore dopo, il testo fu registrato. “Heroes” divenne l’inno rock di Berlino, un audace e ronzante muro di suoni, alimentato da profonde emozioni, scandito da un martellante ritmo metallico, prodotto in parte dallo stesso Visconti colpendo una posacenere nello studio di registrazione. Bowie definì “Heores” e i suoi tre album di Berlino il suo DNA. Da allora è stato più volte considerato uno dei più grandi e originali brani singoli del pop.
    Ovviamente, nella vita di Bowie, anche a Berlino ci furono alcuni momenti di beata follia. Ad esempio la festa del suo 41° compleanno, insieme a Iggy e Eno, al Lützower Lampe, quando Viola, la tanto amata drag queen sessantenne, fu invitata a sedersi sulle mie ginocchia e sussurrarmi all’orecchio delle canzone d’amore in tedesco. Quella sera Bowie andò via insieme all’unica “vera” donna che della festa…

    David Bowie con l’aiuto regista Rory MacLean mentre gira Just a Gigolo nel 1977. Foto: Emilio Lari
    Ero andato a Berlino per lavorare come aiuto regista per Just a Gigolo, un film con Bowie e Marlene Dietrich. Essendo gli unici di madrelingua inglese, ovviamente noi quattro - Bowie, Coco, Hemmings ed io – spesso ci ritrovavamo insieme. Passammo diverse sere nell’appartamento di Bowie di Hauptstraße. Registrava brani e demo per noi e per altri, spiegando il modo in cui musicisti e gruppi si uniscono e si lasciano alla ricerca di nuovi obbiettivi creativi, comparando il processo a quello degli espressionisti del Die Brücke, ai Beatles e John Lennon, ai Roxy Music e Brian Eno, al gruppo Blaue Reiter e Kandinsky. Mi introdusse a Brecht, parlò di “quadranti e salti quantici, creazione e processo” – e anche dell’insidiosa offerta di 15 milioni di dollari della Warner Brothers per un musical rock Ziggy Stardust.
    Sono un generalista!” mi disse un giorno sul set, nel senso che si sentiva come un uomo del Rinascimento, dotato di diverse abilità, attitudini e mezzi. “E perché allora sei sempre associato al rock’n’roll?” chiesi. “E’ solo una facciata” rispose ridendo.
    Avanti veloce fino a Earls Court a Londra – ultima location europea del Tour Isolar II. E’ il giugno del 1978 e 18.000 fan fischiano e agitano le braccia. Applaudono, battono i piedi, urlano e chiedono il ritorno di Bowie. Nelle 14 settimane precedenti si era esibito davanti a 1,5 milioni di persone in 43 diverse città. Dietro il palco, lungo un corridoio di cemento, il loro Starman era seduto in silenzio, vestito con un giacca di pelle di serpente e larghi pantaloni bianchi, e guardava Coronation Street. Aveva l’abitudine di guardarsi un episodio durante le pause: gli serviva per riprendere fiato, per svuotare la mente con qualcosa di non impegnativo, trattenendo così la stratosferica energia sprigionata nella prima parte del concerto.
    In quei pochi mesi a Berlino, Bowie è passato dalla tossicodipendenza all’indipendenza, da essere una celebrità paranoica a diventare un messaggero radicale senza maschera che ha voluto dire a tutti, grassi, magri, ricchi e poveri, che siamo bellissimi e che ognuno di noi può essere se stesso.”
    Rory MacLean
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