Il Piccolo Popolo
Gnomi, folletti ed elfi: alle origini di un mito senza tempo
di Massimo Centini
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È evidente che il problema non è stabilire se esistono o non esistono gnomi, elfi, fate, ecc. almeno da un punto di vista eminentemente razionale; la questione sta nel comprendere quale sia il loro ruolo. In parole povere può essere importante comprendere “che cosa vogliano dire”. Quali risvolti psico-antropologici hanno assolto e assolvono. Di certo non quello di custodire tesori o scavare miniere; sicuramente custodiscono - per noi - il segreto di un’esistenza “altra” a cui dobbiamo affidare la soluzione delle nostre istanze e qualche angoscia. Parlare del Piccolo Popolo può essere un’impresa affascinante. Nello stesso tempo però, se ci sforziamo di individuare possibili legami tra il mito e la storia - come spesso è stato fatto - finiamo per chiuderci in un vicolo cieco, a giocare con simboli e archetipi, alla ricerca di un mondo che non c’è.
Così una leggenda islandese chiarisce l’origine del Piccolo Popolo: quelle minuscole creature sarebbero quindi vissute celate agli occhi degli uomini perché la loro progenitrice si sarebbe vergognata di presentarli a Dio.
Ma se la mitologia dell’Islanda cerca, facendo confluire tradizione popolare e cultura cristiana, di spiegare la genesi degli elfi, troviamo tracce del Piccolo Popolo in tante altre creature e con caratteristiche spesso ricorrenti. Dal noto Bes egizio al divino Tagete etrusco, troviamo un’ampia schiera di piccole creature adagiate tra le pieghe del mito, ma spesso circondate da un’aura che invoca un legame con la storia.
Ad esempio, nell’Europa dell’Est, troviamo i Barstucci, ometti nascosti sotto le piante di sambuco, i Kaukie, sempre affamati, i Colky, che come i Penati romani, se ne stavano celati negli angoli oscuri delle case. I Korrigans bretoni si dimostravano particolarmente disponibili ad aiutare gli uomini mentre i Bansidhe irlandesi svolgevano un ruolo molto simile al Cupido classico. Più noti i Coboldi gallesi e i Picchiettanti cornovagliesi, che con il loro aspetto costituiscono lo stereotipo più caratteristico del Piccolo Popolo.Secondo la tradizione medievale, i discendenti degli scozzesi erano i Pechs (o Pehts), esseri fatati, non più alti di “tre o quattro piedi”, che per comportamento non sembrano presentare notevoli differenze dagli gnomi.
Nel Piccolo Popolo, vi sono due categorie principali di esponenti: quelli della luce e quelli delle tenebre. I primi vivono sulla terra, i secondi sotto. In genere, conoscono e parlano il linguaggio degli animali, tra i quali hanno fraterni amici e terribili nemici.
La conoscenza della lingua degli uccelli, rimanda alla tradizione esoterica, secondo la quale possedere il segreto di un linguaggio negato ai più, è segno di un potere straordinario, a tratti divino. Spesso, nelle fonti, si fa riferimento al Buon Popolo: termine usato come sinonimo di Piccolo Popolo. Un’interessante indicazione in questo senso ci giunge dal trattato di Robert Kirk, “The Secret Commonwealth”, pubblicato nel 1692. Il testo descrive il regno segreto popolato da elfi, fate egnomi, soffermandosi sugli aspetti e sulle abitudini dei piccoli abitanti della natura. Le conoscenze di Kirk avevano certamente origine nel patrimonio folkloristico nazionale, di cui l’autore era una appassionato studioso.
Un’emblematica indicazione sul modo in cui l’uomo ha spesso interpretato il carattere del Piccolo Popolo, la reperiamo in una raccolta di tradizioni (W. Veyer Lubke, “Romanisches etymologisches”, Herdelberg 1953) in cui lo gnomo Haroldson, di 379 anni, rivolgendosi al suo interlocutore umano, fornisce una precisa indicazione sulla propria specie: «Noi siamo rimasti fedeli alla nostra origine mentre voi no. Il nostro rapporto con la terra si basa sull’armonia, mentre il vostro si basa sull’abuso: abuso nelle questioni di vita e di morte». Anche gli gnomi qualcosa da insegnare.
http://old.lapadania.com/2000/aprile...a2.htm%3C/a%3E





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