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Discussione: I templi degli Dei

  1. #141
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    Predefinito Re: I templi degli Dei

    Athens, ancient Agora, Hephaistus temple







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  2. #142
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    Predefinito Re: I templi degli Dei

    Magna Grecia, Sicilia: Tempio di Ssegesta, intatta suggestione





  3. #143
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    Predefinito Re: I templi degli Dei

    Complesso di chiese costruite sopra l'antico tempio di Iside, iseo, a Bologna
    Chiesa del Santo Sepolcro nel complesso basilicale di Santo Stefano. Edicola della metà del XII secolo che conserva le reliquie di San Petronio. Bologna




  4. #144
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    Predefinito Re: I templi degli Dei

    Temple of Hercules is a historic site in the Amman Citadel in Amman, Jordan.







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  5. #145
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    Predefinito Re: I templi degli Dei

    MATRALIA (MATER MATUTA)
    La festività delle Matrialia era celebrata l’11 giugno, a questo culto erano ammesse solo le donne vergini o sposate una sola volta, il cui marito era ancora vivo, mentre le donne schiave ne erano severamente escluse, per ricordare, ogni anno, l’esclusione delle donne schiave, s’introduceva nella cerimonia una schiava, che veniva cacciata a frustate e seguiva l’offerta rituale che era costituita da focacce cotte in vasi di coccio. Mater Matuta, nella mitologia romana era la dea del Mattino o dell’Aurora, aveva un tempio nel Foro Boario, accanto al Porto fluviale di Roma, consacrato secondo la leggenda da Romolo, fu distrutto nel 506 a.C. e ricostruito nel 396 a.C. da Marco Furio Camillo, nell’odierna area di Sant’Omobono, realizzato all’epoca di Servio Tullio.
    Immagine: Mater Matuta Carlsberg Glyptothek, Copenhagen




  6. #146
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    Predefinito Re: I templi degli Dei

    Gli affreschi della Chiesa di San Lorenzo in Palatio ad Sancta Sanctorum in Roma, cappella privata dei pontefici nel Medioevo.
    " Non esiste al mondo luogo più santo di questo ", leggiamo nell'iscrizione latina sopra l'altare.
    Da conoscere assolutamente e da visitare!
    Tutti materiali di reimpiego sono stati sottratti a monumenti imperiali romani, vedi le due colonne, di porfido rosso, in primo piano




  7. #147
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    Predefinito Re: I templi degli Dei

    La grotta micaelica di Minervino:
    Una relazione del 1° dicembre 1923, redatta dall’arcidiacono-parroco Ignazio Bevilacqua, accenna ad una leggenda di fondazione del santuario
    «vuolsi che siffatta grotta – afferma Bevilacqua – sia stata sacra,
    nell’epoca pagana, alla dea Minerva, donde il nome di Minervino
    alla città, che serba nello scudo blasonale del Comune l’impron-
    ta di tal dea, che poi, Minervino, fatta cristiana dalla predicazio-
    ne evangelica, abbia dedicato all’Arcangelo S. Michele, invoca-
    to protettore della città, l’antico monumento già sacro a Minerva»
    Secondo questo racconto l’esistenza del santuario è connessa con la progressiva antropizzazione del territorio, mentre la sua intitolazione spiega l’origine del toponimo urbano. La metamorfosi cultuale e il mutamento della dedicazione
    segnano, invece, il passaggio della popolazione dal paganesimo alla nuova fede cristiana. L’arcidiacono aggiunge che i devoti dell’arcangelo ogni giovedì compivano il pellegrinaggio al santuario extra-urbano, e la medesima grotta era meta
    anche dei forestieri, soprattutto nei giorni festivi dell’8 maggio e del 29 settembre gli stessi che vengono solennizzati presso il santuario micaelico del Gargan , e continua riferendo che il patrocinio dell’arcangelo «in modo speciale s’è
    sperimentato nelle epidemie del bestiame,massime bovino>








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  8. #148
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    Predefinito Re: I templi degli Dei

    Chiesa di S. Silvestro in Capite nel Tempio del Sole in Roma
    Sorta sulle rovine del Tempio del Sole, la chiesa di S. Silvestro in Capite con annesso monastero risulta edificata alla metà dell’VIII secolo. Documenti contemporanei la dicono finita con il monastero in onore di S. Stefano da papa Paolo I (758-762) nella casa di famiglia dov’era nato e cresciuto . Un’altra antica tradizione attribuisce invece la fondazione della chiesa, dedicata ai santi Dionisio, Rustico ed Eleuterio, al predecessore e fratello Stefano II (752-757), morto poco dopo l’inizio dei lavori, proseguiti e conclusi da Paolo; il Liber Pontificalis precisa che quest’ultimo avrebbe costruito, oltre alla nuova chiesa, un oratorio interno al monastero. La chiesa con un piccolo monastero, dunque, fu costruita sui resti del Tempio del Sole e su una parte di terreno di proprietà del padre di Stefano II. La chiesa fu portata a termine da Paolo I e intitolata a S. Silvestro e affidata ai Benedettini. Già nel 995 alla chiesa spettò la proprietà e la custodia della Colonna Antonina. Nel XI e XII secolo la chiesa risulta dedicata ai santi Stefano, Silvestro e Dionisio. La denominazione “in” o “de capite”, che si impose nel XII secolo, derivò dalla reliquia della testa del Battista trasferita nel monastero al tempo di Innocenzo II. Può derivare anche dal fatto che la chiesa sorse nell’area a oriente della via Lata che per molto tempo fu l’estrema propaggine del centro abitato nel medioevo. Infatti, grazie alla presenza dell’Acqua Vergineche, seppure in parte, rimase funzionante, le abitazioni si concentrarono maggiormente nelle vicinanze dell’attuale Fontana di Trevi, addossate agli imponenti resti dell’acquedotto; invece, verso il Pincio il tessuto si presentava già fortemente intercalato da vigne e da orti, come la stessa toponomastica, riflessa anche sui nomi delle chiese e tuttora esistente, può ampiamente dimostrare: infra hortos, de fractis e in capite domorum . Le indagini archeologiche hanno individuato nella zona testimonianze di età imperiale, riferibili al colossale Tempio del Sole, eretto da Aureliano dopo la riconquista di Palmira nel 273.
    Sono poche le testimonianze medievali rimaste: dall’esame delle fondazioni e murature ancora visibili si deduce che la chiesa dell’VIII secolo doveva essere di tipo basilicale con tre navate spartite da colonne che sorreggevano una trabeazione e una cripta per le reliquie; era preceduta da un atrio e, secondo le fonti, superbamente decorata da mosaici e arredi preziosi. La chiesa accolse numerose reliquie provenienti dalle catacombe, così come avveniva in quegli anni per molte altre chiese romane, dato lo stato di abbandono dei sepolcreti extraurbani. Una coppia di lapidi marmoree dell’VIII secolo, murate ai lati dell’ingresso della chiesa, fornisce il lungo elenco delle feste relative ai santi e ai martiri i cui resti furono custoditi in S. Silvestro. Nel 1867 si rinvenne sul lato Est di piazza S. Silvestro, un monumento marmoreo con iscrizione metrica e decorato con un prospetto architettonico a sette nicchie. La dedica posta sul rovescio commemorava la costruzione e il restauro per il culto di Mitra per iniziativa di tre generazioni di viri consulares appartenenti alla stessa famiglia85. L’attuale assetto dell’edificio è frutto degli interventi succedutisi nel Cinquecento e nel Seicento. Il monastero fu espropriato nel 1871 e destinato agli uffici della Posta Centrale...




  9. #149
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    Predefinito Re: I templi degli Dei

    Festa solstiziale del sole e della luna, San Giovanni è anche la la festa del fuoco e dell'acqua. In questo capitolo tratteremo dell'accensione e del significato dei falò. Antichissimi riti agrari, ancora oggi praticati in molte parti d'Europa e nelle nostre valli alpine collegati ai tempi della transumanza...
    Quello dell'accensione dei falò al solstizio d'estate è un rito magico legato alla fertilità della terra, degli animali, degli uomini, ma anche un rito di purificazione e di protezione. Un uso così radicato nella cultura dell'Europa occidentale che lo vediamo rispuntare ovunque...
    “Di lassù la vista era splendida. Sullo stretto picco roccioso erano almeno una ventina a fare un picnic intorno alle ceneri di un gigantesco braciere. Da qualche anno la tradizione del falò di San Giovanni era tornata in auge. Alcuni giorni prima della cerimonia i più coraggiosi portavano fino in cima ceppi, tronchi di vite e fascine di sarmenti. Li ammassavano a piramide, quasi a voler ulteriormente innalzare la montagna. La notte del 23 giugno la cima prendeva fuoco, e se le condizioni atmosferiche lo permettevano la flama del Canigò poteva essere vista in tutto il Roussillon”.
    Siamo in presenza di riti antichissimi, risalenti almeno al Neolitico e alla grandiosa rivoluzione agraria che permise agli uomini, fino ad allora cacciatori e raccoglitori, di superare la fase del nomadismo e di costruire i primi insediamenti stabili. Riti che non escludevano sacrifici anche umani e che sono sopravvissuti per millenni nonostante le trasformazioni della società. Riti contadini secondo Frazer che per primo li studiò in modo sistematico:
    “Da tempo immemorabile i contadini d'ogni parte d'Europa hanno usato accendere dei falò, i cosiddetti fuochi di gioia, in certi giorni dell'anno, ballarvi intorno e saltarvi sopra. Vi sono testimonianze storiche del Medioevo sull'esistenza di questi usi e forti prove intrinseche dimostrano che la loro origine si deve cercare in un periodo molto anteriore alla diffusione del Cristianesimo. Anzi le prime tracce o prove della loro esistenza nell'Europa settentrionale ci vengon date dai tentativi dei sinodi cristiani del secolo VIII di abolirli in quanto riti pagani. Non è raro che in questi fuochi si ardano dei fantocci o che si finga di ardervi una persona viva; e c'è ragione di credere che anticamente vi fossero davvero bruciati degli esseri umani.”
    Con il passare del tempo il rito divenne meno cruento e al posto degli uomini vennero sacrificati animali. Secondo Frazer un uso ancora vivo nella Francia del XVII secolo tanto che “era l'uso nel passato, per i fuochi di S. Giovanni che si accendevano nella Place de Grève a Parigi, di bruciare un cesto, un barile, o un sacco pieno di gatti vivi sospeso da un'antenna in mezzo al falò: qualche volta si bruciava una volpe. Il popolo raccoglieva la cenere e la bragia del fuoco credendo che portassero fortuna e le conservava in casa. I re di Francia spesso assistevano allo spettacolo e talvolta accendevano il fuoco con le loro mani. Nel 1648 Luigi XIV, incoronato di rose e recandone in mano un mazzo, accese il falò, gli ballò intorno e prese parte al banchetto nel palazzo del Comune,”
    Un atto per noi orribile, ma che si spiega con il carattere della festa. Abbiamo già visto come il solstizio rappresenti un punto di svolta dell'anno, segnato dal progressivo declino del sole sulla linea dell'orizzonte. L'astro sembra perdere forza e deperire. Un fenomeno percepito come potenzialmente pericoloso che deve essere contrastato con riti adeguati. I falò devono servire a sostenere l'astro, ad aiutarlo a mantenere la sua forza generativa, allontanando le forze avverse che ne minano la potenza. Un rito protettivo che tramite la magica forza del fuoco permette di espellere o tenere lontano tutto ciò che può essere dannoso a uomini, luoghi, piante, animali. Un rito di purificazione e di rigenerazione, di morte e rinascita e dunque di fertilità.




  10. #150
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    Predefinito Re: I templi degli Dei


    Anche a San Petronio in Bologna il raggio luminoso del sole segna dentro la Cattedrale il giorno più lungo dell'anno

 

 
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