Il tempio DI Giove a Cansano (AQ), articolo apparso su SATURNIA TELLUS https://www.saturniatellus.com/2020/...qc3wo3JZaksNH0


Il tempio DI Giove a Cansano (AQ), articolo apparso su SATURNIA TELLUS https://www.saturniatellus.com/2020/...qc3wo3JZaksNH0


Italy. Motya.
Temples in Motya and their Levantine prototypes:Phoenician religious architectural tradition.
The foundation of the city probably dates from the eighth century BC, about a century after the foundation of Carthage in Tunisia. It was originally a colony of the Phoenicians, who were fond of choosing similar sites, and probably in the first instance merely a commercial station or emporium, but gradually rose to be a flourishing and important town.
Recent archaeological investigations in Motya by Rome «La Sapienza» University
brought about a series of sacred buildings and claried several aspects of already knownones, revealing the deep roots linking the Sicilian colony to its homeland. If the Temple
of the Kothon, dedicated to Baal in the southern quadrant of the city, encompassed by a
monumental Circular Temenos, and the Temple of “Cappiddazzu” (possible devoted to Melqart), show the transmission to the West of the architectural typologies of monumental
royal sanctuaries, the Four Rooms Building and the Long-Room tripartite temple, other
sacred places, like the Shrine of Astarte in Area F or the Temple of the same Goddessagain in the Sacred Area of the Kothon may be also considered Punic developments ofthe religious architectural tradition of the Levant.
Motya with the temple erected inside the southernshore of the island (the so-called “Temple of theKothon”, dedicated to Baal), apparently falls into thelatter category, even though the island was soon givena second sacred area (the “Temple of Cappiddazzu”,possibly dedicated to Melqart or to a healing deity),and the city shaped up from a dual urban layout,recalling that of insular or peninsular cities of thehomeland (like Tyre itself, but also Byblos, Sidonand perhaps Arados might have been the prototype), with at least a pair of main sanctuaries.
Recent excavations at Motya by the Sapienza University of Rome and the Sicil- ian Superintendence of Trapani have expanded our information on the Phoenician goddessAstarte, her sacred places, and her role in the Phoenician expansion to the West during
the rst half of the rst millennium BCE. Two previously unknown religious buildingsdedicated to this deity have been discovered and excavated in the last decade.
the oldest temple dedicated to the goddess, located in the Sacred Area of
the Kothon in southwestern quadrant of the island . e indigenous population
worshipped a major goddess at the time of Phoenician arrival, so that the cult of Astarte
was easily assimilated and transformed into a shared religious complex.
(Temples in Motya and their Levantine prototypes: Phoenician religious architectural tradition
Lorenzo Nigro )
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Tempio di Aphaia
Il tempio di Atena Aphaia ad Egina: il tempio di Aphaia è stato dedicato alla dea Atena e si trova sull'isola di Egina, in cima ad una collina. Questa è una delle antiche meraviglie architettoniche dell'antica Grecia.
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Il santuario di Giunone Gabina a Gabii ( San Vittorino - Agro Romano - Roma) by panoramio
Il santuario a differenza degli altri non presenta terrazzamenti accentuati ma si trova comunque su una piattaforma ottenuta modificando l’orografia del terreno; il santuario intorno al 150 a.C. viene intitolato a Giunone ma prima la zona era occupata da un culto oracolare ed animistico, come dimostrano le risultanze archeologiche. Consiste nell’insieme di una porticus triplex che va a cingere l’area sacra, al centro di questa area, sull’asse di simmetria, si colloca un tempio periptero sinepostico che si eleva su un basamento che permette un accesso solo frontale ed è presente un giro di colonne avente interasse variabile, le quali formano una peristasi che si conclude nelle ali, dentro troviamo la cella dove vi era la statua della divinità ; in asse con il tempio, l’altare ed una gradinata semicircolare che permetteva di sedersi nel momento in cui si assisteva ad una rappresentazione scenica di carattere religioso. All’interno dell’area erano presenti una serie di buche, il loro significato si riscontra nel fatto che l’area sacra era una specie di piazza alberata, questi alberi non erano stati inseriti per scopi estetici ma avevano la funzione di riprodurre quello che doveva essere l’originaria configurazione di questo luogo di culto, infatti in origine in questo luogo vi era un bosco sacro , all’interno del quale è stato individuato un nemus, ovvero una radura sacra nella quale si manifesta la presenza del divino. In particolari tra questi alberi ve ne era uno che era l’albero verso l quale veniva praticato il culto dell’albero, si tratta quindi di un culto che viene reinterpretato in chiave architettonica.


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