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Discussione: Bruxelles sotto attaco

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    Predefinito Bruxelles sotto attaco

    Bruxelles sotto attacco. Colpiti aeroporto e metrodi Stefano Magni22-03-2016AA+A++






    Alle otto di mattina, due bombe esplodono nel terminal A dell'aeroporto Zaventem, Bruxelles. Uno degli scali più frequentati da eurodeputati, funzionari, diplomatici e viaggiatori di tutta Europa è stato colpito dal terrorismo, proprio in un periodo in cui la capitale belga era blindata e in allerta. Non si era ancora capito cosa fosse realmente accaduto all'aeroporto internazionale che, circa un'ora dopo, un'altra bomba esplodeva nella stazione della metropolitana di Maalbeek, vicino alla sede della Commissione Europea.Un'altra capitale europea sta subendo un attacco multiplo, la firma degli jihadisti. Lo suggeriscono non solo la tecnica di assalto e i bersagli scelti (il sistema dei trasporti in un'ora fra le più affollate di passeggeri, in un luogo mediaticamente molto visibile), ma anche il tempismo: quattro giorni dopo l'arresto di Salah Abdeslam. Le prime testimonianze che emergono dal caos suggeriscono che le prime bombe, all'aeroporto Zaventem, siano esplose vicino all'area del check in della American Airlines. Altri sopravvissuti riferiscono di aver sentito spari e grida in arabo prima che tutto venisse travolto dalle deflagrazioni. La conta delle vittime, all'aeroporto e nella stazione della metropolitana, è ancora provvisoria. Le vittime sono già nell'ordine delle decine.La città, che era già piena di polizia e militari dopo l'operazione anti-terrorista di Molenbeek, adesso è letteralmente paralizzata. Treno e metropolitana che portano a Zaventem, sono stati chiusi, il sistema dei trasporti pubblici è stato fermato, le stazioni evacuate. Bruxelles, la capitale europea, è letteralmente in stato d'assedio.Più tardi, su Twitter, iniziano ad arrivare le prime rivendicazioni. “I leoni di Bruxelles vi dicono: o lasciate libero Salah questo è il negoziato dello Stato Islamico”, twitta Abou Maouedh el Qayrawani. “Bruxelles diventerà presto una delle province dello Stato islamico… dovete solo aspettare”, scrive un secondo, seguito da un terzo utente che ribadisce le minacce: “Le esplosioni di Bruxelles sono solo una piccola parte del caro conto che gli adoratori della croce (i cristiani, ndr) dovranno pagare”, scrive sotto il nome “Estremista: TNTbomb6”.Aggiornamento delle ore 13:15 - L'Isis ha rivendicato "ufficialmente" l'attentato di Bruxelles, affidando il messaggio alla sua agenzia Amaq. Intanto il bilancio delle vittime sale a 34 morti e 130 feriti. Chiuse le frontiere del Belgio con la Francia e l'Olanda, sospesi i treni da Parigi a Bruxelles. La caccia all'uomo punta a cinque sospetti, individuati dalle telecamere di sorveglianza. L'aeroporto Charles de Gaulle di Parigi è in stato di allerta.I QUARTIERI CALIFFATO NEL CUORE DELL'EUROPA di Gianandrea Gaiani
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  2. #2
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    Predefinito Re: Bruxelles sotto attaco

    Bruxelles, la nuova strategia dell'Isisdi Massimo Introvigne22-03-2016AA+A++






    Perché l’ISIS – che, dai primi commenti, sembra il responsabile dell’attentato – ha colpito a Bruxelles? Non basta la sola spiegazione della «vendetta» per l’arresto in Belgio del super-terrorista Salah. Occorre scavare nell’ideologia dei nuovi signori del terrorismo, consultando qualche oscura pubblicazione dell’estremismo ultra-fondamentalista islamico che ci dà però la chiave per capire che cosa sta succedendo.È anzitutto necessaria una brevissima storia delle divisioni all’interno del terrorismo ultra-fondamentalista islamico. Nella sua incarnazione moderna, questo nasce nel 1981 con l’attentato al presidente egiziano Sadat. L’attentato è un successo sul piano militare – i terroristi riescono a uccidere un leader protetto da un imponente apparato di sicurezza – ma un fallimento sul piano politico. Non ne segue, come gli attentatori avevano sperato, una rivoluzione islamica in Egitto, ma l’arresto e l’impiccagione dei principali leader fondamentalisti, nella sostanziale indifferenza della popolazione. Dopo il 1981 il fondamentalismo propriamente detto sceglie di puntare al potere attraverso la lenta islamizzazione della società, la richiesta di democrazia e le elezioni. Se ne separa l’ultra-fondamentalismo, guidato in Egitto da Ayman al-Zawahiri, l’attuale leader di al-Qa’ida, che vuole invece continuare sulla via del terrorismo e degli attentati.Ma anche l’ultra-fondamentalismo ha le sue divisioni. La più importante avviene dopo l’11 settembre 2001 e i successivi attentati di Madrid (2004) e Londra (2005). Anche qui si tratta di successi militari, ma con esiti politici ambigui. Ci sono ormai sufficienti documenti per sapere qual era lo scopo cui secondo bin Laden dovevano servire questi attentati. La sua tesi era che i governi laicisti o «falsamente» musulmani del Medio Oriente stanno in piedi solo perché sostenuti dall’Occidente. Se il burattinaio occidentale taglia i fili, i burattini – cioè i governi del Medio Oriente – cadono rapidamente. Gli attentati dovevano servire a convincere gli occidentali che occuparsi del Medio Oriente non era salutare, spaventando l’opinione pubblica e creando una pressione sui governi che li avrebbe indotti a ritirarsi da ogni intervento nei Paesi arabi.Bin Laden aveva studiato a Londra, dove frequentava gli stadi di calcio – era tifoso dell’Arsenal – ma rifiutava sdegnosamente di andare al cinema. Se avesse visto qualche western, avrebbe capito che il calcolo poteva funzionare – e funzionò – per qualche Paese europeo, ma non per gli Stati Uniti. Quando si sentono attaccati, gli Stati Uniti reagiscono. Dopo l’11 settembre reagiscono in modo confuso, commettendo molti errori, ma certamente disarticolano le basi di al-Qa’ida in Afghanistan e, con il prosieguo della presidenza Bush, iniziano a occuparsi del Medio Oriente non di meno, ma di più. Di qui critiche in al-Qa’ida alle strategie di bin Laden, e la nascita di un’opposizione interna.Le opposizioni a bin Laden trovano un punto di coagulo nella figura di Abu Musab al-Zarqawi, leader di al-Qa’ida in Iraq. Non solo Zarqawi considera di scarsa utilità gli attentati in Occidente, ma accusa bin Laden di accordi sottobanco con l’Iran sciita e la Siria di Assad, che è un alauita (cioè appartiene a un’eresia sciita), dal suo punto di vista inaccettabili perché non considera gli sciiti autentici musulmani. Quando si imbatte in sciiti, Zarqawi li uccide senza pietà. Il conflitto fra Zarqawi e al-Qa’ida è così forte che, quando il primo è ucciso dagli americani nel 2006, sono in molti a pensare che le informazioni su dove trovarlo siano arrivate ai servizi statunitensi – tramite quelli pakistani – dallo stesso bin Laden.Di qui un risentimento mai sopito fra i partigiani di Zarqawi e al-Qa’ida, che esplode nel febbraio 2014 quando l’ISIS – che riunisce sostanzialmente chi in Iraq e Siria si considera erede di Zarqawi, più militari nostalgici di Saddam Hussein – si separa da al-Qa’ida. L’attuale ISIS e al-Qa’ida avevano però condiviso un percorso comune dal 2011, l’anno della morte di bin Laden, al 2014, nel corso del quale era emersa l’idea dell’opportunità di non limitarsi al terrorismo ma puntare a costituire veri e propri Stati, certo non riconosciuti dalla comunità internazionale, che battessero moneta, riscuotessero tasse, avessero le loro scuole, polizie e ospedali. Solo che al-Qa’ida pensava a piccoli «emirati» leggeri, diffusi a macchia di leopardo nell’intero mondo islamico, dal Mali alla Somalia e dallo Yemen ai territori tribali fra Afghanistan e Pakistan, mentre l’ISIS ha deciso di puntare a un unico grande califfato.Sia al-Qa’ida sia l’ISIS organizzano anche attentati in Occidente. Talora collaborano, come nel caso di Charlie Hebdo. L’ISIS non è nato con lo scopo primario di destabilizzare l’Occidente, ma di costruire un califfato in Oriente e in Africa. Per questo ha bisogno di volontari, che costituiscono il nerbo del suo esercito. Dopo l’episodio di Charlie Hebdo, non solo gli analisti ma le stesse pubblicazioni dell’ISIS avevano messo in chiaro a che cosa servono quel genere di attentati. Sono spot pubblicitari per il reclutamento di nuovi militanti che partano dall’Occidente e vadano a combattere in Siria e in Iraq. E sono spot che funzionano: secondo alcune valutazioni, i combattenti partiti dalla Francia per arruolarsi nell’ISIS sono ormai più di mille.Se questo era vero per Charlie Hebdo, nei mesi passati dall’attacco al giornale satirico francese nel gennaio 2015 ai nuovi attentati di Parigi di novembre 2015 e ora a quello di Bruxelles qualche cosa è cambiato. Lo spot pubblicitario per reclutare giovani estremisti disposti a partire per le terre del califfato rimane il primo motivo degli attentati. Ma se ne aggiunge un secondo, anche qui chiaramente illustrato nella letteratura dell’ISIS, che tra l’altro è scritta da persone di buona cultura. Lo stesso califfo al-Baghdadi non è un contadino, ma un accademico con uno, o secondo altri, due dottorati universitari.Il secondo obiettivo è creare il caos in alcuni Paesi identificati come «a rischio» per l’incapacità della polizia di controllare periferie e banlieues dove non osa neppure avventurarsi e dove ci sono tanti musulmani. Il caos costringerà la polizia a occuparsi d’altro e a non ostacolare il reclutamento dell’ISIS. E in una società in preda al caos il reclutamento diventerà anche più facile. Lo spiega un opuscolo pubblicato nel mese di luglio 2015 dall’ISIS, «Gang musulmane». Un autore particolarmente influente sull’ISIS – ma anche sull’ultima generazione di al-Qa’ida – è il siriano, ma cittadino spagnolo, Abu Mussab al-Suri. È un teorico del jihadismo che ha criticato al-Qa’ida per la sua ossessione nei confronti degli Stati Uniti, che ha portato agli attentati dell’11 settembre 2001, spettacolari ma politicamente inutili. Secondo al-Suri occorre invece colpire in Europa. Perché gli europei, a differenza degli americani, si spaventano e si ritraggono quando sono colpiti. E perché le periferie musulmane dell’Europa, soprattutto in Francia e in Belgio, sono a un passo dal diventare piccoli emirati, terre di nessuno dove la polizia a stento osa avventurarsi e dove il reclutamento per il jihad in Medio Oriente può procedere quasi indisturbato. Le teorie di Al-Suri sembravano lontane dalla realtà. Fino agli attentati di Parigi e Bruxelles.
    Bruxelles, la nuova strategia dell'Isis
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  3. #3
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    Predefinito Re: Bruxelles sotto attaco

    L'analisi non riporta le responsaiblità occidentali nella creazioni di enclaves di proliferazione del terrorismo, in Europa con la creazione di quartieri ghetto e in MEdioriente destabilizzando i governi leggittimi, ma non allineati con l'agenda geopolitica Usa-Ue, Gheddafi, Saddam e ora Assad. Si spera che capiscano che è ora di lottare insieme alla Russia contro il terrorismo e non fargli la guerra sulla porta di casa privandoci di un alleato militare ed economico con cui condividiamo molto.
    L'alternativa sarà l'estinzione del cristianesimo, oltre che in Europa (già avvenuta a causa del laicismo, con conseguente prevalenza della minoranza islamica, più coesa e prolifica, e sempre più lontana dai "valori europei") anche in medioriente (e forse proprio a questo mirano i sostenitori della Turchia e dell'Arabia saudita):
    ALLARME DEL VESCOVO MARONITA DI DAMASCO: CRISTIANI ESTINTI IN MEDIORIENTE IN DIECI ANNI





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    di Marco Tosatti

    Il vescovo maronita di Damasco scrive una lettera a un confratello francese , in vescovo di Evry, e gli prospetta un mutamento epocale: la possibilità che in dieci anni non ci siano più cristiani in Medio Oriente. “Davanti allo stallo militare e a una pace sempre lontana, per sfuggire al servizio militare e per fuggire una guerra assurda che è già durata troppo, i giovani prendono massicciamente la testa di quelli che partono…Che avvenire per una Chiesa senza giovani? E’ la fine fata di un cristianesimo apostolico in una Terra biblica diventata ostaggio della violenza e dell’intolleranza in nome di una fede radicale che non sopporta il pluralismo e non ammette la differenza”, scrive Samir Nassar.
    Nota che dal 2003, data della guerra in Iraq, e dal 2011, l’onda delle cosiddette”Primavere arabe”, l’esodo dei cristiani d’Oriente non ha fatto che accentuarsi. “Come partire è il soggetto delle discussioni quotidiane…una famiglia ha appena mandato suo figlio di dodici anni in una carovana di fuggiaschi, un ragazzo di dodici anni non sarà mandato indietro, e dopo potrà invitare la sua famiglia a raggiungerlo”.
    Le alternative per i sacerdoti e i vescovi sono quattro, secondo Nassar. “Seguire i fedeli nei Paesi della diaspora per aiutarli a conservare la fede; stabilire alleanze fra le minoranze per difendere i loro diritti di cittadini di fronte all’egemonia di un islam intollerante; cercare garanzie di protezione presso le Grandi Potenze che offrono protezione. Infine accettare di vivere nell’ombra dell’islam e continuare una testimonianza piena di difficoltà e di sfide”. E conclude: “I cristiani d’Oriente sono di fronte a scelte quasi suicide: la prima la seconda e la terza”.


    In Siria i cristiani sono passati da un milione e mezzo di prima della guerra a circa 500 mila. Ad Aleppo, dove erano 160 mila, adesso non sono più che 40 mila; raggruppati nelle zone controllate dal governo. Queste cifre sono fornite dal vescovo caldeo di Aleppo, mons. Audo, che a Ginevra ha denunciato “la propaganda occidentale” contro Bashar al-Assad, il che non lo esonera da responsabilità. Ma “i gruppi armati non hanno l’appoggio della popolazione”, e “La Siria deve continuare, con o senza Bashar al-Assad”.
    http://www.iltimone.org/34451,News.html
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  4. #4
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    Predefinito Re: Bruxelles sotto attaco

    Purtroppo, a quanto pare bastano pochi uomini per mettere a ferro e fuoco una citta' iper-protetta, come Bruxelles.
    Ha ragione @Parsifal, a ricordare quel che ha detto.
    E purtroppo è pure reale la disperata condizione dei Cristiani in medio-oriente.
    Cosa fare?

  5. #5
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    Predefinito Re: Bruxelles sotto attaco

    Citazione Originariamente Scritto da Snow_Sorbet Visualizza Messaggio
    Purtroppo, a quanto pare bastano pochi uomini per mettere a ferro e fuoco una citta' iper-protetta, come Bruxelles.
    Ha ragione @Parsifal, a ricordare quel che ha detto.
    E purtroppo è pure reale la disperata condizione dei Cristiani in medio-oriente.
    Cosa fare?
    Non voglio fare retorica spicciola, ma riscoprire quelle radici cristiane negate con forza dalla Ue porterebbe ad un'integrazione migliore e ad un'antropologia capace di comprendere le tradizioni altrui (proprio perchè non neghiamo le nostre) e allo stesso tempo mitigarne gli eccessi. Dall'altro lato porterebbe a non imbarcarci in guerre insensate per interessi di parte, ma a portare aiuto concreto alle popolazioni minacciate dal terrorismo globale, sì anche con la forza, ma senza far sì che vengano incrinati equilibri di secoli.
    Far prevalere sempre sia in politica estera che interna quella comunione di Fides et Ratio che ci caratterizza. Un'ultima cosa, il diritto naturale è il miglior alleato per l'integrazione; il relativismo dei valori a seconda della minoranza o maggioranza più potente e tutelata, è un sicuro sprone alla creazione di ghetti culturali, rivendicazioni e prove di forza. E' attraverso la famiglia che possiamo integrare, attraverso quell'istituto nucleare che fonda la società che è anche tramite di valori e tradizioni; distruggendone la forma non facciamo che distruggere le basi di qualsiasi legame sociale. Siamo una società individualista che vuole rendere solitari anche popoli che hanno sempre avuto una forte coesione sociale; saremo quindi perdenti noi e loro non saranno mai come noi, consumatori solitari di relazioni, di oggetti e di "democrazia" virtuale.
    ϟ qualis vibrans


  6. #6
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    Predefinito Re: Bruxelles sotto attaco

    Parli bene.
    Io non saprei esprimere in modo tanto pertinente quello che penso, ma tu l'hai fatto.
    Non voglio guardare con sospetto ad ogni persona araba che incontro, in una normale giornata lavorativa.
    Qua ne abbiamo moltissimi, e penso che tanti di loro vogliano vivere in pace, tanto quanto noi.
    Dovrebbe crearsi un movimento trasversale , di gente che vuole vivere una vita senza terrorismo.
    Il mondo arabo moderato, dovrebbe far sentire più forte la propria voce.

  7. #7
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    Predefinito Re: Bruxelles sotto attaco

    Citazione Originariamente Scritto da Snow_Sorbet Visualizza Messaggio
    Parli bene.
    Io non saprei esprimere in modo tanto pertinente quello che penso, ma tu l'hai fatto.
    Non voglio guardare con sospetto ad ogni persona araba che incontro, in una normale giornata lavorativa.
    Qua ne abbiamo moltissimi, e penso che tanti di loro vogliano vivere in pace, tanto quanto noi.
    Dovrebbe crearsi un movimento trasversale , di gente che vuole vivere una vita senza terrorismo.
    Il mondo arabo moderato, dovrebbe far sentire più forte la propria voce.
    Grazie.
    No non devi guardare con sospetto gli arabi, anche perché i popoli sono diversissimi tra loro, e poi ci sono tante differenze anche tra mussulmani (e non tutti gli arabi lo sono, vedi yazidi, i mandei, per esempio oltre ovviamente cristiani di tutte le denominazioni), per esempio i terroristi sono imbevuti di salafismo che è una forma particolare di sunnismo molto di moda nelle comunità londinesi di seconda generazione per un'applicazione letterale e stretta della sharia, ovviamente questo Islam è superfinanziato dai paesi del Golfo che ovviamente sono nostri 'alleati' contro forme molto più ragionevoli di governo ispirato alla sharia, penso all'Iran o all'esempio incredibile della Siria di Assad a cui l'Occidente per una forma di coerenza interna dovrebbe fare ponti d'oro.
    In Italia ancora non ci sono enclave simili a quelle del nord Europa, ma c'è poca gestione del territorio, ci sono sacche etniche ed ideologiche di illegalità che fanno pensare che è solo questione di tempo prima che si crei un'organizzazione capace di colpire.
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  8. #8
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    Predefinito Re: Bruxelles sotto attaco

    Questi fatti ci fanno capire la santità di Papa San Pio V.
    NO UE, NO EURO, NO NATO, NO NUCLEARE, NO GREEN, NO TAV, NO PONTE, NO IA AD AZIENDE PRIVATE, SOLO DI STATO
    Giustizia per Rosa e Olindo. Giustizia per la Palestina
    “Sorgi, Dio, difendi la tua causa.”
    "Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli…"


  9. #9
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    Predefinito Re: Bruxelles sotto attaco

    Noi assistiamo ad una crisi di identità. La lotta terroristica contro l'Occidente è molto più "classista" di quanto si pensi, basta guardare l'estrazione sociale delle reclute europee del Califfo. Ex spacciatori, drogati, rappettari, disagiati da quartieri difficili, persone che hanno vissuto fin dal primo giorno in cui sono nati il desiderio di perseguire l'inesistente sogno occidentale, il successo economico finalizzato solo ed esclusivamente all'edonismo, alla fama, all'autocelebrazione. Soltanto che, fallendo, si lasciano dietro un senso di vuoto esistenziale che soltanto il pensiero radicale può colmare, ed essendo pieni di risentimento passano, dalla teoria alla prassi, dall'Islam integrale all'odio verso quella non-civiltà che li ha rigettati e svuotati.
    Una civiltà improntata su valori di versi come quelli da sempre celebrati dagli antichi di tutti i tempi, la pacatezza, la sobrietà, la virtù, il controllo, la prudenza ed il dovere, di contro alla sfacciataggine, all'arroganza, alla ricchezza e alla volontà di potenza avrebbe evitato questi scoppi di astio.
    Dicono che viaggiare sviluppa l'intelligenza. Ma si dimentica sempre di dire che l'intelligenza bisogna averla già prima.-.G. K. Chesterton

  10. #10
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    Predefinito Re: Bruxelles sotto attaco

    Valori sballati contro non valori
    “Nessuna epoca ha mai saputo tanto e tante diverse cose dell'uomo come la nostra. Però in verità nessuna ha mai saputo meno della nostra che cos'è l'uomo.”

 

 
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