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  1. #7961
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    Predefinito Re: Brexit: ecco cosa accade

    Il ritorno della lotta di classe
    Campagna elettorale al via in Gran Bretagna. Il conservatore Johnson: "Corbyn odia i ricchi". Il laburista: "Proteggere lavoratori e ambiente"

    La campagna elettorale in Gran Bretagna, in vista delle elezioni anticipate del 12 dicembre, inizia ufficialmente mercoledì, con lo scioglimento formale della Camera dei Comuni ma, in realtà, è in piena corsa da giorni. Il primo ministro Boris Johnson si è recato a Buckingham Palace per chiedere alla regina di sciogliere il Parlamento, le cui divisioni hanno finora impedito l'attuazione dell'uscita dell'UE, votata dal 52% dei britannici più di tre anni fa ma già rinviata tre volte (proprio le sconfitte parlamentari sulla Brexit hanno spinto il premier conservatore a chiedere le elezioni anticipate).

    Gli sfidanti

    Il leader tory Boris Johnson e il laburista Jeremy Corbyn, nella loro sfida, dovranno tenere conto anche dei pretendenti al ruolo di terzo incomodo, i piccoli partiti che possono far deragliare i sogni dei big di ottenere la maggioranza: da Jo Swinson, giovane leader liberaldemocratica scozzese, a Nigel Farage, tribuno (non candidato) del Brexit Party, alfieri, rispettivamente del radicalismo favorevole a rimanere nell'UE (Remain) e a lasciarla (Leave). Swinson potrebbe raccogliere i voti dei conservatori moderati filo-UE e dei laburisti delusi dal ritardo del loro leader sulla questione. Il Brexit Party potrebbe drenare voti a Johnson sostenendo un taglio più netto con l'UE di quello previsto dall'accordo negoziato con gli europei.

    I sondaggi e i programmi

    I sondaggi mettono regolarmente i conservatori in vantaggio di una dozzina di punti, ma John Curtice, politologo e del Regno Unito, consiglia cautela. Boris Johnson, che ha svolto un ruolo decisivo per l'approvazione della Brexit nel 2016, prevede di fare campagna elettorale presentandosi come l'unico in grado di realizzarla alla data prevista del 31 gennaio 2020. Di fronte a lui, il leader laburista Jeremy Corbyn sosterrà di essere l'unico capace di ottenere da Bruxelles un accordo Brexit rispettoso dei diritti dei lavoratori, da sottoporre poi a un referendum che include anche la possibilità di rimanere nell'Unione europea.

    Lo scontro e la lotta di classe

    Intanto Boris Johnson ha accusato Corbyn di odiare i ricchi e l'economia di mercato e d'impersonare una svolta di estrema sinistra ai limiti dello stalinismo. Il leader laburista, dal canto suo, ha imputato a Johnson di sventolare la bandiera di "un thatcherismo agli steroidi" e di volere "sequestrare la Brexit" in chiave hard per dare poi spazio a una nuova era di "deregulation alla Trump", di corsa al ribasso sui diritti dei lavoratori e sulle tutele ambientali, di "svendita" ai privati di pezzi del sistema sanitario del Regno.
    https://www.rsi.ch/news/mondo/Il-rit...-12387336.html

  2. #7962
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    Predefinito Re: Brexit: ecco cosa accade

    I numeri dell’effetto Brexit sull’Italia (e sulla Lombardia)
    di Daniele Meloni
    L’Italia non risulterebbe la nazione più colpita qualora la Brexit si verificasse, e sicuramente l’uscita senza accordo penalizzerebbe di più la Germania. Il punto di Daniele Meloni

    Il 28 ottobre scorso il Consiglio Europeo e il Regno Unito si sono accordati per spostare la data della Brexit al 31 gennaio 2020. Per quella data sapremo chi avrà vinto le elezioni inglesi del 12 dicembre e quale seguito avrà avuto l’accordo sulla Brexit firmato dal premier Johnson con Bruxelles, seguito dalla Dichiarazione Politica che stabilirà i futuri rapporti tra l’UE e la Gran Bretagna.

    Al momento sono ancora aperte tutte le possibilità. Johnson ha visto il suo accordo approvato ai Comuni dopo le tre bocciature che hanno stroncato il governo May, ma è presto per dire quale sarà l’esito del referendum del 23 giugno 2016. Il Regno Unito potrebbe uscire con un accordo (auspicato un po’ da tutte le parti), potrebbe uscire senza alcun accordo (si tratta dell’ipotesi “no deal” non ancora del tutto scongiurata), o potrebbe esserci un secondo referendum in cui l’opzione di restare nell’Unione potrebbe tornare in gioco.

    Certo è che, come what may, gli stati europei non possono farsi trovare impreparati di fronte a un evento destinato a segnare economicamente e geopoliticamente il Continente. Se a Roma si sta pensando più alle beghe interne alla pittoresca maggioranza giallorossa e ai travagli della manovra, il mondo di certo non si sta fermando. Il 1. Ottobre si è riunita a Palazzo Chigi la task force Brexit del governo italiano, presieduta dall’ambasciatore Pietro Benassi. Al centro del vertice la tutela dei diritti dei cittadini italiani che vivono nel Regno Unito e dei cittadini britannici che vivono in Italia, la tutela della stabilità finanziaria e della continuità operativa dei mercati e dei settori bancario, finanziario e assicurativo nei rispettivi Paesi e la promozione di un’adeguata preparazione delle imprese all’eventuale emergenza di un “no deal”.

    Proprio l’ambito economico-finanziario è quello che più preoccupa. La pronosticata fuga di massa da Londra di banche, assicurazioni e fondi di investimento non c’è stata, e le iniziative per rafforzare Borsa Italiana a seguito di un indebolimento della London Stock Exchange (Lse) – la Borsa di Londra – sono andate a cozzare contro l’apatia delle istituzioni e un fatto talmente lapalissiano da essere sottovalutato dai più: Piazza Affari è controllata al 100% proprio dalla Lse, e non è ancora chiaro quello che potrà succedere a Milano dopo l’uscita di Londra dall’Unione. Ci potranno essere ripercussioni negative? Milano perderà di appeal a livello europeo? Come si comporterà il gruppo londinese titolare della società italiana? Su questi quesiti si cela il riserbo (sic) più assoluto.

    C’è poi la questione delle società quotate: come riportato dal Corriere Economia del 21 ottobre scorso, vale un quinto di tutta la capitalizzazione del nostro listino il peso dei titoli esposti alle vicende d’Oltremanica. Si tratta di una cifra di poco inferiore ai 100 miliardi di euro. Alcune società sono più esposte, altre meno. La Falck Renewables per esempio ha generato oltre 47 milioni di Ebitda nel Regno Unito nel primo semestre 2019 su un totale di oltre 100 milioni. Colossi come Leonardo e Ferrari hanno fatturato e redditività in area sterlina per oltre il 10% del totale. E poi ancora ci sono Moncler, Piaggio, Tod’s, Technogym, De Longhi e tante altre.

    L’Italia non risulterebbe la nazione più colpita qualora la Brexit si verificasse, e sicuramente l’uscita senza accordo penalizzerebbe di più la Germania che nel settore manifatturiero e dell’automotive ha il Regno Unito tra i partner principali. Certo, in quella che viene definita la “catena del valore globale”, di rimbalzo, anche il nostro Paese si troverebbe a fare i conti con il rallentamento – peraltro già avvenuto – della locomotiva tedesca.

    La nostra locomotiva, la Lombardia, sarebbe la regione più penalizzata dalla Brexit. Infatti, secondo i dati del policy paper di Eupolis – il centro studi lombardo – intitolato “L’Unione Europea Post-Brexit” commissionato dal Consiglio regionale nel 2017, l’interscambio tra i prodotti lombardi e il Regno Unito equivale a quasi un quarto (24%) delle intere esportazioni italiane, e oltre un terzo (34%) delle importazioni.

    Il Regno Unito ha praticamente lo stesso peso nelle esportazioni lombarde di quanto ne abbia a livello nazionale (5,5%). Le esportazioni italiane verso il Regno Unito vedono una prevalenza di mezzi di trasporto (16%), prodotti alimentari, bevande e tabacco (15%), macchinari e apparecchi (14%) e prodotti tessili e abbigliamento (14%). Le esportazioni lombarde ricalcano in parte quelle italiane, ma vi sono alcune differenze. Da un lato, scendono significativamente i mezzi di trasporto (12%) e i prodotti alimentari (9,5%). Dall’altro, raddoppia la rilevanza di metalli di base e prodotti in metallo (dal 6% nazionale al 13% regionale) e di sostanze e prodotti chimici (dal 4% al 10%). In generale, le esportazioni lombarde verso il Regno Unito sono maggiormente diversificate includendo prodotti a maggiore valore aggiunto come i chimici e gli apparecchi elettrici.

    Dati interessanti ci sono anche in tema di Ide (Investimenti Diretti Esteri). La ridotta internazionalizzazione del sistema industriale-manifatturiero italiano, riduce i rischi di conseguenze negative, come ad esempio un improvviso ritiro di capitali britannici dal Paese. Le imprese britanniche che partecipano in aziende italiane sono 421, ovvero circa il 7% del totale degli investimenti esteri in Italia. Il Regno Unito è in questo senso il quinto Paese per provenienza di Ide in Italia, dopo il 21% di provenienza tedesca, il 17% statunitense, il 9,4% francese e il 7% svizzero.

    Nel 2015, le 421 imprese britanniche partecipavano in 860 imprese italiane (il 7,7% del totale delle partecipate), le quali a loro volta davano lavoro a 68.500 persone (7,2%) e producevano fatturato per 33,5 miliardi. Nel 2008 il numero di imprese italiane controllate da capitale britannico era 865: c’è stata dunque una leggera flessione negli ultimi 7 anni in particolare nel nord-ovest.
    https://www.startmag.it/mondo/i-nume...lla-lombardia/

  3. #7963
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    Predefinito Re: Brexit: ecco cosa accade

    Citazione Originariamente Scritto da Halberdier Visualizza Messaggio
    No, semplicemente la puntigliosità va bene, ma nel modo in cui l'hai usata è giusto fine a sé stessa. Sperando che tu stesso non abbia mai detto "inglese" per dire "britannico", sarebbe divertente altrimenti.
    Anche se l'avessi fatto in passato, non sono un giornalista o mi professo tale e pertanto il mio errore, che continuerebbe ad essere comunque tale, avrebbe un altro significato.

    Ho postato un articolo che per miei motivi ritenevo interessante postare. Non sono il portavoce dell'articolista medesimo, dunque non posso rispondere in sua vece.
    So che ho deluso le tue aspettative, ma sarà che oggi non sono in forma. Se vuoi, posso dirti che dell'articolo concordo sul fatto che l'UE non vuole la partenza della GB, e farà di tutto per renderla al massimo simbolica. Se vuoi possiamo discutere di questo, dato che è la mia opinione da prima ancora che il referendum sulla Brexit fosse fatto.
    Ogni volta che ti si pesca con le mani nella marmellata cerchi di creare confusione e cambiare discorso

    Oh, quando qualcuno pretende di dare ordini non avendone alcun diritto mi provoca di queste reazioni. E, che la cosa ti piaccia o meno, l'unico limite a quello che si può postare è il regolamento del forum, e questo non contempla in nessuna delle sue parti il divieto di postare materiale non conforme alle opinioni di Frankie. Puoi trarne le conclusioni del caso.
    Non ti facevo cosi sensibile

  4. #7964
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    Predefinito Re: Brexit: ecco cosa accade

    Citazione Originariamente Scritto da Frankie D. Visualizza Messaggio
    Anche se l'avessi fatto in passato, non sono un giornalista o mi professo tale e pertanto il mio errore, che continuerebbe ad essere comunque tale, avrebbe un altro significato.
    L'errore, chiamiamolo così, è abbastanza comune. Non vi vedo alcun significato, in tutta onestà.
    E se parliamo di giornalisti, neppure chi ha scritto l'articolo è un giornalista, come ti ho fatto notare. Ma non deduco una tua scarsa preparazione o che altro da questo, al massimo una più che scusabile generalizzazione. Come parlare di "inglesi" per dire "britannici".
    Citazione Originariamente Scritto da Frankie D. Visualizza Messaggio
    Ogni volta che ti si pesca con le mani nella marmellata cerchi di creare confusione e cambiare discorso
    Dai, su, tu con le tue marzullesche domande non dovresti criticare i modi di fare altrui...
    Citazione Originariamente Scritto da Frankie D. Visualizza Messaggio
    Non ti facevo cosi sensibile
    Forse avevo la luna storta di mio, che ci vuoi fare. O magari non è la mia sensibilità la questione, chissà.

    Edit:
    Citazione Originariamente Scritto da Frankie D. Visualizza Messaggio
    Citazione Originariamente Scritto da Halberdier Visualizza Messaggio
    Se vuoi, posso dirti che dell'articolo concordo sul fatto che l'UE non vuole la partenza della GB, e farà di tutto per renderla al massimo simbolica. Se vuoi possiamo discutere di questo, dato che è la mia opinione da prima ancora che il referendum sulla Brexit fosse fatto.
    Ogni volta che ti si pesca con le mani nella marmellata cerchi di creare confusione e cambiare discorso
    Giusto per curiosità... dov'è che avrei cambiato discorso?

  5. #7965
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    Predefinito Re: Brexit: ecco cosa accade

    Citazione Originariamente Scritto da Sparviero Visualizza Messaggio
    Mica è tanto sballato, come presupposto
    ah beh. Facile così, per voi

  6. #7966
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    Predefinito Re: Brexit: ecco cosa accade

    Oggi Johnson e' stato sputtanato dalla BBC mentre raccontava balle sul suo accordo ad un incontro con altri membri del suo partito. Non riesce a fare a meno di mentire, e' incredibile

  7. #7967
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    Predefinito Re: Brexit: ecco cosa accade

    Citazione Originariamente Scritto da Frankie D. Visualizza Messaggio
    Oggi Johnson e' stato sputtanato dalla BBC mentre raccontava balle sul suo accordo ad un incontro con altri membri del suo partito. Non riesce a fare a meno di mentire, e' incredibile
    Mi ricorda tanto i leader del nostro centrodestra...
    La storia è maestra di vita ma non ha allievi. (A. Gramsci)

  8. #7968
    Viva la piadina!!!
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    Predefinito Re: Brexit: ecco cosa accade

    Citazione Originariamente Scritto da Frankie D. Visualizza Messaggio
    Oggi Johnson e' stato sputtanato dalla BBC mentre raccontava balle sul suo accordo ad un incontro con altri membri del suo partito. Non riesce a fare a meno di mentire, e' incredibile

    Ecco perche' sta tanto simpatico a Trump.
    Globalizzazione..... si grazie.

  9. #7969
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    Predefinito Re: Brexit: ecco cosa accade

    When the facts change, I change my mind. What do you do, sir? John Maynard Keynes

  10. #7970
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    Predefinito Re: Brexit: ecco cosa accade

    Citazione Originariamente Scritto da Saturno Visualizza Messaggio
    Il pagliaccio biondo ha colpito ancora.

 

 
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