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    Predefinito Cuba - Lottare per la vita è nostro dovere

    Lottare per la vita è nostro dovere


    • Intervista al dottor Armando Caballero, capo dei Servizi di
    Terapia Intensiva dell’Ospedale Universitario Arnaldo Milián Castro, di Santa Clara. Considerazioni sullo stato di salute del paziente Guillermo Fariñas (Seconda parte)


    Deisy Francis Mexidor






    Domanda: Quali effetti potrebbe provocare la condotta di Fariñas?

    “Riteniamo che potrebbe esserci un peggioramento nel suo quadro clinico, soprattutto nutrizionale, che finora è stato mantenuto abbastanza stabile a dispetto del suo rifiuto ad ingerire alimenti per via orale”.


    Domanda: E se decidesse di mangiare?

    “Il paziente è perfettamente preparato ad ingerire alimenti. Non c’è nessuna controindicazione al rispetto. Solo la sua volontà può essere il fattore medico decisivo per la soluzione del suo problema di salute”.


    Domanda: Cosa stabiliscono le norme mediche di fronte a un paziente che ha deciso di non ingerire alimenti?

    “Come ho già detto, nei miei 37 anni di terapia intensiva ho visto quasi 20 mila pazienti, ma Fariñas è l’unico che ho trattato in due occasioni perché ha volontariamente rifiutato di ingerire alimenti per via orale in maniera prolungata. Questo non è abituale. Ho visto molti casi durante il mio servizio, sono anche stato il medio di persone che hanno tentato di suicidarsi per determinate ragioni, e alla fine tutte hanno scelto la vita. Questo è quello che i medici di questo reparto stanno chiedendo a Fariñas, che contribuisca alla lotta per la sua vita.

    Rispondendo alla domanda, non esistono norme, vale solo l’etica medica. Uno dei suoi principi fondamentali è quello dell’autonomia, che stabilisce di non applicare nessun trattamento a un paziente senza il suo consenso, che rispettiamo molto.

    Fariñas è un paziente cosciente, orientato, in pieno possesso delle sue facoltà mentali e quindi in diritto di accettare o no, per sua propria volontà, l’esecuzione di qualsiasi procedimento medico. La gente ha il (mal) diritto di uccidersi. Io ho spiegato a Fariñas che la sua condotta va contro la sua integrità fisica.

    Siamo medici per salvare vite, tuttavia, la norma di fronte a un caso come questo è di rispettare la volontà del paziente. Non possiamo lottare contro questa volontà, a meno che questi si trovi incosciente e il trattamento sia approvato da un familiare vicino”.


    Domanda: Potrebbe darci ulteriori dettagli sulle cure che sta ricevendo Fariñas?


    “Questa persona, come tutti i nostri pazienti, è privilegiata. Dispone di attenzione 24 su 24. ha un televisore dal quale vede il mondiale e quello che gli piace, e un telefono, così come gli altri pazienti. Al di fuori del lato clinico, questi comfort sono importanti per la spiritualità del malato.

    La terapia intensiva è cara nel mondo. Fariñas, come tutti i cubani che hanno bisogno di tale servizio, non paga un centesimo, grazie al nostro sistema sanitario.

    Io ho avuto l’opportunità di lavorare all’estero, in paesi sottosviluppati ed in nazioni del primo mondo. Sono stato un anno in Francia e ho visto quanto costoso può risultare a una persona lo stare in terapia intensiva. Costa molto mantenerla.


    Domanda: E rispetto alla qualificazione medica, l’équipe che si hanno, gli esami?

    “Adesso ha a sua disposizione tutta l’équipe della terapia intensiva. Si tratta di dieci medici specialisti, la metà dei quali sono al Secondo Anno di Medicina Intensiva e del Pronto Soccorso. Lavorano tutti con Fariñas; giorno dopo giorno si discute in gruppo del caso del paziente, come si evolve, che fare, cosa manca per farlo cercare”.

    Domanda: Ha detto qualcosa che vorrei sottolineare: “Cosa manca per farlo cercare”. Domando: “Cercare dove? Qui? All’estero?

    “Qui e all’estero. Sono state comprate medicine per questo e per altri casi, perché molte delle medicine dobbiamo comprarle all’estero.

    Per esempio, tutti i nutrienti parentelari di Fariñas che sono amminoacidi, lipidi, vitamine e oligoelementi vengono dall’Europa, e Cuba li compra, non solo per il caso in questione, ma anche per altri cubani che ne hanno bisogno. Tuttavia, l’unico che ne ha bisogno perché non vuole mangiare è Fariñas”.


    Domanda: “Ha idea di quanto costi al paese il trattamento di questo paziente?

    “Comparare i costi di Cuba con altri paesi è quasi impossibile. La medicina cubana è probabilmente la più economica del mondo e forse una delle più efficienti, perché qui non si lucra con la medicina.

    Quello che posso dire è che un giorno in un’unità di terapia intensiva, in qualsiasi paese del primo mondo, non va al di sotto dei mille 300 dollari senza contare le medicine e gli esami complementari, e in questo caso stiamo parlando di 110 giorni e 300 esami.

    Per esempio, noi controlliamo la glicemia del paziente. Fino ad oggi lo abbiamo fatto 96 volte, quasi una al giorno.

    Gli abbiamo già trattato quattro infezioni vascolari batteriche gravi che hanno richiesto antibiotci come la vancomicina, ciprofloxacina, gentamicina e rocephin, gli abbiamo praticato 66 ionogrammi per misurare gli elettrolitici nel sangue e correggere qualsiasi alterazione, controlliamo quasi giornalmente la urea di 24 ore per valutare il consumo di nitrogenato del suo organismo e garanire un adeguato equilibrio.

    Abbiamo monitorato il suo sistema per evitare qualsiasi tipo di alterazione. Questo ci ha permesso di mantenere lo stato di Fariñas, dopo 125 giorni, in uno stato nutrizionale abbastanza accettabile, ma sempre in condizione di pericolo, perché è pur sempre antifisiologica, l’ideale sarebbe mangiare.

    A questa persona sono stati effettuati elettrocardiogrammi, radiografie, ultrasuoni. Abbiamo studiato tutto ciò che è necessario”.


    Domanda: Ha commentato che la relazione medico-paziente è stata buona. Come valuta il vincolo medico-famiglia?

    “Ho conversato con la madre, la moglie e uno zio, così come con altre amicizie. C’è una buona comunicazione medico-paziente, che però non lo convince a mangiare, che è la richiesta costante che gli poniamo.

    Riassumendo, credo che la relazione che Fariñas e la sua famiglia hanno tenuto con l’équipe medica e di infermieri del nostro servizio sia adeguata. Da quando lui è con noi non ho ricevuto la minima lamentela rispetto alle cure che gli prestiamo. Al contrario, parla sempre della professionalità del personale che lo cura, della qualità dei medici, e dice anche che non se ne vuole andare da nessuna parte – anche se gli sono state fatte, secondo quanto dice – proposte per portarlo all’estero. Però afferma di non volersene andare perché qui c’è gente che gli ha salvato la vita. Lui ha fiducia nella nostra medicina”.


    Domanda: Come valuta la situazione attuale di Giullermo Fariñas?

    “Oggi il paziente corre il rischio potenziale di morte, perché dipende dall’evoluzione del trombo che si trova nel confluente giugulare subclavico sinistro, che si sta trattando adeguatamente. Magari scomparisse, convertendosi in una complicazione in più risolta dai nostri medici e infermiere. Noi continueremo a lavorare per preservargli la vita.







    (Traduzione Granma Int.)


    granma.cu - CUBA

  2. #2
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    Predefinito Rif: Cuba - Lottare per la vita è nostro dovere

    Eh già, più di 11 milioni di abitanti e il mondo si mobilita per 70 persone incarcerate NON per divergenze di opinioni sul governo attuale ma per fatti concreti.

    11 milioni - 70 in prigione (di cui diversi ai domiciliari).


    Il condizionamento dell'opinione pubblica da parte dei paesi "forti" è cosa normale e allo stesso tempo palesemente evidente in casi come questo.

 

 

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