

«The world is less explainable than we would like to admit» Jeff Jarvis
«Io non capisco come si possa passare davanti a un albero e non essere felici di vederlo» - Fëdor Dostoevskij








Che poi secondo me non capite appieno la libertà e il grado di accettazione del mondo di troll.
È quello che in trigun viene descritto come il dilemma del ragno e della farfalla.
Ovvero l'accettazione degli eventi fuori dal senso morale umano.
Anche l'empatia o la sua mancanza sono mezzi egoistici che non riguardano lo stato delle cose: fai ciò che il senso comune intende per male o bene esclusivamente per sentirti meglio, per un bisogno. Come il rapinatore che spara in banca, la suora che cura il lebbroso, il Mengele che tortura i gemelli, il ricco cittadino che butta il cibo nella spazzatura. Fanno tutti parte di categorie di bisogno, più o meno pubblicamente inconfessabili. Tutti che alla fine sono come dovrebbero essere.
Se devi scegliere tra far morire di fame un ragno e lasciar morire divorata una farfalla, non devi scegliere, perché non esiste risposta al quesito che non sia arbitraria. E anche perché non puoi tecnicamente scegliere.
In questa corsa al "giusto" e al "corretto" che fate qui, troll si abbandona logicamente all'amore verso quel pattern emergente di informazioni che lo rappresenta, deridendo sia le pretese religiose, sia quelle egaliane, sia quelle scientifico progressive. Quindi brindiamo a Cthulhu
"Pistilloni in crabettura boccidi sa zanzara" (Don Gigi)"Internet è stato creato per dare ai malati di mente qualcosa da fare" (Frank Darabont)


Chi ha inventato il Dio biblico-coranico era probabilmente uno psicopatico sadico e masochista al tempo stesso, inventore di un tiranno di malvagità suprema e illimitata, capriccioso e insensibile, che ha rovinato le vite degli uomini e la loro psiche fin da bambini, non rendendoli mai migliori e immuni dal commettere delitti. Solo una persona profondamente crudele, dotata di tracotanza e sicumerica arroganza, potrebbe lodare il classico Dio monoteistico, quello islamico e preconciliare, al cui confronto Ctulhu è simpatico e benevolo.
Ogni riferimento a forumisti presenti e non, è da ritenersi (non) puramente casuale.
Ma lasciam parlare il saggio barone d'Holbach:
Come scorgere un padre tenero, generoso e giusto in un essere che ha dato la vita ai suoi figli solo per renderli infelici?
Nonostante le ingiustizie che tutte le religioni si compiacciono di attribuire alla Divinità, dipingendone a foschi colori l'immagine, gli uomini non ammettono che la si accusi di iniquità: temono che, come accade ai tiranni di questo mondo, Dio si senta offeso dalla verità e raddoppi sui sudditi il peso della sua cattiveria e della sua tirannia. Essi danno perciò ascolto ai loro preti, che dicono loro che Dio è un tenero padre, un monarca giusto il cui scopo, riguardo a questo mondo, è di assicurarsi l'amore, l'obbedienza e il rispetto dei suoi sudditi, e che lascia ad essi la libertà di agire solo per dar loro l'occasione di meritare i suoi favori e di acquistarsi una felicità eterna che egli non sarebbe per nulla tenuto ad elargire. Da quali indizi gli uomini possono dunque riconoscere la tenerezza d'un padre che ha dato la vita ai suoi figli solo perché trascinassero sulla terra una vita penosa, agitata e piena di amarezze? C'è un dono più funesto di questa pretesa libertà che, a quanto ci dicono, mette gli uomini in grado di abusarne e, con ciò, di incorrere in pene eterne?
Tutta la vita dei mortali, tutto ciò che avviene quaggiù, depone contro la libertà dell'uomo, contro la giustizia e la bontà di un presunto Dio
Chiamando i mortali alla vita, a quale giuoco crudele e periglioso la Divinità li costringe a giocare! Gettati in questo mondo senza il loro consenso, dotati di un carattere che essi non hanno scelto, animati da passioni e desideri ìnsiti nella loro natura, esposti a insidie che essi non hanno la forza di evitare, trascinati da eventi che non hanno potuto né prevedere né prevenire, gli sventurati esseri umani sono costretti a percorrere un cammino che li può condurre a supplizi orribili per violenza e durata.
Certi viaggiatori narrano che, in un paese dell'Asia, regna un sultano pieno di capricci e inflessibile nelle sue volontà più bizzarre. Per una strana mania, questo principe passa il proprio tempo seduto davanti a una tavola sulla quale sono posti tre dadi e un bòssolo. Una delle estremità della tavola è coperta da mucchi d'oro, destinati a eccitare la cupidigia dei cortigiani e dei popolani che stanno tutt'intorno. Il sultano, conoscendo il lato debole dei suoi sudditi, tien loro press'a poco questo discorso: «Schiavi! Io vi voglio bene. La mia bontà mira ad arricchirvi e a rendervi tutti felici. Volete questi tesori? Ebbene, sono vostri, cercate di appropriarvene. Che ciascuno, a suo turno, prenda in mano quel bossolo e quei dadi; chiunque avrà la fortuna di far sei con tutti e tre i dadi, sarà padrone del tesoro. Ma vi avverto che chi non riuscirà a raggiungere il numero richiesto sarà precipitato per sempre in un carcere oscuro, dove la mia giustizia esige che sia bruciato a fuoco lento». A questo discorso del monarca, i presenti, costernati, si guardano a vicenda: nessuno vuole esporsi a un tal rischio. «Come!», dice allora il sultano adirato, «nessuno si fa avanti per giocare? Ah no, questo non mi va a genio. La mia gloria esige che si giuochi. Voi giocherete, dunque. Lo voglio: obbedite senza replicare». È opportuno osservare che i dadi del tiranno son fatti in modo che, su centomila tiri, uno solo riesce: così il generoso monarca ha il piacere di vedere la sua prigione ben guarnita e le sue ricchezze ben di rado perdute. Mortali! Quel sultano è il vostro Dio; i suoi tesori sono il paradiso; la sua prigione è l'inferno; e in mano vostra sono i dadi.


Noi del Branko si prende in giro gli scienziati e i fricchettoni e non i credenti, perché questi ultimi, perlomeno, hanno l'onestà di ammettere che i principi su cui basano il loro agire (e che vorrebbero imporre agli altri) sono calati dall'alto e l'adesione ad essi presuppone un atto di fede.





