JACK LO SQUARTATORE
La leggenda del serial killer più famoso. Tante ipotesi per un mistero irrisolto.
Tiziana Ricci
La vicenda è ambientata nel 1888 a Londra. Un misterioso e anonimo che si firma Jack the Ripper si diverte a infondere terrore nel giro della prostituzione. Si muove nei vicoli stretti di Whitechapel, nello squallore di uno dei quartieri popolari e disagiati dell’East End. Gli unici bersagli del killer sembrano essere le prostitute: ne fa fuori cinque, uccidendole tutte in maniera raccapricciante nel giro di sole dieci settimane, tra il 31 agosto e il 9 novembre dello stesso anno. Non stiamo parlando dell’ennesima storia noir proveniente dalle pagine di un libro e nemmeno di un film horror. Si tratta di realtà cruda e nuda. Mary Ann “Polly” Nichols, Annie Chapman, Elizabeth Stride, Catherine Eddowes e infine Mary Jane Kelly (considerato il delitto più spaventoso a lui attribuito) sono state le “uniche” vittime del killer, tutte brutalmente assassinate nella stessa modalità e circostanza che solo una mente diabolica e malata sarebbe capace di architettare. Quella serie di delitti si interrompe inspiegabilmente nell’autunno del 1888 quando la vicenda era ormai nota in tutto il mondo. L’assassino scompare per sempre, lasciando a tutti un punto interrogativo sul suo nome.
Il malfamato East End
L’East End è situato vicino al vecchio porto londinese. Qui si concentrano ancora oggi alcuni dei quartieri più poveri e degradati della Gran Bretagna. E’ il luogo della classe operaia, degli immigrati d’Europa, di persone che chiedono l’elemosina o passano il tempo ad ubriacarsi e di donne che vendono il proprio corpo per qualche spicciolo. Una zona dove è solito trovare anche gente assassinata tra rapine, regolamenti di conti e liti varie. Insomma, un luogo lontano dallo splendore del centro cittadino. All’epoca di Jack lo squartatore, Londra attraversava il periodo della rivoluzione industriale. Le prestazioni delle “donnine notturne” si potevano comprare per 1 o 2 pennies o per un tozzo di pane duro. Erano per lo più mogli scappate alle violenze familiari in cerca di una vita migliore. Ma per alcune di loro non sarà proprio così.
Lo stile dell'assassino
Lo spettacolo ogni volta è terrificante. Quasi tutte le vittime vengono ritrovate sgozzate, con squarci al ventre e mutilate degli organi, soprattutto quelli genitali. Su una vittima l’assassino non ha potuto infierire come voleva perché disturbato. La scena è sempre la stessa. Jack e la donna si affrontano, in fondo a un vicolo o a un angolo di Whitechapel. L’atmosfera è quella di una Londra buia e nebbiosa. Le mani del killer stringono la gola della donna che tenta di resistere invano: una volta svenuta, il suo corpo viene disteso a terra. In quell’istante, ecco che l’assassino infierisce sulla vittima con il taglio alla gola e l’inizio del macabro e meticoloso lavoro. Si accanisce sui corpi: li sfregia, li martoria e li sventra. Spesso appaiono sfigurati tanto che risulta difficile risalire alla loro identità. Uno dei medici legali che arriverà sul posto dove è stata trovata cadavere la Kelly dichiarerà che la donna “sembra sia stata sbranata da un branco di leoni affamati”. Alla fine, gli organi esportati vengono portati via dall’artefice come fossero dei trofei conquistati e inviati di proposito alla polizia e ai giornali di Londra assieme a lettere beffarde.
Teorie sulla sua identità
Oltre ad essere diventato una leggenda, Jack lo squartatore è passato alla storia come uno dei primi criminali ad essere classificato come “serial killer” ma, a differenza di molti altri, Jack non è mai stato identificato. Sul suo caso si è potuto indagare solo grazie a quei pochi indizi inviati dallo stesso assassino per posta, a qualche generica descrizione di testimoni oculari e a infinite ipotesi. Al punto che Scotland Yard non ha mai chiuso il fascicolo che lo riguardava. All’epoca dei fatti, si presumeva che l’omicida fosse un chirurgo, uno studente di medicina o comunque una persona con conoscenze di anatomia per la precisione e l’abilità con cui incideva e sezionava i corpi. Stando alle testimonianze, questo sconosciuto si riconosceva per una valigetta nera, un cappotto scuro e un cappello alla Sherlock Holmes.
Jack o Jill the Ripper?
Dall’Università di Brisbane arriva nel 2006 la curiosa notizia secondo cui l’artefice dei delitti di Whitechapel sarebbe potuta essere una donna. Un team di medici legali guidato da Ian Findlay ha scoperto un nuovo metodo che permette di amplificare per centinaia di volte, e poi analizzare, tracce minime di dna ricavate da vecchi documenti. E’ riuscito così a estrarre una cellula di dna dai francobolli delle lettere inviate più di un secolo fa dall'assassino a Scotland Yard. Con la ricostruzione di un profilo parziale del codice genetico, sembra si sia potuto risalire al sesso del serial killer di Londra. Un fatto che ha dell’incredibile se pensiamo che le tecnologie a disposizione dell'Fbi hanno al momento bisogno di un campione 200 volte superiore. Ciò spiegherebbe perché alcuni testimoni sostenevano di aver visto l’ultima vittima del killer aggirarsi per le strade dell’East End poco ore dopo il suo decesso: l’assassina potrebbe aver indossato i suoi vestiti per non farsi riconoscere. Questi risultati hanno portato a sospettare di una certa Mary Pearcey, ribattezzata Jill the Ripper, 24 anni all’epoca, condannata a morte nel 1890 per aver ucciso e decapitato l’amante del marito e il figlio che era nato dalla loro unione. Del resto, le modalità riscontrate nel duplice omicidio erano molto simili a quelle messe in atto dal serial killer. La sua esecuzione è di poco successiva all’ultimo delitto attribuito a Jack.
Ipotesi e sospetti
Dopo i fatti a Whitechapel vengono intensificati i controlli delle forze dell’ordine, addirittura si passa a metodi d’investigazione abbastanza insoliti: si arriva a fotografare ed esaminare la retina di una delle vittime, nella speranza che vi si possa intravedere l’immagine dell’assassino. Tanti gli arrestati, ma il colpevole non si trova. In compenso, si è assistito nel corso degli anni a innumerevoli congetture sul serial killer. Dapprima si era pensato che fosse mancino per il taglio alla gola sulla prima vittima, fatto che in seguito sarà smentito dai criminologi che si sono occupati del caso. In sostanza, vedremo come la lunga serie di indiziati parta da frequentatori dei bassifondi londinesi per finire a membri della famiglia reale, tra ipotesi di complotti internazionali a veri e propri mostri alla Dr Jekyll e Mr Hyde.
Ipotesi Michael Ostrog
Alcune piste hanno portato a questo pseudo-medico che di volta in volta definito russo, russo-polacco ed ebreo polacco. All’epoca degli omicidi ha 55 anni. La sua vita è un continuo alternarsi di condanne per furto e truffa e di anni passati in carcere; in seguito verrà dichiarato affetto da mania e poi rinchiuso in manicomio. Un documento dell’epoca lo descrive come un medico folle che odia le donne e che ama portare con sé gli strumenti chirurgici. Altre fonti riportano il fatto che sia stato mandato di proposito dagli Zar di Russia per creare disordine nell’Inghilterra a lei nemica. Si è pensato però che se fosse stato realmente coinvolto negli omicidi di Whitechapel, sarebbe stato di sicuro scoperto visti i suoi precedenti penali.
Ipotesi George Chapman
Nasce in Polonia sotto un altro nome. Il padre, carpentiere, riesce a farlo entrare in una scuola di chirurgia, ma nonostante sia uno studente modello, alcune fonti parlano di studi non terminati. Ha 23 anni all’epoca degli omicidi. Gli vengono attribuiti diversi omicidi di prostitute per avvelenamento e strangolamento. Al momento dei fatti, lavora e risiede vicino al luoghi dei delitti. A Londra si fa chiamare George Chapman per liberarsi dalle sue precedenti storie d'amore. Ma la sua identità viene ben presto scoperta e sarà impiccato nello stesso periodo. Si esclude che sia lui Jack lo squartatore per la sua giovane età e per il suo diverso modo di uccidere. Infatti, Chapman picchiava le donne e poi le avvelenava con l’antimonio, mentre le prostitute di Whitechapel non subivano percosse prima di essere uccise.
Ipotesi Joseph Barnett
Trent’anni anni all’epoca degli omicidi. Cresce vicino al centro di Whitechapel dove fa il pescivendolo, lavoro ereditato dalla famiglia. Nel 1887 incontra Mary Jane Kelly della quale si innamora; all'epoca dei delitti vive nel palazzo in cui lei viene ritrovata senza vita. Sembra che qualche giorno prima del delitto i due avessero litigato perché Barnett non voleva più che Mary Kelly si prostituisse. C’è da dire anche che Mary Kelly non corrispondeva alla tipologia di vittime di Jack: era l’unica donna giovane tra le prostitute uccise, tutte di mezza età. Il suo omicidio è stato il solo a essere avvenuto all’interno di un palazzo. La stanza dove viene ritrovato il suo cadavere era chiusa a chiave e, a parte lei, avrebbe potuto accedervi solo Barnett.
Ipotesi Francis Tumblety
All’epoca degli omicidi aveva 55 anni. Scavando nel suo passato, conoscenti e vicini lo descrivono come un ragazzino maleducato e ignorante. La sua vita è fatta di continui spostamenti dapprima a Rochester, New York dove comincia a vendere giornaletti pornografici, poi a Detroit per cercare fortuna e a Montreal, dove si fa conoscere come medico. Qui verrà arrestato per aver tentato di far abortire una prostituta del posto, ma rilasciato dopo qualche giorno senza nemmeno aver avviato un processo. Di nuovo nei guai, sarà costretto ad allontanarsi dalla città quando muore un suo paziente che sta assumendo i farmaci da lui prescritti. Arriva a Boston dove prende l’abitudine di indossare un’uniforme militare, motivo per il quale sarà in seguito arrestato e considerato paranoico (era convinto che i suoi colleghi medici fossero invidiosi di lui). Si fa anche passare per amico del presidente Lincoln e sospettato di essere implicato nel suo assassinio. Il suo nome spunta di nuovo quando il giornalista inglese Stewart Evans richiama all’attenzione una lettera ritrovata nel 1913 dal capo ispettore John Littlechild e nella quale è menzionato proprio Tumblety. Si viene a sapere che nel 1888 era in affitto in una casa dell’East End dove era solito frequentare gli ambienti omosessuali; aveva anche partecipato a corsi di medicina. A quanto pare, nutriva un odio profondo nei confronti delle donne, in special modo verso le prostitute di cui amava collezionare uteri. Questo suo disprezzo era nato quando scoprì che sua moglie, di cui era follemente innamorato, aveva un passato da prostituta. La cosa strana è che dopo essere fuggito dall'Inghilterra, non furono commessi altri delitti di questa specie. In più, nelle lettere Jack the Ripper scrive una risata ha ha: all'epoca era normale sintassi americana, ma in Gran Bretagna era considerato un errore d’ortografia. E Tumblety era originario degli Usa. Scotland Yard è però giunta alla conclusione che l’uomo non è collegato ai cinque delitti.
Ipotesi Conder
Il criminologo Keith Andrews e lo scrittore di romanzi noir Tom Slemen sospettarono del colonnello e allora noto archeologo Claude Regnier Conder, abituale frequentatore dell’aristocrazia, il quale avrebbe ucciso tutte le prostitute che erano a conoscenza della sua storia adultera con Mary Kelly. L’uomo risultava sposato con la figlia di un generale da cui aveva avuto due bambini. Sembra però che venisse ricattato da Annie Chapman e, per paura che la relazione segreta venisse a galla, la “corrompeva” con oggetti antichi che recuperava durante le sue spedizioni in Medio Oriente. Nel 1888 Charles Warren, che aveva guidato Conder nelle sue imprese, diventa capo della polizia di Londra. Sarà lui che provvederà a far ripulire la scritta lasciata dall’assassino dopo l'omicidio di Katherine Eddowes. Si legge: Gli ebrei non sono uomini da farsi accusare per niente. Dalla frase era emerso che Jack poteva essere un ebreo in cerca di vendetta. La scritta non verrà mai fotografata, ma solo riscritta. Stando alle ipotesi di Andrews e Slemen, l'ordine di cancellarla sarebbe stato dato per evitare che dalla calligrafia si fosse potuto risalire a Conder. I due avrebbero scoperto anche degli strani segni presenti sul volto della quarta vittima, che somiglierebbero alle lettere dell'alfabeto moabita (il popolo che abitava sulla riva sinistra del Giordano fino all'arrivo degli ebrei). Secondo i due, i simboli comporrebbero un messaggio in codice rivolto a Warren, l’unico che conoscesse questo suo segreto.
Scoperta di un diario segreto
Nel 1992 un inglese rivela a tutto il mondo di aver ritrovato in una cantina un diario: si raccontava che erano le memorie di Jack lo squartatore. Le pagine riportano le vicende di un commerciante inglese, un certo James Maybrick, che durante i suoi viaggi si divertiva a uccidere e sezionare le prostitute. Pare anche che alcune foto assomigliassero all’identikit dell’assassino. Nonostante le descrizioni realistiche dei delitti, le indagini hanno però escluso che si potesse trattare proprio delle memorie di Jack.
Sickert: caso aperto o chiuso?
C’è addirittura chi ha speso un’ingente somma di denaro per indagare sul serial killer di Londra. E’ il caso della celebre scrittrice americana di gialli Patricia Cornwell che nel suo libro Portrait of a killer: Jack the Ripper. Case closed (2002) identifica Jack lo squartatore con Walter Richard Sickert (1860-1942), uno dei più noti pittori britannici della fine del XIX secolo. Un’ipotesi non del tutto nuova, dato che già negli anni Settanta era nella lunga lista dei sospettati. La scrittrice lo dimostra, e anche con estrema certezza, dietro un accurato lavoro di ricerca di oltre un anno, spendendo 6 milioni di dollari per acquistare 31, forse 32, dipinti del pittore, tutti i documenti scientifici e alcune lettere del killer (poi donate all'Università di Harvard). Ecco come sarebbe giunta a questa conclusione. Alcune sequenze di dna mitocondriale dei due “imputati” sembrerebbero provenire dalla stessa persona; Sickert e l’assassino avrebbero anche adoperato un tipo di carta con lo stesso marchio. Ma la tesi della scrittrice si baserebbe soprattutto su due quadri realizzati tra il 1908 e il 1909: uno di questi, intitolato Camden Town murder, raffigurerebbe una donna nuda sdraiata nella stessa posizione di una delle vittime di Jack. Nel secondo dipinto, le ferite sul volto di una donna le paragona alle stesse di un’altra sua vittima. Sembra che il pittore possedesse anche tre studi segreti nella zona incriminata. Una tesi non proprio azzardata se pensiamo alla rapidità e alla facilità con cui il killer si volatilizzava nell’oscurità. Ma c’è dell’altro. La teoria della Cornwell si avvicina alla pista esoterica: pare, infatti, che Sickert sia stato involontariamente legato ai cinque omicidi come complice di una cospirazione massonica atta a proteggere il duca di Clarence. La sua scoperta non è però stata accolta con entusiasmo: nel cercare delle prove nascoste, una delle tele del pittore è stata distrutta, attirandosi in tal modo le critiche di inglesi e appassionati d’arte.
Teoria sul duca di Clarence
Da piccolo, Eddie era conosciuto come un bambino poco attento e indifferente verso ogni cosa, tanto che si vociferava fosse leggermente ritardato. Era parzialmente sordo, problema ereditato dalla famiglia materna. Abituale frequentatore di prostitute, a 17 anni contrae la sifilide (che lo ucciderà a soli 24 anni). Più di un testimone dichiarò, in effetti, di averlo visto aggirarsi intorno al luogo del delitto. Solo nel 1962 prende piede l’idea che possa essere veramente l’assassino. Secondo l’ipotesi del Dr. Thomas Stowell, la Famiglia Reale era a conoscenza della sua colpevolezza e lo avrebbe rinchiuso in un ospedale psichiatrico. Tuttavia, si era scoperto che il duca non era a Londra nei giorni in cui avvennero alcuni omicidi. Esiste poi un particolare che farebbe cadere l’ipotesi di Stowell: la malattia contratta lo avrebbe indebolito, con il passare del tempo, e in quelle condizioni era improbabile uccidere con la stessa violenza tipica di Jack lo Squartatore.
Teoria su Druitt
Aveva 31 anni all’epoca degli omicidi. Parecchi lo hanno indicato come il principale sospettato. Era un avvocato, nipote di affermati chirurghi (ma non aveva conoscenze mediche, stando alle constatazioni). Pare sia morto sucida: il 31 dicembre 1888 il suo corpo viene trovato nel Tamigi. Nelle tasche dei vestiti vengono trovate quattro grosse pietre. Il fratello affermerà che Druitt era stato licenziato dalla scuola dove insegnava apparentemente senza motivo, anche se le chiacchiere dell'epoca attribuivano il motivo alle sue tendenze omosessuali che lo portavano a molestare gli studenti. Nella sua abitazione viene ritrovata anche una lettera d'addio indirizzata al fratello in cui Druitt diceva: Da venerdì sentivo che sarei diventato pazzo come mamma, e che per me la cosa migliore era morire. Del resto, le malattie mentali e la tendenza al suicidio era cosa comune in casa Druitt. Si sospettò di lui perché la sua morte era avvenuta in coincidenza con l'ultimo delitto. Druitt non aveva però l’aspetto descritto dai testimoni. Inoltre risultò che abitava piuttosto lontano da Whitechapel e conosceva pochissimo quella zona.
Teoria del complotto reale
Questa ipotesi inizia a prendere piede negli anni Settanta quando la Bbc decide di fare delle ricerche per produrre un programma televisivo sugli omicidi di Jack lo squartatore. Un investigatore di Scotland Yard suggerisce alla società radiotelevisiva inglese di parlare con Joseph Sickert, figlio del pittore Walter. Sembra che suo padre fosse a conoscenza della verità sui delitti di Whitechapel e di una relazione segreta tra un certo Eddie e una ragazza cattolica di nome Annie Elizabeth Crook. Eddie non è altri che il Duca di Clarence, nipote della Regina Vittoria. Quando si seppe che la donna era rimasta incinta, la Regina fa di tutto per separarli. Qui entra in gioco Sir Willam Gull, medico personale della Regina, che attraverso degli esperimenti su Annie riesce a farle perdere la memoria e diventare epilettica. Il problema però non era del tutto risolto. Mary Kelly sapeva ogni cosa sulla vicenda e cominciò a raccontarla alle sue amiche, tanto che alcune di loro le fanno pressioni per ricattare il governo. Queste amiche sarebbero Polly Nichols, Elizabeth Stride e Annie Chapman. L’incombente minaccia per la Casa Reale portò le persone vicine alla Regina a creare la fantomatica figura di Jack the Ripper. Gull sarebbe stato incaricato di eliminare le uniche testimoni dell’accaduto e coprire così l’eventuale scandalo che ne sarebbe derivato. Catherine Eddowes risulterebbe l’unica vittima uccisa per sbaglio: spesso infatti si faceva passare per Mary Kelly. Per allontanare i sospetti, sarebbe stato scelto un capro espiatorio: il Druitt trovato morto nel Tamigi. Nel 1978 Joseph Sickert confessò (forse indotto) alla tv inglese di essersi inventato tutto.
Pista esoterica
Lo scrittore e giornalista inglese Daniel Parson ha pubblicato nel 1964 una serie di prove che testimonierebbero come Druitt facesse parte di una setta satanica chiamata “Gli Apostoli” e che il suo non fu un suicidio, ma un assassinio voluto dai membri della setta per non essere scoperti. Dopo i fatti, Druitt avrebbe dovuto presentarsi a Scotland Yard per essere interrogato, ma qualcuno gli chiuderà per sempre la bocca. Infatti, il giorno prima verrà trovato cadavere. Giorgio Galli nel suo libro scrive che il corpo di Druitt era stato ripescato a pochi metri da Osiers, un’abitazione privata che veniva utilizzata per le riunioni di questa setta della quale erano seguaci molti aristocratici, tra cui proprio William Gull e l’erede al trono d’Inghilterra, il duca di Clarence. La stessa tesi del complotto reale è stata proposta nel film La vera storia di Jack lo squartatore (2001) con Johnny Depp.
Somiglianze con il Mostro di Firenze
Ancora oggi, si tratta di due casi avvolti nel più assoluto mistero. La cosa inquietante è pensare però che i due famosi serial killer facciano parte di una stessa realtà. Sembrerebbe, infatti, che dietro a queste morti, in apparenza inspiegabili, si nasconda proprio una setta satanica che avrebbe commissionato gli omicidi. Nel libro Compagni di sangue (Le Lettere, Firenze 1998) di Giuttari e Lucarelli si parla di una “schola” dei misteri che si tramanda nei secoli, da seguace a seguace, che collegherebbe Jack lo squartatore al Mostro di Firenze. Li accomuna l’aver agito nella stessa maniera: nessuna donna è stata violentata, quasi tutti i corpi sono stati massacrati con ferite da taglio e con orribili mutilazioni (anche nel caso del mostro di Firenze, alcuni organi delle vittime erano stati spediti al sostituto procuratore). In entrambi i casi, si era parlato di mutilazioni “rituali”. In particolare, nel Mostro di Firenze si è accertato che si è trattato di delitti esoterici (16 vittime, che erano coppie di fidanzati) per via di alcune foto, che ritraggono tre cerchi simbolici a pochi metri di distanza dal luogo in cui le vittime furono trovate. I due casi avrebbero in comune anche la sparizione misteriosa di alcuni documenti. Tornando a Jack, nel 1887 nasce a Londra l’Hermetic Order of the Golden Dawn comandato dal mago Samuel Liddel Mathers. Questa setta risulta essere una delle più importanti della storia perché da essa si diramano parecchie fazioni esoteriche in tutto il mondo. Proprio a un anno dalla nascita della “Golden Dawn”, hanno cominciato a registrarsi a Londra diversi crimini strani attribuiti a rituali segreti dell’Ordine, che si riconoscevano proprio per questo tipo di mutilazioni. Come nel caso del mostro di Firenze (nella quale esisterebbe un coinvolgimento di personaggi potenti e insospettabili), sembra che anche in quello di Jack sia accaduto lo stesso.
La leggenda continua
Jack lo squartatore è stato protagonista di tantissime rivisitazioni in romanzi, al teatro e al cinema. Il vero Jack the ripper in una sua lettera scrisse: ''Un giorno gli uomini si guarderanno indietro e diranno che io ho dato origine al ventesimo secolo''.
http://www.ilcassetto.it/notizia.php?tid=497







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