Altro che “la colpa è la crisi dei mercati asiatici”, come aveva detto Silvio Berlusconi nella notte del derby ai cronisti stipati fuori dal ristoranteCamillo Benso di Milano, Mr. Bee non rileverà il 48% delle quote del Milan a 480 milioni di euro semplicemente perché non avrebbe mai potuto farlo. I motivi li avevamo scritti da un anno: Bee Taechaubol è un oscuro broker finanziario che agisce per investitori altri, nel caso sarebbero state le banche d’affari Ads Securities (Abu Dhabi) e Citic (Cina), che non si capisce perché avrebbero avuto bisogno di lui come intermediario; il prezzo era gonfiatissimo, una valutazione complessiva di 1 miliardo per un bene, il Milan, che la stessa società controllante Fininvest aveva iscritto a bilancio 2014 (uscito ad aprile 2015) con un valore di circa 450 milioni, meno della metà. Oggi lo ribadisce anche Fininvest che la cessione non ci sarà, non a Mr. Bee almeno.
E allora, a pochi giorni dal trentesimo anniversario dell’avvento di Berlusconi al Milan rimane solo un club ridimensionato sportivamente, con un bilancio 2015 che sarà ancora in profondo rosso (oltre un centinaio di milioni, erano 94 nel 2014) e con oltre 240 milioni di debiti. Rimane una guerra intestina tra Adriano Galliani e Barbara Berlusconi, con il primo tornato in vantaggio dopo il licenziamento di quasi tutti i nuovi manager portati in società dalla figlia del padrone, che può avvalersi solo del sostegno della Curva Sud tramite la mediazione di Filippo Ferri, l’ex poliziotto condannato per la Diaz e ora responsabile sicurezza del Milan.
Rimane quell’assurdo teatrino organizzato dall’ex infermiera diventata eurodeputata Licia Ronzulli, intermediaria dello sfumato affare Mr. Bee, così come fu intermediaria (con l’inserimento in Fondazione Fiera) del nuovo stadio al Portello, saltato anche quello con salate penali da pagare. Rimangono le macerie del berlusconismo.
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Da sbattere nei dilettanti, subito!!!




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