Non c’è traffico e in Fiera si trova facilmente parcheggio. L’effetto Spa si sente tutto in questo sabato di passione che richiama all’assemblea della Banca Popolare di Vicenza poco più di un migliaio di soci. Conta il capitale e non si contano più le teste. Il via libera al bilancio e alle politiche di remunerazioni sono scontate in partenza ma chi ha la forza di rinunciare alla gita fuori porta scopre che il singolo socio, anche piccolo, conserva ancora un po’ di potere. Tipo quello di far votare all’assemblea l’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori dell’era Zonin e di “rischiare” di vedersela accogliere: il 38% (del capitale rappresentato, perché da ieri conta quello) vota sì, il 18,6% no e lo stop, che ha il sapore di un rinvio al nuovo consiglio che sarà scelto a giugno, arriva dal 43,2% di astenuti.
LA SORPRESA. La sensazione è che il presidente Stefano Dolcetta e il consigliere delegato Francesco Iorio abbiano sempre la situazione sotto controllo. Anche quando l’avv. Renato Bertelle, a cui poi si è aggiunto Ignazio Conte di Codacons Veneto, presenta una dettagliata richiesta di aggiungere all’ordine del giorno la proposta di presentare azione di responsabilità. Sul palco, a fianco di Dolcetta, c’è l’avv. Sergio Erede che consulta e combina le diverse richieste ammettendole al voto degli azionisti. Stavolta in assemblea ci sono anche quasi tutti i consiglieri di amministrazione che avevano “disertato” l’ultima assise di Gambellara. È anche contro di loro, oltre che contro Gianni Zonin e l’ex dg Samuele Sorato, che l’azione di responsabilità è diretta. Sentire il presidente del Cda di cui si fa parte ammettere al giudizio dell’assemblea questa proposta è forse il momento chiave che divide definitivamente i “vecchi” consiglieri dai “nuovi”. «La banca sta attraversando un momento molto delicato - dice però Dolcetta prima di aprire le operazioni di voto - e deve poter raccogliere una gran quantità di capitale. Occorre che la banca lavori in serenità e vorrei che riflettessimo sul fatto che basterà il 2,5% del capitale per chiedere che la stessa azione venga inserita nell’ordine del giorno di una prossima assemblea». Ad aumento di capitale avvenuto. Il risultato del voto accoglie l’invito del presidente, anche se il 38% di no (se si fosse votato con le regole della cooperativa i no avrebbero sfiorato il 47%), segnala che non finisce qui. A Enrico Zanetti, viceministro dell’Economia, non basta: «È stato folle non votare a favore di una azione di responsabilità contro i precedenti vertici. Sono esterrefatto».
BILANCIO E STIPENDI. Il bilancio più in rosso della storia di BpVi (1,4 miliardi di perdita) passa invece con quasi il 90% dei consensi, quasi a voler demarcare ancora più chiaramente la cesura tra presente e passato. Cesura che però diventa meno netta quando si passa a votare sulle politiche di remunerazione di dirigenti e amministratori. Il via libera arriva “solo” col 72%. I sindacati di categoria, intervenuti anche in assemblea con Giuliano Xausa e con un documento di Paolo Ghezzi di First-Cisl, non hanno gradito l’una tantum all’ingresso da 1,8 milioni attribuita a Iorio (più 878 mila euro di compenso dal 1° giugno al 31 dicembre) e quella da 700 mila euro al vicedirettore generale, Iacopo De Francisco (più 323 mila euro di compenso). «Sul bonus vorrei precisare tre cose - ha risposto Iorio -. Primo, il mancato incasso dei bonus maturati prima in Ubi; secondo, il contratto di retention firmato con la banca; terzo, ero dg della quarta banca italiana e sono venuto a raccogliere una sfida professionale importante ma anche molto rischiosa dal punto di vista professionale». Non ha certo contribuito a rasserenare i soci l’apprendere che all’ex presidente Zonin è stato erogato un milione di euro. Al vice Marino Breganze sono andati invece 587 mila euro, mentre 5,2 milioni di buonuscita sono stati riconosciuti a cinque ex dirigenti (4 milioni a Sorato, di cui 2 già versati). «Avevamo chiesto al tribunale di sospendere le liquidazioni ma il nostro ricorso è stato respinto», ha ricordato Iorio. Che passerà la Pasqua a pregare perché l’aumento di capitale vada in porto.
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