Risultati da 1 a 9 di 9
  1. #1
    Pasdar
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    Arrow Un Paese senza politica

    Un Paese senza politica

    Quale sia davvero lo spirito del Paese dubito che possano dircelo i sondaggi. Meglio ascoltare se stessi e dare retta a quello che si avverte dentro e specialmente intorno a noi. C’è una sensazione che domina su tutte le altre, se non sbaglio: la sensazione che sono finiti i tempi felici. Fino a qualche tempo fa il Paese, pur con tutte le sue contraddizioni, appariva comunque orientato ad una visione positiva del proprio futuro. Aveva dei punti di riferimento sicuri. A cominciare da quelli fuori dei propri confini.

    L’Occidente di cui facevamo parte era il luogo della libertà e della ricchezza, e ogni anno avevamo un po’ di più tanto dell’una che dell’altra. In entrambi i casi stando al riparo di una sicurezza collaudata e senza costi. Oggi ci sembra di scorgere quotidianamente i sintomi che non è più così. L’Occidente, l’Europa stessa, stanno pian piano svanendo. E con loro svanisce la sensazione di forza, quasi d’invincibilità, che per tanto tempo essi hanno incarnato. Compaiono al loro posto nuovi giganti mondiali che però avvertiamo lontanissimi da noi. Indifferenti ai modi nostri e alle nostre esigenze. E di nuovo, dopo decenni che non accadeva, soldati italiani muoiono combattendo in remote contrade, di nuovo senza molte speranze di vittoria.

    In casa nostra i giorni e la vita dei tempi felici volevano dire una rete antica e tutto sommato affidabile di istituzioni che ne erano i punti fermi: la scuola, una banca, un ufficio postale, il municipio, il sindacato. Tutte cose che esistono ancora, naturalmente, ma senza più il senso, la certezza e l’autorevolezza di una volta. Non sappiamo bene perché, ma sentiamo che è così. La Chiesa e la famiglia stesse—questi due pilastri all’apparenza indistruttibili della soggettività e insieme delle collettività italiane — sono alle prese con forze corrosive che ne stanno alterando il profilo sociale e attutendone la voce. Insieme è finita — drammaticamente finita per sempre, ci dicono—la speranza di un lavoro ragionevolmente sicuro nel tempo.

    Una fase decisiva di come l’Italia è diventata moderna, l’industrializzazione, sembra ormai giunta ad un compimento: interi settori produttivi sono scomparsi nell’ultimo ventennio mentre non si contano gli impianti, le fabbriche del Paese passati in mani straniere nel disinteresse generale. Ai fini del Pil forse non conta, ma a quelli dell’immaginario e del sentimento sì. È come se stesse cambiando sotto i nostri occhi la moralità di fondo del Paese e al medesimo tempo il valore del nostro stare insieme. Il moltiplicarsi senza freno dei casi di corruzione pubblica, di malversazione, di sperperi, non fa altro che rafforzare questo senso di un cambiamento che sa piuttosto di disgregazione. E per parlare di cose che sono simbolo di molte altre: da quanto tempo un libro, un film, un’architettura, una rappresentazione, insomma una cosa nuova pensata o fatta in Italia, non fa parlare di sé il mondo? Siamo dunque un Paese in declino? Meglio non dirlo. E forse non è neppure vero se si guarda a certi dati pure fondamentali. Ma senza dubbio siamo un Paese che sente di essere nel mezzo di un passaggio assai difficile della sua storia. E sente di affrontare questo passaggio senza guida, abbandonato agli eventi, al giorno per giorno. Nessuno è in grado di dirgli qualcosa circa il futuro che lo aspetta, che ci aspetta. Nessuno vuole o sa parlare alla sua mente e al suo cuore. Nessuno è capace di indicargli una via e una speranza. Ma che cos’è questo se non il compito della politica? Ecco allora il vero cuore duro della nostra crisi.

    Ciò di cui l’Italia è oggi drammaticamente e specialmente priva è la politica. Non riusciamo a farci una ragione del presente e a vedere come affrontare il futuro perché ci manca la politica. La quale nella sua accezione più vera non significa altro che un progetto per la «città», un’idea del suo destino. Il discorso cade irrimediabilmente su chi soprattutto ha rappresentato la politica in tutti questi anni: su Berlusconi. Sarebbe sbagliato prima che ingiusto dire che egli non ha fatto, non ha realizzato nulla. Ma ciò che pure ha fatto, i cambiamenti tutto sommato positivi che egli ha contribuito a introdurre, i tentativi riformatori che pure ha cercato di mettere in opera, hanno mancato tutti su un punto decisivo. Berlusconi non è mai riuscito a iscriverli in un discorso generale rivolto a tutto il Paese, un discorso che fosse capace di parlare al suo animo, di comunicargli quel senso della sfida e quell’esigenza di mobilitazione che i tempi difficili richiedevano e richiedono. Se aveva un’idea d’Italia, di certo non si è mai curato di trasmetterla con qualche efficacia agli italiani. Egli è rimasto fino in fondo l’uomo di una parte, convinto forse che in ciò, alla fin fine, consistesse il suo vero ascendente sul proprio elettorato.

    E così, più che espressione della politica in senso alto o dell’«antipolitica», come hanno sempre detto i suoi detrattori, alla fine egli si è ridotto ad essere (o ad apparire, il che è lo stesso) null’altro che l’uomo della non-politica. In numerosa compagnia, ahimè. La sua ormai lunga egemonia sul sistema politico, infatti, ha corrisposto alla — e si spiega con la —crisi perdurante e l’afasia politica di tutti i suoi oppositori. I quali mostrano di sapere solo parlare ossessivamente di lui e contro di lui, ma al di là di qualche banale genericità a base di «bisogna questo » e «bisogna quest’altro» — e naturalmente senza mai spiegare come o a spese di chi — non sanno andare. Sicché ormai il Paese ascolta anche l’opposizione nella più totale indifferenza, con un’alzata di spalle. Neppure da lei gli viene il racconto di qualche verità sgradevole, l’indicazione di una via difficile, una proposta nuova e ardita. Eppure nell’intimo della sua coscienza l’Italia avverte che questo solo sarebbe il modo per sperare di fare i conti con il mondo nuovo e aspro in cui essa è ormai entrata. Per farlo essa sarebbe anche disposta ad accettare medicine amare, se solo qualcuno gliene spiegasse però il senso e la necessità: se qualcuno le sapesse parlare di politica. Invece, come i malati avviati a una sorte rassegnata e infelice, essa si vede prescrivere solo degli zuccherosi placebo a base di nulla.

    Ernesto Galli della Loggia
    07 luglio 2010

    Un Paese senza politica - Corriere della Sera
    «Non ti fidar di me se il cuor ti manca».

    Identità; Comunità; Partecipazione.

  2. #2
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    Predefinito Rif: Un Paese senza politica

    Galli della Loggia è un liberale.
    Egli difende la democrazia liberale di stampo anglo-americano.
    Anche in questo articolo dimostra di osservare fedelmente le categorie analitiche liberaldemocratiche. Non può evitare, ad esempio, di citare insieme "libertà e ricchezza", ovviamente intese in senso economico (parte subito a parlare dell'industrializzazione).

    Nulla di nuovo sotto il sole.
    Vecchia Democrazia.
    Ultima modifica di Antonio; 07-07-10 alle 19:19

  3. #3
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    Predefinito Rif: Un Paese senza politica

    Citazione Originariamente Scritto da Antonio Visualizza Messaggio
    Galli della Loggia è un liberale.
    Egli difende la democrazia liberale di stampo anglo-americano.
    Anche in questo articolo dimostra di osservare fedelmente le categorie analitiche liberaldemocratiche. Non può evitare, ad esempio, di citare insieme "libertà e ricchezza", ovviamente intese in senso economico (parte subito a parlare dell'industrializzazione).

    Nulla di nuovo sotto il sole.
    Vecchia Democrazia.
    Bravo.
    "L'ordine economico va organizzato in modo che l'uomo sincero prosperi più di qualunque altro". Silvio Gesell

  4. #4
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    Predefinito Rif: Un Paese senza politica

    L'articolo si compone di due parti , la prima , nella quale esterna il suo timore per un'Italia che sembra sganciarsi dal classico mondo occidentale , la seconda è una rassegnata analisi nella disaffezione degli italiani per la politica.

    La prima parte a me non incute timori , l'alleanza con gli USA si è trattato di sottomissione , e tale resta , semplicemente gli USA non sono più ricchi e forti come un tempo per cui si cerca una geopolitica di più ampio respiro am è il minimo non lo facciamo mica solo noi ma anche Ger e Fra per esempio...

    la seconda analisi purtroppo è vera , oggi la politica non esiste quasi più , è solo gestione amministrativa del quotidiano , gestione del potere , comitati d'affari e interessi corporativi , manca una visione strategica del sistema-paese.
    Ogni anno che passa ci impoveriamo semrpe di più , proprio per questo motivo.
    CLAUDIA CONTE, TI AMO!

  5. #5
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    Predefinito Rif: Un Paese senza politica

    Citazione Originariamente Scritto da Antonio Visualizza Messaggio
    Galli della Loggia è un liberale.
    Egli difende la democrazia liberale di stampo anglo-americano.
    Anche in questo articolo dimostra di osservare fedelmente le categorie analitiche liberaldemocratiche. Non può evitare, ad esempio, di citare insieme "libertà e ricchezza", ovviamente intese in senso economico (parte subito a parlare dell'industrializzazione).

    Nulla di nuovo sotto il sole.
    Vecchia Democrazia.
    Infatti, io mi aspettavo quantomeno un riferimento alla rinascita ariana o alla restaurazione della monarchia odinica, delusione rotesto:.
    Ultima modifica di Druso; 09-07-10 alle 08:45

  6. #6
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    Predefinito Rif: Un Paese senza politica

    I timori di questo "intellettuale" all'amatriciana mi sembrano ridicoli: l'Italia non è mai stata tanto zerbino di Usa e Israele, vale a dire "vicina all'Occidente" secondo la vulgata dei filoamericani a prescindere.
    Addirittura il governo Berlusconi non ha protestato per la Marmara Flotilla.

    Quanto alla seconda parte, forse Loggia non si è accorto che sta avvenendo quanto i suoi azionisti sognavano: la politica italiana è sull'orlo del baratro, un Montezemolo o un Della Valle qualsiasi potrebbero fare faville alle elezioni ripetendo sostanzialmente quanto dice Grillo con toni più pacati e meno guerriglieri.
    PEOPLE SMASH AUSTERITY

  7. #7
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    Predefinito Rif: Un Paese senza politica

    Citazione Originariamente Scritto da Rasputin Visualizza Messaggio
    I timori di questo "intellettuale" all'amatriciana mi sembrano ridicoli: l'Italia non è mai stata tanto zerbino di Usa e Israele, vale a dire "vicina all'Occidente" secondo la vulgata dei filoamericani a prescindere.
    Addirittura il governo Berlusconi non ha protestato per la Marmara Flotilla.

    Quanto alla seconda parte, forse Loggia non si è accorto che sta avvenendo quanto i suoi azionisti sognavano: la politica italiana è sull'orlo del baratro, un Montezemolo o un Della Valle qualsiasi potrebbero fare faville alle elezioni ripetendo sostanzialmente quanto dice Grillo con toni più pacati e meno guerriglieri.
    Sempre opinioni intelligenti e opportune le tue.

  8. #8
    Mangiare gli evasori!
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    Predefinito Rif: Un Paese senza politica

    Citazione Originariamente Scritto da Druso Visualizza Messaggio
    Sempre opinioni intelligenti e opportune le tue.
    Per non darmi ragione faresti carte false
    PEOPLE SMASH AUSTERITY

  9. #9
    Forumista assiduo
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    Predefinito Rif: Un Paese senza politica

    Citazione Originariamente Scritto da Rasputin Visualizza Messaggio
    Per non darmi ragione faresti carte false
    E' sempre divertente vedere un comunista parteggiare per l'ex presidente di confindustria, del resto cattivo sangue non mente.

 

 

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