I recenti sviluppi relativi alla successione del principe Carlo hanno risvegliato l'entusiasmo di quanti, tra gli amanti della nostra terra e della nostra storia, tendono a identificare il Regno che fu con l'ultima dinastia che sedette sul trono di Napoli.
Penso però che sia giusto ricordare alcune cose, per ampliare la prospettiva, senza voler sminuire o alimentare polemiche.
Dunque, il Regno di Sicilia esiste dal XII secolo, il Regno di Napoli si separò da questo verso la fine del XIII secolo, i Borbone arrivarono nella prima metà del XVIII secolo.
Nel 1734 Napoli era già una grande capitale, dalla storia lunga e gloriosa: basti leggere le testimonianze dei visitatori che da tutto il Mondo la descrivevano ammirati, e degli illustri personaggi che la ospitarono, da Caravaggio a Cervantes giusto per fare i primi due nomi che mi vengono in mente.
Non deve ingannare il fatto che per duecento anni Napoli fu soggetta alla Corona di Spagna: a quell'epoca il concetto di Nazione era profondamente diverso da quello che conosciamo oggi, e Napoli era pur sempre la città più grande e importante, superiore per magnificenza anche a Madrid.
Dunque, sarebbe forse più corretto ritenere che ai Borbone fu concesso l'onore di regnare su Napoli, anziché il contrario! Per questo motivo, credo che sia appropriato distinguere l'amore per la nostra storia, identità e, magari, la speranza per una futura, eventuale indipendenza con la "fede borbonica".
Napoli ha sempre avuto un rapporto disincantato con i suoi regnanti, cacciandoli quando le cose non andavano bene e riaccogliendoli con grande affetto quando le difficoltà erano superate; e, non possiamo nasconderlo, lo stesso affetto fu riservato anche ai Savoia, che decisero di far nascere a Napoli il primo erede al trono del Regno d'Italia e dalla città ebbero, nonostante tutto, grandi attestati di amore: come dimenticare che Napoli, unica in Italia, ebbe, anche in epoca repubblicana un sindaco di aperta fede sabauda, ancora oggi rimpianto da tanti cittadini?
D'altro canto, pur comprendendo che i discendenti di Ferdinando non se la passarono benissimo nel corso del Ventesimo secolo, non sia ha alcuna notizia di loro, di qualche loro iniziativa ancorché simbolica, in occasione dei tanti fondamentali eventi che il Sud visse in quegli anni: il fascismo, le due guerre mondiali, un'emigrazione imponente... sarò poco informato io, ma non mi risultano parole di solidarietà, di vicinanza morale al nostro popolo, né occasioni in cui qualche nostro concittadino, salvo magari qualche aristocratico decaduto, possa aver trovato conforto nella loro presenza negli ultimi centocinquant'anni, un periodo peraltro superiore a quello in cui essi regnarono a Napoli.
Dunque, l'amore per la storia va benissimo, e la passione per le vicende attuali di questa gloriosa famiglia pure; ma non confondiamo queste cose con il nostro futuro, che sarà frutto solo delle nostre azioni, e non delle prammatiche o delle interpretazioni più o meno fantasiose di atti che oramai non ci riguardano più.




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