Figliuoli, anche il Foglio di Ferrara abbandonata a denti stretti l'idea di una campagna stampa serrata anti Putin ha da tempo fiutato l'aria che tira.
Ormai è un crescendo di pezzi semiputiniani o putiniani e basta.
Ma questo mi è sembrato il più interessante e sintetico.
Nel vuoto obamiano, Israele si prepara a un Putin egemone in medioriente
qui di seguito i servizi segreti del forum dr vi pregiano con un estratto.
Inutile ricordare che queste considerazioni erano pane quotidiano di questa sezione sin dall'epoca in cui Giò disdisse la sua iscrizione a Rifondazione Comunista.
Ma ora il medio oriente non esiste più nella sua tradizionale configurazione statuale. Qui entra in ballo uno dei concetti-cardine delle relazioni internazionali: il “vuoto” politico-strategico, che Israele teme sopra ogni cosa. Chi riempirà il vuoto che si sta creando nella regione? Putin, come si è detto, potrebbe essere il principale candidato. Putin è l’erede di una grande potenza globale come l’Unione sovietica e la sua cultura politica è tuttora legata a quella visione. Il suo fine è di rilanciare la Russia nello scenario internazionale e il medio oriente sembra oggi l’area ideale di una politica di espansione politica. Putin opera a tutto campo una politica di potenza nel senso classico della parola. Il vuoto politico mediorientale è oggi lo scenario più confacente a una politica di potenza. Sembra averlo compreso prontamente l’opinione pubblica israeliana, che ha eletto Putin “uomo dell’anno 2015” (Jerusalem Post). Se così dovesse accadere, paradossalmente Israele non dovrebbe temere per la sua esistenza. Se la Russia dovesse divenire la potenza egemone nel medio oriente (cosa che è impossibile per l’Iran, in ragione del conflitto mortale fra sciiti e sunniti, come i fatti recenti tra Iran e Arabia Saudita stanno dimostrando), mai potrebbe mettere a rischio la sua egemonia permettendo ad una qualsiasi forza islamica di minacciare Israele. La politica di Putin verso l’area si configurerebbe in termini di consolidamento dello status quo; in questo, il ragionamento di Putin avrebbe la classica consistenza della visione delle relazioni internazionali tipica della Guerra fredda: conservare e stabilizzare ciò che è stato conquistato. Ma prima di giungere a questi esiti, occorre mettere in rilievo – come giustamente fa Ron Tira – che “il fatto sorprendente è che lo status quo è oggi difeso da una coalizione de facto composta da Israele, Egitto, Arabia Saudita, Giordania”. Troppo poco per contrastare, non dico le ambizioni dell’Iran – che non ha possibilità oggettiva di esercitare un ruolo egemonico nella regione – ma per la stessa Russia, che, dal punto di vista politico e religioso, ha le mani libere per giocare una partita estremamente ambiziosa che nel passato non era riuscita né all’impero zarista né all’Unione Sovietica: egemonizzare una sterminata regione che va dal Mediterraneo all’iceano Indiano, attraverso il mar Rosso e il Golfo persico, i “mari caldi”, nella definizione dei politici zaristi.




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