



ecco che accantoniamo la gratuità generosa per minacciare le conseguenze terrene delle scorie che ci ritorneranno addosso; non fidandoci troppo della felicità dell'altruismo è inevitabile che ritornino i pretesti disincentivanti e le vendette karmiche
considerazione che ha premiato così riccamente gli avversari di Berlusconi che non hanno fatto ricorso alla sua medesima demagogia
obbedire in effetti è un gesto di sottomissione volontaria e rassegnata meno imbarazzante rispetto all'aderire con convinzione ai venditori di felicità "quella vera, non quella bassa e volgare" che incitano al sacrificio
ascolto il dottore che fuma quando parla del cancro ai polmoni e non credo al dottore che dicesse che dovrei fare volontariato per essere felice; d'altro canto non ho mai trovato un dottore che si azzardasse ad addentrarsi nel campo delle preferenze:
"'Tis not contrary to reason to prefer the destruction of the whole world to the scratching of my finger. 'Tis not contrary to reason for me to chuse my total ruin, to prevent the least uneasiness of an Indian or person wholly unknown to me. 'Tis as little contrary to reason to prefer even my own acknowledg'd lesser good to my greater, and have a more ardent affection for the former than for the latter." (Hume)
il dottore dice che tuffandomi per salvare lo sconosciuto potrei annegare perché i polmoni non sono fatti per sopportare l'acqua; non osa aggiungere se ciò mi farebbe felice o meno
e chi è abbastanza "distorto" da evadere le tasse in tranquilla indifferente buona coscienza (la stessa con cui non batti ciglio di fronte alla vivisezione che offende l'altro anarchico Scvejk) ovviamente non è "psicopatico" ma inconsapevole di qualche verità che non sa


«che giova ne la fata dar di cozzo?»
“Grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è ottima”
Italiani, popolo di santi, poeti e costituzionalisti




«che giova ne la fata dar di cozzo?»
“Grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è ottima”
Italiani, popolo di santi, poeti e costituzionalisti








Pareto sta prendendo per i fondelli ("Lavorare quando piace è semplice libertà; lavorare solo quando piace ad altri è vera libertà") perché a monte degli espedienti con cui giustificava il proprio liberismo neoclassico (come appunto l'ottimo paretiano) contro gli emergenti appelli socialdemocratici alla "giustizia sociale" è radicalmente agnostico circa le preferenze il cui conflitto non è razionalmente dirimibile


Simpatizzante per il fascismo non mi torna.
https://it.wikipedia.org/wiki/Vilfre...siero_politico
In realtà la morale è qualcosa di molto difficile da qualificare e da imporre: la morale non è logica ma residuale (questo è certamente un discorso libertario). Chi governa non lo fa per il bene della collettività ma esclusivamente per il proprio interesse: la necessità di giustificarsi agli occhi dei governati lo fa ricorrere alle derivazioni. Le clientele in democrazia hanno un ruolo simile a quello dei vassalli nel feudalesimo. La democrazia così come la intendono i teorici (cioè come governo popolare) non è altro che un "pio desiderio". Clientelismo e consorterie non sono una degenerazione della democrazia: sono invece la realtà della democrazia: non è mai esistita una democrazia non interessata da questi fenomeni e la storia lo dimostra. Ci sarà sempre chi, stringendo un patto con le élite al potere, ne trae personale beneficio a scapito degli altri. "Il governare è l'arte di adoperare i sentimenti esistenti", questa frase dimostra il pragmatismo di Pareto.
Il Fascismo sostiene l'esatto opposto, che bisogna governare (e in modo duro) per il bene (di natura idealistica e non pragmatica) della società.
Al massimo Pareto è macchiavellico, io meno (o in modo diverso, "meta"macchiavellico).