La bellezza sarà più forte della barbarie”, scandiva Renzi il 24 novembre – undici giorni dopo la strage del Bataclan – annunciando un miliardo per la cultura. La maggior forza, due mesi dopo, s’è rivelata nell’imbracatura goffa delle statue dei musei capitolini per non dispiacere il presidente iraniano. E nel mondo si ride dell’Italia. Altro che patria della cultura.
“Ma che avete combinato voi italiani con quelle statue?”, ha commentato ieri con sorriso quasi sadico il premier francese Valls con Rouhani accanto (a cui Hollande ha negato anche il pranzo ufficiale dopo la richiesta di Teheran di togliere il vino da tavola).
Il veleno di coda francese verso l’Italia inchinata è stato sin troppo facile dopo che la figuraccia aveva riempite le pagine dei maggiori giornali internazionali. E mentre Renzi ieri si dedicava a ricevere i registi da Oscar Bertolucci, Tornatore, Benigni e Sorrentino sempre “dare uno sprint alla cultura” con la nuova legge sul cinema, a togliere ogni velo sulla vera questione ci ha pensato la spiccia spiegazione del deputato dem Ernesto Carbone: “Le proteste per la statue coperte al Campidoglio? Ci sono 20 miliardi di euro investimenti da parte dell’Iran e noi stiamo parlando di un cartone davanti ad una statua. Noi siamo un paese ospitale, mettiamo a proprio agio tutti quelli che vengono in Italia, e per farlo stavolta abbiamo coperto una statua. Qual è il dramma?” ha detto ieri a Un Giorno da Pecora su Radio2. Quindi per questi miliardi l’episodio va tollerato? “Certo, per venti miliardi avrei fatto anche di più”. E amen. Amen anche per la caccia al colpevole dell’affaire-statue.
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